Esperto di Calcio

This is default featured post 1 title

Go to Blogger edit html and find these sentences.Now replace these sentences with your own descriptions.This theme is Bloggerized by Lasantha Bandara - Premiumbloggertemplates.com.

This is default featured post 2 title

Go to Blogger edit html and find these sentences.Now replace these sentences with your own descriptions.This theme is Bloggerized by Lasantha Bandara - Premiumbloggertemplates.com.

This is default featured post 3 title

Go to Blogger edit html and find these sentences.Now replace these sentences with your own descriptions.This theme is Bloggerized by Lasantha Bandara - Premiumbloggertemplates.com.

This is default featured post 4 title

Go to Blogger edit html and find these sentences.Now replace these sentences with your own descriptions.This theme is Bloggerized by Lasantha Bandara - Premiumbloggertemplates.com.

This is default featured post 5 title

Go to Blogger edit html and find these sentences.Now replace these sentences with your own descriptions.This theme is Bloggerized by Lasantha Bandara - Premiumbloggertemplates.com.

8 maggio 2013

Le strane vie del mercato. Per un bomber che parte, uno che arriva

Il mercato, inutile nasconderci dietro un dito, è quell'aspetto che ci fa superare la torrida estate senza pallone. da giugno ad agosto ogni appassionato si arma di giornale e taccuino e si studia i nuovi acquisti, per sognare una grande stagione o preparare un dream team al fantacalcio.
Il mercato che più di tutti entusiasma, lo sappiamo, è quello delle punte. Mai come quest'estate ci sarà un movimento di centravanti nel Bel Paese, con dei bomber di razza pronti a partire ed altri pronti ad arrivare.
Ecco gli scenari della "Gazza", una proverbiale alleata per tutti gli appassionati del mercato:

I bomber che arrivano dall'estero a fare la voce grossa in A sono merce rara, rarissima. Le cause sono molteplici, dal nostro massimo campionato che non ha più l'appeal di una volta alla tentazione dell'usato sicuro che prevale sulla scommessa, fatto sta che scorrendo a ritroso la classifica marcatori alla ricerca di un nome che prima non c'era e ora c'è si deve arrivare a Emeghara, gran presa di gennaio del Siena. Certo, non sempre una punta si giudica dai gol, e magari quest'estate si invertirà la tendenza. La Juve lavora su Ibra, l'Inter ha sempre i dossier di Sanchez e Markovic sulla scrivania, certo, ma anche altrove si scandaglia il mercato d'oltreconfine per l'attacco.
TACCUINO VIOLA — Se Jovetic parte verso una big, tanti dei nomi più caldi vengono da fuori. Uno è sempre Aubameyang (St. Etienne), che il Milan mollò dopo le giovanili e adesso, quattro anni dopo, è l'attaccante più decisivo di Francia dopo Ibra. Poi gli spagnoli, Negredo (Siviglia) più di Soldado (Valencia). Sono tutti investimenti pesanti, dai 15 milioni a salire (per Negredo il presidente del Siviglia Del Nido è stato lapidario: costa 25), ma in caso di Champions un colpo a otto cifre è tutt'altro che inattendibile a Firenze.

ATTACCO LAZIO — Klose non si tocca, ma va per i 35. E con uno tra Floccari e Kozak in partenza (per quest'ultimo una pista porta a Udine, nell'ambito della trattativa per il riscatto di Candreva) e il solo Perea in arrivo, Petkovic un altro attaccante importante lo prenderebbe volentieri. Sondato Tim Matavz, sloveno del Psv che un paio di anni fa era stato a un soffio dal Napoli, ma anche qui serve una cifra importante. Più accessibili le piste che portano al colombiano Bacca (ex obiettivo del Chievo, spalla di Falcao in Nazionale, 23 gol col Club Brugge quest'anno) o al vecchio pallino Abdellaoue (Hannover). Oppure a Franco Di Santo, argentino, 1.94 ma molto mobile anche fuori area: si libera a parametro zero dal Wigan, piace molto anche al Bologna.
IDEA NAPOLI — Se l'Inter non molla Markovic, il Napoli è in pressing per il suo partner nell'attacco del Partizan: Aleksandar Mitrovic, centravanti vero, 19 anni e 1.90 di prestanza fisica, 8 gol nel massimo campionato serbo. Si può chiudere intorno ai 6 milioni, indipendentemente dall'eventuale partenza di Cavani, ma al momento non ci sono segnali di accelerata. Se poi l'uruguaiano va via, in lista c'è sempre Leandro Damiao, ma anche qui c'è concorrenza (Tottenham, che però ora ha anche un'idea Higuain) e il costo è da star.

E non dimentichiamo Juventus, Milan, Inter  e Roma, pronte a "scannarsi" sportivamente per i vari Suarez, Higuain, Ibrahimovic e....

7 maggio 2013

Antonio Conte, il perfezionista che pretende i campioni

Antonio Conte è un perfezionista. Raramente si vedono allenatori metodici come lui. Per organizzazione di gioco, preparazione fisica e mentalità è di certo entrato a far parte del gotha del calcio, con Mourinho, Ferguson, klopp, Capello e Lippi, tanto per fare alcuni nomi. Anche intervistato dalla Gazzetta dello Sport, il tecnico bianconero non si smentisce, predica umiltà e cerca di tenere i piedi per terra. Ibrahimovic, Higuain, Suarez...tutti campioni, che non bastano per la Champions. Siamo sicuri? Francamente di Conte ci si può fidare. 

Se chiedete ad Antonio Conte qual è il mese più dolce, vi risponderà: «Maggio, però...». Le ultime4 lettere sono il passepartout per entrare in contatto con la parte menoconosciuta del tecnico campione d’Italia: quella che in 18 anni gli ha fatto vincere (da giocatore e allenatore) 7 scudetti, 1 Champions e 2 promozioni in A. Sarà decisiva anche nei prossimi giorni, quando incontrerà il presidente Agnelli per discutere del futuro. E di una Juve vincente anche in Europa. Conte ha le idee chiare, le mette al servizio della società: poi lavora in modo maniacale per raggiungere gli obiettivi. Qui si ritorna al «però». Maggio è sì dolce (quasi tutti i suoi successi sportivi sono concentrati in questo mese), ma anche complicato. Questione di Dna: Conte non riesce ad accontentarsi. Un punto di forza, ma con effetti collaterali. «Lo so, me lo dice anche mia moglie (lo sarà ufficialmente a giugno, ndr): "Ma goditi ’sto scudetto almeno un paio di giorni". Non ci riesco. E poi ho un carattere che mi porta ad esternare poco le emozioni, ma non vuol dire che non le provo. Inoltre non riesco a dire bugie: meglio stare zitto, se provo a mentire divento rosso... Solo con mia figlia Vittoria le cose cambiano: lei riesce a farmi superare ogni barriera». A 48 ore dallo scudetto il «però» è nell’aria. Festeggiamenti finiti, si guarda avanti. Campionato e Champions. A Conte non basta partecipare, ma non si vince per grazia ricevuta. Insomma, nei prossimi giorni parlerà col presidente Agnelli e userà la franchezza avuta due anni fa, quando sempre a maggio si (ri)prese la Juve. Un discorso che l’allenatore svela nella sua autobiografia (scritta con Antonio Di Rosa, ex direttore della Gazzetta) in uscita domani: «Testa, cuore e gambe».

Conte, come lo convinse che lei era l’uomo giusto?
«Le parole arrivarono da dentro. Ero un tifoso della Juve e la vedevo impaurita, una nobile decaduta che scendeva in campo attendendo le mosse dell’avversario. Mentalità da provinciale. Il rischio, dopo i fatti di Calciopoli e due settimi posti, era proprio quello».

E quindi cosa propose?
«La mia idea di calcio dove il talento è al servizio dell’organizzazione di squadra».

Era stato contattato anche l’anno prima, maandò diversamente.
«Sì, avevo incontrato il d.s. Secco cercando di spiegare come intendevo rilanciare la Juve. Puntando sul gioco offensivo, macon un possesso palla a partire dalla linea difensiva. E poi avendo due esterni d’attacco per sorprendere gli avversari. Avevo anche indicato dei giocatori come modello: Robben, Lennon e Walcott...».

Invece le proposero Diego...
«Mi chiesero un parere: dissi con franchezza: "E’ un buon giocatore, ma abbiamo in rosa Trezeguet, Del Piero, Amauri e Iaquinta. Io spenderei i 25 milioni in altro modo". Sapete tutti come è finita».

