Esperto di Calcio

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18 luglio 2013

I nuovi Pirlo: Cristante, Kovacic e...

Esperto di Calcio sbarca in edicola! Lo storico mensile Calcio2000 porta la griffe del vostro Esperto, che mensilmente curerà alcuni articoli di approfondimento.
Ecco il primo, i migliori registi del panorama calcistico europeo: Cristante, Alcantara, Can e...

Tecnica, visione di gioco, precisione e dribbling. Sono queste le caratteristiche che deve avere un grande regista di centrocampo. Andrea Pirlo e Xavi Hernandez rappresentano, in tal senso, due istituzioni. Sono i giocatori che più di ogni altro incarnano le doti che un mediano che gioca davanti alla difesa deve avere. Sono completi, impostano e difendono; sanno far partire l’azione da dietro o verticalizzare in profondità; sono in grado di mettere in porta il compagno in mille modi e maniere. Tecnicamente eccelsi, offrono un ventaglio di soluzioni ampissimo.
Tutti i maggiori club europei si sono resi conto dell’importanza di avere un grande regista in squadra, ed alcuni di questi si sono portati avanti con il lavoro crescendo in casa alcuni dei più fulgidi talenti del ruolo. Il più importante e conosciuto è Marco Verratti, faro del Paris Saint Germain con un passato nel vivaio del Pescara. Accanto a lui, però, ci sono altri ragazzi di grandissima prospettiva.
Bryan Cristante, talento italo-canadese classe ’95, è considerato un predestinato. Visione di gioco, piede educato e lancio millimetrico. Sono queste le principali caratteristiche di Bryan Cristante, regista di centrocampo dotato di tecnica sopraffina e tempi di gioco perfetti. Nato come centrale di centrocampo, è stato ben presto impiegato come fulcro del gioco nelle giovanili rossonere. Impossibile non sfruttare le fantastiche doti di questo centrocampista, abile a smistare il pallone ed in grado di dettare i tempi del gioco. Cristante predilige prendere la palla dai difensori ed impostare lui stesso la manovra di gioco. Ne più ne meno il gioco che fa Andrea Pirlo nella Juventus e con la Nazionale.
Cristante, per quanto il paragone con il numero 21 sia azzardato, rappresenta un unicum nel panorama dei centrocampisti italiani. Bravissimo palla al piede, gioca sempre a testa alta ed è in possesso di un lancio formidabile. Cresciuto nel vivaio del Milan, verrà promosso in prima squadra a partire da quest’estate.
Thiago Alcantara, figlio dell’ex nazionale brasiliano Mazinho, è uno dei prodotti della cantera del Barcellona. Classe 1991, ha nella visione di gioco e nel tocco di palla le sue migliori qualità, tanto da spingere i media spagnoli a paragonarlo a Xavi Hernandez.
Nato in provincia di Brindisi, il giovane talento brasiliano naturalizzato spagnolo ha scalato in fretta le gerarchie del settore giovanile blaugrana. Dal 2009 fa parte della prima squadra, con cui ha collezionato ad oggi 101 partite e 11 reti. Alcantara, come ha dimostrato nel corso del recente Europeo Under21, è un centrocampista di spiccata personalità e con una visione di gioco che solo i grandi campioni possono vantare. Gioca davanti alla difesa, ma ama svariare lungo tutta la zona centrale del campo, inserendosi anche in area di rigore. Destro naturale, ha una tecnica sopraffina, tanto da sembrare un ambidestro in molte circostanze di gioco. Un carattere ed una personalità rocciosa lo hanno portato ad essere capitano e rigorista dell’Under21 iberica, con cui ha vinto ben due Europei di categoria.
Il dualismo con Xavi Hernandez, leggendaria stella del calcio iberico, sembrerebbe spingere Thiago Alcantara a chiedere la cessione in estate. Inutile dire che il suo acquisto sarebbe un innesto formidabile per qualsiasi centrocampo.
Mateo Kovacic, talentino croato classe ’94, è stata una delle poche note liete della scorsa stagione interista. Cressciuto nel Lask Linz, si è fatto un “nome” in patria indossando la maglia della Dinamo Zagabria, dove gli è stata immediatamente concessa massima fiducia. Semplice capirne il motivo, fin dalle prime apparizioni in Serie A, Kovacic ha dimostrato a tutti di che pasta è fatto.
Il giovane regista croato ha qualità eccelse, unite ad una sfrontatezza che solo chi possiede grandi mezzi può vantare. Rapido ed in possesso di una progressione davvero notevole, Kovacic ha una tecnica di base invidiabile. Il suo dribbling, secco e preciso, aiutano le sue squadre a godere facilmente della superiorità numerica, ponendo le basi per importanti azioni offensive.
Uno dei suoi marchi di fabbrica, oltre a geometrie e verticalizzazioni, sono i calci di punizione. Con la maglia della Dinamo erano frequenti le sue trasformazioni da palla inattiva, tanto che in 43 presenze è riuscito a collezionare ben 7 reti. Nato come trequartista, si è progressivamente abbassato in campo, ricoprendo prima il ruolo di mezz’ala, quindi quello di regista basso davanti alla difesa.
Tonny Trindade de Vilhena, regista classe ’95, è il più importante prospetto del calcio olandese. Cresciuto calcisticamente nel Feyenoord, si è ritagliato un posto da protagonista a soli 18 anni in prima squadra. Tecnica e visione di gioco son caratteristiche che madre natura gli ha regalato, che uniti alla sua rapidità ed alle sue verticalizzazioni lo rendono un giocatore con caratteristiche devastanti.  In possesso di geometrie fuori dal comune, Vilhena vede la porta molto bene ed ha un tiro da fuori efficace e preciso, che lo rende un giocatore pronto per i maggiori campionati europei.
Punto fisso del Feyenoord di Rotterdam, è a 18 anni da poco compiuti uno dei prospetti più interessanti del panorama calcistico internazionale, tanto da spingere i maggiori club europei a visionarlo durante le partite di Eredivisie e nel corso dell’Europeo Under21 in cui l’Olanda ha ben figurato.
Emre Can, turco-tedesco classe ’94, è uno dei prodotti del settore giovanile del Bayern Monaco. Centrocampista centrale poliedrico, unisce doti d’impostazione ad un fisico imponente, che fa di Can un ragazzo di sicuro avvenire. Progressivamente inserito in prima squadra, il giovane talento di passaporto tedesco è considerato uno dei futuri protagonisti con la maglia bavarese.
Convocato anzitempo in Under21, Can ha avuto modo di farsi apprezzare durante il torneo appena chiusosi in Israele. L’approdo di Pep Guardiola sulla panchina del Bayern, dicono i ben informati, ha riempito di gioia il talentino di origini turche. Lavorando quotidianamente con il tecnico catalano, Can conta di affinare le meravigliose qualità che madre natura gli ha regalato.

In un calcio che fa della rapidità e dei movimenti senza palla il suo cardine, è vitale avere un giocatore che mantenga la calma, che sappia mettere il pallone dove vuole. Un uomo in grado di dettare i tempi del gioco e degli inserimenti; che sappia valorizzare il lavoro di preparazione al match fatto in allenamento. I grandi club del Vecchio Continente l’hanno capito, la corsa “all’oro” è cominciata. 

17 luglio 2013

La prossima Champions? Sarà di un'italiana

Chi vincerà la prossima Champions? Secondo bleacherreport.com sarà un'italiana, ed ecco perchè...

The main noise this summer has been made by the European champions Bayern Munich—acquiring Pep Guardiola as their new manager—along with Barcelona, with the monster signing of Brazilian Neymar.

French side PSG have flexed their financial muscles—as have Ligue 1 rivals Monaco, who have not qualified for the Champions League this season—spending heavily on Napoli's Edinson Cavani for a fee in excess of the €63 million buy-out clause in El Matador's contract.

Premier League trio Manchester United, Manchester City and Chelsea all have new managers and will be intent on backing them heavily in order to challenge both domestically and in Europe.

But the challenge from Italy has grown somewhat.

Juventus stand out as not only Italy's strongest threat in Europe, but probably one of the top five sides in the competition.

The additions of Fernando Llorente and Carlos Tevez bolstered their attack. They will be able to contribute equally this season to their formidable defence and midfield that will rival anything else in Europe.

That defence will be marginally stronger, with the added option of Angelo Ogbonna—newly signed from city rivals Torino, as the club announced on their website—bringing more speed to Juve's back line, which is one thing that it potentially lacks, if anything.

