Esperto di Calcio

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19 aprile 2013

Pillole Amarcord: il calcio di ieri e di oggi, dai grandi colpi di mercato ai campioncini low cost

E' con grandissimo piacere che Esperto di Calcio presenta un nuovo editor ed opinionista. Riccardo Cavassi, fondatore e gestore della fan page "Gli amici del Nicolone" si occuperà di questa innovativa e divertente rubrica: Pillole Amarcord. 
Gli appassionati di esperto di calcio potranno divertirsi e ricordare gli anni '90, quelli che chi ha la nostra età non dimenticherà mai. I campionati delle sette sorelle, il calciomercato milionario, le italiane che primeggiavano in Europa. Riccardo è un grandissimo esperto del periodo, ci terrà compagnia e ci aiuterà a ricordare uno dei periodi più belli per il nostro calcio. Un ringraziamento speciale a lui ed un in bocca da parte mia e di tutta la redazione.

Luglio 1992: il Milan del presidente Berlusconi acquista dal Torino l'allora 23enne Gianluigi Lentini per la cifra record di 18 miliardi Lire. Con quello storico trasferimento Berlusconi rivoluzionò per sempre il mondo del calciomercato. Stravolse ogni equilibrio. Decise lui per tutti che vincere da li in poi sarebbe diventata una questione di soldi. Da allora sono trascorsi ventun anni. Ventun anni di cicli aperti e belli che conclusi. Ventun anni di Cragnotti, di Tanzi, di Murdoch e di Sanz. Dei cugini Al Thani, di Perez e di Rossel.

La secondo metà degli anni novanta hanno rappresentato il culmine della ricchezza per le società italiane. Grazie ai fondi portati dai vari imprenditori e dagli istituti di credito, il calciomercato era un affare tutto italiano. Ammirato e criticato. E invidiato da tutto il mondo. Cosi, mentre la Lazio si assicurava i gol della coppia Vieri - Crespo per una cifra vicina ai 100 miliardi di Lire, l'inter portava avanti campagne acquisti miliardarie e spesso poco prolifiche grazie ai petroldollari del proprio presidente; il Milan acquistava Pippo Inzaghi per 70 miliardi di Lire mentre per la stessa cifra la Juventus strappava alla Lazio Pavel Nedved.

Oggi la situazione è molto diversa. E molto poco esaltante. Basti pensare che la Juve l'anno scorso si è assicurata lo scudo grazie soprattutto alle magie di Pirlo, 33enne preso a parametro zero. E il Milan è riuscito a tenerle testa fino alla fine forte dell'apporto in zona gol di tale Antonio Nocerino, pagato appena 500 mila Euro. All'estero si continua a spendere come non ci fosse un domani. Negli ultimi mesi il PSG si è assicurato Lavezzi e Veratti per una cifra totale vicina ai 45 milioni di Euro. Il City prepara la carica a Isco e il Real cerca di convincere il Napoli a cedere Cavani.

E cosi, vista la mancanza di soldi, le squadre italiane stanno finalmente investendo nei propri settori giovanili, cercando di costruirsi in casa i campioni di domani. Sicuramente questo é un dato positivo che pagherà nel tempo e che riconsegnerà dignità e credibilità a questo sport in un periodo di grossa crisi economica e sociale. Certo pero' che erano belli i tempi delle vacche grasse e dei calciomercato miliardari.

Nelle mattine d'agosto ti svegliavi la mattina con la consapevolezza che la Gazza ti avrebbe informato di qualche clamoroso trasferimento di mercato. Così nel pomeriggio dopo la pennica ti sedevi all'ombra, ti munivi di carta e penna e davi forma alla tua squadra del Fantacalcio: il Real Qualsiasicosa, indeciso se puntare sul solito Pippo Inzaghi oppure sull'ultimo fenomeno sudamericano dell'Inter. E dopo ore di scrivi e cancella, raggiunti i famosi 250 Fantamilioni, eri pronto a dichiarare che quello era il tuo anno. Che da li a nove mesi a pagina 15 ci sarebbe stata la tua foto in sella al premio finale, un Harley rossa e cazzututissima.
Avresti dichiarato al giornalista di turno che il segreto è stato puntare sugli italiani. E sui giovani. E che se tornassi indietro non compreresti più quel fenomeno sudamericano dell'Inter che hai pagato 35 Fantamilioni e hai tenuto tutto l'anno in panca. Che col senno di poi acquisteresti quel giovane che a metà stagione causa infortuni altrui ha avuto la possibilità di giocare e che a fine anno è risultato uno dei migliori del campionato. Avresti dichiarato questa e un sacco di altre cose per poi accorgerti che era solo un bellissimo sogno..

Riccardo Cavassi - Gli amici del Nicolone

Duygu Erdogan: la Ipazia del mondo del calcio


Una ventata d'aria fresca per il calcio? Questo è quanto arriva da Istanbul, sponda Galatasaray. Sembra infatti imminente la prima apparizione in panchina nella massima serie per un allenatrice, come riporta La Stampa in un interessante focus:

"Per la prima volta nella storia del calcio turco una donna potrebbe guidare domenica una formazione di Super Lig. E non si tratta certo di una squadra qualunque, ma del prestigioso Galatasaray, club più blasonato del paese con i suoi 18 titoli nazionali, 14 Coppe di Turchia, 12 Supercoppe, una Coppa Uefa e una Supercoppa. Gli oneri e gli onori della cronaca ’pallonara’ potrebbero toccare alla giovane Duygu Erdogan, che secondo fonti vicine alla squadra dovrebbe fare le veci del ’santone’ di Istanbul, Fatih Terim, squalificato dalla sua federazione per nove turni dopo una lunga sceneggiata e un tentativo di aggressione nei confronti di un arbitro.
Duygu Erdogan, nata nel 1988, è un’ex calciatrice ed ha già allenato le giovanili del Besiktas, altra squadra di Istanbul e terzo incomodo tra Galatasaray e Fenerbache. Duygu non figura tra i primi assistenti di Terim, che sono Hasan Sas e Unit Davala. Entrambi, però, sono stati squalificati rispettivamente per due e un turno, e non potranno sedere in panchina. Con lo staff tecnico decimato, così, potrebbe toccare proprio alla giovane Erdogan guidare Drogba e compagni contro il Kardemir Karabuk, magari potendo contare sull’aiuto e l’esperienza del brasiliano Claudio Taffarel, ex campione del mondo con la sua nazionale e attuale allenatore dei portieri del Galatasaray".

Si tratterebbe di una notizia non solo nuova e inaspettata, ma davvero clamorosa. Non solo per il sesso in questione, ma anche per l'età. Il fatto che la Erdogan sia donna, infatti, fa passare sottotraccia il suo anno di nascita: 1988. A memoria non ricordo un allenatore tanto giovane sedersi su una panchina professionistica, figuriamoci su quella di una squadra di grande tradizione.
Una situazione non del tutto nuova per uno dei componenti del Galatasaray, Didier Drogba. L'ivoriano ha infatti "fatto pratica" al Chelsea, una delle pochissime squadre al mondo ad avere un dottore sociale donna.

18 aprile 2013

L'analisi tattica: "Who Will Be Safe in Inter Milan's Squad This Summer"


Le mie perplessità espresse giorni fa sul futuro dell'Inter e di alcuni suoi giocatori non rappresentano un unicum. Il portale "bleachreport.com" riporta un'analisi molto simile alla mia. Non viene fatta menzione delle sviste arbitrali o della sfortuna per supposti infortuni, mentre si pone un accento molto forte sull'inadeguatezza della rosa e, soprattutto, di alcuni interpreti.



Inter Milan are on the verge of a massive change. It seems probable that there will be no Champions League football next season for the Nerazzurri.

Andrea Stramaccioni's future remains bleak, although injuries to several key players have really hurt his prospects of delivering Champions League football to Massimo Moratti.

Rodrigo Palacio and Diego Milito have been ruled out for the season. There have been countless injuries to others, including Walter Samuel—for various periods of time—that have unsettled the side and prevented Stramaccioni's ability to stumble upon his best lineup.

Without the revenue of Champions League football, certain players on high wages will have to be moved on as Moratti attempts to freshen up the squad without having to release a hefty transfer kitty.

Before embarking on who to bring in to ensure that the Nerazzurri can reemerge as scudetto contenders, the club will dissect the squad and decide who can be depended upon to contribute to the renaissance of La Beneamata.

One positive for Inter this season has been their goalkeeper, Samir Handanovic, who is considered at least the join-best in Serie A by most, alongside Juve's Gianluigi Buffon. So, with the Slovenian just 28 years old, it is a position that is sorted for the foreseeable future.

In all honesty, Inter's defence is a mess—although Andrea Ranocchia has been appalling at times, somewhere in there is a good player and I don't believe that Inter are willing to give up on him just yet.

An experienced, proven centre-back is required to play alongside Ranocchia—said centre-back could also help the talented, yet erratic, Juan Jesus progress in his career.

When you talk about leaders, Inter are blessed with a few—Javier Zanetti, Esteban Cambiasso, Samuel and Milito are some of the most experienced players around the league, all of whom have collected numerous trophies throughout their careers. Their experience will be invaluable for blending the new group together.

Rodrigo Palacio has also been a success story. With 22 goals in 38 appearances in all competitions, the former Genoa star has certainly lived up to expectations and some—the Argentine will surely be a key piece in the plan moving forward for Inter.

Antonio Cassano is the next player you would have consider to have had a successful season, often inspiring the side as the fantasista and relishing the opportunity to play for the side that he supported as a boy.

The 30-year-old is not assured of remaining with the Nerazzurri though, having had a public bust up with Stramaccioni. His attitude has again been questioned and perhaps a mutual agreement on a contract termination will arise.

The new signings from the January transfer window will surely remain, with Mateo Kovacic a star in the making, Zdravko Kuzmanovic adjusting to life in Italy and Ezequiel Schelotto's energy down the right flank proving useful, these are squad players, at the very least, that Inter will rely upon.

Fredy Guarin has blown hot and cold this season—while the Colombian is capable of the spectacular, Inter might see him as disposable due to his market value, which could bring in funds to rejuvenate the squad in other areas, especially given the depth in his position that Inter possess.

For this very reason, the loan of Walter Gargano might not be made permanent and the injury record of Dejan Stankovic might persuade Inter to cash in on a player who has just one year remaining on a contract with high wages.

Other players that could be sacrificed to raise funds might be Ricky Alvarez and Joel Obi, as Inter will surely need to bring in four or five new players if they are going to make the top three in order to regain Champions League football.

A nucleus for next season comprising of Handanovic, Samuel, Ranocchia, Zanetti, Palacio and Milito is what the manager will surely call upon, with Juan, Cambiasso, Kovacic, Kuzmanovic and Schelotto competing for starts.