In Inghilterra non è inusuale che un tecnico gestisca gli acquisti. In Italia il mercato è in mano ai dirigenti. Che ne pensa?
«Se hai un allenatore che ha una precisa organizzazione di gioco, non si può escluderlo dalle scelte tecniche».

Seguiamo il consiglio di sua moglie e parliamo dello scudetto. E’ stato più difficile vincere o rivincerlo?
«Entrambi bellissimi e complicati. Il primo era inaspettato, non eravamo favoriti e forse neppure considerati. Superare una corazzata come il Milan e restare imbattuti per un campionato è stato un capolavoro. Confermarsi non è mai semplice: gli altri ci aspettavamo, in più dovevamo gestire l’impegno in Champions. E poi c’è stata la zavorra del calcioscommesse...».

Ci arriviamo. Qual è stato il giorno in cui ha capito di poter ambire a traguardi importanti?
«Durante il ritiro negli Stati Uniti del primo anno. Avevo parlato alla squadra, fatto leva sulla voglia di riscossa di campioni come Buffon, Del Piero e Pirlo. E chiesto sacrifici a tutti. Senza sconti a partire dagli allenamenti. Un giorno li vedo sudare come pazzi, ma nessuno che si lamenta. Erano un po’ fiacchi, mi spiegano "Mister, fa troppo caldo". Non ci credo del tutto e allora faccio una corsetta per saggiare le condizioni. Beh, dopo 10’ a basso ritmo stavo svenendo. Sono tornato negli spogliatoi e ho fatto i complimenti a tutti per l’impegno nonostante il clima infuocato».

Lei ha detto di aver avuto la fortuna di allenare un gruppo fantastico, ma forse per arrivare a vincere fuori dall’Italia ci vogliono almeno un paio d’innesti importanti?
«Ai miei giocatori sarò grato a vita. Di certe cose, poi, è giusto parlarne con la società».

Che cosa può dirci, allora?
«Beh, quando sento certi commenti mi viene da ridere. Tipo: "Alla Juve bastano due acquisti per vincere anche la Champions". Sarebbe un discorso superficiale e presuntuoso. Ma di cosa stiamo parlando? La realtà è diversa: negli ultimo anni la vetta si è allontanata. Il ranking Uefa lo dimostra».

Ci vorrà del tempo per vedere una nostra squadra vincere in Europa?
«Spero di no, ma il rischio c’è se non si lavora in un certo modo. Non è solo una questione economica. Certo, i soldi aiutano a vincere, ma non bastano. Il modello da seguire è il Bayern: un progetto serio iniziato anni fa con Van Gaal, passato anche da sconfitte brucianti che hanno alimentato la ferocia dei calciatori. Alla base di ogni successo c’è: una organizzazione di gioco, una società disposta a seguire una strada precisa con investimenti mirati e una gestione oculata del vivaio. Solo così si può invertire la rotta. Il problema è che viviamo di ricordi...».

A che cosa si riferisce?
«Devono migliorare tutte le componenti del nostro calcio. Scendiamo sul pratico: ho sentito Robben l’altro giorno dire: "La nostra è stata una vittoria di squadra". Ha capito, Robben è un talento puro. Come Ribery. Eppure si sono messi al servizio della squadra. E’ l’organizzazione di gioco che esalta il talento, purtroppo da noi questo è un pensiero di minoranza. Si dice: "l’attaccante non deve stancarsi con il pressing altrimenti non è lucido in area, il 10 deve essere libero da ogni marcatura e tutto ruota intorno a lui". Non è così, almeno per me. E mi pare che questo possa essere un modello vincente».

Zeman sostiene che il Bayern è la squadra più forte d’Europa e lei l’allenatore migliore in Italia...
«Sul Bayern sono d’accordo. I complimenti fanno sempre piacere, specie da Zeman che non fa sconti a nessuno. L’ho votato per la panchina d’argento: a Pescara ha fatto un gran lavoro».

C’è stata una squadra, e quindi un collega, che in questa stagione merita i suoi elogi?
«L’Udinese perché Guidolin riesce ogni anno a fare i miracoli, nonostante le tante cessioni, sono sempre lì a dare fastidio alle grandi e lo fanno attraverso una identità riconoscibile. Non è un caso, insomma. E poi la Fiorentina: con Montella alla prima stagione sta facendo molto bene».

E in Europa?
«Tanto di cappello a Heynckes: ha vinto la Champions con il Real nel 1998 e praticava un calcio diverso. Ma non è rimasto fermo a quel sistema».

Le piace molto il gioco del Bayern?
«Sì, è molto simile alla mia idea di calcio. Con gli esterni a far male e una organizzazione perfetta in ogni reparto».

Adesso arriva Guardiola, porterà il modello Barcellona?
«Credo di sì. Sarà una bella sfida. Guardiola è tra i migliori allenatori in circolazione».

Altri nomi?
«Mourinho: riesce ad avere il 100% dalla squadra. L’Inter del triplete era un grande esempio di forza, abnegazione e volontà. Lui l’ha portata al massimo, andando via all’apice di un ciclo».

Quello del Barcellona è chiuso?
«Iniziamo col dire che ha vinto comunque la Liga ed è arrivato in semifinale di Champions. Considerarli al capolinea mi sembra esagerato. Certo, di recente sono molto Messi-dipendenti».

Sono stati presi a pallonate del Bayern, al confronto la Juve ha fatto un figurone.
«Mi hanno accusato, dopo il 2-0 di Monaco, di rassegnazione. No, ero solo sereno. Avevamo incontrato una squadra più forte. Ai miei giocatori non potevo chiedere di più. La distanza è ancora ampia, si può recuperare a patto che si facciano i giusti passi. E noi abbiamo bruciato i tempi. Questo è un rischio: non dobbiamo illuderci dopo i due scudetti e i quarti in Champions. La strada è lunga».

Ancora allenatori, in Italia chi l’ha influenzata di più?
«Arrigo Sacchi. Il suo Milan ha fatto la storia e tracciato una via importante: la squadra sopra il singolo e non viceversa. L’ho avuto in Nazionale e mi ha aperto la mente. Lippi e Trapattoni mi hanno insegnato tanto riguardo alla motivazione e gestione del gruppo».

Passiamo ai giocatori, il più forte in assoluto?
«Parlo degli ultimi 30 anni: Maradona, l’ho anche marcato. Uno spettacolo: negli occhi aveva ancora la felicità di un bimbo che gioca per la prima volta. Poi Messi. E Ronaldo, il Fenomeno dell’Inter».

Capitolo giovani: in Italia come siamo messi?
«Direi bene. Credo che l’Under 21 possa vincere l’Europeo. E anche la Nazionale ha un gruppo importante. Un nome? El Sharaawy: un giocatore totale, capace di attaccare e difendere. Cresciuto tantissimo e con ampi margini di miglioramento. E’ un patrimonio del nostro calcio».

Altre investiture?
«Insigne, talento di strada come Cassano e Miccoli. Può sempre fare la differenza, creando superiorità».

Se deve fare il nome di un giocatore per questo campionato?
«Tutti quelli della Juve. Al di là della mia squadra, invece, dico Cavani: un attaccante così completo è difficile trovarlo».

Quanto sono stati difficili i 4 mesi senza panchina per la vicenda scommesse?
«E' una cicatrice profonda. Quello che mi ha fatto più male è stato leggere articoli che davano per finita la mia carriera, avallando accuse prive di senso. Chi mi conosce sa che non accetterò mai compromessi. Alla fine ho subito una ingiustizia, senza prove. “Non potevo non sapere”. Faccio felice Crozza: la parola "agghiacciante" ha fotografato bene il mio stato d’animo».

Ha parlato di compromessi, domani torna a Bergamo: si è dimesso proprio perché non le andavano alcune cose?
«Sono convinto che ci saremmo salvati, maquando ho capito che potevo essere un problema mi sono fatto da parte. Peccato, perché la tifoseria è calda, vicina alla squadra, proprio come piace a me».

Lecce è la sua città, mail feeling è finito da tempo. Rimpianti?
«No, sono fatalista: doveva andare così. Mi hanno accusato di cose non vere, ho cercato di spiegarlo anche nel libro».