The midfield will be equally as strong with the emergence of Paul Pogba towards the end of last season and his continued development internationally with France's under-20 side. Not only do Arturo Vidal, Andrea Pirlo and Claudio Marchisio need to remain on their toes to keep their place in the side, but Conte will be able to deploy a 3-6-1 formation, which could be useful away from home in Europe.

The added experience of last season's adventure in Europe will also give the group added composure when they advance to the knockout stages in next season's competition.

Right now, Bayern Munich—who completely outclassed the Bianconeri in the quarterfinals last season—are the only team that one could legitimately argue are superior right now, which is a major boost for Italian football as it strives to regain a fourth qualification spot that was seized by the Bundesliga two years ago.

Italy also possess a second threat in Europe, with Napoli qualifying for a second time in three years.

The Partenopei will be largely different from that side that took Europe by storm in the 2011/12 season, with Ezequiel Lavezzi and Edinson Cavani, in all likelihood, leaving the club.

But the addition of Rafael Benitez as manager will add great experience and know-how in the competition, with Napoli likely to face the challenge of being favourites and underdog in the group stages.

Benitez will have more than €63 million (Cavani's buyout clause), as well as additional funding from Aurelio De Laurentiis, to strengthen the side.

Dries Mertens has arrived from PSV. Jose Maria Callejon has arrived from Real Madrid, as reported by SkySports. They will give Benitez great options as support strikers alongside the mercurial talent of Lorenzo Insigne, who will develop further next season.

Replacing Hugo Campagnaro—who departed for Inter on a free transfer—remains the second obstacle to overcome after Cavani's impending exit. But Napoli will represent a stern test for anybody in Europe.

Lastly there is Milan—provided that they progress past their qualifying round—who do not appear to be much of a threat at all. But Adriano Galliani is likely to do plenty more in the transfer market, which could alter their ambition in this competition.

With a striker of Mario Balotelli's caliber, Milan will always have a puncher's chance if they are able to progress from the group stages. But the squad is rather fragile and Europe appears to be a premature ambition for the club that is in a state of rebuilding.

So while Bayern Munich will start as favourites, it will take time to adjust to Pep Guardiola's new methods, and no side has retained the Champions League (European Cup) since 1990.

Barcelona will have to integrate Neymar into their lineup and hope that it does not affect the best player in the world. Lionel Messi is used to being the focal point of his side. While Neymar is perfectly capable of performing a support role, his talent is too big to be utilised only in that way.

Which leaves us with Juventus, a side that is settled and experience with two title-winning seasons under Antonio Conte—something that the remaining contenders cannot boast.

It will be four seasons since an Italian side won this competition, a period that has not been exceeded since 2002. No country has reached more finals in the history of the competition either, so Italy are due another finalist.

Juventus look to be ready for that next step, and there is nothing to suggest this won't be the year they add a third European title to crown three magnificent years of success under Conte.

fonte: bleacherreport.com

La nuova Serie A e il nuovo appeal italiano: siamo tornati

Il mercato di quest'anno mi piace davvero. Tanti colpi in entrata, che non fanno per nulla rimpiangere quelli in uscita. Cerchiamo di capire un pò come si sono mosse e si stanno muovendo le nostre squadre.

Juventus: boom boom, ecco Llorente e Tevez. Ottimi colpi, specie se pensiamo che il costo dei cartellini è stato di appena 9 milioni + bonus per entrambi. Ogbonna è un buon difensore, ma a mio parere ipervalutato. Ne avrei fatto a meno, ma mi fido di Conte.

Fiorentina: la vera regina del mercato è la Viola. Gomez è un grandissimo colpo, ma non dimentichiamo che sono arrivati anche altri giocatori. Bakic, Yakovenko, Alonso e, probabilmente, Ilicic. Niente male, anzi..

Napoli: la grande incognita è il dopo Cavani, ma sono certo che arriveranno almeno due buoni giocaori. Callejon e Mertens vanno benissimo, Albiol e J.Cesar puntellerebbero una retroguardia orfana di Campagnaro, ma ci guadagnerebbe.

Roma: un diesel. Pian piano stanno arrivando i colpi in entrata, a iniziare dall'ottimo Strootman soffiato alle big d'Europa. La cessione di Marquinhos, per 30 milioni, è da fare subito! Non perchè non sia un bel giocatore, ma a quelle cifre e quelle plusvalenze si deve vendere.

Milan e Inter: le accomuno, perchè al momento sono un passo indietro. L'Inter ha preso giovani e giocatori che non fanno la differenza (Andreolli, Campagnaro, Botta..); i rossoneri hanno un attacco atomico, ma una difesa lacunosa. Zapata e Mexes in mezzo non garantiscono una stagione perfetta, ma Galliani potrebbe ancora stupirci. Moratti, da par suo, potrebbe fare anch'egli un regalo ai suoi tifosi, che sperano ampiamente sia così.

Con un mercato così chi sente la mancanza di Jovetic e Cavani? Non io, perchè Balotelli, Tevez, Gomez, Llorente, Rossi, El Shaarawy e compagnia varia sono tutt'altro che poca roba.

16 luglio 2013

Asamoah, il guerriero: "Per Conte giocherei ovunque"

Dai microfoni di Tuttojuve.com ecco le parole di uno dei guerrieri bianconeri: Asamoah. Il forte centrocampista ha le idee chiarissime per questa stagione, e ha un solo obiettivo: seguire Conte e vincere.

Sei stanco?
"Un po', perchè lavoriamo. Sono un po' stanco".

Si lavora come gli altri anni? O di più?
"E' lo stesso, come l'anno scorso".
Hai la sensazione che questa sia una squadra ancora più forte dell'anno scorso?
"Con questo lavoro, come l'anno scorso, noi continuiamo così. Questa è la nostra forza, se noi facciamo questo stiamo sempre bene".
Pensi che questa squadra sia pronta ad affrontare oltre al campionato anche la Champions League ad alto livello?
"Sì, siamo pronti. Per questo stiamo lavorando, per fare bene, per lo Scudetto e anche per la Champions".
Potresti cambiare posizione e giocare da interno di centrocampo?
"Io sto qui, dipende dal mister. Io sono pronto per giocare in qualsiasi posizione".

Anche da attaccante?
"Sì, magari sì. Se il mister mi mette lì io faccio quello che dice".
Per te non c'è differenza? Non hai preferenze? La Juventus potrebbe cambiare molto con i nuovi arrivi...
"Io non ho preferenze. In questo momento ci sono due ruoli che posso fare. Io sono pronto a qualsiasi cosa".
Il primo appuntamento è la Supercoppa: Sarebbe importante rivincerla, magari con un'altra tua bella rete...
"Sì, è il nostro obiettivo, noi dobbiamo vincerla. Abbiamo cominciato, ho visto che tutti sono pronti per giocare e anche noi siamo pronti".
Come hai trovato questa nuova Juventus con Tevez, Llorente, Ogbonna...
"Ho visto che abbiamo tre nuovi giocatori forti e anche con esperienza. Noi siamo pronti, noi facciamo questo lavoro e secondo me questo può essere il nostro anno. Se noi lavoriamo bene, insieme, con la squadra, possiamo andare più avanti".
E' una Juventus ancora più forte rispetto all'anno scorso? Rispetto alle altre squadre che hanno cambiato molto, è aumentata la distanza?
"Sì, perchè noi non molliamo mai, noi facciamo sempre il nostro lavoro come sappiamo".
Si è parlato molto anche in Ghana di un possibile interessamento della Juventus per Wakaso Mubarak, il tuo connazionale. Ti ha chiesto qualcosa della Juventus?
"No, non so niente di questo".

Ogbonna forse l'avevi visto da ragazzino al Torino...
"Sì conosco Ogbonna, lui non è solo difesa, sa anche giocare. Lui è forte, ho visto tante partite l'anno scorso e ho visto quello che ha fatto. E' un giocatore che mi piace tanto".

Roma-Osvaldo, c'eravamo tanto amati

A chi fa bene questa situazione? Io penso a nessuno, ma sta di fatto che Osvaldo è un buon giocatore, se non un ottimo giocatore. Ha tutto, gli manca forse un pò di carattere e di equilibrio, ma in campo non si discute. Eppure ogni giorno che passa, il rapporto con la Roma e con Roma si logora di più:

Nel bene e nel male, è sempre lui al centro del ritiro della Roma. Prima per le contestazioni dei primi due giorni ed il faccia a faccia (tra insulti e dita medie) con alcuni tifosi, poi per le tante voci di mercato (Southampton e Zenit su tutti), infine per lo scambio di battute di questa mattina con un tifoso. “Non hai capito niente di Roma e della romanità, qui potevi essere davvero un imperatore” gli hanno detto mentre firmava autografi, alla fine di un lavoro atletico sul fondo. E, come sempre, Osvaldo ha risposto a modo suo: “Siete voi che non avete capito niente. Ho fatto 200 gol, che c...o vuoi”.

