Esperto di Calcio

This is default featured post 1 title

Go to Blogger edit html and find these sentences.Now replace these sentences with your own descriptions.This theme is Bloggerized by Lasantha Bandara - Premiumbloggertemplates.com.

This is default featured post 2 title

Go to Blogger edit html and find these sentences.Now replace these sentences with your own descriptions.This theme is Bloggerized by Lasantha Bandara - Premiumbloggertemplates.com.

This is default featured post 3 title

Go to Blogger edit html and find these sentences.Now replace these sentences with your own descriptions.This theme is Bloggerized by Lasantha Bandara - Premiumbloggertemplates.com.

This is default featured post 4 title

Go to Blogger edit html and find these sentences.Now replace these sentences with your own descriptions.This theme is Bloggerized by Lasantha Bandara - Premiumbloggertemplates.com.

This is default featured post 5 title

Go to Blogger edit html and find these sentences.Now replace these sentences with your own descriptions.This theme is Bloggerized by Lasantha Bandara - Premiumbloggertemplates.com.

20 maggio 2013

Viola di Rabbia, questa Fiorentina meritava la Champions

A fine partita Andrea Della Valle ha chiamato Pradè dalla Cina e ha detto: «Forza ragazzi, siete stati fantastici. Non preoccupatevi del Milan». Deluso e molto ironico invece Montella che così commenta il finale di campionato. «Dove abbiamo perso la Champions? Non penso a Roma o altrove, quando si fanno 70 punti o si perde per un rigore segnato o sbagliato. Il Milan è stato più bravo di noi a tirare i rigori», dice ironico.
Ancora il tecnico viola: «Un giocatore in campo mi ha chiesto se c'era il rigore e io gli ho detto, boh?» e si èmesso a ridere. Finale amaro. «Sono le situazioni del calcio — poi vedi situazioni strane e ti chiedi, ma che succede? Ho visto le azioni del Milan a Siena, ma non le commento, no so fare l'arbitro». Polemiche e dubbi anche su Twitter dove Gonzalo Rodriguez ha scritto: «Se dico quello che penso non gioco più in Italia». Rincara la dose Camporese: «Rigore del Milan imbarazzante».
Leader T'aspetti Jovetic, il guizzo che manca da tempo, cioé il suo 40esimo sigillo fiorentino e invece sbuca soprattutto lui, diventando il ponte levatoio verso il progetto internazionale dei Della Valle. Ora è la punta di diamante, Jo-Jo potrà partire indisturbato. E' Ljajic a prendersi la Fiorentina, appena rientrato dalla squalifica rende comunque magica la notte sull'adriatico: ottava vittoria in trasferta, record per la serie A a 20 squadre, anche se la beffa di Mexes brucia sulla pelle di tutti. Forse non canterà l'inno serbo, tanto da perdere la nazionale per l'arrabbiatura di Mihajlovic, ma di sicuro lo sentirete fischiettare il refrain della Fiorentina e non ci sarà da meravigliarsi. Adem Ljajic ha spinto Firenze verso il sogno della Champions League: è durato un'ora abbondante, terrorizzando il Diavolo che arrancava nell'inferno di Siena. A 400 chilometri ha giocato come un esorcista, ha calamitato l'attenzione e fatto drizzare le antenne di radio e telefonini. Il Milan sotto, con una retrocessa, e lui a timbrare i passaporto per sé e compagni. Tre gol pesanti come pepite d'oro (di piatto con palla piazzata a mezza altezza e due rasoterra precisi stile bisturi) si prende il cuore della città di Dante firmando 11 gol d'una stagione che non scorderà facilmente. Compresa l'ultima puntata, questa a Pescara.
Riecco Pepito Ma è lui a rendere comunque gustoso il ritorno al calcio di Pepito Rossi. Giusto in tempo, sgoccioli di campionato: la punta rubata al calcio da 600 giorni di sfiga, Nobel indiscusso alla sfortuna, vecchio pupillo del pensionato Ferguson ha ricalpestato l'erbetta dando al tutto un messaggio chiaro: nella nuova Fiorentina ci sarò anche io. E appare meno pesante il dolore per il sogno Champions sfumato, come se presagi per il futuro si materializzassero proprio mentre c'è da indirizzarsi verso la meno blasonata Europa League.

fonte: Gazzetta dello Sport

19 maggio 2013

Razzismo e violenza nel nostro calcio, cambieremo mai?

Ultimamente ho scritto poco, ho preferito osservare quanto accadeva nel nostro calcio. Mi spiace dirlo, perchè è il classico discorso da pensionato sulla panchina del parco, ma non cambia mai nulla. Nelle ultime due settimane, in Serie A, abbiamo assistito a tutto quello che non vorremmo mai vedere: liti, risse, contestazioni arbitrali, tafferugli sugli spali e, dulcis in fundo, razzismo.
Tralasciando le polemiche arbitrali e le pessime cadute stile in campo (vedi Muntari), vorrei concentrarmi piuttosto sui tafferugli negli stadi e sul razzismo.
Roma, per quanto possiamo sforzarci di negarlo, è una città con due tifoserie razziste. Non voglio pensare ne dire che sia l'intera città ad avere questo problema, ma di sicuro le tifoserie di Roma e Lazio hanno questo tipo di problema. Insultare un nero perchè nero ed un ebreo perchè ebreo, significa essere razzisti. Non neghiamolo, ma affrontiamo il problema di petto. Di certo non si può risolvere sospendendo per un paio di minuti scarsi una partita; ne chiudendo gli stadi. La soluzione la devono trovare la magistratura, la lega e le società, che di comune accordo dovrebbero espellere a vita chi si macchia di gravi episodi. Vogliamo uno stadio a misura di famiglia, guardiamo ai modelli esteri, ma di fatto non facciamo nulla. Persino il tanto elogiato e moderno Juventus Stadium presenta dei problemi, figuriamoci cosa può accadere in impianti obsoleti.
L'altra tematica che mi ha davvero infastidito è stata quella dei tafferugli dentro lo stadio. A Bergamo, in occasione di un'anonima Atalanta-Juventus, ci son stati disordini e intemperanze. E' dovuto intervenire Conte per placare gli animi e convincere i tifosi a farla finita. Ho apprezzato davvero il modo in cui il tecnico bianconero si è comportando, urlando a squarciagola "finitela deficienti" a quei ragazzetti stupidi che cercavano di rovinare una festa di sport. Tuttavia, non è accettabile che succedano eventi di questo tipo. Qualcuno deve risolvere la situazione, ma lo si deve fare e in fretta. Se non vogliamo arrivare al metodo Thathcer (nient'altro che una ramazzata violenta a suon di manganello sui tifosi violenti), troviamo una soluzione efficace. Ma troviamola.

18 maggio 2013

Serie A, la miopia continua: Monachello firma per il Monaco

Non è una novità, tantomeno una sorpresa, ma un altro fulgido talento del nostro calcio non giocherà nel Bel Paese il prossimo anno. Si tratta di Gaetano Monachello, talento scuola Parma-Inter, già da qualche anno in giro per l'Europa ed ora approdato al Monaco di Ranieri.
La notizia di mercato è confermata da Sky e dallo stesso giocatore:

In attesa dell’ufficialità che dovrebbe arrivare in tempi brevi, Gaetano Monachello, 19enne di Agrigento, ha già firmato un contratto che lo legherà per i prossimi tre anni al Monaco.
L’attaccante dell’Olympiakos Nicosia è cresciuto nel settore giovanile dell’Inter, ed è poi transitato nella del Parma e agli ucraini del Metalurg Donetsk, prima di approdare a Cipro e svincolarsi a parametro zero.
In collegamento telefonico con ‘Sky Sport 24’ ha già rilasciato le prime dichiarazioni di giubilo. “Ho firmato stamattina ma sono ancora molto emozionato, ancora non ci credo. 
Il Monaco mi seguiva da tre mesi e per me questo trasferimento è un importantissimo punto di partenza”.
Nonostante i proclami del possibile arrivo di Radamel Falcao è stato Monachello il primo rinforzo offensivo del club che ha vinto la Ligue 2. 
“Spero che arrivi davvero Falcao, sarebbe bello poter allensarsi con un bomber di razza come lui, ci sarebbe moltissimo da imparare. So che la concorrenza sarà agguerrita ma è comunque bello far parte di una squadra che ha obiettivi così ambiziosi” - parola di Monachello.

La mia è una battaglia persa, ma continuerò a combatterla. Inseriamoli sti giovani, scopriremo che sono forti. El Shaarawy e Pogba non sono gli unici a saper giocare a pallone, così come Saponara e Berardi non sono gli unici prospetti interessanti. Aspettiamo e vediamo, altri Giuseppe Rossi e Fabio Borini saranno di certo sparsi per l'Europa.

La cavalcata (bis) Bianconera

Come i più attenti amici sapranno, Esperto di Calcio non dorme mai. Tra le testate con cui collaboro c'è anche Calcio 2000, un magazine che dice molto a chi si è appassionato come noi al calcio anni '90. La rivista, una volta diretta da Marino Bartoletti, è ora un megazine online, a cui tutti possono accedere per gustarsi molte interessanti esclusive ed interviste.
Questo il mio speciale sulla Juventus campione d'Italia per la ventinovesima (o trentunesima che dir si voglia) volta.