Che ne pensa della situazione del Paese? Lei è fortunato...
«E’ vero, sto bene e potrei togliermi degli sfizi. Ma non fa parte del mio carattere: non mi piace ostentare, do valore ai soldi e prima di qualunque spesa penso sempre ai sacrifici di mio padre "Cosa direbbe Cosimino su questo acquisto?"».

Il cittadino Conte che ne pensa della situazione politica attuale?
«Ha ragione il presidente Napolitano: i partiti devono pensare al bene comune. Anche lì è un gioco di squadra. Per troppo tempo si è badato agli interessi personali».

Chiudiamo con il futuro: resta alla Juve? Quali acquisti chiederà?
«Ci vuole rispetto per i miei giocatori e per la società. Di queste cose parlerò con il presidente e Marotta».

Facciamo un gioco: bussano alla porta i tifosi con tre pacchi regali per lo scudetto, dentro ci sono Ibra, Suarez e Higuain. Chi prende?
«Ahahahahah... A loro non si può dire di no. Prenderei tutti e tre. E per vincere la Champions non bastano mica...».


(Francesco Ceniti - Gazzetta dello Sport)

Esclusiva Esperto di Calcio: Luca Brivio racconta i segreti dell'Udinese

Esperto di Calcio ha contattato in esclusiva per i suoi fan Luca Brivio. Il giovane giornalista ed amico è un grande conoscitore del mondo bianconero, targato Udinese. Cercheremo quindi di scoprire con lui i segreti di una delle società meglio organizzate dell'intero panorama calcistico europeo.
Amico e collega in alcune altre testate web, Luca lavora da un paio di stagioni per Udinese Channel, la televisione tematica del club dei Pozzo.

Ciao Luca e benvenuto su Esperto di Calcio. Cosa ci puoi raccontare su Udinese Channel?

"Ciao a tutti, è un piacere. Io sono redattore di Udinese Channel, il canale tematico che è partito proprio con il mio e nostro arrivo a Udine circa 2 anni fa, un progetto che si è sviluppato ed è cresciuto da zero fino al momento attuale: siamo un canale gratuito su digitale terrestre in Friuli e Veneto, oltre ad essere in streaming sempre gratuito 24 ore su 24 su Udinese.it, il sito ufficiale. Abbiamo anche una web tv, UdineseCalcio.tv"

Parliamo un pò del progetto Udinese. I bianconeri da sempre sfornano grandi campioni, ci sono operazioni di mercato all'orizzonte?

"La filosofia dell'Udinese Calcio è chiara e ribadita peraltro quasi quotidianamente da staff e dirigenza: arrivare per primi su giocatori sconosciuti, giovani o da scoprire, portarli in Italia e farli crescere e maturare senza pressioni. Il patron Pozzo ha più volte detto - e lo dimostra il "caso Di Natale" - di non essere obbligato a cedere i proprio campioni; chiaramente le condizioni economiche però sono fissate e i contratti hanno un tetto ben definito. Questo, unito all'ambizione personale dei singoli calciatori, porta ogni anno a delle partenze. Anche il 2013 non farà eccezione".

Tra i gioiellini friulani sta emergendo il piccolo Zielinski, cosa ci puoi dire su di lui?

"Piotr Zielinski, che tutti hanno scoperto per le presenze consecutive dal 1' di quest'ultimo mese, è un giocatore che seguo da 2 anni giorno dopo giorno. Conduco su Udinese Channel un programma di approfondimento sulle giovanili bianconere e seguo settimanalmente la Primavera: posso assicurare che è un giocatore, pur essendo un classe 1994, pronto al salto in alto da almeno 3 o 4 mesi. Lui si allena con la prima squadra da un anno, nel campionato Primavera (7 gol quest'anno, giocando la metà delle partite) si vedeva chiaramente come fosse ormai un giocatore fuori categoria; merito di Guidolin aver scelto comunque il momento perfetto per lanciarlo davanti al grande pubblico. E' un ragazzo serio e timidissimo, con doti tecniche pazzesce, ambidestro e con un calcio fantastico: per me non è stato assolutamente una sorpresa, diventerà un campione".

In estate si è ceduto forse troppo in fretta Cuadrado, con Muriel e Zielinski non si commetterà lo stesso errore?

"La questione Cuadrado è stata trattata con attenzione, si sapeva che sarebbe partito così com'era chiaro che Muriel sarebbe rimasto, al loro rientro da Lecce. E' stata fatta una scelta precisa e considerando il rendimento anche quest'anno più che buono di Dusan Basta, direi che non si sia trattato di un errore. Per quanto riguarda Muriel, è a mio avviso il giocatore di maggior potenziale non solo qui all'Udinese, ma di tutta la Serie A. E forse sono troppo prudente. Arriveranno offerte da 30 milioni già quest'estate e tutti qui sperano di riuscire a trattenerlo. Infine Zielinski: a meno di terremoti e considerando la stima di Guidolin, non andrà via nemmeno in prestito. Potrebbe essere uno dei titolari della prossima Udinese".

In rosa c'è un ottimo prospetto come Merkel, un giocatore sul quale io credo molto. Come si sta inserendo?

"Merkel è arrivato con aspettative molto alte e ha di contro trovato pochissimo spazio: paga probabilmente il fatto che non è nè un mediano - in mezzo giocano da un paio di mesi Allan e Badu o Lazzari - e rispetto a quest'ultimo non si adatta bene a quel ruolo più difensivo, nè un trequartista in grado di fare coppia con Pereyra o Muriel alle spalle di Di Natale.
Personalmente stravedevo anche io per il Merkel emerso ai tempi del Milan: a Genova anche causa infortuni non ha fatto il salto di qualità, vedremo dopo il mercato (è in comproprietà con il Genoa) e soprattutto all'interno della rosa 2013/14 che importanza e ruolo saprà ritagliarsi".

Grazie mille Luca, a presto.

"Grazie a voi, è stato un piacere".

6 maggio 2013

Juventus: la festa scudetto e i voti alla stagione

La Gazzetta dello Sport dedica, sul suo sito ufficiale, un bello speciale scudetto alla Juventus. I voti, opinabili ma abbastanza realistici, fotografano la vittoriosa stagione della Vecchia Signora. La Juventus è toranta, se l'anno scorso si poteva avere qualche dubbio, ora si sono completamente diradati.

Abbiamo passato il campionato domandandoci chi fosse l’anti-Juve. Sull’onda dell’avvelenata Supercoppa di Pechino, si è subito proposto il Napoli, poi è sbucata a sorpresa la Strama-Inter che ha saccheggiato lo Stadium portandosi a -1. Successivamente è lievitata la qualità della Lazio di Petkovic. Dopo la sosta, con un Balotelli in più, il Milan è risalito perentorio. Il finale del Napoli ha chiuso il cerchio. In questo frenetico passaggio di testimoni non è mai stata scalfita una verità: la vera anti-Juve è la Juve. Più forte della concorrenza per qualità di valori, forza atletica e organizzazione, solo la squadra campione avrebbe potuto rimettere in gioco il titolo, se avesse investito esagerate energie nella Champions o se avesse sofferto l’appagamento dello scudetto vinto. Non è successo, grazie a una continuità di rendimento che Conte ha felicemente sottolineato con un’etichetta opportuna: lo scudetto della "ferocia". Facile dare tutto quando si accendono i fari di Stamford Bridge, più difficile in un dimesso pomeriggio a Pescara.

I dipendenti di Conte hanno timbrato ogni settimana con la stessa dedizione e la stessa rabbia agonistica, anche se l’ossessionante ripetitività del 3-5-2 poteva dare nausea da catena di montaggio. La Juve ha sempre avuto in faccia la maschera grintosa di Lichtsteiner, la concentrazione mostruosa di Barzagli e la generosità agonistica di Marchisio. Per questo, il primo merito del 29° scudetto è etico: aver giocato anche quest’anno come se la pancia fosse ancora vuota. Il secondo merito è tattico. Lo scorso anno Conte ebbe bisogno di un’odissea tattica: salpò dall’amato 4-2-4, attraversò i mari del 4-1-4-1 e del 4-3-3, per approdare al porto sicuro del 3-5-2. Il viaggio di ricerca gli ha fatto perdere punti e lo ha costretto a rimontare. Quest’anno ha schierato in griglia una macchina già rodata, dagli equilibri perfetti. Alla prima curva era già in testa, mentre Inter, Milan e Roma smanettavano ancora bulloni ai box alla ricerca dell’assetto giusto. Buffon, Pirlo e Vucinic sono stati protagonisti, ma meno abbaglianti dell’anno prima. L’attacco anche quest’anno ha fatto a meno di campioni trascinanti alla Cavani e alla Balotelli. Lo scudetto 2012-13, ancor più del precedente, è stato uno scudetto di squadra. Con un solo leader indiscusso: il gioco.