IN BILICO — Osvaldo, del resto, è fatto così, prendere o lasciare. Genio e sregolatezza, classe e scivoloni, sfacciataggine ma anche tremenda dolcezza. Molti tifosi anche questa mattina gli hanno confermato il loro affetto, il loro amore, la loro voglia di vederlo ancora in giallorosso. “Ti contestano solo in dieci, resta qui a Roma”. Lui ha ascoltato e sorriso, toccato nel cuore. Parole che gli hanno fatto piacere, come è inevitabile che fosse, e che l’hanno rinfrancato nel morale.

RAPPORTI DIFFICILI — La sua permanenza a Roma, però, è legata ad un filo e per vederlo ancora in maglia giallorossa servirebbe davvero un miracolo. Un po’ per la necessità di fare cassa (la Roma conta di incassare 15-20 milioni dalla sua cessione), un po’ perché i rapporti con il d.s. Sabatini sono davvero ai minimi storici. A vederla davvero come quei tifosi lì, Osvaldo ha (aveva) tutto per vestirsi a Roma da imperatore.

A questo punto la soluzione è una sola: il divorzio. Speriamo, però, non vada via dal nostro campionato.

15 luglio 2013

Miccoli e i suoi fratelli: i 10 calciatori con più problemi con la legge

Gran pezzo quello di Giovanni Migliore, amico e collega di Fantagazzetta. Ecco la sua analisi su "i 10 calciatori con più problemi con la giustizia".

Nessuno è perfetto a questo mondo. Figuriamoci i tanto idolatrati calciatori, che offuscati dal successo, dai soldi e dalla bella vita, si sono resi protagonisti di vicende che ne hanno infangato il nome e l’immagine. Abbiamo scelto per voi i dieci calciatori che, ahinoi, si sono distinti in questa speciale classifica, a forte tinte noir:

#10 - Fabrizio Miccoli, una montagna di fango. Negli ultimi giorni è finito sulla bocca di tutti per via di alcune intercettazioni che hanno fatto molto rumore. Al di là di un’immagine pubblica totalmente rovinata, per Miccoli, attualmente indagato per estorsione, i guai con la giustizia sono ancora agli albori. Oltre ad una losca attività di recupero crediti, l’ex attaccante rosanero dovrà giustificare il possesso di alcune sim che utilizzava per comunicare con i suoi “amici”. Dopo le foto in barca con Lauricella, arrivano anche quelle con Giacomo Pampillonia, arrestato qualche giorno fa in un blitz che ha azzerato il mandamento di Porta Nuova. “A casa mia con Miccoli” questo era il titolo dell’album su Facebook in cui il Romario del Salento è stato immortalato in compagnia degli “amici”.


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#9 - Basile Boli da castigatore a pseudo- benefattore. Al pari di Riedle, Kluivert e Mjatovic, risiede nell’Olimpo dei castiga-italiane. Lo ricordiamo svettante sul povero Rijkaard incornare di testa il pallone decisivo con cui ilMarsiglia nel 1993 portò a casa una storica Coppa dei Campioni. Dopo aver concluso una più che dignitosa carriera in Giappone, divenne un discreto conduttore televisivo e poi acceso sostenitore di Sarkozy, grazie al cui appoggiò fondò un’associazione pro Africa “Entreprendre et diriger en Afrique”.  Da lì a poco però venne arrestato e poi condannato a due anni di carcere (sospesi con la condizionale) con l’accusa di appropriazione indebita e abuso d’ufficio per aver usufruito di finanziamenti superiori rispetto ai profitti dichiarati dall’associazione stessa.


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#8 - Michele Padovano: il bandito e il campione. Tutto nasce da una frequentazione tra due ragazzi Micheleil calciatore e Luca, un disoccupato dal tenore di vita fin troppo elevato tanto da potersi permettere una Volkswagen Tuareg. Le indagini dei carabinieri di Venaria portano alla scoperta di due presunti prestiti di oltre 100 mila euro da parte dell’ex bianconero all’amico di infanzia Luca Mosole, ritenuto il capo di una banda di trafficanti di hashish. Nell’ambito della cosiddetta operazione Tuareg vennero sequestrati 23 quintali di hashish provenienti dal Marocco per un valore stimato di 14 milioni di euro. Era il 2006 e Padovano venne subito arrestato insieme ad altre 32 persone. Inizialmente il pm chiese 24 anni di carcere, poi nel dicembre del 2011 venne condannato in primo grado dal Tribunale di Torino a scontare la pena di 8 anni,  8 mesi e 15 giorni  per traffico di sostanze stupefacenti. L’ex attaccante juventino, di cui si ricorda nel 1996 una storica rete nei quarti di finale di Champions League al Real Madrid, si reputò sempre innocente nonostante nel mondo del calcio vennero gettate molte ombre sul suo passato. A cominciare dal padre di Iuliano che, subito dopo la condanna, lo accusò di aver rovinato il figlio Mark e tanti altri compagni come Vialli e Bachini.

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#7 - Last bet per Beppe Signori e Cristiano Doni: era l’estate del 2011 quando scoppiò l’ennesima grana legata al calcioscommesse, che – ahi noi - non riusciremo a cancellare tanto facilmente dalla nostra memoria. A giugno scattarono i domiciliari per Beppe Signori, ex bandiera di Foggia e Lazio, che in seguito verrà squalificato per 5 anni. L’Ex pupillo di  Zeman non ha mai nascosto la sua passione per le scommesse tanto da promuovere una nuova tendenza: riuscire a mangiare un Buondì Motta camminando nello spazio limite di trenta passi. Si dice che mai nessuno riuscì nell’ardua impresa. A dicembre fu il turno di Cristiano Doni, il miglior marcatore di sempre  nelle fila atalantine (112 gol in 323 presenze ufficiali), che nel secondo filone di indagini venne arrestato nonostante il suo tentativo di fuga. 5 anni di squalifica anche per l’ex fantasista della nazionale che adessogestisce un locale a Palma di Maiorca e che però ha avuto il coraggio di ammettere le proprie colpe: “Ho meritato il carcere, non solo per le due partite taroccate, non solo per aver deluso i tifosi dell’Atalanta ma soprattutto per aver tradito lo sport”.

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#6 - Mancini-  Amanti – no, grazie-: avremmo voluto ricordarlo per un a dir poco strepitoso goal di tacco nel derby contro la Lazio che gli valse il soprannome di Tacco di Dio. Ma questo lieto ricordo venne offuscato, oltre che dall’accostamento al più grande flop della storia dei flop El trivela Quaresma, da una losca vicenda avvenuta durante la sua infausta esperienza all’Inter.  Ad uno dei noti festini organizzati dal connazionale Ronaldinho, Mancini avrebbe conosciuto una giovane brasiliana che lo denunciò per lesioni e violenze sessuali. Condannato con il rito abbreviato  a 2 anni e 8 mesi, Mancini riuscì a farla franca, dimostrando che la donna era consenziente e facendo un mesto ritorno in Brasile.

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#5 - Loic Remy.  Suona Remi la tua arpa e poi fai ballare la scimmietta e il cane,  vieni fermati a casa mia troverai pasta asciutta e un letto caldo. Remi dimmi che già lo sai porta gli amici con te. Una canzonetta profetica. A gennaio venne ingaggiato - per la bellezza di 10.5 milioni di euro - dal QPR per tentare una miracolosa retrocessione; 5 goal in 5 mesi non furono sufficienti per l’ex attaccante del Marsiglia che però lasciò traccia del suo passaggio facendosi arrestare per stupro insieme al cugino ed ad un amico. La vittima è una donna di 34 anni che avrebbe dichiarato di essere stata drogata e successivamente violentata nell’abitazione del calciatore a West London.

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#4 -Breno l’incendiario fiero. A soli 22 anni, in preda ad un raptus obnubilante post -sbornia, decise di dare fuoco alla sua villa a Monaco e di bruciare così la sua giovane  e promettente carriera. Bronzo olimpico a Pechino 2008, Breno era destinato a diventare un pilastro della retroguardia verdeoro al fianco di Thiago Silva e David Luiz. La notte tra il 19 e il 20 settembre del 2011, senza un preciso motivo, incendiò casa e successivamente, nel 2012 venne sbattuto in carcere, dove fino al 2016 dovrà risiedere. 