Momenti e goal chiave:
• Giornata 3, il goal di Giaccherini al 61esimo nella trasferta di Genova
• Giornata 7, lo splendido goal al volo di Marchisio, per i 3 punti a Siena. Minuto 85
• Giornata 8, il goal al volo di Pogba contro il Napoli che chiude la partita. Minuto 82
• Giornata 10, il goal di Pogba al 93esimo con il Bologna per il 2-1 finale
• Giornata 11, il goal di Milito al minuto 75
• Giornata 18, la doppietta di Matri che ribalta il risultato tra il 75esimo e il 90esimo col Cagliari
• Giornata 22, il pari di Borriello a Torino al 68esimo che riapre il campionato
• Giornata 28, il goal di Giaccherini che stende il Catania al 93esimo
• Giornata 30, il goal di Matri al 60esimo che stende l’Inter a Milano


Dopo due agevoli vittorie la Juventus si trova in difficoltà a Genova. I rossoblu pressano alti e passano in vantaggio nel primo tempo, con merito. Conte inserisce Vucinic e Giaccherini nella ripresa, per dare nuovo vigore all’attacco bianconero. La musica cambia, gli attacchi si susseguono e si ha la sensazione che qualcosa possa accadere. Al 61esimo minuto Giaccherini vede lo spazio per concludere in porta, di prima. Il tiro è forte e preciso e s’insacca alle spalle di Frey, dando inizio alla trionfale rimonta della Vecchia Signora.
Il botta e risposta Pirlo-Calaiò ha portato la partita ad una fase di stallo. I minuti passano ed il Siena si difende con ordine, chiudendo ogni spazio ed impedendo agli avanti di Conte di trovare la via della rete. Al minuto 85, in seguito ad un’azione da calcio d’angolo, la palla s’impenna. Il più lesto di tutti ad arrivare è Claudio Marchisio, che senza pensarci due volte calcia al volo. Un destro potente e preciso, scagliando da dentro l’area di rigore. Pegolo si allunga, ma non può salvare la squadra di casa dal definitivo 1-2.
Il 20 ottobre va in scena la partita più elettrizzante, Juventus-Napoli. Gli uomini di Conte dominano in lungo e in largo, trovando nella ripresa il vantaggio con Caceres. Il tecnico bianconero manda in campo il giovane Paul Pogba a fare schermo davanti alla difesa, per arginare l’eventuale reazione partenopea. Pogba non solo si cala nel ruolo, ma decide di farsi conoscere al mondo intero. Al minuto 82 si avventa su una palla vagante, calciandola al volo con il destro. La traiettoria e la forza del tiro sono perfette e De Sanctis non può fare che raccogliere la palla in fondo al sacco.
E’ l’anno delle vittorie sul filo di lana, dopo Genova e Siena, ecco il colpo in casa con il Bologna. Il pari di Taider al minuto 71 sembra condannare la Juventus ad un passo falso casalingo. Gli uomini di Conte spingono, creano occasioni ma non riescono a concretizzarle a dovere. Quando il match sembra ormai finito spunta dalla mischia la testa di Pogba, che devia il tanto che basta per battere Agliardi. E’ un goal bello ed importante, che fa entrare il centrocampista francese nel cuore dei tifosi.
Reduce da 49 risultati utili consecutivi, la Juventus ospita l’Inter di Stramaccioni. Pronti-via ecco il goal di Vidal, che fa esplodere lo stadium dopo pochi secondi. La partita è tutt’altro che semplice però, con un’Inter arrembante e determinata. Il pari di Milito, su calcio di rigore, riapre il match ad inizio ripresa. La Juventus non ci sta e, spinta dal pubblico, si riversa in attacco. Vidal perde un pallone in mezzo al campo, a difesa scoperta. Guarin ne approfitta, si butta nello spazio e calcia in porta. Buffon devia come può, ma il più lesto di tutti è Milito, che trafigge il portiere bianconero e regala ai nerazzurri un importante successo.
Sul neutro di Parma il Cagliari vince e convince contro una Juventus forse distratta dalla sosta imminente. A quindici dalla fine i bianconeri sono sotto, quando Matri trova il goal del pari con una zampata di rapina. Negli ultimi minuti i bianconeri si riversano in massa nella metà campo rossoblu, spingendo e creando occasioni. Sul filo di lana l’ex cagliaritano Matri sigla la doppietta decisiva, che regala il successo alla Juventus.
Il testa a testa con il Napoli è in pieno svolgimento. A Torino arriva il Genoa del neo allenatore Ballardini. I bianconeri vanno in vantaggio con Quagliarella a inizio ripresa. La partita sembra addormentanta, ma Borriello scuote improvvisamente i suoi ex compagni. Il bomber del Genoa pareggia e riapre il campionato, rialzando il livello d’attenzione a Torino.
Dopo le polemiche dell’andata, il 10 marzo si presenta a Torino il Catania. Maran ha studiato bene la partita ed imbriglia i bianconeri. Gli uomini di Conte giocano 90 minuti nella metà campo avversaria, senza mai trovare il giusto spiraglio. A pochi secondi dal termine, in pieno recupero, Giaccherini si avventa su una palla vagante. Controllo in un fazzoletto e appoggio preciso alla desta di Andujar, fino a quel momento uno dei migliori in campo. La vittoria è fondamentale, perchè allontana il Napoli e avvicina quel tricolore tanto agognato in quel di Torino.
La trasferta di Milano non sarà mai una partita come le altre. Lo sanno i tifosi della Juventus, quelli dell’Inter e le rispettive società. Conte prepara bene la partita e si trova avanti con un gran goal di Quagliarella. L’Inter non ci sta e nella ripresa si butta in avanti, trovando il pari con il solito Palacio. L’asse Matri-Quagliarella, però, funziona a meraviglia. Passano nemmeno 10 minuti dal pari dell’Inter che il bomber scuola Milan trova la rete del definitivo vantaggio, trafiggendo Handanovic sul primo palo su cross dal fondo dell’ex Napoli.
Chiedete ad un qualsiasi tifoso juventino cosa pensa su Arturo Vidal. La risposta sarà scontata: è un guerriero, è imprescindibile. Il suo nome è scritto a chiare lettere sul primo scudetto dell’era Conte; e quest’anno non fa eccezione. Goal, grandi prestazioni e freddezza hanno caratterizzato la sua stagione, proprio come nella vittoria casalinga contro il Milan. Un successo decisivo, che consegna di fatto il tricolore ai bianconeri. Vidal sconfigge il “Diavolo” con un rigore di rara precisione, infilando il pallone all’incrocio dei pali con irrisoria semplicità.
Il resto è storia nota, con le feste e la gioia dei tifosi dopo la sfida casalinga col Palermo, valsa l'ennesimo tricolore per i bianconeri. 

17 maggio 2013

Il mercato dei giovani: cantera, scouting e...


Il futuro del nostro calcio è nei giovani. Le società nostrane, proprio come hanno fatto in passato le spagnole e le tedesche, devono iniziare a puntare sui ragazzi under23. Questo significa un'azione mirata su molteplici fronti:

  • investimento sul settore giovanile
  • scouting accurato in tutto il mondo
  • investimento sui migliori giovani della Serie A
Sul settore giovanile investono da un paio di stagioni alcune grandi di Serie A. Juventus, Milan e Fiorentina hanno impresso una svolta importante, cercando di creare una sorta di sinergia fra foresteria e prima squadra.
Lo scouting dell'Udinese non ha rivali al momento. Son circa 15 milioni all'anno quelli che i Pozzo investono per setacciare il mondo alla ricerca di nuovi talenti. A ben vedere si tratta di un vero investimento, con un ritorno economico-sportivo fantastico .
Infine l'investimento sui migliori talenti del campionato nostrano. Pian piano si è ridotta la mania esterofila di andare a cercare presunti campioni in Sud America o Est Europa, ma si può migliorare ancora. 

Il calcio è strano, pazzo. Ma è lo sport più bello del mondo

Il calcio è strano. Quante volte abbiamo sentito questa frase, specie pronunciata da Fabio Caressa dopo una rocambolesca azione? Sembra banale, ma è così. La testimonianza nel video che propongo qui sotto, in cui il Watford di Zola è riuscito a guadagnarsi l'accesso alla finale dei play-off per giocarsi l'accesso in Premier League. Una partita mozzafiato, al cardiopalma, che mi ha ricordato un pò il finale di City-Qpr della scorsa stagione, quando Dzeko e Aguero negli ultimi 2 minuti di recupero hanno regalato un titolo pazzesco alla squadra di Mancini.

Watford-Leicester:

16 maggio 2013

La maledizione di Bela Guttmann colpisce ancora: Benfica, vincerai mai?

Fa parte del folklore calcistico mondiale, ma la maledizione di Bèla Guttmann è una delle più inquietanti anatemi che circonda il mondo dello sport. Anche ieri sera, a distanza di quasi 50 anni, il Benfica non è riuscito a scrollarsi di dosso quanto il suo ex allenatore gli ha augurato: non vincere mai più in Europa.
E' un peccato, perchè ieri i portoghesi avrebbero meritato. Al di là della grande parata di Artur su Lampard, ed il palo dello stesso capitano britannico, i rossi di Portogallo hanno giocato alla grande. Hanno corso, pressato ed espresso un bel calcio, venendo puniti dal cinismo del gioco all'italiana di Rafa Benitez. Proprio lo stesso gioco che ha portato il Chelsea a vincere anche la Champions lo scorso anno e che ora Mourinho dovrà riportare a Londra per non fallire.