CONTE (L'ALLENATORE) 10+ — Qui siamo in difficoltà perché nel pagellone di un anno fa avevamo dato 10 a Conte e quest’anno meriterebbe un voto più alto. Non potendo sfondare il tetto convenzionale, aggiungiamoci un più. Voto più alto perché si era alzata l’asticella di due tacche: bisognava disinnescare le distrazioni da Champions, che avevano fatto franare il Napoli l’anno prima; bisognava spremere dalla ciurma la stessa ferocia agonistica, essenziale al gioco di Conte, avendo in pancia uno scudetto appagante. Il tecnico bianconero ha saltato alla grande e senza che il mercato lo avesse dotato di molle speciali, a parte Pogba. Lo scorso anno Conte vinceva quasi d’inerzia. Quest’anno, finita la lunga imbattibilità, ha insegnato alla sua Juve a convivere con la sconfitta e ad andare oltre con personalità. Aver guidato la squadra dalla tribuna fino a dicembre è stato un handicap e quindi un merito in più. Il rischio-Champions l’ha attutito miscelando un saggio turno-over, mai esagerato, in modo da riuscire a entrare nel G-8 d’Europa senza compromettere il cammino di campionato.
Ripensate a Juve-Napoli dell’andata: 2-0, gol di Caceres e Pogba. Riserve: appunto. Il Napoli dalle seconde linee non ha saputo mungere altrettanto e invece avrebbe potuto, soprattutto con Insigne. Il rischio-pancia piena invece Conte lo ha superato grazie al suo talento di motivatore. Anche qui il Napoli è apparso inferiore: negli snodi chiave del torneo, quando avrebbe potuto avvicinare la vetta, ha sofferto crisi d’ansia e di personalità. Tra l’organico del Napoli che ha il capocannoniere del campionato (Cavani) e quello della Juve che non ha un attaccante in doppia cifra non ci sta un divario in doppia cifra, a maggior ragione in una stagione in cui la Juve ha dato tanto alla Champions e il Napoli poco alla Europa League. Gran parte del baratro l’ha scavato il lavoro di Conte: con l’organizzazione di un modulo portato alla perfezione, con le motivazioni che hanno assicurato continuità e, soprattutto, con un gioco sempre propositivo che ha accresciuto l’autostima della squadra. Nei tre incroci stagionali, la Juve ha sempre agito, il Napoli solo reagito. In due campionati: più di 30 punti di vantaggio sul Napoli! Per tutte queste ragioni: bravo Conte, 10+.



VIDAL 9 — La sua media voto è inferiore a quella di altri compagni, perché quando non gli va, non lo nasconde e si becca certi votacci, tipo a Trieste con il Cagliari: un rigore causato su Sau e uno calciato alle stelle. Ma quando gli va (cioè quasi sempre) sbanca. Nessuno ha dato l'impressione di essere tanto decisivo. Nessuno lo precede nella combinata potenza-tecnica. L’autunno d’oro (5 gol) e i nobili sigilli d’aprile (doppietta alla Lazio, rigore al Milan, gol al Toro ) hanno marchiato il titolo. Quasi doveroso che il gol dei coriandoli l’abbia imbucato lui: rigore al Palermo. Dove lo trovi un mediano che ringhia come un terzino e segna come una punta? Con 10 gol è il capocannoniere di casa, unico in doppia cifra. Non è un caso che Vidal sia stato il migliore con il Bayern e che all’Allianz Arena sia stato l’unico a contrastare i bavaresi sul piano della personalità e dell’intensità. Non è un caso che le grandi d’Europa lo inseguano. Banalmente, un top-player internazionale.

BARZAGLI 8,5 — Al massimo può distrarsi un po’, vedi con il Siena e con il Genoa in casa, perché la sua forza poggia su una concentrazione feroce, e quando l’avversario non ti pungola l’orgoglio possono registrarsi cali di tensione. Ma sono veramente goccioline in un mare di granitica affidabilità. Primo assoluto dei bianconeri nel rapporto potenzialità-resa. Nessuno ha viaggiato alla sua altezza media di rendimento e quando la cornice si fa torrida (San Paolo, Inter a San Siro), il ragazzone smanetta i comandi e sale di quota. Una stagione mostruosa per rendimento ed efficacia, quella della sua piena maturità agonistica. E’ stato il bianconero più presente in campionato: 33 giornate su 35. E’ arrivato dalla Germania: usato sicuro. Dovesse spiegare l’anima della sua Juve con un uomo solo, Conte probabilmente direbbe: Barzagli.

BONUCCI 8,5 — Il bianconero cresciuto di più tra uno scudetto e l’altro. All’inizio della stagione scorsa sgomitava per affacciarsi tra i titolari e vincere la diffidenza dei tifosi. Conte lo impose al centro della difesa e del suo progetto tattico: ultimo baluardo e primo regista, quando Pirlo è assediato dal pressing. Pochi in squadra hanno le sue responsabilità. In questa stagione le ha sopportate con la personalità e la sicurezza dei grandi. Lo chiamano Franz o Gaetano, per sorridere della prepotente autostima che lo porta ad avanzare petto in fuori e palla al piede, come un Beckenbauer o uno Scirea. Quest’anno di lui si è sorriso molto meno. Ora regge paragoni importanti. Qualche fisiologico passaggio a vuoto (con l’Inter allo Stadium, col Milan a San Siro), ma in generale una continuità di resa anche sorprendente. Rispetto a un anno fa gli manca soltanto qualche gol prezioso.

MARCHISIO 8,5 — Non ha ingombrato le copertine come nel campionato scorso, quando grandinò gol (9), colpì bersagli eccellenti (Inter, Milan, Roma, Fiorentina) e visse la stagione della consacrazione. Reduce da un Europeo sfiancante, con ridotte finestre di recupero (Champions), un fisico come il suo, che pare sproporzionato alle energie versate, un po’ ha sofferto. Poi guardi le medie voto e scopri che è il primo dei titolari: 6,34. La splendida stagione scorsa non l’ha imborghesito. La generosità agonistica è il suo stile di vita. Duttile tatticamente, ha fatto pure il trequartista, per consentire a Conte di recuperare Pogba. Il Principino è il simbolo della forza etica di questa Juve: lavora sempre sodo, anche fuori dalle copertine. Tre gol nei derby sono un vezzo orgoglioso per un figlio della Mole.


BUFFON 8 Non ha toccato i picchi spettacolari dello scudetto precedente, anche perché l’assetto ormai rodato della squadra lo ha protetto meglio. Ha registrato qualche passaggio a vuoto. Non è il baluardo atteso quando cala l’Inter di Strama a saccheggiare lo Stadium e violare una verginità lunga 49 match. Il peggio lo vive dopo il panettone, davanti allo scatenato Icardi (Samp) e anche nella trasferta di Parma scricchiola. Ma sono momenti in una stagione che non hanno scalfito la proverbiale affidabilità. Rummenigge gli dà del pensionato a Monaco, Gigi risponde in campionato:protagonista nelle vittorie in trasferta su Lazio e Inter. Da copertina un riflesso su Palacio che spara da un metro. I grandi reagiscono così. Il fiore all’occhiello è una parata su Emeghara in Juve-Siena 3-0. Anche in questo titolo tante sfumature di Gigi.

PIRLO 8 — Impossibile ripetere il favoloso campionato scorso, quello dell’orgoglio, dopo lo strappo col Milan. L’Europeo giocato da protagonista, le fatiche di Champions e un anno in più hanno pesato. Gli avversari hanno stretto morsa: Bertolacci (Genoa) glielo ha fatto capire già alla 3ª giornata a Marassi, francobollandolo di brutto. Ha sofferto pure contro reparti attrezzati, come quello della Fiorentina, al Franchi. Ma, detto questo, è stato la prima guida dello scudetto, la solita macchina da assist, l’inimitabile distributore di tempi e personalità, con un tesoretto importante di cinque punizioni-gol. Già in gol alla prima. I lanci illuminati per gli incursori che s’imbucano in area sono l’antidoto migliore al mal d’attacco. Se si spegne il numero 21 (Juve-Samp 1-2), si spegne la Juve. Il dopo-Pirlo va preparato, ma non è ancora cominciato.