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#3 - God Bless you, Gazza: Un uomo che nelle sue mille disavventure ha visto parecchie volte aprirsi le porte della prigione; a partire dal 2008 quando fu arrestato per danneggiamento ad un fan e successiva aggressionead un fotografo; per passare al 2010 quando venne sbattuto dentro per possesso di sostanze stupefacenti. Riuscì a farla franca a dicembre dello scorso anno quando fu ritrovato alla guida con in corpo un tasso di alcool quattro volte superiore al limite consentito grazie ad una sospensione della Corte di Newcastle che lo ha giudicato. Gascoigne sale di diritto sul nostro podio!

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#2 - Ribery&Benzema, Bunga Bunga fatale: con loro la giustizia ha un conto aperto. Vi ricordate lo scandalo della escort minorenne scoppiato alla vigilia del mondiali sudafricani? La sentenza è attesa per gennaio 2014, anche se i fatti risalgono al lontano 2009, quando la giovane  Zahia Dehar ancora minorenne avrebbe avuto, in due momenti separati, una relazione sessuale dietro compenso di denaro con i due sopracitati, che a loro volta hanno negato di conoscere l’età della ragazza. Chissà, magari anche lei è nipote di Mubarak?! Nel frattempo, in patria la giovane cortigiana ha ottenuto una popolarità tale da battere negli ascolti domenicali perfino Hollande.  Mentre i due leader della nazionale transalpina per questa disavventura rischiano 3 anni di reclusione, oltre a macchiare indelebilmente la loro carriera professionale.

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#1- Marlon King, il terribile. Poderoso centravanti nato nell’isola di Bob e di Bolt nella sua carriera è riuscito a collezionare svariate condanne. 9 mesi di carcere per molestie sessuali e conseguenti lesioni ai danni di una studentessa restia ai suoi palpeggiamenti scatenarono sia il licenziamento in tronco da parte del Wigan sia un successivo movimento di protesta da parte delle tifose del Coventry che non volevano l’acquisto dell’attaccante giamaicano. Recentemente è stato nuovamente al fresco per guida pericolosa reo di aver provocato - nel giorno del suo compleanno - un grave incidente stradale che ha coinvolto 3 autovetture. Rilasciato su cauzione, King è di nuovo a piede libero.  


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Giorgi Chanturia - 1993 - Georgia

Nome: Giorgi Chanturia
Data di nascita: 11 aprile 1993, Tiflis
Nazionalità: Georgia
Altezza: 1, 81 m
Piede preferito: Ambidestro
Squadra: Vitesse Arnheim - Eredivisie
Ruolo: Ala destra








Quando il Barcellona compra un giovane per la propria Cantera siamo sicuri che comunque andrà, sarà difficile che non possa crescere un giocatore di grande talento. Oggi vi parliamo di un giovane georgiano, nel quale il club azulgrana aveva creduto molto, ma che si sta facendo notare in Olanda, nel Vitesse, sotto la supervisione del Chelsea di Abramovic.

Giorgi Chanturia cresce nell'accademia di Saburtalo in Georgia, nella quale entra all'età di 11 anni. Grazie al suo grande talento diviene il fiore all'occhiello della compagine georgiana e grazie ad una grande prestazione nel torneo internazionale Dana Cup in Danimarca nel 2006, stupisce tutti i più grandi osservatori dei club internazionali. In questa manifestazione viene notato principalmente dagli scout del Barcellona che lo seguono per 2 anni e mezzo prima di riuscire a strappare un prestito e portarlo quindi nel 2009 nella juvenil B. Nella stagione 2009/2010 alla Masia, il ragazzo fa scintille con ottime prestazioni e 11 reti in campionato, convincendo la società catalana ad acquistarlo a titolo definitivo. Il trasferimento però salta a causa del mancato accordo tra Barca e Saburtalo e Chanturia torna nelle giovanili del club nativo nel quale disputa la stagione 2010/2011. Tra le numerose società interessate a lui c'è anche l'onnipresente Chelsea che tenta di portalo a Londra, ma invano, a causa dei problemi con il passaporto (In Inghilterra infatti le norme sono piuttosto rigide in merito al contratto di lavoratori minorenni). In aiuto di Abramovic arriva però un suo vecchio amico, Merab Zjordania, presidente del Vitesse Arnheim. Il club olandese quindi preleva il giovane calciatore nell'estate 2011 e gli fa firmare un contratto da professionista fino al 2014. Nelle fila delle "aquile giallonere"ci vuole poco tempo per conquistare tutti e il debutto ufficiale in Eredivisie arriva il 7 agosto 2011 nello 0-0 in trasferta contro l'ADO Den Haag. La prima rete la sigla invece appena una settimana dopo, nella partita casalinga contro il VVV-Venlo (4-0 il risultato finale). Ad oggi l'esterno georgiano ha disputato 22 presenze ufficiali condite da 3 reti.

Georgi Chanturia è un attaccante esterno, brevilineo e molto dotato tecnicamente. Gioca nella corsia destra ma può benissimo essere schierato anche a sinistra grazie al fatto di essere ambidestro e quindi di calciare bene con entrambi i piedi. Ha grande dribbling e moltissima fantasia ma pecca nel fisico ancora poco robusto per campionati come quello inglese o quello italiano. Nonostante sia ancora un po' leggero fisicamente possiede comunque una buona altezza, il che lascia presagire uno sviluppo muscolare in divenire. Non si tira indietro nello scontro fisico e possiede una buona personalità anche se risulta ancora discontinuo nelle prestazione, tipica caratteristica dei giovani fantasisti. In patria è soprannominato il "Messi georgiano" e nel modo di giocare, con le dovute proporzioni, somiglia molto al giocatore del Barcellona.

Nelle selezioni giovanili nazionali disputa 9 presenze (5 reti) con la Georgia Under 17 e 3 presenze e una rete con quella Under 19. E' stato recentemente convocato con la Georgia Under 21 nelle qualificazioni agli Europei, esordendo così con i più grandi nonostante sia appena diciottenne (3 partite ufficiali). Le prestazioni di Chanturia in questa stagione sono state ottime e probabilmente non impiegherà molto tempo prima di lasciare il Vitesse per approdare in una big. Visti gli ottimi rapporti tra Zjordan e Abramovic, ricordiamo anche il prestito di Kalas, è quasi scontato il suo passaggio al Chelsea in un prossimo futuro, anche se il recente ingaggio di De Bruyne da parte dei Blues, gli potrebbe togliere spazio (in quel ruolo figurano anche i partenti Salomon Kalou e Florent Malouda, l'inglese Sturridge, lo spagnolo Mata, senza dimenticare il trequartista offensivo Lucas Piazon). C'è la possibilità che il giovane georgiano faccia un'altro anno di prestito ma sono in molte le squadre che lo vorrebbero, non solo a titolo temporaneo. Assieme a Jano Ananidze è il futuro della Georgia.

Profilo: Prossimi campioni - sito partner

14 luglio 2013

Samuel Umtiti - 1993 - Francia

Nome: Samuel Umtiti
Data di nascita: 14 novembre 1993, Yaoundè (Camerun)
Nazionalità: Francia
Altezza: 181cm
Piede preferito: Sinistro
Squadra: Olympique Lione - Ligue1
Ruolo: Difensore centrale, terzino sinistro





Il Lione ha sicuramente uno dei più importanti e floridi settori giovanili della Francia, ed è il punto di riferimento nel sud del Paese. Grazie anche all'ottimo lavoro svolto dalla dirigenza e dai tecnici negli ultimi undici anni i "Gones" hanno vinto: 7 titoli francesi consecutivi, 2 Coppe di Francia, 1 Coppa di Lega e 6 Supercoppe francesi. Un ottimo bottino guadagnato con oculatezza nei trasferimenti ed una sapiente gestione del settore giovanile. Negli anni sono molti i giovani che dall'Under19 o dalla formazione B hanno debuttato allo Stade de Gerland. Questa stagione i tifosi del Rodano hanno potuto osservare il debutto, e la crescita, del giovane difensore centrale Samuel Umtiti.