Nel 1961-1962 il Benfica si rafforzò con l'ingresso in squadra in pianta stabile di un altro calciatore di origine africana, il mozambicano Eusébio (arrivato al termine della stagione precedente). Guttmann giocò un ruolo fondamentale nell'acquisizione di questi, giacché fu Bauer (suo giocatore al San Paolo) a segnalarglielo, dopo un incontro nella bottega di un barbiere. Si preoccupò inoltre di far ambientare il nuovo giocatore (allora diciottenne), incoraggiandolo e invitando i compagni a stargli vicino. L'inserimento dell'attaccante, che fu determinante in quella stagione, lo portò a cambiare in parte l'assetto della squadra, facendo in modo che la posizione di Mário Coluna venisse arretrata ed ottenendo una propensione offensiva ancora più spiccata.
La stagione cominciò negativamente. In forza della conquista della Coppa dei Campioni dell'anno precedente, il Benfica disputò la Coppa Intercontinentale contro il Peñarol Montevideo, perdendola dopo tre confronti (vittoria per 1-0 al primo, sconfitta per 0-5 al secondo e per 1-2 ai play-off); Guttmann litigò con la dirigenza accusandola di aver mal organizzato la trasferta, uno dei motivi che a fine annata lo portarono alla rottura col club.
L'allenatore lasciò poi tutti di stucco quando alla vigilia della semifinale di Coppa dei Campioni contro il Tottenham Hotspur annunciò che al termine della stagione avrebbe abbandonato il club, aggiungendo inoltre che avrebbe gradito allenare in Inghilterra; ma si trattava in realtà di una mossa volta a disturbare gli avversari col clamore destato presso la stampa, dacché la decisione era stata presa già da tempo. Il Benfica, dopo aver sconfitto gli inglesi in una difficile semifinale, giunse all'atto conclusivo del torneo per il secondo anno di seguito, avendo come avversario il Real Madrid di Puskás e Alfredo Di Stéfano. Il primo tempo si concluse col punteggio di 3-2 per gli spagnoli, ma nello spogliatoio Guttmann, davanti ai giocatori delusi, disse: «La partita è vinta. Loro sono morti». Nella seconda parte dell'incontro operò un cambiò determinante, assegnando a Cavém la marcatura di Di Stéfano al fine di privare Puskás dei rifornimenti; il Benfica vinse per 5-3, grazie anche ad una doppietta di Eusébio.
Il campionato fu concluso al terzo posto, e quando chiesero a Guttmann il perché della mancata vittoria, rispose sottolineando come il Benfica non avesse «il culo per sedersi su due sedie», frase che in Portogallo è divenuta celebre.
La conquista della Coppa dei Campioni lo indusse tuttavia a chiedere il pagamento di un premio, ma la dirigenza glielo negò affermando che nel contratto non fosse presente una clausola contenente tale previsione. Guttmann disse «Ho avuto quattromila dollari in meno per aver vinto la Coppa dei Campioni rispetto al Campionato portoghese. Nessun tentativo è stato fatto dai dirigenti per cambiare la situazione» e, come conseguenza, lanciò una maledizione:
« Da qui a cento anni nessuna squadra portoghese sarà due volte campione d'Europa ed il Benfica senza di me non vincerà mai una Coppa dei Campioni. »
Da quel momento la squadra ha perso tutte le finali di Coppa dei Campioni disputate. Il 15 maggio 2013 si consuma, infatti, l'ultima beffarda sconfitta in una finale europea, quella valida per aggiudicarsi l'Europa League: di scena all'Amsterdam Arena, la squadra portoghese allenata da Jorge Jesus perde all'ultimo minuto contro il Chelsea di Rafa Benitez, con il risultato finale di 2-1 per i Blues. Sembra resistere nel tempo, pertanto, l'influsso negativo dell'anatema scagliato dall'ex tecnico ungherese. Nel 1990, in occasione della partita Benfica-Milan che si giocava a Vienna, Eusébio pregò senza successo sulla tomba del suo ex allenatore. Guttmann aggiunse anche che era sua intenzione abbandonare il club per non poter allenare «quattordici commendatori», titolo del quale era stato insignito al pari dei giocatori da parte di Salazar grazie all'ultima vittoria, e che «la terza stagione è quasi sempre mortale per un allenatore».

Luis Suarez: l'uomo giusto per la Juventus?

Il portale bleacherreport.com scrive un interessante editoriale su Luis Suarez. Il titolo, emblematico quanto diretto, è "why Juventus should keep far away from Suarez". Chi mi legge sa che io stravedo per Suarez, e ho più volte suggerito il suo acquisto. Certo, dopo il morso ad Ivanovic è impossibile non restare perplessi, ma io considero il giocatore un talento cristallino, un vero fuoriclasse. Chi avrà ragione?

Forget the 23 Premier League goals Luis Suarez netted for Liverpool this season.

Since the troublesome forward was banned 10 matches for biting Chelsea defender Branislav Ivanovic the Reds have taken seven of a possible nine points while outscoring their opponents a combined 9-1.

They will miss the Uruguayan, but they will also get by without him. Make no mistake—they will be selling him this summer.

But Juventus are one club that have absolutely no need for the 26-year-old.

Of course, if player acquisitions were merely about on-field performances, the back-to-back Serie A champions would surely be as keen on Suarez as both Bayern Munich (Telegraph) and Paris Saint-Germain (Le 10 Sport) are reported to be.

But his latest biting incident (he was suspended seven matches for taking a chomp out of PSV’s Otman Bakkal back in November 2010) has cast further aspersions on his character, and while some clubs may be desperate enough for reinforcement up front to turn a blind eye to his behavioural history, Juventus are not one of them.

Although Mirko Vucinic is the only Bianconeri forward to have scored 10 Serie A goals so far this season (Arturo Vidal has also contributed 10 from midfield), between the Montenegrin, Alessandro Matri and Fabio Quagliarella they still have enough weapons up front to warrant some distance between themselves and Suarez.

They’ll be adding to their striking corps during the summer, anyway.

Athletic Bilbao striker Fernando Llorente, out of contract at the end of the season, will be moving to Turin in the next few weeks and will look to replicate the form that saw him bag 29 goals in all competitions for the Basque side in 2011-12.

Juventus are also thought to be interested in reacquiring PSG striker Zlatan Ibrahimovic, who represented the club between 2002 and 2006.

Gazzetta dello Sport has already claimed the Bianconeri have offered the Sweden international a four-year contract (Eurosport), and given the bust-up between the 31-year-old and PSG sporting director Leonardo during the Ligue 1 side’s title celebrations Sunday (Metro), it would seem as though a parting between the player and his current club is imminent.

As for Suarez, he may have some difficulty finding a western European club to join ahead of next season.

Given his profile, wage demands and the fee Liverpool are likely to demand, it’s unlikely a midtable side from any of the continent’s major leagues would be able to afford him, which is why a switch to Turkey or Russia would perhaps be in his best interests, at least for the time being.

Galatasaray and Fenerbahce have been throwing considerable money at high-profile players in recent months, and the likes of Zenit St. Petersburg and Anzhi Makhachkala are no strangers to shelling out for big-name players, either.

Any of these would be far more realistic destinations for Suarez, who isn’t needed at Juventus, anyway.

15 maggio 2013

Il potere dei soldi contro i valori: Radamel Falcao e la pazza scelta Monaco

Radamel Falcao è un attaccante straordinario, probabilmente uno dei pochi che può tener testa a Messi e Cristiano Ronaldo. Eppure, per quanto lo consideri un giocatore unico, inizio a nutrire seri dubbi su di lui. Il passaggio al Monaco di Ranieri sembra fatto, e se così fosse la mia opinione si modificherebbe radicalmente. Non dirò mai che non sia un attaccante di indubbio valore, ma il passaggio ad una società senza arte ne parte come il Monaco non ha senso. Non ha una logica per uno sportivo che può ambire ai massimi livelli, per un centravanti che potrebbe vincere qualsivoglia trofeo.
Classe 1986, il numero nove colombiano è all'apice della carriera, che lo ha fino a questo momento giocare con maglie importanti ma non uniche. Porto e Atletico Madrid son grandi club, ma il loro prestigio non può essere paragonato a quello di altre società: Real Madrid, Barcellona, United, Juventus, Milan, Bayern Monaco. Ma nemmeno a grandi società come il Liverpool, l'Inter, il Chelsea o il Borussia Dortmund.
Da un giocatore del suo livello mi sarei aspettato si un trasferimento, ma per ben altri lidi. Pensavo volesse vincere, subito. Pensavo e speravo che avesse fame di vittoria e di successi, di coppe e gloria. Forse mi son sbagliato, il richiamo della bella Montecarlo e della ricchezza è più forte. Forse sono un romantico io, un idealista a pensare che successi e vittorie valgano più dei milioni di euro degli sceicchi. Per carità, di fronte a certe cifre tremerebbero le gambe a tutti, ma mi domando: possibile che un ragazzo che guadagna 5 milioni di euro l'anno sacrifichi la fama e la gloria per guadagnare 10? Cosa se ne farà mai di altri 5 milioni l'anno?
Spero davvero che Radamel mi smentisca, rifiutando il trasferimento al Monaco. Ad oggi, purtroppo, l'affare sembra fatto.

Borussia Dortmund, un colpo sensazionale: Christian Eriksen

Ci chiediamo come mai il calcio tedesco ed il Borussia Dortmund possano "bagnarci il naso" ogni volta. E' presto detto, puntano sui giovani di qualità. Ecco l'ennesimo talento preso dai gialloneri, un giocatore fantastico che farà grandi cose: Eriksen.