POGBA 8 — Il ragazzone francese fa un passo dei suoi, a gamba lunga, verso il cuore della Juve e verso un futuro da protagonista. Lo sforzo di Conte per fargli spazio, avanzando Marchisio nel 3-5-1-1, avrà un seguito ancora più robusto nella prossima stagione, magari con altri moduli. Intanto negli spezzoni giocati e nelle partite da titolare ha dimostrato di poter già essere il domani: 5 gol e una personalità da predestinato, fatta di fisicità esplosiva e di sapienza tecnica notevole. Lo scaldabagno scagliato all’incrocio dei pali dell’Udinese entra di rigore del trailer di questo 29° scudetto. Pochi ne hanno avuto percezione istintiva, ma sapete qual è lo juventino dalla media voto più alta in campionato? Lui, Paul Labile Pogba, anni 20, cresta alta. Non ci si aspettava tanto quest’estate. Per questo lo premiamo con un voto tondo, anche se ha giocato meno dei titolari.

CHIELLINI 7,5 — Inizia in ritardo la stagione per infortunio, si ferma di nuovo a dicembre e perde quasi tre mesi. Rientra titolare nella bolgia del San Paolo, segna il gol che tiene il Napoli a -6 e si batte il petto alla Tarzan: cuore di capitano, anche in una stagione sofferta.

LICHTSTEINER 7 — Il migliore degli esterni di Conte, il simbolo della continuità: in gol alla prima contro il Parma, come uno scudetto fa. Pesante anche il gol a Palermo. Un calo in autunno, rifiorisce dopo la sosta. Isla, che doveva dargli il cambio, non è mai pervenuto.

VUCINIC 7 — Spesso decisivo. Ha confermato genio, non la continuità dell’atteso salto di qualità. Troppe le partite indisponenti, tipo l’ultimo derby. Nove gol per l’unico punto fermo dell’attacco, nella capolista che crea tantissimo, sono pochi.

ASAMOAH 6,5 — Doveva portare furore atletico sulla fascia. Ottimo inizio, ma dalla Coppa d’Africa torna il fratello spompo. Si riprenderà a primavera. Nell’attesa, ecco Peluso (11 presenze, voto 6), arrivato a gennaio dall’Atalanta.

QUAGLIARELLA 6,5 — Una partita buona, poi la smentita. Non costringe mai Conte a confermargli la fiducia e Conte non si affanna a dimostrargliela. Esistono rapporti più empatici. Ma 8 gol su 11 gettoni da titolare non sono pochi (splendido quello all’Inter).

CACERES 6 — Gioca con continuità e resa dopo la sosta al posto dell’infortunato Chiellini. Il gol di testa al Napoli allo Stadium è uno degli snodi importanti. Si ferma alla vigilia del Bayern per incidente d’auto: avrebbe fatto comodo per una difesa a 4.

GIACCHERINI 6 — Coccolato dagli allenatori (Prandelli compreso), non ha mancato di ricambiare la fiducia con la solita dedizione e puntualità tattica. Ormai pienamente a suo agio nel ruolo di interno. Al Catania, in extremis, ha segnato uno dei gol-scudetto.

GIOVINCO 6 — Nessuno tra i partner di Vucinic ha avuto tanto credito: 21 volte titolare. I 7 gol, quasi mai decisivi, non bastano a dire che abbia ricambiato. Buone partite, mai l’evoluzione a pedina continua e determinante. Autostima superiore alla resa.

PADOIN 6 — Soldatino di fascia. Non sarà Robben, ma a destra ha sempre assicurato corsa, attenzione tattica e sacrificio. Una garanzia, come Marrone, ormai sicuro vice-Bonucci: 8 presenze, voto 6. Con lui in campo la Juve ha sempre vinto.

MATRI 6 — Vale il discorso di Quagliarella: 7 gol su una ventina di presenze (solo 8 da titolare) non sono malaccio. Ma il passo indietro rispetto alla stagione scorsa (10 reti, gol-scudetto al Milan) è stato palese. Carenza di personalità e qualità tecnica.

ISLA 5 — La delusione della stagione. Innesto fallito e non solo per il grave infortunio che ha alle spalle. Non si è mai acceso il motore acquistato a Udine. Impercettibile anche l’apporto di altri due nuovi: Bendtner (8 presenze, s.v.), Anelka (1, s.v.)

DE CEGLIE 5 — Un campionato fa le sue cavalcate diventarono il simbolo della rimonta sul Milan. Sembrava la consacrazione di un giovane da Juve. Quest’anno la smentita: presenze quasi dimezzate, sparito dai radar a inizio febbraio. Ora si parla di mercato.

Speciale Scudetto: Andrea Barzagli

Nelle celebrazioni per lo scudetto bianconero non poteva mancare un elogio ad Andrea Barzagli, difensore di indubbio talento e classe. A tessere le sue lodi, dalle colonne di Fantagazzetta.com, il mio collega Emanuele Colonna. Un bravo a lui da parte mia e di tutti i fan del blog, davvero interessante questo profilo di uno dei più grandi difensori italiani e, forse, del mondo.

La parabola calcistica di Andrea Barzagli, classe 1981, è particolare, poichè dopo gli esordi in C2 con la Rondinella, ne ha fatta di strada ed è arrivato per ben due volte all'apice del successo, anche se, forse, la seconda, sembra essere sicuramente migliore della prima, visto anche il blasone della squadra con la quale sta facendo vedere il meglio di se.

Il difensore di Fiesole, si è fatto conoscere nel calcio italiano con l'Ascoli, dopo il passaggio dalla C1 alla B, ma è definitivamente esploso al Palermo, quando tra il 2004 ed il 2008 in Serie A, ha tenuto in piedi la retroguardia rosanero con ottime prestazioni, insieme al compagno di avventure Zaccardo, e si è guadagnato anche la convocazione nella Nazionale di Marcello Lippi, vincitrice del Mondiale tedesco del 2006.
Nonostante le prime stagioni con i rosanero risultino migliori delle ultime due (e quindi la flessione, sopra citata risulta essere iniziata nell'ultimo periodo in Sicilia), probabilmente il difensore nostrano sembra più a suo agio sui campi della Serie A, poichè con il passaggio al Wolfsburg, in Germania inizia il periodo oscuro di Andrea: prima stagione tutto sommato positiva, perlomeno in termini di presenze, anche se le prestazioni non fanno parlare molto di se, e, vista anche la distanza dal nostro Campionato, perde, a fine 2008, il giro della Nazionale azzurra. I due anni successivi in Germania invece, sono un vero e proprio incubo per il centrale, nonostante coincidano con la prima rete in Bundesliga e con l'esordio in Champions League.

All'età di 30 anni, il suo destino nel calcio che conta sembra segnato, e l'esperienza negativa all'estero sembra relegare Andrea nel ruolo della vecchia-giovane promessa, mai esplosa appieno, ed infatti in molti han criticato a suo tempo l'acquisto del giocatore da parte della Juventus, nel mercato di gennaio 2011.
Ma mai critiche furono più errate (tanto più se abbinate al prezzo pagato da Marotta, soli 300.000 €): Andrea ha dimostrato pian piano di saper rimettersi in gioco, e con molto lavoro, si è guadagnato prima il ruolo da titolare con Del Neri, poi la chiamata di Cesare Prandelli, per il rientro in Nazionale. Ma la Stagione da incorniciare è quella appena trascorsa, mai una sbafatura, mai uno svarione ed una prova sotto tono, facilitata anche dall'imbattibilità juventina della Juventus di Antonio Conte, che gli han permesso di concludere la stagione come primo difensore per media fantacalcistica (6.49 senza bonus e malus, ma anche qui superato solo dai "goleador" Basta e Lulic).

