Esperto di Calcio

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17 gennaio 2013

Guardiola-Bayern, chi cambierà maggiormente la sua filosofia?


La notizia del giorno è solo una: Pep Guardiola al Bayern Monaco. I media parlano ovviamente dell'esportazione del modello Barça in Germania, della rivoluzione nelle giovanili bavaresi, delle differenze con i tecnici tedeschi.. Ciò che mi ha colpito è però la considerazione fatta oggi dalla Gazzetta dello Sport, che parla di un Guardiola "destinato" a mandar via Mario Gomez.

La domanda ora è ovvia: riuscirà Pep Guardiola a replicare il modello-Barcellona in Germania? La risposta ha bisogno di un presupposto: il nuovo allenatore del Bayern non è atteso da una rivoluzione. Primo perché gli ultimi rivoluzionari, in Baviera, non hanno fatto una bella fine (Magath e Van Gaal allontanati dopo aver vinto il campionato, Klinsmann addirittura esonerato prima della fine della stagione). Secondo perché il Bayern ha già «attitudini» alla Barça, unica squadra in Europa ad avere percentuali maggiori dei bavaresi nei passaggi riusciti. Non è l'unica similitudine: il Bayern è fondato sul settore giovanile, fonte inesauribile di giocatori per la prima squadra. E che fornisce a Guardiola la base per il «suo» Bayern, a partire da Schweinsteiger, che per età e ruolo si candida a a essere l'alter ego di Xavi. Intorno avranno probabilmente un posto garantito gli ultimi talenti arrivati dal vivaio: Kroos, Müller, Badstuber, Alaba, Contento hanno tutti dai 23 anni in giù. Più Javi Martinez, comprato a peso d'oro l'estate scorsa dall'Athletic Bilbao, possibile «Busquets» ma - causa abbondanza - non ancora titolare con Heynckes. E Pep non mancherà di dare un'occhiata (e più di una chance) allo svizzero-kosovaro Shaqiri, 21 anni e idee da Iniesta, e al turco-tedesco Emre Can, diciannovenne talentino del centrocampo. E il centravanti? Qualcosa, però, inevitabilmente cambierà. E il nodo è senza dubbio in attacco. Se la tecnica di Ribery è un'assicurazione per il posto fisso (un po' meno la velocità di Robben...), Marione Gomez e Mandzukic rappresentano il classico centravantone che Guardiola - dopo la crisi di rigetto con Ibrahimovic - aveva estirpato dal sistema di gioco del suo ultimo e più spettacolare Barcellona. Difficile rinunciare al serbatoio di gol dell'attuale coppia, ma o cambia Guardiola o cambia il Bayern. E se Pep fosse irremovibile, l'eventuale cessione magari di Gomez potrebbe garantire il budget in più a un club già ricco di suo, utile per portare a Monaco qualcuno di più adatto al progetto-Guardiola (posto che Leo Messi non si muoverà da Barcellona nemmeno per il suo mentore). La Champions Nel giubilo per l'arrivo di Pep, qualche ostacolo c'è. Al Bayern il manager è Mathias Sammer, che in società e sul mercato vuole comandare. E già Louis Van Gaal, sulla strada della finale Champions del 2010, aveva «panchinato» l'attaccante centrale, a favore di Olic e Müller, e portato il possesso palla su livelli da 70%. E i tifosi dell'Allianz Arena, per la verità, si erano un po' stufati del tiki-taka in versione olandese-tedesca. Soprattutto se non basta a vincere la Champions. Che poi è il quid in più richiesto a Guardiola, visto che la Bundesliga, bene o male, in Baviera si festeggia un anno sì e un anno no e che le due finali di Champions in tre anni non sono esattamente un risultato da Cenerentola d'Europa. Ma anche al Barça Pep raccolse la preziosa eredità di Rijkaard e ne proseguì il lavoro. Finì per creare la squadra più forte del mondo.