Samuel si trasferisce da piccolo nel Paese transalpino insieme alla sua famiglia, proprio nella periferia di Lione. All'età di sei anni inizia a giocare nel Menival, una piccola formazione del suo quartiere. Dopo soli due anni, nel 2001, viene aggragato al settore giovanile del Lione dopo essere stato notato in una partita e da allora non lascia più la maglia blu-bianco-rossa. Il giovane difensore è cresciuto tatticamente e tecnicamente nell'accademia lionese, imparando ed assimilando soprattutto i fondamentali personali e di ruolo che sono il punto di forza del suo stile gioco. Cresciuto negli anni di massimo splendore della società, ha avuto modo di imparare direttamente dai suoi eroi, Eric Abidal in particolare, dal quale ha poi affermato di averne cercato di copiare la grande duttilità difensiva e il gioco in anticipo. Percorre tutta la solita trafila nelle varia selezioni giovanili fino ad essere promosso nel Lione B dall'Under19 nell'estate 2010. In quello stesso periodo viene convocato il prima squadra per uno stage della preparazione estiva, ed ha modo di mettersi in mostra durante la Emirates Cup, noto torneo estivo, dove ha dimostrato una grandissima maturità di gioco nonostante fosse un incontro dalle poche motivazioni. Durante la stagione 2010/2011 viene invitato diverse volte da Claude Puel, l'allora allenatore, a prendere parte agli allenamenti della prima squadra. Durante l'estate 2011 avviene un avvicendamento sulla panchina con l'arrivo di Rémi Garde che invita subito alla preparazione estiva i giovani più promettenti ed al termine promuove in pianta stabile in prima squadra il giovane Umtiti. Viene convocato per la prima partita ufficiale, l'incontro dei preliminari di Champions League contro il Rubin Kazan, ma senza scendere in campo. Da quella partita riceve altre sette convocazioni senza mai vedere il campo fino all'incontro di Coupe de France contro il Lyon-la-Duchere dell'otto gennaio nel quale ha giocato tutti i novanta minuti ben figurando tanto che è arrivata la conferma pochi giorni dopo, l'undici gennaio, nell'incontro di Coppa di Lega vinto per 2-1 contro il Lille nel quale il giovane difensore ha avuto modo di giocare nuovamente l'intera partita. Il 14 gennaio arriva anche il debutto in Ligue1 in casa del Montpellier poi laureatosi Campione di Francia. Il Lione perde l'incontro 1-0 ma Samuel ha l'occasione di giocare altri novanta minuti. In questi sei giorni cambia di fatto la stagione del giovane difensore che inizia a vedere il campo ormai con una notevole continuità. Salta solo sette partite di campionato fino alla fine dell'anno, e a parte un'unica occasione parte sempre nell'undici titolare. Gioca anche nella finale di Coppa di Lega persa ai supplementari contro il Marsiglia. Un'ottima stagione di debutto con 12 partite di Ligue1, 3 di Coppa di Lega e 3 di Coupe de France, tutto da gennaio in poi per un neo diciottenne.

Fin dalle prime amichevoli ha messo in mostra le sue qualità, soprattutto una grande maturità di gioco rara per un giocatore così giovane, in particolar modo se difensore. Dotato, come detto, di una solida tecnica personale, non disdegna le partenze palla al piede (alla Lucio per essere chiari), e non spreca mai il pallone in fase di possesso. Le situazioni di palleggio e di fraseggio palla a terra sono alcuni degli elementi più studiati nelle varie accademie transalpine e pare che Samuel abbia imparato bene le lezioni. Cerca molto i compagni ed è abile e veloca nel far ripartire l'azione. Nelle situazioni difensive è molto dotato in fase di chiusura e di copertura, mentre deve ancora migliorare negli anticipi, cercando di imparare dal suo idolo Eric Abidal, come da lui più volte affermato. Dal punto di vista atletico è un giocatore formato, grande dinamismo e resistenza, dovrebbe forse migliorare l'elevazione per compensare una statura non eccessivamente alta per un difensore.

Fin da quando ha ottenuto il passaporto francese è stato convocato nelle Selezioni Nazionali giovanili cominciando dall'Under17 dove conta 7 presenze ed un Europeo di categoria nel 2010 concluso in semifinale. Successivamente viene convocato per altre 7 partite in Under18 fino ad approdare all'Under19 dove ad oggi conta 8 presenze. In Francia si vocifera da diverso tempo riguardo ad una sua possibile convocazione in Under21, ad oggi però non si hanno notizie certe al riguardo.

Il Lione punta forte sul suo giovane gioiello e non ha intenzione di perderlo a favore di una big mondiale come nel caso di Varane. D'altro canto Samuel è un tifoso del Lione fin da piccolo, un vero "Gons", e pare inverosimile che abbandoni il Rodano in un prossimo futuro, almeno non prima di essersi affermato a Lione e nel calcio francese.

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Michy Batshuayi - 1993 - Belgio

Nome: Michy Batshuayi
Data di nascita: 16 febbraio 1993, Bruxelles
Nazionalità: Belgio
Altezza: 180cm
Piede preferito: Destro
Squadra: Standard Liegi - Jupiler Pro League
Ruolo: Attaccante centrale




Dal punto di vista delle giovani promesse il Belgio sta vivendo un periodo d'oro, e la Nazionale e tutti i tifosi sperano di raccoglierne i frutti in futuro. Giocatori come Hazard, Lukaku, Courtois, Rits, De Bruyne, Praet e Coosemans un giorno saranno i titolari dei "Diavoli Rossi" belgi e punteranno a traguardi che il piccolo Paese del nord non si è mai sognato. Tra loro, in attacco, molti danno per certo il giovane Michy Batshuayi, nuovo talento offensivo scuola Standard Liegi che in campionato ha raccolto l'eredità di Lukaku dopo il trasferimento a Londra.

Nasce a Bruxelles da genitori di origini congolesi ed inizia a giocare all'età di dodici anni nell'FC Bruxelles. Resta una sola stagione nella meno blasonata squadra della capitale prima di trasferirsi al più famoso Anderlecht nella stagione 2006/2007 ripercorrendo praticamente la carriera del coetaneo compagno di ruolo Romelu Lukaku, anche lui di origini congolesi. A differenza dell'attaccante ora di proprietà dei Blues decide di lasciare l'Anderlecht la capitale dopo una sola stagione accettando l'offerta dello Standard Liegi dove entra a far parte della selezione Under19 già all'età di sedici anni. Il fatto che sia un talento lo si vede già dal numero di allenamenti a cui prende parte con la prima squadra proprio in quella stagione, imparando così a conoscere il calcio dei grandi a soli sedici anni. Dopo tre ottime stagioni in Under19, nelle quali si è confermato come il capocannoniere della squadra, arriva il grande momento del debutto in Pro League, la massima serie belga, il 20 febbraio 2011, a diciotto anni appena compiuti, nella sconfitta esterna contro il Genk. In questa occasione ha la possibilità di giocare per sette minuti, inoltre gli viene concesso di giocare i pochi minuti finali del successivo incontro casalingo del 26 febbraio contro il Mechelen.
Durante il ritiro estivo in vista della stagione 2011/2012 viene definitivamente promosso in prima squadra, arrivando a giocare i minuti finali della sfida di andata dei preliminari di Europa League contro lo Zurigo il 27 luglio. Tre giorni dopo è nuovamente in campo nella prima di campionato contro il Mons dove gioca quarantacinque minuti. Da quel momneto fatica però a trovare spazio con continuità, giocando solo pochi scampoli di partita. La svolta arriva il 15 dicembre quando ha la possibilità di giocare dal primo minuto nella sfida in casa del Copenhagen valida per il girone di Europa League. In Danimarca trova la sua prima rete da professionista che vale la vittoria alla sua squadra. Da quel momento inizia ad aumentare il minutaggio e circa un mese dopo, alla ripresa del campionato dopo la pausa natalizia, trova il primo gol anche in terra belga nell'incontro casalingo contro il Beerschot. Da gennaio fino alla fine del campionato è sempre presente in campo e a parte due eccezioni sempre nell'undici titolare. Sigla altri cinque gol portando così il suo bottino a 6 gol in 18 presenze in campionato, giocando in seguito anche cinque partite dei playoff scudetto. Durante la stagione gioca anche i quarti e la semifinale di Beker van Belgie, la Coppa Nazionale belga, siglando una pregevole doppietta nel primo incontro. Chiude la sua prima stagione da professionista con 33 presenze e 9 gol.