Dopo il rinnovo contrattuale, quest'anno sembra comunque restare ai livelli di quello appena trascorso, la sua Juventus è sempre prima in Campionato, la sua media voto, anche se leggermente inferiore allo scorso anno, si attesta sui 6.29 punti, dietro solo al compagno Chiellini (6.33) per quanto riguarda i giocatori con almeno 10 match giocati, e superiore a tutti se considerati i difensori che han giocato più spesso (almeno 20 presenze). Se si considera la fantamedia comprensa di bonus, Andrea scende in graduatoria, poichè, si sa, non è un grande opportunista, ma un difensore che fa il suo ruolo, sempre preciso ed ordinato, oltre che essere utile alla propria squadra rimane appetibile anche in ottica fantacalcistica, sopratutto per chi usa il modificatore della difesa per il calcolo del punteggio conplessivo.
Insomma, un difensore rinato, dopo il rientro in Italia, che, anche se ormai non giovanissimo, assicura ancora almeno altri due/tre anni di grandi prestazioni e può garantire il meglio a chi punterà sulle sue giocate.

5 maggio 2013

Arbitri addizionali in finale Coppa Italia e play-off/play-out di Serie B

Dal sito www.aia-figc.it: “Il Consiglio Federale, su richiesta della Lega di Serie A, ha autorizzato l'utilizzo degli arbitri addizionali per la finale di Coppa Italia che la Roma e la Lazio disputeranno il 26 maggio prossimo all'Olimpico di Roma. Gli arbitri di linea, su istanza della Lega di Serie B, saranno impiegati anche per le eventuali gare di play-off e di play-out, mentre sarà designato un quarto ufficiale di gara per le partite di play-off e play-out dei campionati di Prima e Seconda Divisione della Lega Pro”. Che dire, in via Allegri come sempre si cambiano le regole in corsa. Dopo un campionato di Serie B ed una Tim Cup diretta con la canonica terna arbitrale, per le fasi finali sono state inseriti gli arbitri addizionali. L’incognita maggiore la si vedrà nei playoff e playout di serie Bwin, dove saranno designati arbitri poco abituati a questa innovazione. Il quarto uomo nelle fasi finali della Lega Pro invece non è una novità, essendo ormai una prassi consolidata. Speriamo vada tutto bene, ma in futuro sarebbe auspicabile maggiore coerenza per le direzioni di gara e meno distinzioni tra gare di campionato e di fase finale.

4 maggio 2013

Fantacalcio - i consigli dell'Esperto


Le ultime giornate son le più difficili, con tanti match dall'esito scontato ed altri che invece presuppongono una lotta durissima fino all'ultimo minuto di recupero.

La 35esima giornata di A presenta partite di una certa difficoltà e di un certo livello, vediamo chi sono i giocatori da evitare e quali invece non possono mancare nelle nostre squadre!




Chievo-Cagliari: i rossoblu non hanno nulla da perdere e giocheranno a viso aperto, con un Ibarbo in formissima. I clivensi proveranno a conquistare la salvezza aritmetica, magari con un'invenzione di Thereau. 
Evitate i difensori del Chievo, soffriranno la velocità di Ibarbo e la fantasia di Sau.

Fiorentina-Roma: i viola sono in forma, occhio solo a Tomovic, che soffrirà Lamela. Per i giallorossi evitate Balzaretti, troppo lontano dal grande terzino visto a Palermo.

Udinese-Sampdoria: la difesa friulana è una certezza, evitate Icardi e Maxi Lopez. Di contro c'è un Di Natale in forma, con Muriel che vuol chiudere la stagione da protagonista!

Catania-Siena: ultima spiaggia per i toscani, con Emeghara e Rosina che ci proveranno. Per i siciliani schierate pure tutti, se la giocheranno fino alla morte. 

Genoa-Pescara: evitate i pescaresi, dentro i rossoblu. Per loro non vi è altra alternativa al successo, o la va o la spacca

Juventus-Palermo: i bianconeri giocheranno per vincere, magari sarà la volta buona che Vucinic faccia un goal (come l'anno scorso nella partita scudetto). Per il Palermo impossibile lasciare fuori Ilicic, in forma come ai bei tempi. 

Lazio-Bologna: Klose deve sbloccarsi, potrebbe essere la partita giusta. Occhio anche a Candreva e Diamanti, due con il goal nel sangue.

Milan-Torino: rossoneri, rossoneri e rossoneri. Non ci sono altri consigli.

Parma-Atalanta: match che sa di biscotto, bene per i portieri..male per le punte

Napoli-Inter: gli avanti del Napoli son forti e Pandev potrebbe griffare il classico goal dell'ex. Per i nerazzurri Kovacic ed Handanovic son due garanzie, per gli altri è sempre un rischio. 



Zidane, Materazzi e le 10 frasi da non pronunciare mai in un campo da gioco

Un bell'editoriale tratto da Fantagazzetta, a firma Pietro Turchi.
Chiunque abbia giocato a calcio lo sa, certe frasi scappano. Tuttavia, a volte, provocano reazioni inaspettate o eccessive, la calma è la virtù dei forti.






Chiunque abbia calcato un manto più o meno erboso ha avuto a che fare con le classiche frasi da campo. Quelle espressioni, più o meno ortodosse, che hanno la facoltà di cambiare l'umore di compagni o avversari. Vi proponiamo dunque le 10 frasi da (non) dire su un campo da calcio.

1- "Se vuoi la maglia, te la porto a fine partita..."
Iniziamo subito con il botto. L'avversario ti trattiene e tu, con sorriso da malvivente, pronunci la tua bella frase. Un'espressione sicuramente raffinata e ultimamente molto gettonata. Certo è che non deve essere adoperata con il Materazzi di turno, onde evitare spiacevoli risposte.

2- "Lascia stare che c'hai 40 anni.."
Il giovincello spavaldo e il veterano di mille partite. Campo rigorosamente polveroso ed intriso di calci e lotte a palla lontana. Qualche piccola scaramuccia dopo un intervento e qui la fatidica frase, pronunciata dal ragazzotto con la cresta e scarpa fluo al papà di famiglia.
Gettonata e pungente con innesco assicurato.

3- "Tuo padre non te ne ha date abbastanza..."
Rovescio della situazione. Mediano anzianotto e capitano da almeno 3 generazioni della squadra del paese che sirivolge, con fare deciso e imperioso, al ragazzotto che tenta maldestramente di protestare dopo aver ricevuto l'ennesimo "panetto" sullo stinco.
Situazione dal quale il giovane, probabilmente, non può uscire indenne da sanzioni arbitrali.

4- "Ti serve un GPS?"
I tempi avanzano e così anche i modi di punzecchiare l'avversario. Dopo aver subito qualche dribbling ubriacante ti si avvicina l'avversario, pacca sulla spalla e con sorriso luccicante ti invita a comprare un GPS per stargli dietro in campo. L'azione dopo cartellino giallo assicurato.

5- "Guarda che devi prendere la palla..."
Intervento in ritardo, solo gamba. Il malcapitato si alza e ti invita ironicamente a prendere la palla. Invito che probabilmente resterà tale per le prossime 4/5 volte.

6- "Stiamo giocando a calcio, non a bocce"
Individuo di media statura, rasatura da marine, tibie segnate da anni di contrasti, rigorosamente scarpa a 6 tacchetti anche ad agosto, recordman di cartellini gialli in stagione, prima difensore centrale poi mediano per esigenza. Ferri da stiro al posto dei piedi. Ecco, lui è il profilo che più spesso pronuncerà questa frase dopo averti, ovviamente, autografato il polpaccio.

7- "Ti presto l'Attack?"
Tunnel umiliante e subito l'avversario si rende utile nei tuoi confronti chiedendoti se ti possa servire un qualcosa per aiutarti a tenere chiuse le gambe. Un tempo andava di moda l'olè con tanto di coppino ma, a seguito dell'incremento delle fratture sui campi da calcio, si è passati a qualcosa di più sottile e leggiadro. Frase potenzialmente innocua, pericolosa (e a questo punto meritata) se reiterata.

8- "Oh, stacca il carretto!"
Lancio lungo ed inserimento del centrocampista, leggermente in sovrappeso, che più corre meno avanza. Non ha di certo nella velocità la sua arma migliore ma quando si prodiga lo sforzo non viene mai apprezzato. Solitamente la frase proviene dalla bocca dei compagni che tentano così di motivare la totale inabilità allo scatto dello stremato coraggioso.

9- "Aspetta che apro la finestra..."
Traversone e tentativo di tiro "alla Van Basten" per il gol della vita. Ovviamente la palla supera la recinzione e, vista la collocazione del campo, finisce in qualche cortile o terrazzo vicino. Il "bel gesto" non viene apprezzato e viene rincarato dalla frase più scontata ma azzeccata della domenica.