Il Borussia Dortmund ha trovato il degno sostituto di Mario Gotze, destinato a raggiungere il Bayern Monaco dopo la finale di Champions League del prossimo 25 maggio. Si tratta del centrocampista danese dell'Ajax Christian Eriksen (21), a lungo obiettivo di mercato di Milan e Roma.

In scadenza di contratto nel 2014 e tutt'altro che intenzionato a rinnovare, il talento scandinavo è pronto a rifiutare anche la corte delle formazioni di Premier League (Liverpool e Tottenham su tutte) per andare a giocare in Bundesliga. Al quotidiano olandese De Telegraaf ha dichiarato: "Sono a conoscenza dei contatti tra i due club e mi piacerebbe vestire la maglia del Borussia Dortmund. E' una squadra che pratica un calcio offensivo che si addice alle mie caratteristiche. Fino a qualche anno fa non avrei mai pensato di andare a giocare in Germania, ma negli ultimi anni è diventato un torneo davvero competitivo".


Come scrive calciomercato.com, il Borussia Dortmund ha trovato il degno sostituto di Mario Gotze. Noi siamo qui ad arrovellarci su buoni giocatori come Ilicic, spacciati per campioni, e poi non vediamo i veri talenti.

14 maggio 2013

Why Serie A Must Act Against Racism Now

Interessante editoriale di Bleacherreport.com, contro il razzismo negli stadi italiani.

Another Serie A match, another round of racist chanting from a minority of fans for whom the color barrier in sport apparently never came down.
What is Italy's problem?

This time, Mario Balotelli was playing for his club against Roma. The match was at AC Milan's San Siro stadium, and it was Roma's travelling fans who embarrassed club and country—directing monkey chants at Balotelli and other black players on the field.

Things got so bad that the referee stopped the match in the second half, with a warning delivered over the stadium's PA system (via The Telegraph).

Milan manager Massimiliano Allegri was rightly disgusted. He told reporters after the match:

People should go to the stadium to see two teams battling each other on the pitch, not this sort of thing, it's a place for the uncivilised. Above all, the culture in Italy is backward. Tonight we had racism, laser beams flashed in the eyes of players and an interrupted match.

The incident is the just the latest entry in a catalogue of shame for Italian football and its failing quest to eradicate a deep-rooted cultural problem.

CNN's John Sinnott investigated the issue in an illuminating feature, touching on the prevalence of neo-Nazi and neo-Fascist groups in Italy and highlighting the political, racial and historical themes motivating the country's racist behaviour. Some believe Italy's dilapidated stadia are partly to blame.

Whatever the cause, Italian football and the issue of racism are never long apart.

In February, Inter Milan were fined around $65,000 after their fans abused former player Balotelli in the Milan derby (via BBC). Inter fans had already been fined $26,000 for racist chants against Balotelli in a match that didn't even feature the player a couple of weeks before (via Daily Mail). UEFA again fined them after similar actions during a Europa League tie against Tottenham (via BBC).

Balotelli's Milan teammate Kevin-Prince Boateng was among those targeted by Roma fans on Sunday. In January, Boateng left the field in protest of racist chants from fans of fourth-division Pro Patria during a friendly match (via BBC). In April, a section of Juventus fans also singled out Boateng, which led to a $40,000 fine for the club after their Serie A clash against Milan in Turin (via Daily Mail).

These are just a few recent examples of what is a considerable blight on the reputation of Italian football. The most recent episode, on Sunday, prompted this reaction fromFIFA president Sepp Blatter on Twitter:

Appalled to read about racist abuse in Serie A last night. Tackling this issue is complex, but we’re committed to action, not just words.

Blatter has made some missteps on racism, but his organisation are making positive steps. FIFA recently set up the Task Force Against Racism and Discrimination with a view to tackling the problem in a uniform way.

Chaired by FIFA vice president and CONCACAF president Jeffrey Webb, the task force will put a three-part proposal to FIFA congress at the end of May. In summary, they want an official at every stadium monitoring for possible incidents of racist abuse, and they also hope to establish a two-tier outline for punishments and put greater onus on leagues and teams to deal with the issue.

Tier 1 on the penalties scale would result in, "a warning, a fine, or the playing of a match behind closed doors." Tier 2 offences could be met by, "point deductions, expulsion from a competition, or relegation." (via FIFA)

The best thing here is that Tier 2 offences would not be judged solely on their severity. They would also be applicable to repeat offenders, so a club whose fans don't learn their lesson would rightly be faced with a very serious outcome.

Serie A has needed these measures for some time. Inter fans have already been found guilty of racist abuse three times in 2013, yet they've escaped with combined fines of less than $150,000—less than some players receive on a weekly basis.

Roma are also repeat offenders. Their fans abused Balotelli in 2009 when he was playing for Inter. The punishment that time was a measly $10,000 (via World Soccer).

If FIFA get their proposal through, the game at large will have a set of guidelines to work from and strong deterrents to enforce. But can Italian football really afford to wait for that to happen?

I say no. What's needed is firm action against Roma that tells the world Serie A and the Italian football authorities are ready to take this on with vigor. A points penalty and sentencing Roma to play their last game of the season behind closed doors would be a good place to start.

From there, the penalty should escalate for subsequent incidents. If Roma's fans engage in racist abuse during their Coppa Italia final against Lazio, then they should be banned from the competition next season.

Italian football cannot afford to wait for a FIFA mandate to crack down on racism. Bold steps need to be taken now, and the first should be in reaction to the abuse of Balotellion Sunday.

L'insostenibile pesantezza di essere un arbitro

Stamattina, durante la rassegna stampa della domenica calcistica appena terminata, mi sono imbattuto in questo articolo di Carlo Nesti, titolato “Rocchi: la pagliacciata della permalosità arbitrale”: “Milan-Roma: Rocchi, che pagliacciata! Seguo il calcio da 40 anni, e da 40 anni continuo ad assistere al “culto della personalità” della “casta arbitrale”. Questi signori, prima vestiti in nero, poi in rosso, poi in blu, poi in giallo, e, un giorno, si spera, “nudi”, e cioè spogliati del loro narcisismo, commettono il solito errore ereditario, da Lo Bello, a Collina, fino ai giorni nostri. Antepongono la permalosità, irritandosi come bimbi dell’asilo al minimo affronto, all’incolumità dei giocatori. Un atleta rischia di spezzare la gamba al prossimo? Cartellino giallo. Muntari, a fronte di una ammonizione inesistente, ai danni di Balotelli, si permette di afferrare Rocchi per un braccio, senza offenderlo? Espulsione, manco fosse “lesa Maestà”, e partita falsata. Inoltre, al momento di fermare l’incontro, per i “buu” razzistici contro Balotelli, l’arbitro “prescrive” un minuto di sospensione (60 secondi) come deterrente, nei riguardi degli ultras giallorossi deficienti. Come dire: “Stupidini, mi raccomando, non lo fate più!”. Ma è una interruzione di almeno 5-10 minuti a mettere gli “energumeni” dinanzi alle responsabilità! Ci vogliono “bastoni morali”, e non “carote prostatiche”!” Cosa dire. Sugli arbitri delle massime categorie nazionali si può dire tutto tranne che siano permalosi: per esempio, ricordo un Udinese-Roma dove Totti mandò a quel paese Rizzoli per tre volte consecutive, reo di averne intralciato una conclusione. Solamente al terzo “vaffa” fu estratto il cartellino giallo. E non il rosso, un sacrosanto rosso. Non aggiungo altri esempi, ma ogni domenica è costellata di esempi di inaccettabile tolleranza alle proteste e agli insulti da parte dei nostri fischietti. Nella gara oggetto dell’articolo di Nesti, Milan-Roma, Muntari afferra con vigoria il braccio di Rocchi e secondo Nesti non andrebbe espulso, in quanto l’espulsione falserebbe la partita. Rimango senza parole, basito. Il primo pensiero va ai campi di provincia, quelli del calcio dilettantistico, dove si scimmiottano sempre più gli atteggiamenti dei “grandi” giocatori visti in tv. Penso ai tanti episodi di violenza, dove i calciatori che perdono le staffe senza motivo e aggrediscono, colpiscono, arbitri di tutte le età, che a seguito dell’aggressione sospendono giustamente la gara e vengono addirittura contestati per averlo fatto. Penso al loro tragitto verso gli spogliatoi, doloranti e soli, la chiamata alle forze dell’ordine (che andrebbe fatta dalle società), il dirigente che si presenta nello spogliatoio e chiede di chiudere un occhio su quanto successo. Penso al viaggio fino al pronto soccorso, la lunga attesa per la visita e la chiamata a casa per comunicare quanto successo, con la relativa preoccupazione che una tale comunicazione suscita nei familiari. Penso al ritorno a casa a notte inoltrata, con una cena da fare e un referto da redigere, magari con un collare al collo per la violenza delle percosse. Penso alla notte insonne per il dolore e le emozioni della giornata. Penso al lunedì in sezione, dove un presidente troppo impegnato ti dirà semplicemente di scrivere quanto successo, e ti ritroverai ancora solo e umiliato, nel fisico e nella mente, abbandonato da chi dovrebbe tutelarti. Penso al giovedì, il giorno del comunicato ufficiale, dove è uscita la squalifica dell’aggressore: diciotto mesi, ridotti poi in appello a dodici, molti dei quali estivi, quelli in cui non si gioca. Penso allo stato d’animo di questo ragazzo/uomo, alla riflessione circa l’andare ancora avanti nel fornire un servizio alla federazione per ventisette miseri euro o restare a casa per non correre altri pericoli. Penso al giorno delle dimissioni, dove i colleghi e i dirigenti ti diranno che non bisogna lasciare e che se lo fai sei un codardo. Penso a cosa lascerà in questo ragazzo/uomo questa esperienza. Penso a tutto questo. Ora, caro Carlo Nesti, pensi a tutto questo. Pensi se atteggiamenti come le aggressioni fisiche e verbali nei confronti degli arbitri siano da difendere invece che stigmatizzare. Pensi a tutti i calciatori professionisti e dilettanti che da domenica prossima si sentiranno legittimati ad avere certi atteggiamenti verso gli arbitri, atteggiamenti che di sportivo hanno poco. Perché secondo Lei, che dello sport fa il Suo lavoro, la vittima di una aggressione, aggredito perché colpevole di avere adottato una scelta definita come discutibile, non ha il diritto a far rispettare la propria autonomia e identità. Si metta nei panni di quell’uomo/ragazzo e pensi se è una persona permalosa. E pensi se tutto questo è una pagliacciata.