When you consider there are only 11 players that can be identified as being assured of their futures with the club, the scale of the rebuilding project becomes apparent at Inter and Moratti's decision making becomes key once more.

Without the luxury of calling upon an elite manager such as Jose Mourinho, Moratti is going to need to be extra clever this summer, both in terms of whom he entrusts as the manager and the players that are drafted in.

Inter are in trouble, but this summer will decide just how long the rebuilding project will take.

Kyriakos Papadopoulos - 1992 - Grecia

Nome: Kyriakos
Cognome: Papdopoulos
Data di nascita: 23 febbraio 1992
Luogo di nascita: Pireo (Grecia)
Altezza: 185 cm
Peso: 81 kg
Piede: destro



Radio mercato parla da un paio di stagioni di un forte interessamento delle milanesi per il roccioso difensore ellenico Kyriakos Papadopoulos. Il giocatore greco, colonna dello Schalke04, è un classe '92 tutto da scoprire, nonostante un'esperienza internazionale di ottimo livello.

Kyriakos Papadopoulos nasce al Pireo il 23 febbraio 1992. Cresciuto nelle giovanili della locale Svoronos Katerinis, nel 2005 viene acquistato dall'Olympiakos. Il club bianco-rosso  rappresenta per il giovane difensore un punto d'arrivo, perchè è da sempre un tifoso del club del Pireo.
La sua avventura parte fortissimo, arrivando ad esordire in campionato a 15 anni. Il 2 dicembre 2007, infatti, gioca gli ultimi due minuti nella vittoriosa trasferta in casa dell'Atromitos. Le buone prestazioni nel corso del biennio 2007-09 portano alcuni club sulle sue tracce. Così dopo solo 15 presenze in prima squadra (e uno scudetto), Papadopoulos viene acquistato dallo Schalke04, club tedesco che decide di puntare forte su di lui.
Alla prima stagione colleziona 18 presenze in Bundesliga e 7 in Champions League, avendo la possibilità di crescere insieme ad alcuni fortissimi talenti e giocatori esperti: Neuer, Metzelder, Rakitic, Draxler e Huntelaar.
Da ognuno di essi carpisce segreti ed esperienza, tanto da diventare una delle colonne del club tedesco la stagione successiva. Nel 2011-12, infatti, colleziona 30 presenze e 2 reti, alzando al cielo anche la Supercoppa tedesca.
Qualche acciacco fisico ne hanno rallentato l'impiego in questa stagione, in cui ha comunque giocato 10 partite in campionato e 4 in Champions League.
Punto fisso delle Nazionali giovanili greche, il difensore centrale ha giocato le prime partite internazionali nel 2006, venendo anzitempo aggregato all'Under17. Attualmente è un titolare della Grecia, con cui ha giocato 16 partite ufficiali ed ha realizzato la bellezza di 4 reti. Con la maglia della Grecia, in estate, ha partecipato anche all'Europeo, perdendo agli ottavi di finale contro la Germania.

Nato come centrocampista e ben presto arretrato sulla linea difensiva, Kyriakos Papadopoulos è un giocatore davvero forte. Per lui non si può parlare di promessa, ma di realtà bella e buona. Veloce, intelligente e dotato di un fisico impressionante, il difensore greco è uno dei più interessanti giovani del panorama calcistico europeo. Abbina infatti l'affidabilità di un centrale d'esperienza alla giovane età anagrafica di una promessa, rendendo l'investimento di sicuro valore.
In possesso di piedi discreti ed una fisicità fuori dal comune, Papadopoulos è il classico stopper difficile da superare nell'uno contro uno. Stopper di qualità, è in possesso di una notevole velocità di base ed uno stacco aereo di primo livello. La sua genesi come centrocampista lo rende particolarmente adatto a far partire l'azione palla a terra, ma in caso di necessità non disdegna di spazzare l'area di rigore. affidabile, grintoso e con ampi margini di miglioramento, Papadopoulos sarebbe il tassello giusto per puntellare qualsivoglia retroguardia. Ormai esperto anche a livello europeo, è un giocatore in grado di giocare da subito titolare in Serie A.

17 aprile 2013

I tamarri: gli 11 calciatori più zarri della storia del calcio


Il collega e amico Alan Bisio ha scritto per Fantagazzetta.com un articolo di indubbio interesse e spasso. Dopo qualche settimana credo sia un delitto che vada sprecato, così ho deciso di riprenderlo sul mio blog, cogliendo l'occasione di tributare il giusto applauso ad Alan, che con spirito e simpatia ha realizzato un pezzo davvero fuori dal comune. Lo dico da tempo, il vero giornalismo è online....Alan, come molti altri, meriterebbe più spazio.

Tamarro s. m. (f. -a) [prob. dall’arabo tamm?r «mercante di datteri»]. – Voce region., in uso nell’Italia merid., e da lì diffusa anche altrove nel gergo giovanile per indicare persona, per lo più di periferia, dai modi e dall’aspetto rozzi, volgari, villani. [Treccani.it]

Chiamateli tamarri, chiamateli truzzi, cozzali, coatti, cafoni,zamoni, zarri: sono nelle piazze, in discoteca, al McDonald's, ovunque, perfino sui campi da calcio. Non più venditori di datteri, ma appariscenti adesori alle tendenze modaiole di massa: enormi cappelli con visiera degli Yankees, macchine sportive con alettone e neon blu elettrico, pettinature studiate da ingegneri spaziali, gadget ultra firmati con logo visibile dai satelliti di Google Earth, tatuaggi ben in vista e condivisione di foto non proprio convenzionali su Twitter.
Con la speranza che nessuno dei presenti s'arrabbi e degli esclusi s'offenda lasciando il campo senza passare dalla panchina, chiedo anticipatamente scusa ad Hamsik ed Edu Vargas, a chi si presentò al Real Madrid conciato così, ad Abel Xavier ed a questi tre (per entrare in classifica ce l'hanno messa tutta), a Matuzalem, Vidal, Pogba, Sneijder; chiedo scusa a Bobo Vieri, a Neymar ed al suo ciuffo, a Stephen Ireland, Morganella, Agger e Sergio Ramos.
Eccovi adesso, finalmente, gli 11 calciatori potenziali concorrenti del reality Jersey Shore.