10- "Ci vediamo al ritorno..."
Qualunque delle 9 frasi sopracitate sia stata rivolta a te, al termine della partita o al momento del cambio, vi avvicinerete allo scomposto provocatore e lo inviterete a ripresentarsi al ritorno. Ovviamente senza calcolare tutte le variabili del caso come: state giocando l'ultima giornata di campionato, è la prima (e ultima) partita che giocherai, probabilmente non lo rivedrai mai più... e così via. Ma, soprattutto, forse hai meritato tutto ciò che ti è stato detto.

3 maggio 2013

Juventus: ecco il giovane talento Mattheus, come anticipato da Esperto di Calcio

Paratici, perchè occorre dare il merito a chi ne ha, continua la sua cavalcata inarrestabile per portare giovani talenti all'ombra della Mole. Dopo Pogba e Cevallos, un altro giovane prospetto si appresta ad unirsi ai bianconeri. Parliamo del giovane Mattheus, figlio del campione di Usa '94, Bebeto. Ecco le parole del suo agente: "Tutto è ok, gli ultimi dettagli sono sistemati e manca solo un documento per formalizzare il tutto. Appena fatto, sarà in Italia per le visite mediche", ha spiegato Vantuil Goncalves, agente del ragazzo, che si aggregherà alla Juve dal dicembre 2013.
Eppure il ragazzo sembrava ormai lontano per la Juventus, come riportavano i media in questo articolo, ma Esperto di Calcio non ha mai smesso di credere in questo investimento. Ecco quanto avevo scritto alcuni mesi fa, a testimoniare l'interesse verso i giovani talenti di tutto il mondo, ad iniziare proprio dal brasiliano Mattheus.

Neymar in Europa: il Barça lo attende, ma lo vorrei vedere il Italia

"Il giocatore ci ha comunicato che non intende prolungare l'accordo con noi - l'annuncio di Rodriguez - perché ritiene concluso il suo ciclo nel Santos". Con queste parole del presidente del club carioca, si apre ufficialmente l'asta per portare nel vecchio continente la stella brasiliana Neymar.
Personalmente non stravedo per lui, perchè non amo troppo i suoi atteggiamenti da star e la sua chioma ribelle. Come giocatore c'è poco da dire, sembra davvero un fuoriclasse. In Brasile e con la Seleçao ha fino ad ora incantato tutti e stregato il mondo, son proprio curioso di vederlo in azione in un campionato più stressante fisicamente e mentalmente. Mi augurerei che arrivasse in Italia, perchè nonostante cosa si dice ritengo ancora che la Serie A sia il campionato più duro del mondo. Specie per le punte, le cui medie realizzative non si avvicinino nemmeno lontanamente a quelle della Liga spagnola. Fare goal, e farne tanti, in Italia non è facile per nessuno. In Serie A hanno giocato fior di campioni, da Ronaldo a Batistuta passando per Totti, Baggio, Del Piero e Cavani. Nessuno di loro ha mai realizzato 50 goal in campionato, e qualcosa vorrà dire. Non sto mettendo in dubbio il talento di Messi (che ritengo il più forte di sempre) o Cristiano Ronaldo (un fenomeno pazzesco), piuttosto affermo con forza che le difese e le tattiche del campionato spagnolo lasciano molto a desiderare. Alle spalle dei due-tre squadroni, ci sono compagini tatticamente fragili e difensivamente inadatte a competere con campioni di quel calibro. Messi, Ronaldo o chi per essi, in Italia farebbero più fatica. Campi come Bergamo, Cagliari o Verona li farebbero sudare sette camicie prima di realizzare due o tre reti.
Per questo vorrei vedere Neymar da noi, alle prese con i ruvidi marcatori italiani. Alla fine, sembra il segreto di Pulcinella, andrà al Barcellona. E allora aspettiamolo al varco in Champions, contro le nostre squadre o le tedesche, e vediamo se riuscirà a incantare tutti come sta facendo nel campionato brasiliano. Io penso che farà bene in Europa, molto bene, ma che non sarà un giocatore da 40 reti a stagione. In blaugrana, se andrà a giocare li, troverà difficoltà a coesistere con sua maestà Messi, anche se sulla carta l'attacco farebbe davvero paura.

Champions League: il Real è costato sette volte tanto, ma il Dortmund...

E' con grande piacere che posto il pezzo di un collega ed amico, Mauro Piro. Dalle pagine del suo blog personale, ilcalciosecondome.it, fa una lucida analisi sull'impietoso confronto economico fra il Dortmund ed i Galacticos madrileni. In campo non c'è stato confronto, ma anche a bilancio...

REAL BORUSSIA MERENGUES 7 VOLTE DI PIU IMPIETOSO CONFRONTO – La prima semifinale di Champions League è andata in archivio con un trionfo, nel doppio incontro, del Borussia Dortmund, squadra che ha sorpreso senza dubbio la stampa e gli appassionati di calcio. Davvero in pochi avrebbero infatti pronosticato un trionfo così netto dei gialloneri sulle merengues, ma tant’è che il Borussia è approdato in finale. Dando un’occhiata ai numeri di questa gara, salta però all’occhio più di un dubbio sul come il Real Madrid abbia speso i propri soldi negli ultimi anni. Sulla carta infatti, la squadra allenata da Mourinho, è costata alle casse di Florentino Perez addirittura 7 volte in più rispetto a quanto gli 11 titolari siano costati, a livello di cartellini, al Borussia Dortmund. Diamo un’occhiata ai prezzi di acquisto iniziale dei titolari della gara di ieri sera:

BORUSSIA DORTMUND (Tra parentesi il club da dove è stato prelevato, l’anno di arrivo ed il prezzo)

Roman Weidenfeller (Kaiserlsautern 2002 – parametro zero)

Lukasz Piszczek (Herta Berlino 2010 – parametro zero)

Mats Hummels (Bayern Monaco 2009 – 4.2 milioni di euro)

Neven Subotic (Mainz 2008 – 4.5 milioni di euro)

Marcel Schmelzer (Giovanili del Borussia Dortmund)

Ilkay Gundogan (Norimberga 2011 – 6.5 milioni di euro)

Sven Bender (Monaco 1860 2009 – 1.5 milioni di euro)

Jakub Blaszczykowski (Wisla Cracovia 2007 – 3.5 milioni di euro)

Marco Reus (Borussia Moenchengladbach 2012 – 17 milioni di euro)

Mario Goetze (Giovanili del Borussia Dortmund)

Robert Lewandowski (Lech Poznan 2010 – 4.7 milioni di euro)

Totale= 41.9 milioni di euro
REAL MADRID

Diego Lopez (Siviglia 2013 – 3.5 milioni di euro)

Michael Essien (Chelsea 2012 – prestito gratuito)

Raphael Varane (Lens 2011 – 10 milioni di euro)

Sergio Ramos (Siviglia 2005 – 27 milioni di euro)

Fabio Coentrao (Benfica 2011 – 30 milioni di euro)

Xabi Alonso (Liverpool 2009 – 35.4 milioni di euro)

Luka Modrid (Tottenham 2012 – 30 milioni di euro)

Angel Di Maria (Benfica 2010 – 33 milioni di euro)

Cristiano Ronaldo (Manchester United 2009 – 94 milioni di euro)

Mesut Oezil (Werder Brema 2010 – 18 milioni di euro)

Gonzalo Higuain (River Plate 2007 – 12 milioni di euro)

Totale: 292 milioni di euro
Con i numeri un confronto impietoso, ma sul campo da calcio è finita diversamente. A dimostrazione che, nel calcio, i soldi sono sì una parte importante ma non essenziale…

Mauro Piro

2 maggio 2013

Lewandowski strizza l'occhio, ma la Juventus pensa a Benzema e...


Tutti i tifosi della Juventus, me compreso, lo sognerebbero. Più volte accostato alla Juventus, il bomber del Borussia Dortmund, Robert Lewandowski, è intervenuto ai microfoni di Sky Sport l'altra sera, dopo l'indolore sconfitta del Bernabeu. Il numero 9 polacco ha parlato del suo futuro e della presenza di Conte, Marotta e Paratici proprio a Madrid: "Futuro? Devo aspettare. Adesso mi concentro solo sulla finale con il Borussia Dortmund, poi valuterò. Naturalmente per me è bello che squadre come la Juve si siano interessate a me. Però ripeto, sono concentrato solo sul Borussia ora”. Sembra che la dirigenza bianconera fosse in Spagna per visionare il duo Benzema-Higuain, con il francese che ha timbrato il cartellino. Con la partenza di Mou e l'approdo di Ancelotti sempre più probabile, non è da escludere che il bomber d'oltralpe o quello argentino possano prendere la via di Torino.