13 maggio 2013

Il toro di Pamplona sarà pronto per la Juve?

"You're really looking for a forward? But you have already taken a really good one: Fernando Llorente."

Those are the words of Real Madrid president Florentino Perez addressing his opposite numbers at Juventus, according to the Turin-based sports daily news.

The Spaniard was reacting to the news that Juve were in the market for another forward, despite signing up the Athletic Bilbao man earlier in the year, as his contract was expiring.

The imposing striker has made quite the name for himself at the Basque club and is one of the most respected and admired at the position today. He has, however, endured a torrid season this term, something the Bianconeri will be hoping doesn't continue once he's moved to Turin.

But even with the Spaniard, Conte & Co. are still in the market for a forward. So who could complement—or perhaps even upstage—Llorente next season?

fonte: bleacherreport.com

12 maggio 2013

Goodbye and thank you, Paul Scholes

E' tempo di tristi addii in casa United. Dopo Alex Ferguson, che lascerà Old Trafford a fine anno, anche Paul Scholes saluta tutti. Questo il report di bleacherreport.com il portale internazionale che tutti gli amici di Esperto di Calcio dovrebbero seguire. 
After picking up another Premier League title, Manchester United midfielder Paul Scholes has confirmed he'll retire from the game, according to BBC Sport:
Manchester United midfielder Paul Scholes has confirmed his retirement for asecond time.
The midfielder was quoted via United's official website as saying that it's been an "honour" to play for United "under the greatest manager of all time":
Yes, I am finally hanging up my boots for good! Playing football is all I have ever wanted to do, and so to have had such a long and successful career at Manchester United, under the greatest manager of all time, has been an honour. The team has the right balance and will continue to thrive under the leadership of David Moyes.
Ferguson was also quick in his praise of Scholes, calling him a "truly unbelievable player" and stating that it had been a "real privilege to work with him for so many years." He also confirmed that the England international will play on Sunday in his last home game against Swansea City.
Hi-res-139942750_crop_exact
Scholes had already retired once from the English competition at the end of the 2010-11 season, but he was talked back into a return by manager Sir Alex Ferguson, who also announced his retirement at the end of this year. And whilst United would not go on to win the league trophy that season, Scholes' determination and commitment to the game showed that he still had plenty left to give to the Red Devils.
The 38-year-old didn't play as strong a role in this year's title success as he did in previous seasons, but having played at the club across three decades and amassed various trophies in both England and abroad, there's little doubting Scholes' claim to be one of the true great midfielders in history.
Scholes will finish with over 700 club appearances to his name—the third most in club history—and won the second highest number of trophies as well.
He won 11 Premier League titles, three FA Cups and two Champions League trophies in his illustrious career at Old Trafford. He was named into the Premier League's Team of the Decade in 2002 and inducted into the English Football Hall of Fame.
ESPN reports that Scholes may take up a coaching role alongside new manager David Moyes next season, but no official information is yet known.

Il made in Italy torna in auge: Borussia Dortmund su Gabbiadini

Non solo una finale di Champions League da preparare, ma anche tanto mercato nei pensieri del Dortmund. I dirigenti tedeschi stanno sondando il mercato per rinforzare la squadra di Klopp, che potrebbe avere un rinforzo made in Italy. Strano ma vero, Manolo Gabbiadini piace ai gialloneri, come riporta tmw questa mattina:

Sembrava fosse solamente un'idea di mercato, una di quelle suggestioni nate nell'estate del 2012 e destinate a essere catalogate come boutade. Non era così, il Borussia Dortmund, nella scorsa stagione, aveva condotto un sondaggio presso l'Atalanta per il cartellino di Manolo Gabbiadini, attaccante ventenne (ora di anni ne ha 21, ne compirà 22 a fine novembre) che era destinato a prendere il posto di Lucas Barrios.
Il Borussia, capito come la Juventus fosse decisamente in vantaggio, decise di virare sul cartellino di Julian Schieber, attaccante dello Stoccarda che finora ha giocato come prima riserva di Robert Lewandowski. Proprio il bomber polacco gioca un ruolo chiave in questa vicenda, perché negli scorsi giorni la società teutonica ha chiesto ancora informazioni su Gabbiadini (attualmente in prestito al Bologna) e stavolta la soluzione potrebbe essere diversa. Vero che il costo del cartellino del giovane centravanti di Bolgare è lievitato negli ultimi dodici mesi e che difficilmente un'offerta inferiore ai dieci milioni di euro sarà valutata. Però è altrettanto chiaro che il Borussia stia cercando un'alternativa a Lewandowski, destinato a lasciare la compagine della Ruhr, e con i soldi della sua cessione - più di quella di Mario Gotze, al Bayern, per 37 milioni di euro - può formulare una proposta soddisfacente. Bisognerà capire quale sarà l'intenzione della Juventus, che negli scorsi giorni sembrava propensa a rinnovare la comproprietà con l'Atalanta e poi cederlo un'altra volta in prestito a una squadra di seconda fascia.


Juventus, Bologna e Atalanta sono avvisate.

11 maggio 2013

Futuro Inter: Stramaccioni in bilico, e se arrivasse Simeone..

Il futuro dell'Inter è nella mani di Massimo Moratti. Da mesi si rincorrono voci sui piani dei nerazzurri per la prossima stagione, ma nessuno ha realmente capito quali siano le intenzioni del presidente. Il primo nodo da sciogliere è quello dell'allenatore. Ieri c'è stato un confronto fra Moratti e Stramaccioni, le cui opinioni a fine colloquio apparivano completamente discordanti.
Queste le indiscrezioni riportate dai portali nerazzurri:
Giornata chiave in casa Inter, dove si è svolto l’atteso incontro Stramaccioni-Moratti. Se il tecnico nerazzurro è apparso fiducioso, diverso è l’umore del patron nerazzurro, intercettato dai cronisti fuori dagli uffici milanesi: “Stramaccioni è felice? Sono contento per lui….”. Moratti è apparso visibilmente contrariato e nervoso.

Da fonti vicine al patron, è sempre più in bilico la posizione di Stramaccioni che non convince più Moratti. La fiducia verso il tecnico nerazzurro è scemata ed il numero 1 nerazzurro è tentato dall’idea Mazzarri, vicinissimo alla Roma. In alternativa il sogno è Simeone, con Blanc come seconda scelta. Nelle prossime ore, il patron prenderà una decisione definitiva, ma la panchina di Strama traballa come non mai.


A parer mio non si può paragonare Stramaccioni a Simeone, un tecnico bravo e con ormai un buon bagaglio di esperienza. Mazzarri ha me non piace, ma è innegabile sia un tecnico preparato. Blan? Tanto varrebbe tenere Stramaccioni, che costa meno e conosce già l'ambiente. Come detto, però, tutto passa per le scelte presidenziali.

Max Allegri prepara le valigie, chi nel suo futuro?

Quello di Allegri sembra un destino scritto da mesi, ormai. E' giusto? io non credo. Penso che l'allenatore abbia fatto grandi cose, mandarlo via sarebbe un errore. Lo dico da amante del calcio e da discreto oppositore del livornese, che non sarà simpaticissimo ma che ha dei numeri interessanti. Le parole di Squinzi, presidente di Confindustria, non sembrano però lasciar spazio a dubbi.

"Berlusconi ogni tanto mi chiama e mi dice 'quel tuo allenatore lì non capisce niente". A parlare è Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria e patron del Sassuolo, prossimo alla promozione in Serie A. E "quel tuo allenatore lì" è Massimiliano Allegri. Rivelazioni choc quelle di Squinzi rilasciate in un'intervista a Radio 24.Squinzi, però, sull'operato di Allegri ha un'idea precisa ed, evidentemente, diversa da quella di Silvio Berlusconi: "Allegri ha fatto il massimo - ha detto ancora a Radio 24 -, non era da tutti arrivare in Champions". E continua: "Allegri con i mezzi che aveva a disposizione quest'anno ha fatto tutto quello che si poteva fare. Io lo terrei - dice Squinzi -, certo ha un bel caratterino, non è uno che si fa tanto condizionare".La parte più "calda" della sua intervista riguarda il contenuto delle sue telefonate con Silvio Berlusconi. "Infatti Berlusconi ogni tanto mi chiama - svela - e mi dice 'quel tuo allenatore lì non capisce niente. Pensa che mi mette El Shaarawy in panchina. Però mi sa che ha ragione Allegri perché nelle ultime partite El Shaarawy è tutto fuorché brillante. Infatti adesso il Milan lo sta sostenendo Balotelli". Poi una battuta rivolta agli interisti, firmata Squinzi, grande tifoso milanista: "D'altronde quando si adottano certe politiche si vede qual è il risultato che si ottiene. Certo che gli interisti l'anno prossimo avranno il mercoledì e il giovedì liberi da impegnare in altre attività".