#11 - EZEQUIEL LAVEZZI
Artista in progressione palla al piede quanto nella grattata scaramantica prepartita, Pocho è riuscito ad affinare la sua truzzaggine negli anni passati a Napoli, fra un tatuaggio ed una foto in posa. Macchiato d'inchiostro da Gesù alrevolver che finge di nascondere nei calzoncini, twitta con costanza.
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#10 - PHILIPPE MEXES
Avrei potuto mostrarvi quest'immagine: sarebbe bastata. Invece voglio farvi vedere anche questa e dirvi che oltre ai capelli mechati ed alle quattro stelline tatuate sul collo come il 65% delle teenager al liceo, Philippe può vantare nel palmares una rissa con alcuni tifosi laziali fuori da una discoteca ed il premio "Er mejo fico der bigonzo" (non è uno scherzo), ricevuto nell'ottobre 2007 per l'amore mostrato verso Roma, mecojoni.
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#9 - ZLATAN IBRAHIMOVIC
Zlatan, simpaticamente detto zingaro da mezzo mondo, è il tamarro per eccellenza: vittima di un'infanzia difficile,rubava biciclette ed è specializzato in gestacci alle curve. Tatuato ma non troppo, possiede un polinesiano, una piuma, un drago oltre all'immancabile tamarrata: la scritta argentea Zlatan sulla pancia, tatuaggio sicuramente utile in caso di repentine perdite di memoria a lungo termine; appassionato di Porsche e Ferrari portate all'occorrenza fuorigiri, è maleducato per contratto: il 'cazzo guardi?! Vai a cucinare' sputato a Vera Spadini in diretta tv è entrato nella storia, così come l'attacco ad Arrigo Sacchi. Mai più senza.
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#8 - DAVIDE SANTON
In classifica un po' a sorpresa, voglio subito sconvolgervi mostrandovi questo reperto. Appassionato di musica tunz-tunz, in questo video capirete molte cose.
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#7 - VLADIMIR WEISS
Vlado, o VladiW7 se volete seguirlo su Twitter, è entrato in classifica vincendo il ballottaggio con l'altro slovacco, quello crestato che gioca a Napoli. Armato di auto sportiva rossa fiammante con immancabile alettone e dei suoi inseparabili cagnoni (Bambi e Leon), ama... divertirsi e scattare foto come questa per poi condividerle suInstagram. Già che ci siamo vi regalo anche questa chicca: in orbita Milan, bella camicia.
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#6 - MARCO MATERAZZI
Ragazzo rissoso ma dal cuore d'oro (nel momento del bisogno, lui c'era), Matrix scala la classifica tra bullismi a Cirillo, parrucche, maschere di Berlusconi e colpi d'ago: persino John Nash perderebbe il conto dei suoi tatuaggi.
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#5 - CRISTIANO RONALDO
Premesso che sua maestà lusitana non rientra (ancora?) fra i tatuati, è colpevole d'aver ispirato il look di milioni di ragazzi frequentanti le discoteche di tutto il mondo: ciuffo biondo impomatato, lampada permanente, jeans attillato,t-shirt XXS; alcuni Dj giurano d'aver visto giovani prendere la rincorsa come Cristiano per raggiungere il bagno ed aspettare il proprio turno a gambe divaricate. Tamarro fin dalla pubertà, CR7 per Nonciclopedia 'fu scoperto dal mondo del calcio durante una partita di beneficenza tra avvocati e pescatori ermafroditi di Madeira'; sarà vero?
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#4 - FABRIZIO MICCOLI
Audemars Piguet al polso delle dimensioni del Big Ben, orecchini da migliaia di euro, tatuaggi sparsi (come Lavezzi, anche il Romario del Salento s'è macchiato di un revolver) e brillantino sul dente, sì, avete letto bene. Indagato per alcune frequentazioni poco pulite, non è stata tanto l'esultanza alla John Cena a portarlo nei pressi del podio, quanto le sopracciglia curate da Edward mani di forbice dopo il terzo whiskey.
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#3 - KEVIN PRINCE BOATENG
Cresciuto nel ghetto, non poteva certo andare in giro vestito come Carlo principe di Galles, ma c'è un limite a tutto; alla vista di alcuni reperti fotografici verrebbe da sistemarsi nella medesima posa di Jean-Claude diSensualità a Corte ed esclamare: 'No, il pantagonna no!'. Detto giustamente Jersey Shore dai massimi esperti calcistici, quando segna esulta come se fosse nei playground di Harlem ed ama fare shopping senza farsi notare per l'abbigliamento. Trovato terreno fertile a Milanello (qui lo vediamo con El Shaarawy prima di una rapina a mano armata), il Boa ha solo 36 tatuaggi, più collane di Kanye West e dopo lo l'unico Scudetto vinto in rossonero ha pettinato il figlioletto a sua immagine e somiglianza.
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#2 - RICARDO QUARESMA
Detto Ciganito per le origini gitane del padre, Ricardo nasce a Lisbona ed eredita dal connazionale Cristiano Ronaldo l'arte coatta sopraffina. Dall'immenso potenziale ma mentalmente fragile come i suoi gioielli e la sua Audi R8, parcheggiata insieme alla Porsche, BMW, Ferrari e Mercedes, Mustang (soprannome coniato dal suo ex allenatore Laszlo Boloni) è tamarro anche in campo, con le sue trivele e rabone. Oltre alle auto colleziona orologi e... tapiri di Striscia; piuttosto irascibile e già arrestato dalla polizia per aggressione, ai tempi del Besiktasurinò su un magazziniere dopo aver mostrato i gioielli ad una inserviente dello stadio delle Aquile Nere.
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#1- DJIBRIL CISSÉ
Non poteva ch'essere il caprioleggiante e stravagante (a dir poco) ex laziale il vincitore: apparso in un video di Puff Daddy, affezionato alle creste rosse, verdi ed ai pizzetti ossigenati, sfoggia gigantesche ali sulla schiena etatuaggi un po' ovunque, Djibril possiede un parco macchine da milioni di euro, tra cui un Hammer H2, una Playmouth Prowler, una Lamborghini Aventador ed un Dodge Ram trasformato dalla trasmissione MTV Pimp My Ride in una vera e propria discoteca da viaggio: mix da Dj (due piatti), tv al plasma con home theatre, bancone per confezionare Martini e Mojito ed (ovviamente) un sedile vibromassaggiante; altro? Beh, la verniciatura esterna sarebbe anche ispirata ai tatuaggi di Cissé: priceless.
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Football History - Weah, Drogba, Zidane.. Il calcio che poteva essere