Michy è una punta moderna di movimento, predilige il gioco e il fraseggio palla a terra e in velocità. Dispone di un senso del gol e della posizione da attaccante di razza, viene infatti schierato come terminale avanzato nell'attacco a due del Liegi. Dal punto di vista fisico e atletico è un giocatore formato, unisce infatti forza e velocità che unite ad un ottimo gioco di gambe lo rendono temibile negli ultimi sedici metri. Molto solido dal punto di vista tecnico deve migliorare sicuramente nella disciplina tattica e nel colpo di testa, suo vero punto debole. E' l'attaccante ideale per un tipo di gioco fatto di verticalizzazioni e palle in profondità, quelle che predilige maggiormente, e grazie al fisico e al dribbling sa essere il fulcro dell'attacco.

Sebbene sia un ottimo elemento non ha ancora debuttato in nessuna Selzione giovanile belga. Come dichiarato il suo sogno è quello di vestire un giorno la maglia rossa ma non è da escludere un tentativo del Congo per farlo giocare nella loro Nazionale.

Sono molte le squadre che hanno già bussato alla porta dello Standard per la giovane punta di origini africane. Michy in un'intervista dello scorso inverno ha dichiarato che qualora avesse lasciato il Belgio gli sarebbe piaciuto giocare all'Arsenal o al Manchester United, ma più di tutto avrebbe voluto affrontare il campionato italiano con la maglia del Milan, e la società di via turati si è dichiarata interessata al giocatore. esiste una possibilità che il giovane possa arrivare nel nostro Paese ma subito dopo la dichiarazione dei rossoneri è arrivata quella del Barcellona che pare avesse avanzato un offerta di sei milioni lo scorso febbraio. Le voci non sono state confermate, ma di sicuro i blaugrana seguono Batshuayi molto da vicino.

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13 luglio 2013

Havard Kallevik Nielsen - 1993 - Norvegia

Nome: Havard Kallevik Nielsen
Data di nascita: 15 luglio 1993, Oslo
Nazionalità: Norvegia
Altezza: 187cm
Piede preferito: Destro
Squadra: Red Bull Salisburgo - Bundesliga austriaca
Ruolo: Ala sinistra - destra, punta centrale



Da sempre la scuola nordica produce solidi giocatori abili in ogni zona del campo. Sono molte le conferme che arrivano da grandi campioni che hanno calcato i campi del nostro campionato, o anche buoni giocatori che si sono fatti conoscere in provincia. Negli ultimi anni le varie Selezioni scandinave stanno ben figurando nei vari tornei grazie al loro gioco offensivo e pratico, e sono molte le società che si stanno muovendo per cercare di accaparrarsi i migliori prospetti. Il giovane di oggi non è mai stato accostato a qualche club italiano, il che è un peccato, ma sicuramente se dovesse imporsi in Austria non tarderà ad arrivare l'interesse di grandi società.


Havard nasce ad Oslo, capitale della Norvegia, ed inizia a giocare a calcio nella piccola società dell'Oppsal. All'età di quattordici anni effettua un provino per entrare nel Valerenga, una delle più famose, se non la più famosa, squadre della capitale. Diventa subito titolare in ogni formazione giochi grazie al suo possente fisico e al notevole bagaglio tecnico. In poco tempo diventa il trascinatore della squadra e viene notato dai Commissari Tecnici delle varie Nazionali giovanili norvegesi che lo convocano immediatamente. Durante la stagione 2009 (in Norvegia come in quasi tutti i Paesi del nord il campionato si gioca da marzo a novembre) visto l'enorme impatto che sta avendo con la formazione giovanile viene premiato con una convocazione in prima squadra che diventa il suo debutto nel mondo del professionismo il 5 ottobre 2009 contro il Viking, diventando così il più giovane giocatore ad aver mai giocato con la maglia della sua squadra. La stagione seguente torna a giocare con la formazione giovanile, ma sul finire del campionato di massima serie viene nuovamente convocato e gli viene concessa un'altra opportunità di misurarsi con il meglio del calcio norvegese. Nella stagione 2011 viene definitivamente promosso in prima squadra realizzando tutta la preparazione precampionato con i suoi nuovi compagni. Inaspettatamente parte titolare alla prima partita della nuova stagione e dopo circa trenta minuti di gioco trova il suo primo gol da professionista. Per tutto il resto della stagione vedrà il campo con molta continuità, arrivando a saltare una sola partita in tutta la stagione. Chiude il primo anno nella massima serie norvegese con un bottino di 28 presenze, 3 gol e 2 assist, con un minutaggio medio di poco superiore ai sessanta minuti a partita. L'inizio della stagione 2012 è quello della consacrazione definitiva nel campionato del suo Paese. Riparte ancora da titolare, saltando solo pochi minuti di gioco a partita, ed ormai è a tutti gli effetti un pilastro della squadra e realizza 6 gol e 1 assist nelle prime 16 partite di campionato ed arriva anche a giocare in Europa fino al terzo turno di Europa League. Proprio all'apice della stagione arriva l'offerta da parte dei Red Bull Salisburgo per l'acquisto a titolo definitivo del promettente attaccante. La società accetta i 2.8 milioni offerti ed il giovane si trasferisce in Austria per continuare la sua crescita. Poco dopo il suo arrivo è già in campo nella Bundesliga austriaca giocando i minuti finali della seconda giornata. La partita successiva parte titolare in casa contro il Rapid Vienna ma incappa in una brutta prestazione collettiva e in una sconfitta. Si riscatta la giornata successiva dove realizza una fantastica tripletta nel pirotecnico 4-4 in casa dell'Admira Wacker. Ad oggi è titolare fisso della formazione austriaca e conta 7 presenze, 3 gol e 1 assist.

L'attaccante norvegese ha molti qualità che gli potrebbero permettere di sfondare nel grande calcio. Grazie ai suoi 187 centimetri e all'ottima facilità di corsa è un giocatore molto temibile dal lato fisico. Ma sono gli aspetti tecnici la parte migliore di lui. Un destro naturale che calcia con molta facilità anche di mancino, dotato di un senso della posizione, soprattutto negli inserimenti, che lo rende molto temibile soprattutto se unito alla freddezza sotto porta di cui dispone. In poche parole è un attaccante completo che potrebbe fare la differenza anche ai livelli più alti. Preferisce giocare da ala sinistra, ma può svariare sull'altra fascia con naturalezza o giocare al centro dell'attacco in caso di bisogno. La cosa di cui ha maggior bisogno è esperienza nel grande calcio e nei palcoscenici europei, soprattutto a livello di club visto che con le Nazionali giovanili norvegesi vanta molte presenze.

Visto il suo impatto con le giovanili del Valerenga prima, e con la prima squadra in seguito, Havard ha sempre avuto un grande seguito nelle Selezioni giovanili del suo Paese, a cominciare dall'Under 15 dove realizza 4 presenze per poi passare all'Under 16 dove segna 7 gol in 10 partite. Nel 2010 arriva la chiamata dell'Under 17 con 8 apparizioni e 2 marcature prima di passare lo stesso anno all'Under 18 dove realizza 3 gol in 15 incontri. Nel 2011 viene convocato in Under 19, diventandone in seguito anche capitano, grazie alle 15 presenze e ai 4 gol realizzati. Oggi Havard fa parte della formazione Under 21 ed ha preso parte e 3 incontri validi per le qualificazioni ai prossimi Campionati Europei di categoria.

Il suo nome non è molto noto al pubblico italiano, ma questo è proprio il tipo di giocatore che nel nostro campionato potrebbe trovare la consacrazione definitiva. Purtroppo per noi si parla di un futuro in Germania per il talento norvegese, con diverse squadre di Bundesliga che avrebbero già messo gli occhi su di lui. Finora l'affare l'ha fatto il Salisburgo che per meno di tre milioni si è portato a casa un gioiellino che farà molto bene in campionato e che sarà rivenduto come minimo al triplo ad un futuro acquirente.

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Rodrigo Ely - 1993 - Italia

Nome: Rodrigo Ely
Data di nascita: 3 novembre 1993, Lajeado
Nazionalità: Italia - Brasile
Altezza: 1, 88 m
Piede preferito: Destro
Squadra: AC Milan - Campionato primavera
Ruolo: Difensore Centrale





Quando si pensa al difensore centrale più forte del mondo è opinione diffusa che questo giochi nel campionato italiano, più precisamente a Milano, sponda rossonera. In questi anni abbiamo visto crescere in Serie A un campione di nome Thiago Silva, ambito da tutte le big internazionali, capace di interpretare il ruolo in chiave moderna e quindi essere un solido baluardo della difesa ma al contempo un regista difensivo dalla grande tecnica e rapidità, capace di far ripartire l'azione, verticalizzare con efficacia e farsi sentire anche in zona goal, non necessariamente solo di testa. Nel 2009 il Milan, alla ricerca di un giovane che potesse ripercorrere le orme del fenomeno brasiliano, si è fermata a Porto Alegre ed è rimasta folgorata da Rodrigo Ely, il protagonista della scheda di oggi.