Milan: cacciare Allegri sarebbe un clamoroso errore

Da mesi ormai si parla di un rapporto ai minimi storici fra Allegri e Berlusconi. Dall'esterno mi chiedo, ma perchè mettere in discussione un tecnico che ha fatto non bene, ma benissimo questa stagione? Io non ero un fan del toscano, anzi... le polemiche dell'anno scorso mi avevano portato a "detestarlo" sportivamente, ma nel corso di questa stagione ho dovuto ricredermi. E' un allenatore capace, con idee e senso tattico.
La Gazzetta ha però recentemente ribadito che la situazione del mister è in bilico: "Allegri ha un contratto fino al 2014 e Galliani, il suo primo sponsor, farà di tutto per trattenerlo. Molto dipenderà dai risultati: in caso di terzo posto probabilmente Berlusconi sarà costretto a confermarlo suo malgrado, anche perché l’accesso alla Champions sembrava un miraggio a inizio stagione. Se invece i preliminari sfumeranno, allora il futuro sarà rimesso in discussione. Se poi Allegri dovesse decidere di accettare la corte altrui (la Roma è in pole) e di salutare il Milan, il progetto Seedorf tornerebbe di stretta attualità. Tutto si deciderà a fine campionato. Una cosa però è certa: se resterà un altro anno, Allegri dovrà mettere in conto la scarsa intesa col datore di lavoro".
Il Berlusconi politico lo conosciamo tutti, ma una mossa di questo tipo non sarebbe degna del presidente che tanto ha vinto con il Diavolo. Mandare via Allegri quest'anno, non solo sarebbe un errore, ma denoterebbe scarso acume. Tanto valeva dargli il foglio di via al termine della passata stagione, quando si è fatto "bagnare il naso" dalla Juventus di Conte, una squadra che ha giocato un calcio meraviglioso ma che a singoli non vantava individualità del calibro di Ibrahimovic o Thiago Silva. Ceduti questi ultimi, non ha senso non dare fiducia ad un allenatore che ha comunque messo la testa avanti rispetto a Inter, Roma o Lazio che, sia ai blocchi di partenza che al giro di boa era davanti.
Come diceva il buon Cesare "de gustibus non disputandum est", mai frase fu più azzeccata di questa.

1 maggio 2013

L'uomo bionico, Javier Zanetti: How Inter Milan Legend Has Defied the Passing of Time

Uno dei giocatori più rappresentativi del nostro campionato è, senza dubbio, Javier Zanetti. Il nerazzurro rappresenta un pò la continuità con la mia infanzia, con il calcio che mi ha catturato appieno. Lui, Del Piero, Maldini e Totti sono simboli ed icone. In una stagione così negativa per l'Inter, mi pareva giusto citare un bello speciale su di lui. La fonte è BleacherReport.com, un blog di grande qualità:



Javier Zanetti is one of the most iconic players in Italian football history.
One of Inter Milan's greatest players, the Argentine has managed to defy father time and forge a career on the peninsula that has spanned almost 18 years.
Having initially made a name for himself as a roaming full-back, adept on either flank, but in recent years El Tractor has become indispensable as a centre-midfielder for theNerazzurri.
Zanetti has played over 800 matches for La Beneamata and there are few compliments that have not been affiliated to the former Banfield player before.
Given that Zanetti is still a key figure for Andrea Stramaccioni's side, many wonder how on earth the 39-year-old has been able to keep himself at the pinnacle of the game for so long.
One must immediately pinpoint Zanetti's versatility, as just this season, he has been utilised as a right-back, left-back, right midfielder, left midfielder, centre-midfielder and even filled in on the right side of Inter's back three after Stramaccioni made changes mid game.
When such a player can perform adeptly across over half of the positions on the team sheet, it becomes tricky for the manager to leave the player out, even if Inter have enough cover in the midfield—especially after acquiring the likes of Mateo Kovacic in January. Kovacic is 21 years younger than ZanettiStramaccioni will be hard pushed to name four or five players who are better in each of the positions that Zanetti is capable of playing.
Hi-res-163006386_crop_exact
Another reason for Zanetti's ability to remain at the top with Inter has been the enormous amount of transfers that Massimo Moratti bankrolled. Each time theNerazzurri have entered a transitional season, the side's identity has been preserved by Zanetti. It's all but impossible to discard him.
Managers have come and gone in Zanetti's time—17 appointments since his arrival atVia Turati. That also enables him to remain at the club, as each manager has needed a player with the club in his heart to represent the spirit of the team and set an example for the team moving forward.
The personality of the player has also been key in his longevity. The epitome of professional, Zanetti, despite his success, has never allowed himself to believe his hype. He also follows the same routine today as the one that allowed him to break through in professional football.
Zanetti revealed in an interview with UEFA last year that he does not "mess around when it comes to fitness" and that the key is to train with "the same intensity that you experience in a match."
Lastly, Zanetti embodies dedication and never makes excuses, perhaps to the detriment to other aspects of his life, as he turned up to Argentina's training camp for international duty on the morning of his wedding.
Zanetti goes that extra mile, striving to achieve things that even his club could never expect of him, which is what makes him so special.
The quality of Zanetti might be replicated some day, but when you add in his intangibles and supreme conditioning, you have the answer to how El Tractor has been able to defy the passing of time and forge a legendary career.

Il film della stagione: la Serie A, pregi e difetti del campionato più bello del mondo

Sta per andare in archivio l'ennesima stagione di Serie A. Con questa sono 24 le stagioni di cui ho un nitido ricordo, a partire dalle gesta dell'ultimo Milan di Sacchi, tante squadre si sono succedute sul trono d'Italia.
La Juventus domina, perchè nonostante calciopoli è la squadra che, da quando seguo il calcio, ha vinto di più. In Europa è il Milan ad aver messo la freccia, pur avendo disputato lo stesso numero di finali dei torinesi. Onore e merito alla compagine meneghina, capace di vincere tutte le finali ad eccezione del pazzo suicidio con il Liverpool. Una partita indimenticabile, con i reds capaci di rimontare da 0-3 e vincere poi con merito ai calci di rigore.
L'Inter ha vinto solo e soltanto nel periodo a cavallo di calciopoli, con il duo (o forse sarebbe meglio dire il duopolio) Mancini-Mourinho. Un quinquennio fantastico per la società e i tifosi della beneamata, che hanno vinto in Italia ed in Europa. Un declino tanto improvviso quanto veloce poi, quasi a ricordare la Roma di Capello o la Lazio di Erikson. Le due capitoline, ovviamente, non possono essere paragonate all'Inter per numero di vittorie o prestigio, ma sono una buona cartina di tornasole. Con rose di primissimo livello, le due
romane hanno raccolto appena due scudetti e una Coppa delle Coppe, troppo poco per formazioni di quel calibro e campioni di quel livello. Ancora peggio è andata al Parma, che vantava campioni di livello mondiale e ha messo in bacheca soltanto una Coppa Uefa e qualche Coppa Italia.
Ehhh, bei tempi quelli in cui la domenica ci alzavamo carichi come delle molle per gustare epiche sfide in Serie A, con partite di sicuro interesse ogni settimana. Ora la musica è cambiata, con solp due squadre a combattere per un titolo sempre poco conteso. Manca la suspence al nostro torneo, quel brivido vissuto in un certo qual modo lo scorso anno. Certo, parlo di brivido con gioia perchè l'ha spuntata la Juventus, ma i finali di campionato al cardiopalma piacciono a tutti. Inutile negarlo, scudetti decisi come nell'acquitrino di Perugia, il 5 maggio all'Olimpico o davanti a 80 mila tifosi festanti per poi festeggiare al Circo Massimo, sono un bello spot per il calcio e il nostro paese.
Come tornare a quei livelli è difficile più a farsi che a dirsi. Non bisogna aver fretta, occorre lavorare sui giovani e con i giovani. Juventus e Fiorentina stanno facendo un grandissimo lavoro a livello di Primavera; il Milan sta svecchiando la Prima squadra. Le altre devono darsi una regolata, o non andranno lontane.

Twitter Delicious Facebook Digg Stumbleupon Favorites More