Il mondo è cambiato. Sembra una di quelle frasi che i vecchi si dicono sulle panchine del parco, ma a ben vedere è vero. Negli ultimi 30 anni la geopolitica ha cambiato radicalmente il volto del nostro pianeta e, di conseguenza, gli equilibri calcistici. 
Si potrebbe parlare dell'Unione Sovietica, o della Yugoslavia, che se fosse ancora unita avrebbe presentato nazionali di tutto rispetto. Magari quella di oggi sarebbe semplicemente un'ottima squadra, ma se pensiamo a metà anni '90, sarebbe probabilmente stata la squadra più forte. Mihajlovic, Savicevic, Boban, Prosinecki, Jugovic, Boksic, Mihajtovic, Suker.. un dream team vero e prorio. 
Tuttavia le grandi modifiche che il mondo ha subito negli ultimi decenni non hanno avuto solo un impatto a livello di squadra, ma hanno permesso anche ai calciatori con doppia nazionalità di avere un'annosa scelta: giocare per una quotata nazione e dare l'assalto alla Coppa del Mondo, oppure difendere i colori del piccolo e povero paese d'origine?
Io sono un romantico, e penso che la scelta di difendere il proprio paese d'origine, africano, asiatico o americano, sia coraggiosa e degna della massima stima. 
Penso a giocatori del calibro di George Weah e Didier Drogba, che hanno scelto di essere il simbolo delle loro nazioni piuttosto che indossare la maglia Blues della Francia. Ma anche a Samuel Eto'o, che ha preferito il suo Camerun alla più quotata Spagna; o a Robert Prosinecki, nato in Germania ma simbolo della Croazia. Come sarebbero cambiate queste nazionali, e come cambierebbero tutt'oggi. Quanto perderebbe l'Argentina se Messi avesse scelto di giocare per la Spagna, avendo il passaporto iberico? Come cambierebbe la Francia se al posto dello sterile Giroud potesse schierare Gonzalo Higuain? Due semplici esempi che fanno capire come passaporti e politica possano cambiare il volto di una squadra. 
Ecco perchè provo grande rispetto per gente come Drogba o Weah, che hanno sacrificato vittorie e denaro per diventare il simbolo di un intero paese. 
Non si può dire lo stesso per Vieira o Desailly, africani di nascita ma francesi di maglia; o Davids e Seedorf, nati in Suriname e diventati stelle con la maglia orange cucita addosso. Siamo di fronte a scelte di testa e cuore, comprensibili e giustificabili, che hanno inevitabilmente cambiato il volto del calcio mondiale. Decisioni che spaccano famiglie, a volte, come nel caso dei Boateng. Kevin Prince che sceglie il Ghana, paese di
nascita dei genitori; Jerome che invece preferisce la più quotata Germania, con la quale arriva ad un passo dalla finale di Euro2012. 
Ci sono poi quei giocatori che rappresentano una sorta di "limbo", vale a dire quelli che scelgono la nazione di nascita piuttosto che la maglia dei genitori. Una scelta comprensibile e rispettabile, ma proviamo a pensare ad una Svezia senza Ibrahimovic, una Francia senza l'armeno Djorkaeff e l'algerino Zidane? E se Stephan El Shaarawy non avesse scelto l'Italia ma l'Egitto? Inevitabilmente gli equilibri sarebbero cambiati. 