Rodrigo Ely nasce a Lajeado nello stato del Rio Grande do Sul in Brasile e cresce nelle giovanili del Gremio, squadra con sede a Porto Alegre molto apprezzata per il proprio settore giovanile dal quale sono usciti giocatori come Emerson (ex Roma, Juve, Real e Milan), Lucas Leiva (Liverpool) ma soprattutto Ronaldinho. Nel marzo 2009 il Milan che ad inizio anno si era accorto delle sue qualità, decide di strapparlo alla società brasiliana e lo invita in Italia contro la volontà del responsabile del settore giovanile del Gremio Julio Soster. Nonostante quest'ultimo presenti un dossier alla FIFA, la società di Silvio Berlusconi ha la meglio: decide di parcheggiare il giovane in una scuola calcio rossonera in Brasile e attende che venga completata la richiesta di passaporto italiano (il ragazzo infatti ha origini italiane) che permette al club di tesserarlo da comunitario prima che diventi maggiorenne e quindi permettergli di lasciare il Brasile prima dei diciotto anni. Grazie anche al lavoro del procuratore di Ely, il noto agente Mino Raiola, arriva la nazionalità italiana e nel febbraio 2010 il difensore sbarca a Milano e si aggrega alla primavera al tempo allenata da Giovanni Stroppa. Le qualità del centrale sono subito evidenti e inizia ad ambientarsi formazione rossonera terminando la stagione con 5 presenze e una rete messa a segno (il Milan verrà fermato ai quarti dalla futura vincitrice del campionato 2011, la Roma). Dopo un'estate, quella 2011, trascorsa ad allenarsi con Ibra e compagni, torna ad essere un pilastro della squadra nel frattempo affidata ad Aldo Dolcetti. Nella stagione corrente disputa 23 gare (2 reti) e si propone come uno dei giovani difensori più interessanti dell'intero panorama giovanile nostrano. Anche nella recente semifinale del campionato contro l'Inter, dalla quale il Milan è uscito sconfitto solo nei supplementari (4-3), ha giocato una buona partita ed ha fatto intravedere movimenti, chiusure e ripartente da grande giocatore. Nella stagione appena conclusa il difensore italo-brasiliano si è tolto anche la grandissima soddisfazione della convocazione con la nazionale azzurra Under 19. Dopo il debutto nel novembre 2011 contro i pari età del Montenegro (1-1), non è più uscito dalla rosa del ct Evani ed ha collezionato ad ora 7 presenze.

Rodrigo Ely è un difensore centrale dotato di una notevole fisicità e qualità tecniche molto importanti. Possiede una personalità forte che unita alle doti fisiche gli consente di comandare la linea difensiva e fungere da playmaker della squadra. E' bravissimo nelle diagonali difensive, rapido nelle chiusure, effettuate con sicurezza e puntualità ed è la chiave del gioco della formazione di Dolcetti, senza nulla togliere ai bomber Comi e Ganz. E' probabilmente il giocatore delle giovanili rossonere che assieme a Calvano risulta essere più pronto per il salto nel calcio professionistico. La tranquillità che trasmette ai compagni di reparto e le uscite palla al piede sono da giocatore di alto livello.

Ad ora sembra difficile che la prossima stagione possa rimanere nella rosa del Milan, chiuso dal probabile arrivo di Acerbi dal Chievo e del quasi certo riscatto di Romagnoli (a metà con il Pescara). Sarebbe pronto per dire la sua in un campionato competitivo come la Serie A ma è più probabile che (purtroppo) possa essere girato in prestito nella serie cadetta. Molte squadre della Serie B sono su di lui ma non escludiamo possa entrare all'ultimo in qualche operazione e tentare di imporsi nella massima serie come forse gli competerebbe. Le qualità di Ely sono indiscutibili, come quelle del suo procuratore Mino Raiola che sa fare bene gli interessi dei propri assistiti (e anche i suoi). Vedremo se il Milan saprà valorizzare il gioiello che ha in casa.

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12 luglio 2013

I migliori numeri 10: Baggio, Del Piero, Totti e..

Una fotografia sui migliori numeri 10 dell'ultimo ventennio? Ce la regala il collega ed amico Alfredo De Vuono, dalle colonne di Fantagazzetta, altro blog per cui Esperto di Calcio presta la sua penna.

Sapete cos'hanno in comune Baggio, Del Piero, Totti e Cassano? Tre cose. Sono tutti e quattro italiani; sono stati, tutti, grandi calciatori; hanno vestito, seppur in epoche diverse, e più o meno a lungo, la casacca numero 10 della Nazionale. Stop. Poi ognuno di loro ebbe, ha ed avrà una storia e sé. Sta di fatto che saranno loro quattro i fantasisti del ventennio a cavallo del giubileo di cui racconteremo ai nostri figli.

Ognuno di noi avrà un suo preferito. Poi ci sarà il preferito di tutti, che farà gara a sè, perché super partes: è Roby Baggio e di lui, in questa storia, non parleremo, se non per la tangente. Un po' per non scomodarlo dall'Olimpo del calcio in cui risiede sin da quel triste 16 maggio 2004; un po' perché, a prescindere dalla fazione cui si appartenga, anche un minimo sputo d'oggettività sarebbe sufficiente a considerarlo il migliore dei migliori, ed a prescindere. Roberto, oltre che le epoche, ha cavalcato le squadre. Le ha fatte sue, in tutta Italia, lasciando dovunque, e comunque, un ricordo gastronomicamente metaforizzabile al latte materno. Antico, dolcissimo, irrecuperabile una volta che se n'è potuto godere: talmente piacevole da formare il gusto della vita che, sui campi verdi, diventa gusto del pallone. Un' enorme tetta alla quale s'è abbeverata mezza Italia.
L'altra mezza stava lì, a poche centinaia di chilometri, o davanti a un televisore, a goderne di rimando, anche vagamente invidiosa. Il tutto mentre lui, Roberto, la mamma - fors'anche manna - del calcio, saltava di fiore in fiore a irrorare i ruvidi palati. Tutti lo hanno rimpianto, e nessuno ha inveito contro di lui, quand'anche le circostanze e gli uomini che contribuivano ai suoi trasferimenti facevano sì che, in media ogni triennio, cambiasse squadra.

Esattamente l'opposto di quanto accade, tuttora, ad Antonio Cassano. Con qualche rimpianto, quello sì, disseminato qua e là, ma più che altro per lui: non per la squadra che lasciava. Per il suo talento lasciato intorpidire per anni all'ombra del lato oscuro del suo carattere: fumantino, iracondo, protagonista, al limite egoista. Una carriera buttata al vento, dicono in tanti; una carriera comunque da ricordare, continuo a sostenere io. Anzi, forse sarà anche di lui che narreremo le gesta ai posteri, tanto come esempio da non perseguire per approccio mentale allo sport professionistico, quanto come fulgido e folle talento, nella cui storia la sregolatezza ha sempre fatto uno-due col genio. A differenza di Totti e Del Piero, lui - il ribelle furioso che venne cacciato, giocoforza, prima da Roma, poi da Madrid, Genova, Milano I e II - delle pillole di bellezza le ha regalate un po' dovunque, per l'una e l'altra fazione. Senza riuscire a legarsi a nulla, se non a sè stesso, e senza riuscire a farsi voler bene da nessuno, se non da sé stesso. E' proprio per questo che, vedrete, sarà di lui che alla fine si parlerà.

Non di Francesco o di Alex, parimenti amati dai loro sostenitori e osteggiati dai rivali: perché Cassano ha fatto poco, ma per tanti; mentre Totti e Del Piero tantissimo, ma per pochi.
E nessuno di loro, a differenza del divino, ha saputo, in azzurro, fare anche solo un decimo di quanto dimostrato nelle squadre di club.
Non che le loro carriere siano minimamente paragonabili, per carità: per vittorie, professionalità, rendimento, continuità ed affidabilità, Totti e Del Piero hanno saputo dimostrare ben altro. Ma con medesime carature tecniche di fondo, ed è questa la discriminante fondamentale, che pone lui, il pazzo di Bari vecchia, alla pari di questi altri due pezzi di storia nostrana del calcio, seppur solo per capacità e "sulla carta", come dicono quelli bravi.
E' per questo motivo che parleremo, in futuro, di Antonio Cassano almeno quanto lo faremo di Del Piero e di Totti. Storie, vite, caratteri e carriere profondamente diversi nella forma, seppur eguali nella loro sostanza di campioni. Non di fuoriclasse, però. Per quello c'è un nome solo. E non è nato né a Bari, né a Conegliano, né tantomeno a Roma.