Io non ne sarei tanto sicuro, così come non credo che il catalano cercherà di ricostruire un modello balugrana in Baviera. Mi spiego meglio, Guardiola è un grande allenatore e crede nel gioco propositivo e nel possesso palla. Questo è fuor di dubbio, ma siamo così certi che ricostruirà una squadra identica al Barcellona anche in Germania? Io non credo. Penso invece che Pep apporterà una nuova filosofia in Bundesliga, specialmente nel lavoro con i giovani. Il Bayern, però, non perderà la sua identità, quantomeno non del tutto. La rosa dei rossi di Germania è certamente di primissimo livello, ma soprattutto possiede crismi e caratteristiche diverse da quella che Guardiola aveva a disposizione in Spagna. Per quanto potrà plasmare il suo Bayern sul mercato, Guardiola non farà mai a meno di gente come Schweinsteiger e Kroos, giocatori formidabili e molto diversi da Xavi o Iniesta. Penso quindi che sarà molto interessante vedere come il tecnico spagnolo saprà adattarsi ai giocatori che avrà a disposizione, fermo restando che la sua squadra avrà una mentalità propositiva e spavalda. Chi trarrà maggior beneficio dall'arrivo in Germania di Pep, sarà Thomas Muller. L'attaccante tedesco ha numeri da fuoriclasse e le caratteristiche giuste per far impazzire il tecnico catalano, che guiderà la sua ascesa. Magari non sarà Messi, ma non mi stupirei se Muller (classe '89) diventasse uno dei cinque attaccanti più forti del mondo nel lustro avvenire. Accanto a lui potrebbe tranquillamente giocare un ariete, proprio come Gomez. Sarebbe sciocco pensare che Guardiola sia un integralista della panchina, incapace di adattare il suo calcio ai giocatori a sua disposizione. A Barcellona ha provato ad inserire Ibrahimovic in un contesto del tutto sbagliato per lui, ma questo non significa che una prima punta non possa far parte del suo progetto.

Nicolas Castillo - 1993 - Cile


Il Sud America è stato per troppo tempo associato a Brasile ed Argentina. Nel continente americano ci sono molte nazioni emergenti, capaci di sfornare talenti cristallini. Penso alla Colombia di Falcao, all'Uruguay di Cavani e, soprattutto, al Cile. Nel paese de "La Roja" sono presenti alcuni fra i calciatori più interessanti dell'intero panorama mondiale, ed il campionato Sudamercano Under20 lo sta confermando. Vi parlerò oggi di un centravanti che sta destando l'interesse dei maggiori club europei per le sue giocate e la strabiliante regolarità sottoporta: Nicolás Ignacio Castillo Mora.

Nato a Santiago del Cile il 14 febbraio 1993, Castillo è un attaccante completo. Cresciuto calcisticamente nelle giovanili dell'Universidad Catolica, viene promosso in prima squadra nel 2010 all'età di 17 anni. Nello stesso anno fa il suo esordio nel calcio che conta, realizzando anche la prima rete. Nella facile vittoria per 10-0 sul San Pedro de Acatama pone il primo tassello di quella che sarà una carriera ricca di soddisfazioni. Il precocissimo esordio non deve ingannare, perchè il ragazzo cileno viene lasciato crescere tranquillamente con i pari età, diventando un punto di riferimento per le Nazionali giovanili cilene.
Il 9 febbraio 2012 inaugura la sua stagione con una presenza in Coppa Libertadores contro il Bolivar, cui seguirà quello in campionato. A inizio marzo realizza il primo goal nella massima serie cilena, griffando la vittoria contro i Rangers de Talca. Come ogni grande centravanti, una volta intrapresa la strada del goal è difficile fermarsi. Al goal contro i Rangers ne seguiranno infatti altri 5, fra cui spicca la doppietta con il Colo-Colo nel derby cittadino.
Le convincenti prestazioni con l'Universidad convincono il selezionatore dell'Under20 cilena a puntare sul ragazzo di Santiago. Castillo non lo delude e alla prima del Sudamericano U20 "mata" l'Argentina di Luciano Vietto con la rete decisiva per il Cile.

177 cm per 76 kg di peso, Nicolas Castillo è un "torello" dotato di grande tecnica ed un fisico importante. In patria è stato paragonato a Zlatan Ibrahimovic e Santillana, storico grande marcatore della storia del Real Madrid. I paragoni, oltre ad essere azzardati, non sono del tutto esatti. Castillo è una prima punta atipica, che non ama accentrare il gioco su di sè come fa lo svedese ex Milan. Piuttosto preferisce arretrare sulla trequarti, per organizzare la manovra d'attacco con i compagni. Inoltre, peculiarità atipica per una prima punta, ama svariare anche sull'esterno, sia a destra che a sinistra.
Veloce e tecnico, Castillo ha piedi molto educati ed un senso del goal fuori dal comune. Ha personalità da vendere e sa fare goal in tutti i modi, anche su calcio da fermo. La sua specialità è il colpo di testa, per il quale possiede ottimo tempo d'intervento, con il quale riesce a staccare sopra difensori più alti di lui. La sua potenza atletica è impressionante, tanto da permettergli di essere un giocatore potenzialmente pronto per il nostro campionato.
Su Nicolas Castillo stanno lavorando molte squadre, fra cui la Juventus e l'Inter, che potrebbero presto formulare un'offerta d'acquisto per il giovane talento cileno.