E' questo il punto su cui focalizzarsi, ovvero su quanto le nazionali avessero  potuto e possano essere diverse. Lo ripeto, provo un profondo rispetto per i giocatori che hanno abbracciato la nazione di origine, che si sono immedesimati e sacrificati per la piccola nazione in cui son nati. E' bello, perchè in un certo qual modo dimostra che lo sport è ancora un'isola felice, in cui interessi economici e politici arrivano dopo lo spirito di appartenenza. Mi sarebbe piaciuto un Mondiale in cui Suriname e Senegal potevano ambire ad un posto d'onore; in cui l' Algeria poteva sfoggiare la più lucente stella del mondo: Zidane.
E' un'idea romantica, me ne rendo conto, ma tremendamente affascinante. Specie per le squadre africane, a cui auguro con tutto il cuore di poter vincere un Mondiale, o almeno avvicinarsi all'obiettivo. E' vero, nel '94 la Nigeria ha dato spettacolo ed è uscita per mano di un'Italia spietata, che poteva contare su Roberto Baggio. Era una squadra bella e di qualità, con gente come Oliseh, Finidi, Okocha, Amunike.. gli sarebbero bastati un paio di fuoriclasse per provare a fare di più. Chissà che la nuova geopolitica, oggi che le guerre sono in calo, non possa dare la spinta definitiva al movimento calcistico africano.  

16 aprile 2013

L'esplosione di Balotelli e l'involuzione di El Shaarawy, un fatto tutt'altro che strano

Ma che succede al Faraone? Questa è la domanda che migliaia di appassionati di calcio italiani si fanno da qualche settimana a questa parte. Il "caso" è deflagrato con la panchina nel posticipo domenicale, proprio nella prima settimana in cui Mario Balotelli non poteva essere schierato da titolare. Allegri ha motivato l'esclusione per motivi di stanchezza e forma fisica; El Shaarawy, in zona mista, ha aperto più di una crepa dichiarando: "sto bene ma anche male, sono un po' giù".
Posto che non si può discutere un classe '92 capace di realizzare 20 goal alla sua prima vera stagione da protagonista, è innegabile che il rendimento del centravanti del Milan sia calato vistosamente da febbraio in avanti. Molti attribuiscono questo calo alla stanchezza, alla pressione o al peso delle responsabilità. Io, per quanto possa contare la mia opinione, la vedo diversamente. Un ventenne che si trova catapultato nel grande calcio e ha la forza ed il carattere di caricarsi una squadra come il Milan sulle spalle non soffre la pressione. Dubito che El Shaarawy si sia fatto spaventare o schiacciare dalle responsabilità; così come scarterei l'ipotesi della stanchezza. Il giovane attaccante corre come un "diavolo", solca la fascia in fase difensiva ed è sempre pronto a raccogliere i suggerimenti in fase propositiva. No, la stanchezza non è un problema. 
Il calo, o presunto tale, è dovuto a questioni squisitamente tattiche. Il numero 92 ha iniziato ad avere "difficoltà" in zona goal a partire da inizio febbraio, guarda caso da quando i rossoneri schierano accanto a lui (per non dire al suo posto) un certo Mario Balotelli. Da allora la vena realizzativa di El Shaarawy si è spenta. Solo due reti infatti per il Faraone, che ha timbrato il cartellino contro l'Atalanta (in coppia con Pazzini per l'assenza di Balotelli) e nel derby contro l'Inter. 
Dove voglio arrivare? Di certo non voglio dire che Balotelli sia un problema per il Milan, né che i due non possano convivere. Ciò che vorrei sottolineare è come il bomber colored del Milan sia un vero e proprio accentratore di gioco, come questo porti la squadra a modificare il suo modo di stare in campo e giocare il pallone. Se con El Shaarawy come leader dell'attacco il pallone scorreva basso e fluido; con Balotelli si cerca la profondità e non si disdegna la palla alta. Se con l'italo-egiziano l'ampiezza del gioco era notevole, anche per sfruttare i suoi movimenti sulle fasce, con Balotelli si tende a giocare centralmente. Un pò come quando era Ibra a guidare l'attacco dell'Inter, anche con SuperMario ci si appoggia su di lui in tutto e per tutto. A beneficiare dei suoi movimenti e del suo gioco non sono le altre punte, ma i centrocampisti. Questi, infatti, possono inserirsi negli spazi ed arrivare alla conclusione in porta. L'anno scorso Nocerino è andato in doppia cifra grazie agli spazi che Ibrahimovic gli creava; ora, con Balotelli a guidare l'attacco rossonero, è Montolivo ad esser salito in cattedra. L'ex viola ha innalzato il suo rendimento in modo vertiginoso, trovando con facilità la via della conclusione e del goal. 
Balotelli, oltre ad essere il classico attaccante definibile come "genio e sregolatezza", è un giocatore che catalizza su di sé il gioco della squadra. Non lo fa per egoismo o egocentrismo, ma per indole naturale. Ama avere la palla fra i piedi, ama essere il fulcro del gioco. Gioca con la squadra e per la squadra, che gli riconosce il ruolo di leader del reparto avanzato. Convivere con un attaccante così non è semplice, ti costringe a trovare nuovi spazi e un nuovo modo di giocare. I due sembrano stimarsi e hanno tutte le carte in regola per convivere e fare grande il Milan, ma è chiarissima una cosa: giocare con un attaccante come Balotelli implica, per El Shaarawy, di sacrificare il suo rendimento sotto porta. 

FM 13: Olanda terra di veri campioni


Cari appassionati di Football Manager oggi andiamo a fare un viaggio in Olanda per scoprire nuovi talenti.
Da sempre se pensiamo agli "orange" i nomi di campioni possono susseguirsi, da Cruijff a Van Basten, da Gullit a Rijkaard per arrivare a Kluivert e Bergkamp. L'Olanda non ha mai smesso di dare linfa al calcio europeo producendo oggi talenti del calibro di Van Persie, Sneijder e Robben. In questi ultimi anni sta nascendo una vera e propria nuova generazione di stelle. E noi accaniti giocatori di FM andremo a conoscerli un po meglio.