Roma o Napoli nel futuro di Allegri? Se andasse alla Roma, con i giovani interessanti che ci sono in rosa, potrebbe essere un problema per tutti gli altri club.

10 maggio 2013

Il saluto alla leggenda: goodbye Sir Alex

Ho voluto attendere qualche ora prima di commentare la notizia. Sir Alex Ferguson lascia il calcio, al suo posto l'attuale tecnico dell'Everton, David Moyes.
E' stata una notizia strana da metabolizzare, da quando seguo e amo il calcio lo scozzese dello United è stato sempre presente. E' come se un pezzo di me, della mia storia calcistica, se ne andasse. Ferguson è stato per me un grandissimo allenatore, un rivale da battere o da applaudire. La mia Juventus ed il suo United hanno giocato epiche battaglie, partite favolose. Penso a quanti campioni si sono affrontati, a quanto rispetto vi fosse fra lo scozzese e Marcello Lippi, l'allenatore che ogni juventino non smetterà mai di ringraziare. 
E' strano pensare che, dal prossimo anno, in Inghilterra ed in Europa non si vedrà più Sir Alex, con il suo cappotto nero, il capello bianco e la tenacia di un leone. Non lo vedremo più spronare e guidare i suoi dalla panchina dell'Old Trafford, quel posto unico e meraviglioso nascosto fra i mattoni ed annegato fra settanta mila persone in festa. 
L'uscita di scena di Ferguson chiude un ciclo, un'era calcistica. Se ne va un grande allenatore, un grande uomo ed un immenso sportivo. Moyes, per quanto bravo sia, non potrà mai rimpiazzare nel cuore e negli occhi di tutti gli amanti del calcio un'istituzione come Sir Alex. 
Grazie, con tutto il cuore. Non trovo parole migliori o più significative di un semplice grazie. Quando ripenserò al suo United non solo avrò negli occhi i numeri di Giggs, Rooney e Cantona, ma penserò a chi li ha resi dei campioni e degli uomini: Alex Ferguson

Special Andrea Pirlo: Is Pirlo the best italian mid ever?

Andrea Pirlo è un campione con la C maiuscola. Tutto il mondo lo riconosce, lo apprezza e lo ama. Ecco un interessante speciale sul mediano della Juventus e della Nazionale, che testimonia come anche oltremanica il numero 21 sia considerato un immenso regista di centrocampo.
BleacherReport.com gli dedica questo fantastico speciale:




Andrea Pirlo: Where Does He Rank Among the Best Italian Midfielders Ever?

Andrea Pirlo is the lynchpin of the Italian national team, and has been for more than a decade. Playing at a dying position as a deep-lying playmaker—the traditional Italian regista—he's been carving up opposing defenses with his metronomic passes and pinpoint deliveries since he earned his first cap in 2002.

Despite a blip on the radar in 2010-11, Pirlo has maintained peak performance far longer than many international-level midfielders. But he will be 34 years old by the end of this season and 35 by the beginning of the World Cup next year in Brazil. No one has announced it, but it's generally accepted that the World Cup will almost certainly be his final tournament on the international stage.

With that in mind, it's time to start looking back on Pirlo's career and putting it into perspective amongst the greats of Italian soccer. In a country known for its defense and its crafty forwards, Italian midfielders are not known throughout the annals of the game's history as much as those of Spain, Brazil or Germany. Make no mistakes, however. As the curtain falls on his career, l'architetto is probably the greatest of them all.

From the overly simplistic point of view of total international caps, Pirlo is head and shoulders above the rest. The closest midfielder to Pirlo that isn't currently in the mix for the national team is former Juventus great Marco Tardelli with 81. Pirlo is 16 caps ahead of him. Barring injuries, by the end of the group stage of the Confederations Cup in June he'll be the first Italian who isn't a goalkeeper or defender to become a centurion.

A quick look at the other individual accolades on Pirlo's résumé is equally impressive. At the junior level, Pirlo was the Golden Player and top scorer of the 2000 U-21 European Championships.

He won the Bronze Ball at the 2006 World Cup in Germany, where he was also on the tournament all-star team, led the tournament in assists and won three Man of the Match awards, including one for the Final against France. Two years later he racked up a Man of the Match award at Euro 2008, along with three more at Euro 2012 to make the team of the tournament.


He's been in the top 10 of the Ballon d'Or voting three times (and once in the FIFA World Player of the Year voting when the two awards were separate). He was named to the FIFPro World XI in 2006 and the UEFA Team of the Year for 2012.

Beyond all the awards and accolades, looking at his on-field play sets him apart in more ways than one. Many of the best-known Italian midfielders like Tardelli, Antonio Conte and Pirlo's contemporaries like Gennaro Gattuso and Daniele De Rossi are known as hard men more known for stamina and bone-crunching tackles than for their creative abilities.

In some cases—especially that of De Rossi—it isn't really fair to think of these men as mere enforcers. They definitely had their creative bents. But Pirlo is in a completely separate level.

The vision that Pirlo has for his passes is absolutely unsurpassed. He has unquestionably the best long-ball ability in the game today, and his pinpoint passes will lull defenses to sleep—until he makes the killer pass that no one else sees to send his teammates through on goal.

Equally as impressive is his ability in dead-ball situations. Long the taker of free kicks and corners for club and country alike, he can put a ball into the exact spot he wants to nine times out of 10. His ability to create chances for his team is unmatched even amongst the more attack-minded Italian midfielders in history like Roberto Donadoni.

Further evidence of just how good he is comes from how important he is to his team—and how the media has for the last five or six years been searching for his replacement.

Facing down Spain in the Euro 2008 quarterfinal, the Italians were without their midfield general after he was suspended due to yellow card accumulation in the group stage. The Italians were able to hold the Spaniards scoreless—the only team in the tournament to do so—but were unable to come up with an offensive threat of their own and ended up losing in a penalty shootout.


Pirlo puts Italy ahead of Croatia in the Group Stage of Euro 2012.
Two years later after Pirlo suffered a leg injury in a friendly days before the World Cup was to begin in 2010, the Italians looked absolutely lost on the field. In a pair of 1-1 draws against Paraguay and New Zealand the Italians outshot both of their opponents and yet were only able to score via set pieces.


When they found themselves down 2-0 to Slovakia and facing elimination, Pirlo came on for the final half-hour-plus of the match—and Italy put the ball into the net three times (once controversially disallowed for offside) and nearly pulled off the comeback that would have kept them in the tournament.

It's been instances like this that have caused the Italian media to jump all over any central midfielder that has shown any spark. For a long time that player was Riccardo Montolivo. The Milan man is an excellent player and has turned in impressive performances for his club since the early part of the year, but he's not in Pirlo's class.

The newest darling, 20-year-old Marco Verratti, is young and has acquitted himself well in limited international action, but he'll have a daunting task in replacing the man who he's modeled his game around.

Verratti's time will come. In time he may even be mentioned in the same breath as his idol. But at the moment, Pirlo has the pedestal all to himself. Never before have Italian fans seen someone so dominant in the middle of the park, nor have they ever had a player who was so truly irreplaceable as the man called l'architetto. He is truly the best midfielder in Italian history.

9 maggio 2013

Il più classico dei biscottoni. Torino-Genoa e il cookie-match

Una partita strana, giocata eccessivamente sottotono, quella di Torino, ieri. Anzi, praticamente non giocata: da parte di nessuno. Un'analisi che, nella sostanza, è accettata anche dal tecnico rossoblù Davide Ballardini, che ha parlato nella consueta conferenza stampa post-partita al termine del match, e le cui parole sono riportate dal nostro Canale Genoa:
“Sotto il profilo tecnico, la gara non si può commentare. A due giornate dalla fine del campionato, sono subentrati certi ragionamenti che hanno contribuito a dare vita a novanta minuti così brutti”.
Ad un giornalista torinese che lo ha provocato per mancanza di valori morali, Ballardini ha risposto:
“Come ho già detto, sul piano tecnico la partita è stata inesistente. Mi assumo le responsabilità della prestazione della mia squadra, ma credo che anche voi giornalisti dovreste assumervi un pizzico di responsabilità per la pressione che si crea intorno a determinate sfide. Mi riferisco a coloro i quali parlano di tragedia al cospetto di una sconfitta, quando purtroppo le tragedie sono ben altre come accaduto a Genova. Ecco, di fronte a questi episodi, parlare di calcio diventa davvero difficile”.