Quintero ha scelto: "Solo l'Inter"


Chiaro e deciso il gioiellino colombiano Juan Fernando Quintero, che in un'intervista alla Gazzetta dello Sport parla senza mezze misure del suo futuro in chiave mercato:

Juan Fernando Quintero da inizio anno vive su un altro meridiano, a un altro fuso orario. È tra i migliori del campionato sudamericano Under 20 che si sta giocando in Argentina e, da lì, mette in fila le idee sul futuro: non che non sia contento di quello che ha però ecco, vorrebbe crescere. Prima idea: pensa di poter portare la Colombia a vincere il Sub-20, un torneo strano in cui Argentina e Brasile sembrano squadre medio-piccole, mentre lui gioca spesso bene. Ha anche segnato un gol: domenica notte, su rigore, al Cile. Seconda idea: è convinto di essere pronto per un grande, grandissimo club e la sensazione è che, fosse per lui, avrebbe già scelto l'Inter. JFQ, come JFK, ha una Nuova Frontiera. La Colombia dopo tre partite del gruppo A ha sei punti: due vittorie contro Paraguay (1-0) e Bolivia (6-0), una sconfitta contro il Cile (1-2). «Siamo una grande squadra, o almeno... a me piace: possiamo vincere. Sì, lo dico: andiamo a vincere». In Sudamerica si scrive che Quintero contro il Paraguay ha fatto un colpo di tacco da campione. Commenti? «Nella prima partita mi sono fatto un po' male, ma ora sto bene. È strano perché sono tra i più esperti della squadra, voglio essere importante». Sempre con il numero 10. «Il 10 mi piace, da bambino era sempre mio. Quando sono arrivato a Pescara lo aveva già preso Celik, allora ho scelto il 93, come il mio anno di nascita: va bene, mi piace anche quello». Restiamo ai numeri. Sebastiani, presidente del Pescara, sabato si è espresso: «Quintero vale 10 milioni». Non sono troppi? «Ah, non lo sapevo e in effetti io non so se valgo 10 milioni. Devo imparare, lavorare. Come si dice mejorar? Migliorare». Qualcuno però crede che, al ritorno dal Sub-20, a Pescara ci sarà un aereo prenotato per Manchester. Lo United è interessato: pronto? «No, a me piace l'Inter». Solo l'Inter? «È chiaro che non direi no ad altre squadre forti però ecco, penso in grande: Manchester, Milan, Juventus... Deciderò con la mia famiglia e con Calleri, il mio procuratore». L'Inter però... «Mi piace di più perché ha molti sudamericani. E in Italia sto bene». C'è qualcosa che non va a Pescara? «No, anche i tifosi mi piacciono. Poi vicino a Pescara il 14 novembre è nata Maria José, mia figlia: non l'abbiamo cercata, ma sono contento ci sia. Non ho neanche vent'anni (li festeggerà domani, ndr), ma i figli è meglio averli da giovane, così quando crescono puoi giocare con loro. E anche in campo, dopo qualche problema fisico, ora è tutto okay». Meglio Bergodi di Stroppa? «No, bene tutti e due. Stroppa per me è stato importante, mi ha fatto giocare subito». Un po' da esterno d'attacco, un po' da trequartista, a volte più arretrato, anche se le statistiche non sono da play: tantissimi tiri (28 da fuori area, tra i top della A) ma contrasti e palle intercettate nettamente sotto media. Qual è il ruolo perfetto? «Trequartista. Però anche in questo devo crescere tanto, lavorare. Com'era? Mejorar». Da quali giocatori si può imparare in Italia? «A me sono piaciuti Giovinco, El Shaarawy, Pirlo, ...». Pirlo marcato a uomo all'inizio di Pescara-Juventus. Giusto? «Sì, ma è stato così difficile. Il mio punto di arrivo comunque è Rivaldo, il più forte. Sono cresciuto a Medellin, in un barrio povero, però ho sempre voluto vederlo giocare, al Barcellona, al Milan, all'Olympiacos. Ma per avvicinarmi a lui devo capire tante cose, lavorare...». Va bene, mejorar. In bocca al lupo allora. «Crepi il lupo».