  • Iniziamo dai portieri, in questo nuovo decennio l'Olanda ha visto crescere campioni del calibro di Stekeelenburg e Van Der Sar, adesso si appresta ad avere altri due numeri uno di grande spessore, parliamo di Tim Krul portiere del Newcastle e Jeroen Zoet del PSV.
  • Per i difensori questa è un annata d'oro, sia per gli esterni che per gli stopper. Sulle fasce abbiamo due veri campioncini come Ricardo Van Rhijn dell'Ajax e Jetro Willems del PSV, mentre al centro della difesa troviamo Stefan De Vrij e Bruno Martins Indi del Feyenoord. Jeffrey Bruma, Stefano Denswil, Darly Janmaat e Nick Viergever sono altri difensori dal futuro promettente.

  • Il centrocampo è messo in luce con tre talenti principali, Jordy Clasie definito il nuovo "Xavi", gioca nel Feyenoord, Adam Maher trequartista dal talento cristallino, di proprietà dell'AZ Alkmaar e Marco Van Ginkel mezz'ala del Vitesse. Anche Kevin Strootman e Leroy Fer, sono mezz'ale dal futuro assicurato, meno tecniche ma più dinamiche. Da tenere sotto'occhio anche i nomi di Davy Klaassen, Georginio Wijinaldum e Tonny Trindade de Vilhena.
  • Infine troviamo l'attacco, che da sempre è stato il reparto più produttivo, ma anche oggi i talenti vengono prodotti in quantità elevate Memphis Depay del PSV, Luuk De Jong del Gladbach e Anass Achahbar del Feyenoord  sono i maggiori talenti. Anche Ola John, Luciano Narsingh e Luc Castaignoos (ex Inter) promettono bene.

15 aprile 2013

Milan-Napoli, l'analisi tattica: "Why Allegri got the tactic wrong"


Ecco un'interessante analisi tattica su Milan-Napoli, che ricalca in molti punti il mio pensiero. L'esclusione di El Shaarawy, per motivi fisici, ha privato i rossoneri di imprevedibilità e dinamismo. Robinho, talento mai del tutto sbocciato, ha deluso nuovamente.

It was a match that could have brought Milan within one point of second-place Napoli on the Serie A table.

Instead, a scrappy and often rugged affair concluded with only a 1-1 tie between the two teams competing at the top of the standings. The Rossoneri now need to fend off resurgent Fiorentina, who is threatening in fourth place. 

Only minutes before the start of the match, a news flash on La Gazzetta came out saying that Milan coach Massimiliano Allegri had decided to take Stephan El Shaarawy out of the starting lineup.



This was a shocking piece of information nobody expected, and there is little to support a move which would start the seldom-used Robinho in what was the most important match of the season for both teams.

As expected, Robinho was a ghost throughout the match. Apart from a few Joga Bonito style dribbles through defenders, he seemed out of shape and was taken out of the game in the second half. Robinho's heart isn't with the team anymore as he was nearly sold in the January transfer window and will be deemed as surplus this summer.

Even though Stephan El Shaarawy has been ice-cold this calendar year, he contributes so much more to the team than just goals.

His diabolical work-rate on the flanks is the epitome of selflessness, and he can also create problems for opposite defenders with his surging runs down the left side. The Pharaoh is a coach's dream come true for a match of this magnitude, and it is inexcusable to keep him out of the starting XI.

Why Allegri went with the Brazilian is as head-scratching as another bizarre move: starting Kevin Constant as the left back instead of the young phenom Mattia De Sciglio.

Constant was a decent revelation at the start of the season, as he had never previously played as a full-back before until Allegri decided to morph him.

Mattia De Sciglio on the other hand, has impressed on both flanks and has shown to be one of the finest up-and-coming defenders in Europe. He needed to play this match both for his own growth and to give the Rossoneri the best chance of winning.

Overall, it's a shame that one of the most important games in Milan's season needed to have one of the most bizarre formations—one which clearly didn't work out to Allegri's liking in the end.

fonte: Bleachreport.com

Le ultime parole famose in Serie A: Bucchi e Stramaccioni sempre sulla cresta dell'onda


Per la serie: "Le ultime parole famose" ecco le citazioni più belle e interessanti del week end calcistico appena trascorso. Quando si dice, una profezia azzeccata.

Ballardini (Genoa-Sampdoria 1-1): "E' necessario un mix di fame e rabbia per vincere il derby. Palermo, Pescara e Siena giocano prima? Niente calcoli, i loro risultati non ci dovranno condizionare". In effetti nessun condizionamento, e meno male che Matuzalem sbaglia i cross...

Donadoni (Parma-Udinese 0-3): "Non sarà di certo una partita facile, però abbiamo una chance che è quella di misurarci contro un avversario che ci sta davanti, con l’obiettivo di avvicinarlo ancora di più. Tutto questo dovrà però passare da una prestazione di spessore, altrimenti non si riesce a superare un’Udinese così in forma". L'unica roboante notizia sono le tre pappine prese in casa, con un Muriel in formato Fenomeno.