Gli fa eco, seppur con minor crudezza, il suo dirimpettaio Giampiero Ventura, che ai microfoni RAI ha commentato i fischi assordanti del pubblico, per uno spettacolo così indecoroso: "I fischi del pubblico? Da due anni centriamo puntualmente gli obiettivi. Gare brutte cosi capitano una volta ogni due stagioni". E poi prosegue: "Direi che gli obiettivi sono stati centrati". Peccato che per coloro che hanno pagato il biglietto, la delusione sia stata grande. E l'autocritica arriva dal subentrato granata forse di maggiore impatto con la partita, Birsa: "Anche a noi non piace giocare come abbiamo fatto, non si era mai vista una nostra partita così".

fonte: fantagazzetta.com

Il calcio, lo sport in cui i campioni son più amati dei gregari

Ci sono sportivi che nascono con un talento fuori dal comune. Non tutti hanno la fortuna di avere la classe di Maradona, Federer o Ayrton Senna. Molti devono faticare e sacrificarsi per arrivare a certi livelli, e spesso non riescono a raggiungere chi è stato "baciato" da madre natura.
Tutti amiamo gli sportivi che hanno qualcosa in più dell'uomo comune, quel pizzico di genio e sregolatezza che fa realizzar loro imprese che noi riusciamo solo a immaginare, o per meglio dire a sognare. E' altrettanto vero, però, che io guardo con occhi diversi gli uomini che sono arrivati ad essere dei grandissimi con la fatica ed il sudore, con sacrifici e tanto allenamento.
Sono gli sportivi come Nadal, Ferrer o la Idem che meritano immenso rispetto, un applauso fragoroso. Adoro vedere in campo chi lotta e non molla mai, fino all'ultimo istante. Anche nel calcio dovrebbe esser così, ma la bellezza e la stranezza del calcio è tale che difficilmente si riesce ad essere completamente obiettivi.
Ci fanno battere il cuore quei campioni in grado di giocate fuori dal comune, anche se fuori dal campo non conducono una vita non proprio da atleta. Tutti hanno amato Maradona, Ronaldo o
Ronaldinho. Campionissimi degli ultimi decenni, non certo degli esempi di virtù in allenamento o fuori dal terreno di gioco. Poi certo, ci sono dei controesempi: Maldini, Zanetti, Del Piero, Totti, Baggio...ma anche i Lampard, Gerrard, Xavi, Messi, Ronaldo. In fondo sono i campioni che fanno la differenza, sono loro che ci fanno battere il cuore e stropicciare gli occhi. Questo non significa che non si apprezzino giocatori come Gattuso, Gentile, Oriali..campioni anche senza una cospicua mano da mamma e papà. 
Anche questo è il bello del calcio, lo sport ed il gioco più bello del mondo.

8 maggio 2013

Le strane vie del mercato. Per un bomber che parte, uno che arriva

Il mercato, inutile nasconderci dietro un dito, è quell'aspetto che ci fa superare la torrida estate senza pallone. da giugno ad agosto ogni appassionato si arma di giornale e taccuino e si studia i nuovi acquisti, per sognare una grande stagione o preparare un dream team al fantacalcio.
Il mercato che più di tutti entusiasma, lo sappiamo, è quello delle punte. Mai come quest'estate ci sarà un movimento di centravanti nel Bel Paese, con dei bomber di razza pronti a partire ed altri pronti ad arrivare.
Ecco gli scenari della "Gazza", una proverbiale alleata per tutti gli appassionati del mercato:

I bomber che arrivano dall'estero a fare la voce grossa in A sono merce rara, rarissima. Le cause sono molteplici, dal nostro massimo campionato che non ha più l'appeal di una volta alla tentazione dell'usato sicuro che prevale sulla scommessa, fatto sta che scorrendo a ritroso la classifica marcatori alla ricerca di un nome che prima non c'era e ora c'è si deve arrivare a Emeghara, gran presa di gennaio del Siena. Certo, non sempre una punta si giudica dai gol, e magari quest'estate si invertirà la tendenza. La Juve lavora su Ibra, l'Inter ha sempre i dossier di Sanchez e Markovic sulla scrivania, certo, ma anche altrove si scandaglia il mercato d'oltreconfine per l'attacco.
TACCUINO VIOLA — Se Jovetic parte verso una big, tanti dei nomi più caldi vengono da fuori. Uno è sempre Aubameyang (St. Etienne), che il Milan mollò dopo le giovanili e adesso, quattro anni dopo, è l'attaccante più decisivo di Francia dopo Ibra. Poi gli spagnoli, Negredo (Siviglia) più di Soldado (Valencia). Sono tutti investimenti pesanti, dai 15 milioni a salire (per Negredo il presidente del Siviglia Del Nido è stato lapidario: costa 25), ma in caso di Champions un colpo a otto cifre è tutt'altro che inattendibile a Firenze.

ATTACCO LAZIO — Klose non si tocca, ma va per i 35. E con uno tra Floccari e Kozak in partenza (per quest'ultimo una pista porta a Udine, nell'ambito della trattativa per il riscatto di Candreva) e il solo Perea in arrivo, Petkovic un altro attaccante importante lo prenderebbe volentieri. Sondato Tim Matavz, sloveno del Psv che un paio di anni fa era stato a un soffio dal Napoli, ma anche qui serve una cifra importante. Più accessibili le piste che portano al colombiano Bacca (ex obiettivo del Chievo, spalla di Falcao in Nazionale, 23 gol col Club Brugge quest'anno) o al vecchio pallino Abdellaoue (Hannover). Oppure a Franco Di Santo, argentino, 1.94 ma molto mobile anche fuori area: si libera a parametro zero dal Wigan, piace molto anche al Bologna.
IDEA NAPOLI — Se l'Inter non molla Markovic, il Napoli è in pressing per il suo partner nell'attacco del Partizan: Aleksandar Mitrovic, centravanti vero, 19 anni e 1.90 di prestanza fisica, 8 gol nel massimo campionato serbo. Si può chiudere intorno ai 6 milioni, indipendentemente dall'eventuale partenza di Cavani, ma al momento non ci sono segnali di accelerata. Se poi l'uruguaiano va via, in lista c'è sempre Leandro Damiao, ma anche qui c'è concorrenza (Tottenham, che però ora ha anche un'idea Higuain) e il costo è da star.

E non dimentichiamo Juventus, Milan, Inter  e Roma, pronte a "scannarsi" sportivamente per i vari Suarez, Higuain, Ibrahimovic e....

7 maggio 2013

Antonio Conte, il perfezionista che pretende i campioni

Antonio Conte è un perfezionista. Raramente si vedono allenatori metodici come lui. Per organizzazione di gioco, preparazione fisica e mentalità è di certo entrato a far parte del gotha del calcio, con Mourinho, Ferguson, klopp, Capello e Lippi, tanto per fare alcuni nomi. Anche intervistato dalla Gazzetta dello Sport, il tecnico bianconero non si smentisce, predica umiltà e cerca di tenere i piedi per terra. Ibrahimovic, Higuain, Suarez...tutti campioni, che non bastano per la Champions. Siamo sicuri? Francamente di Conte ci si può fidare. 

Se chiedete ad Antonio Conte qual è il mese più dolce, vi risponderà: «Maggio, però...». Le ultime4 lettere sono il passepartout per entrare in contatto con la parte menoconosciuta del tecnico campione d’Italia: quella che in 18 anni gli ha fatto vincere (da giocatore e allenatore) 7 scudetti, 1 Champions e 2 promozioni in A. Sarà decisiva anche nei prossimi giorni, quando incontrerà il presidente Agnelli per discutere del futuro. E di una Juve vincente anche in Europa. Conte ha le idee chiare, le mette al servizio della società: poi lavora in modo maniacale per raggiungere gli obiettivi. Qui si ritorna al «però». Maggio è sì dolce (quasi tutti i suoi successi sportivi sono concentrati in questo mese), ma anche complicato. Questione di Dna: Conte non riesce ad accontentarsi. Un punto di forza, ma con effetti collaterali. «Lo so, me lo dice anche mia moglie (lo sarà ufficialmente a giugno, ndr): "Ma goditi ’sto scudetto almeno un paio di giorni". Non ci riesco. E poi ho un carattere che mi porta ad esternare poco le emozioni, ma non vuol dire che non le provo. Inoltre non riesco a dire bugie: meglio stare zitto, se provo a mentire divento rosso... Solo con mia figlia Vittoria le cose cambiano: lei riesce a farmi superare ogni barriera». A 48 ore dallo scudetto il «però» è nell’aria. Festeggiamenti finiti, si guarda avanti. Campionato e Champions. A Conte non basta partecipare, ma non si vince per grazia ricevuta. Insomma, nei prossimi giorni parlerà col presidente Agnelli e userà la franchezza avuta due anni fa, quando sempre a maggio si (ri)prese la Juve. Un discorso che l’allenatore svela nella sua autobiografia (scritta con Antonio Di Rosa, ex direttore della Gazzetta) in uscita domani: «Testa, cuore e gambe».

Conte, come lo convinse che lei era l’uomo giusto?
«Le parole arrivarono da dentro. Ero un tifoso della Juve e la vedevo impaurita, una nobile decaduta che scendeva in campo attendendo le mosse dell’avversario. Mentalità da provinciale. Il rischio, dopo i fatti di Calciopoli e due settimi posti, era proprio quello».

E quindi cosa propose?
«La mia idea di calcio dove il talento è al servizio dell’organizzazione di squadra».

Era stato contattato anche l’anno prima, maandò diversamente.
«Sì, avevo incontrato il d.s. Secco cercando di spiegare come intendevo rilanciare la Juve. Puntando sul gioco offensivo, macon un possesso palla a partire dalla linea difensiva. E poi avendo due esterni d’attacco per sorprendere gli avversari. Avevo anche indicato dei giocatori come modello: Robben, Lennon e Walcott...».

Invece le proposero Diego...
«Mi chiesero un parere: dissi con franchezza: "E’ un buon giocatore, ma abbiamo in rosa Trezeguet, Del Piero, Amauri e Iaquinta. Io spenderei i 25 milioni in altro modo". Sapete tutti come è finita».