Si dice che la differenza stia nel fatto che, mentre il campione, quando ti aspetti faccia una cosa, ne fa una seconda, il fuoriclasse, invece, ne inventa una terza. Anche da questo punto di vista Antonio Cassano resterà sempre un 'semplice' campione. Perché quando andò all'Inter tutti pensavano che ci sarebbe rimasto poco. Ma non così poco: ecco perché, andando via dopo solo un anno, ha fatto - solo - la seconda cosa che c'aspettavamo. La terza, forse, sarebbe stata restarci. E non sarebbe bastata comunque.

Soma Novothny - 1994 Ungheria

Nome: Soma Novothny
Data di nascità: 16 Giugno 1994, Veszprem
Nazionalità: Ungheria
Altezza: 1,85 cm
Piede preferito: Destro
Squadra: Napoli Primavera, Campionato Primavera Girone C (Italia)
Ruolo: Punta centrale



Il calcio ungherese vive quasi solo delle grandi prestazioni delle proprie squadre giovanili. Infatti sono tantissimi i giovani talenti sfornati in questi ultimi anni dal calcio magiaro, ma stranamente non riescono a migliorare la competitività del campionato ungherese né della nazionale maggiore. Dopo Tamas, terzino sinistro strappato dal Milan al Chelsea, è giunto il momento di parlare di Soma Novothny, nuovo enfant prodige del Napoli.

Soma Novothny nasce e cresce calcisticamente nel Veszprem. Dopo aver fatto parte di tutte le squadre giovanili, fino all'under 19, Soma esordisce il 28 Maggio 2011 quando l'allenatore del piccolo e poco prestigioso club, Attila Vago, lo getta nella mischia nella sconfitta con il Bajai nella seconda serie ungherese. Poco dopo arriva anche il primo gol, il 4 Giugno, contro il Kaposvolgye. La doppietta contro il Soproni del 28 Agosto lo lancia defitivamente, si guadagna così la maglia titolare. Alla fine della prima stagione della sua carriera saranno 9 i gol in 13 partite, con Chievo, Sunderland, Colonia e Napoli che inviano osservatori per visionarlo da vicino. Con la conclusione del campionato magiaro in Novembre, il ds del Napoli Riccardo Bigon è il più lesto di tutti, riuscendo così a strappare alla forte concorrenza Soma, in prestito semestrale con diritto di riscatto. Ci mette un po' di tempo ad ambientarsi al nuovo clima napoletano, ma il 17 Marzo 2012 esordisce con gol nel rocambolesco pareggio di Palermo. Passa poco tempo e il 31 Marzo arriva anche la prima doppietta con la maglia azzurra contro il Pescara. Alla fine della stagione, conclusasi con l'eliminazione dalla fase finale del campionato, Novothny conclude con 6 gol in 8 partite.

Nonostante il fisico e l'altezza, può giocare anche come seconda punta ed esterno d'attacco. Infatti, ha una buona progressione con e senza palla, è molto abile a smarcarsi, è capace di inserirsi negli spazi ed è abbastanza veloce. Possiede una tecnica discreta, un buon controllo di palla e fa valere i suoi centimetri sulle palle alte. Deve però migliorare molto tatticamente, nella protezione della palla e con il piede debole (è destro, quindi il sinistro). Il Napoli eserciterà sicuramente il diritto di riscatto, perché le capacità realizzative dimostrate sono davvero notevoli. Per caratteristiche fisiche e modo di giocare per molti ha una vaga somiglianza con Alessandro Matri. E' un ragazzo con la “testa sulle spalle” e questo è importante, ma solo il tempo ci può dire se il Napoli ha in casa un futuro bomber.
Fa attualmente parte della nazionale dell'Ungheria Under-19, con la quale può contare finora 1 gol in 3 presenze. Precedentemente aveva fatto parte dell'Under-16 (2 presenze), dell'Under-17 (1 gol in 2 presenze), e dell'Under-18 (2 gol in 4 presenze). Soma Novothny è una prima punta di grande fisicità e il Napoli potrebbe aver trovato quell'ariete d'attacco che manca, almeno nel settore giovanile, da tanti anni. Se la società partenopea vuole continuare lo sviluppo del club deve formare un settore giovanile di livello più elevato ed è quello che Aurelio De Laurentis sta tentando di fare con risultati incoraggianti. Ricordiamo che due anni fa ha trionfato nel campionato nazionale Berretti e quest'anno si è dovuta arrendere solo in semifinale contro l'Inter che ha poi vinto il titolo sull'Atalanta.

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11 luglio 2013

Rashidi Yekini e la sua preghiera

La Nigeria. Per chi come me si è innamorato del calcio con i mondiali del '90 e del '94 le aquile africane rappresentano un'istituzione vera e propria. Ecco perchè ripropongo un pezzo di Elio Goka, stimato collega di Fantagazzetta.

Ufficialmente è del ’63. Secondo alcune fonti, però, non si è neanche sicuri della sua data di nascita. Chi dice sia nato nel ’62, chi nel ’64. Curioso che di Rashidi Yekini non si sia certi del momento preciso di quando è venuto al mondo (il dubbio è confortato dalle diverse date riportate sul suo passaporto e su documenti diversi esibiti alle manifestazioni sportive alle quali ha partecipato).

Come avviene nei villaggi sperduti dell’Africa nera, vicini e lontani dal petrolio e dai diamanti, la data precisa dei fatti non esiste. La vita tiene a distanza le convenzioni. A Rashidi, pure questa strana curiosità ha riservato i tratti sbiaditi del figuro che scompare tra le fitte nebbie della foresta pluviale. Come un campo di gioco, come quello di calcio, verde verdissimo, scuro come le foglie della fitta foresta nigeriana, il luogo da dove qualcosa Rashidi deve aver preso, come le più remote somiglianze. A cominciare dalla danza che una volta mostrò al mondo dopo una rete segnata con la sua nazionale.

Fu ai Campionati del Mondo negli Stati Uniti, che nel 1994 Rashidi Yekini, dopo aver segnato un goal storico per la sua nazionale di calcio, entrò dritto nella porta al seguito del pallone, aggrappandosi alla rete per dar vita a un rituale durato pochi secondi, ma che agli spettatori sembrò la preghiera felice e disperata dell’uomo che per la prima volta aveva portato il segno naturale della sua provenienza dentro i luoghi artificiali della popolarità.

Yekini, tra i migliori calciatori che la Nigeria e il calcio africano avessero mai vantato, quel giorno battezzò l’entusiasmo della sua gente e liberò il proprio, in un Mondiale dove la Nigeria sfiorò la qualificazione ai quarti di finale, eliminata da quell’Italia di Baggio, che sarebbe poi giunta in finale col Brasile.

Rashidi Yekini ha giocato in Africa e in Europa, vincendo la classifica cannonieri del campionato portoghese, con la maglia del Vitoria Setubal. Con la Nigeria ha vinto la Coppa d’Africa, nel 1994, ed è stato il più prolifico cannoniere nella storia della sua nazionale.

Soprannominato il “Toro di Kaduna”, Yekini aveva potenza e velocità, unite ad atteggiamenti fuori e dentro del campo, che non facevano mistero della sua forte religiosità. Alla fine della sua carriera, Rashidi ha deciso di ritirarsi a vita privata, rifiutando pure incarichi federali. Dopo tre matrimoni e dopo aver messo al mondo tre figli, ha iniziato, poco a poco, a non dare più notizie di sé.

È andato via all’età di 48 anni, nel maggio del 2012, ammesso che l’età della sua scomparsa sia giusta, visto che non si è sicuri di quella di nascita.

Sulla sua salute fisica e mentale sono state dette molte cose. Qualcuno pensa che sia finito dopo aver raggiunto i limiti della follia, a causa di un grave disturbo bipolare. Ma nulla è mai stato confermato. L’unica certezza è che Rashidi Yekini è sepolto a Ira, città della regione del Kwara, in Nigeria. Resta la sua preghiera nigeriana, con le labbra della sua storia rivolte oltre la rete di quel Mondiale. Certe azioni non valgono solo il goal.



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