Bucchi (Pescara-Siena 2-3): "Siamo stati coraggiosi a Torino, abbiamo disputato anche una gara dignitosa, ma sapevamo sarebbe stata dura. Ora arriva il Siena che dobbiamo battere a tutti i costi, certamente sarà una gara più impegnativa da preparare rispetto a quella con la Juventus. Credo che le speranze di salvezza siano al 5%, ma finché c'è speranza nessuno può permettersi di mollare". Bucchi è un fedelissimo della nostra rubrica, dopo il pari dei suoi ho temuto che ci lasciasse per un lunedì, ma non ci ha traditi!

Stramaccioni: "Dobbiamo portare l'Inter in Europa. La porta principale è più lontana, ma io ci crederò finché non ci saranno 4 punti di distanza all'ultima giornata. l nostro 2013 non è stato positivo come risultati. Abbiamo chiuso il 2012 in una posizione di classifica differente. E' sbagliato puntare i riflettori su un reparto perché quando una squadra subisce qualche gol di troppo è una cosa che dipende dal collettivo. Non punterei i riflettori sul reparto arretrato. Non mi piace fare bilanci a 7 partite dalla fine. Dobbiamo fare il meglio adesso e invertire la tendenza. La squadra è concentrata sulla partita di Cagliari e solo dopo il fischio finale penseremo alla Roma". Di questo passo potrà togliersi il pensiero quanto prima.

Colantuono: "Siamo in grande emergenza ma ciò non deve né creare né costituire nessun alibi. I giocatori per disputare questa gara ci sono e sono sufficienti. Non ci piangiamo addosso e i sostituti sono convinto che faranno bene e non faranno rimpiangere gli assenti". Poteva andare meglio..

Ventura: "Conosco ormai bene questa piazza e le piccole e grandi cose che la circondano: i punti vanno conquistati il prima possibile. Tolto il derby tutte le partite sono uguali: non importa dove faremo i punti, l'importante sarà farli". La Fiorentina è avvisata.

14 aprile 2013

Cassano si, Cassano no, Cassano forse?

Cassano sì, Cassano no, Cassano forse. La Gazzetta dello Sport ha provato a chiedere a tre grandi campioni del passato cosa fare con l'eterno incompiuto.

Tre "Saggi" dell’Inter passata votano per la sua permanenza. Primo, Sandro Mazzola: "Deve restare, oltre al fatto che ha un contratto. A tratti ha fatto vedere bellissime cose. Ah, sia chiaro: non da titolare ma come cambio di lusso, come già doveva essere quest’anno". Secondo, Mario Corso: "Credo debba restare, perché è utile e perché mi è sembrato fisicamente a posto". Terzo, Evaristo Beccalossi: "Per quello che ha fatto, fossi nell’Inter lo terrei eccome. Quest’anno è stato l’uomo in più, e fra l’altro ha praticamente sempre giocato. Uno con qualità fa sempre comodo, poi bisogna vedere quanto lui ha in mente la Sampdoria...".


Nel mio preambolo si è ben capito come la penso. Cassano non fa la differenza, non la faceva a 20 anni e 15 kg fa; non la farà nè oggi nè domani. E' un buon giocatore e concordo con Mazzola che possa essere una buona alternativa, ma se l'Inter vuol vincere non è il cavallo su cui puntare. Lo dice la storia, sua e dell'Inter, non io. Gli altri la pensano diversamente da me, e son certo anche molti tifosi meneghini. Il calcio è bello anche per questo, forse parto prevenuto ma a me non è mai piaciuto. Un talento cristallino, più o meno come Balotelli, ma senza voglia di sudare, lottare e sacrificarsi. Non sono i giocatori che piacciono a me, mi spiace.  Se a questo aggiungiamo un carattere poco incline al compromesso ed un'educazione tutt'altro che superba, il quadro è completo.

Esclusiva derby di Genova: Carparelli: "Si vince col cuore, la grinta e.."

Andrea Pace, editor per Esperto di Calcio e grande appassionato rossoblu, ha contattato in esclusiva per il blog Marco Carparelli. L'ex bomber del Grifone, a poche ore dal calcio d'inizio, svela tutti i segreti del derby della lanterna, mostrando quale sia la giusta via per vincerlo!

Marco benvenuto e grazie. Come si vince una partita intensa come il derby genovese?


"E' un piacere, buongiorno a tutti. 
Per vincere bisogna lottare col cuore, il coltello fra i denti e il sangue agli occhi". 

Come schiereresti l'undici rossoblu? 

"Io metterei in campo: Frey, Granqvist, Portanova,Manfredini, a destra Pisano a sinistra Antonelli, centrale Kucka, Matuzalem, in attacco Borriello centrale a destra FloroFlores e Vargas a sinistra. Tra le due secondo me arriva meglio il Genoa, che ha più fame di punti". 

Hai un ricordo particolare delle tue tante stracittadine?

Il ricordo più bello e' quel goal sotto la gradinata Nord , che portò al Genoa la vittoria nel derby! Perché queste, e tutte le partite si giocano così, col cuore e con la grinta ! Perché indossando quella maglia ci si porta addosso la storia del calcio italiano, e va onorata sempre. Quando le cose non vanno per il verso giusto, bisogna essere in grado di metterci la faccia , sempre. Perché Genova e' così, non chiedono Scudetti , Champions , ma uscire con la maglietta sudata, magari anche con una sconfitta, ma uscirne sempre a testa alta. Se lo fai sara sempre ricompensato dagli applausi e dall'affetto di un grande pubblico. 


Un ringraziamento particolare allo staff della fan page "Genoa la squadra di Genova", il cui lavoro è stato prezioso per proporvi questa bell'intervista.

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