In Inghilterra non è inusuale che un tecnico gestisca gli acquisti. In Italia il mercato è in mano ai dirigenti. Che ne pensa?
«Se hai un allenatore che ha una precisa organizzazione di gioco, non si può escluderlo dalle scelte tecniche».

Seguiamo il consiglio di sua moglie e parliamo dello scudetto. E’ stato più difficile vincere o rivincerlo?
«Entrambi bellissimi e complicati. Il primo era inaspettato, non eravamo favoriti e forse neppure considerati. Superare una corazzata come il Milan e restare imbattuti per un campionato è stato un capolavoro. Confermarsi non è mai semplice: gli altri ci aspettavamo, in più dovevamo gestire l’impegno in Champions. E poi c’è stata la zavorra del calcioscommesse...».

Ci arriviamo. Qual è stato il giorno in cui ha capito di poter ambire a traguardi importanti?
«Durante il ritiro negli Stati Uniti del primo anno. Avevo parlato alla squadra, fatto leva sulla voglia di riscossa di campioni come Buffon, Del Piero e Pirlo. E chiesto sacrifici a tutti. Senza sconti a partire dagli allenamenti. Un giorno li vedo sudare come pazzi, ma nessuno che si lamenta. Erano un po’ fiacchi, mi spiegano "Mister, fa troppo caldo". Non ci credo del tutto e allora faccio una corsetta per saggiare le condizioni. Beh, dopo 10’ a basso ritmo stavo svenendo. Sono tornato negli spogliatoi e ho fatto i complimenti a tutti per l’impegno nonostante il clima infuocato».

Lei ha detto di aver avuto la fortuna di allenare un gruppo fantastico, ma forse per arrivare a vincere fuori dall’Italia ci vogliono almeno un paio d’innesti importanti?
«Ai miei giocatori sarò grato a vita. Di certe cose, poi, è giusto parlarne con la società».

Che cosa può dirci, allora?
«Beh, quando sento certi commenti mi viene da ridere. Tipo: "Alla Juve bastano due acquisti per vincere anche la Champions". Sarebbe un discorso superficiale e presuntuoso. Ma di cosa stiamo parlando? La realtà è diversa: negli ultimo anni la vetta si è allontanata. Il ranking Uefa lo dimostra».

Ci vorrà del tempo per vedere una nostra squadra vincere in Europa?
«Spero di no, ma il rischio c’è se non si lavora in un certo modo. Non è solo una questione economica. Certo, i soldi aiutano a vincere, ma non bastano. Il modello da seguire è il Bayern: un progetto serio iniziato anni fa con Van Gaal, passato anche da sconfitte brucianti che hanno alimentato la ferocia dei calciatori. Alla base di ogni successo c’è: una organizzazione di gioco, una società disposta a seguire una strada precisa con investimenti mirati e una gestione oculata del vivaio. Solo così si può invertire la rotta. Il problema è che viviamo di ricordi...».

A che cosa si riferisce?
«Devono migliorare tutte le componenti del nostro calcio. Scendiamo sul pratico: ho sentito Robben l’altro giorno dire: "La nostra è stata una vittoria di squadra". Ha capito, Robben è un talento puro. Come Ribery. Eppure si sono messi al servizio della squadra. E’ l’organizzazione di gioco che esalta il talento, purtroppo da noi questo è un pensiero di minoranza. Si dice: "l’attaccante non deve stancarsi con il pressing altrimenti non è lucido in area, il 10 deve essere libero da ogni marcatura e tutto ruota intorno a lui". Non è così, almeno per me. E mi pare che questo possa essere un modello vincente».

Zeman sostiene che il Bayern è la squadra più forte d’Europa e lei l’allenatore migliore in Italia...
«Sul Bayern sono d’accordo. I complimenti fanno sempre piacere, specie da Zeman che non fa sconti a nessuno. L’ho votato per la panchina d’argento: a Pescara ha fatto un gran lavoro».

C’è stata una squadra, e quindi un collega, che in questa stagione merita i suoi elogi?
«L’Udinese perché Guidolin riesce ogni anno a fare i miracoli, nonostante le tante cessioni, sono sempre lì a dare fastidio alle grandi e lo fanno attraverso una identità riconoscibile. Non è un caso, insomma. E poi la Fiorentina: con Montella alla prima stagione sta facendo molto bene».

E in Europa?
«Tanto di cappello a Heynckes: ha vinto la Champions con il Real nel 1998 e praticava un calcio diverso. Ma non è rimasto fermo a quel sistema».

Le piace molto il gioco del Bayern?
«Sì, è molto simile alla mia idea di calcio. Con gli esterni a far male e una organizzazione perfetta in ogni reparto».

Adesso arriva Guardiola, porterà il modello Barcellona?
«Credo di sì. Sarà una bella sfida. Guardiola è tra i migliori allenatori in circolazione».

Altri nomi?
«Mourinho: riesce ad avere il 100% dalla squadra. L’Inter del triplete era un grande esempio di forza, abnegazione e volontà. Lui l’ha portata al massimo, andando via all’apice di un ciclo».

Quello del Barcellona è chiuso?
«Iniziamo col dire che ha vinto comunque la Liga ed è arrivato in semifinale di Champions. Considerarli al capolinea mi sembra esagerato. Certo, di recente sono molto Messi-dipendenti».

Sono stati presi a pallonate del Bayern, al confronto la Juve ha fatto un figurone.
«Mi hanno accusato, dopo il 2-0 di Monaco, di rassegnazione. No, ero solo sereno. Avevamo incontrato una squadra più forte. Ai miei giocatori non potevo chiedere di più. La distanza è ancora ampia, si può recuperare a patto che si facciano i giusti passi. E noi abbiamo bruciato i tempi. Questo è un rischio: non dobbiamo illuderci dopo i due scudetti e i quarti in Champions. La strada è lunga».

Ancora allenatori, in Italia chi l’ha influenzata di più?
«Arrigo Sacchi. Il suo Milan ha fatto la storia e tracciato una via importante: la squadra sopra il singolo e non viceversa. L’ho avuto in Nazionale e mi ha aperto la mente. Lippi e Trapattoni mi hanno insegnato tanto riguardo alla motivazione e gestione del gruppo».

Passiamo ai giocatori, il più forte in assoluto?
«Parlo degli ultimi 30 anni: Maradona, l’ho anche marcato. Uno spettacolo: negli occhi aveva ancora la felicità di un bimbo che gioca per la prima volta. Poi Messi. E Ronaldo, il Fenomeno dell’Inter».

Capitolo giovani: in Italia come siamo messi?
«Direi bene. Credo che l’Under 21 possa vincere l’Europeo. E anche la Nazionale ha un gruppo importante. Un nome? El Sharaawy: un giocatore totale, capace di attaccare e difendere. Cresciuto tantissimo e con ampi margini di miglioramento. E’ un patrimonio del nostro calcio».

Altre investiture?
«Insigne, talento di strada come Cassano e Miccoli. Può sempre fare la differenza, creando superiorità».

Se deve fare il nome di un giocatore per questo campionato?
«Tutti quelli della Juve. Al di là della mia squadra, invece, dico Cavani: un attaccante così completo è difficile trovarlo».

Quanto sono stati difficili i 4 mesi senza panchina per la vicenda scommesse?
«E' una cicatrice profonda. Quello che mi ha fatto più male è stato leggere articoli che davano per finita la mia carriera, avallando accuse prive di senso. Chi mi conosce sa che non accetterò mai compromessi. Alla fine ho subito una ingiustizia, senza prove. “Non potevo non sapere”. Faccio felice Crozza: la parola "agghiacciante" ha fotografato bene il mio stato d’animo».

Ha parlato di compromessi, domani torna a Bergamo: si è dimesso proprio perché non le andavano alcune cose?
«Sono convinto che ci saremmo salvati, maquando ho capito che potevo essere un problema mi sono fatto da parte. Peccato, perché la tifoseria è calda, vicina alla squadra, proprio come piace a me».

Lecce è la sua città, mail feeling è finito da tempo. Rimpianti?
«No, sono fatalista: doveva andare così. Mi hanno accusato di cose non vere, ho cercato di spiegarlo anche nel libro».

Che ne pensa della situazione del Paese? Lei è fortunato...
«E’ vero, sto bene e potrei togliermi degli sfizi. Ma non fa parte del mio carattere: non mi piace ostentare, do valore ai soldi e prima di qualunque spesa penso sempre ai sacrifici di mio padre "Cosa direbbe Cosimino su questo acquisto?"».

Il cittadino Conte che ne pensa della situazione politica attuale?
«Ha ragione il presidente Napolitano: i partiti devono pensare al bene comune. Anche lì è un gioco di squadra. Per troppo tempo si è badato agli interessi personali».

Chiudiamo con il futuro: resta alla Juve? Quali acquisti chiederà?
«Ci vuole rispetto per i miei giocatori e per la società. Di queste cose parlerò con il presidente e Marotta».

Facciamo un gioco: bussano alla porta i tifosi con tre pacchi regali per lo scudetto, dentro ci sono Ibra, Suarez e Higuain. Chi prende?
«Ahahahahah... A loro non si può dire di no. Prenderei tutti e tre. E per vincere la Champions non bastano mica...».


(Francesco Ceniti - Gazzetta dello Sport)

Twitter Delicious Facebook Digg Stumbleupon Favorites More