Quintero è un ottimo prospetto, classe 1993. Per l'Inter si tratterebbe di un bell'acquisto e per il calcio italiano significherebbe non perdere un potenziale campione.

16 gennaio 2013

Mourinho al Milan? Le bugie hanno le gambe corte


In un post di ieri sono andato giù abbastanza pesante con il Tuttosport. Non voglio rimangiare una sola parola, ma per dovere di cronaca dico che non solo in Italia c'è una discutibile cultura dell'informazione sportiva. Oltremanica hanno rilanciato stamane la notizia di un possibile approdo di Josè Mourinho al Milan, un'ipotesi che giudico personalmente oltre i limiti del fantamercato. Ma andiamo per gradi e leggiamo insieme quanto riporta il "The Sun":

The slumbering Italian giants are keen for the Special One to return to the San Siro and repeat his heroic spell with local rivals Inter. Mourinho, expected to leave Real Madrid this summer, could be tempted — especially as the odds are mounting against him making an emotional return to English football at the end of the season. Alex Ferguson has vowed to carry on at Manchester United while Pep Guardiola is heading to Manchester City. Tottenham and Liverpool have recently appointed young coaches in Andre Villas-Boas and Brendan Rodgers and both have limited budgets. Which leaves only Arsenal or Mourinho’s former club Chelsea. Arsene Wenger is a fixture after 17 years with the Gunners and Chelsea’s interim boss Rafa Benitez could stay permanently if he finishes in the top three and wins a trophy. So Mourinho may be restricted to three clubs – Milan, Paris Saint-Germain and Bayern Munich. The attraction of Milan, one of the world’s most successful clubs, would be hard for him to ignore. Milan president Silvio Berlusconi has pledged to restore the club to its former glory. He admits he failed with a bid to bring in ex-Barca boss Guardiola. So now Mourinho has become Milan’s top target — if they match his £13.5million Real salary.

Anche ammesso che l'indiscrezione abbia un minimo di fondamento, cercherò di destituirla con un ragionamento logico. In Italia abbiamo imparato a conoscere Josè Mourinho, straordinario allenatore e abilissimo comunicatore. Le sue dichiarazioni, le sue conferenze, sono sempre state improntate su di un aspetto: la sincerità. Non ha mai saputo ne voluto censurarsi, attaccando duramente il Milan e la Juventus. Sarebbe una gaffe clamorosa se si contraddicesse in modo così palese, così evidente. A maggior ragione ora che mensilmente rilascia una dichiarazione d'amore nei confronti dell'Inter, che termina quasi sempre con l'eco "tornerò prima o poi". Non è nello stile del portoghese, perchè se avesse anche solo la minima intenzione di approdare in rossonero, starebbe preparando il terreno da tempo. Un discorso analogo si potrebbe fare qualora il suo nome fosse accostato all'Arsenal, ma evidentemente il The Sun lo sa ed evita di scrivere sciocchezze.
Altro e non secondario aspetto da considerare è l'onorario dell'allenatore di Setubal, che si attesta intorno ai 13 milioni di euro.  Il tabloid britannico chiude il pezzo con "if they match his £13.5million Real salary", ma forse non gli è arrivata la notizia che il Milan ha ceduto Ibrahimovic e Thiago Silva per non avere ingaggi pesanti a bilancio. E allora sarebbe logico ingaggiare un allenatore a queste cifre? La risposta è un no categorico.

Hernanes, Muriel e Llorente nella Juve che verrà


Al campionato sudamericano under 20 contatto tra il procuratore del brasiliano ed emissari bianconeri, il giovane colombiano dell'Udinese è l'altro osservato speciale. Talento e piedi buoni, la Juve che verrà: Hernanes e Muriel nel mirino per giugno. Aspettando Drogba, Llorente o Immobile, come rinforzi istantanei per la Juve, le chiacchiere dello shopping invernale servono anche per programmare le mosse estive, partendo dai sogni. Pure sorprendenti, visti i nomi.

Il primo è quello di Anderson Hernanes de Carvalho Viana Lima, per tutti Hernanes, 27 anni, centrocampista e trequartista, a seconda delle esigenze, al servizio di Claudio Lotito dal 2010: piace ai bianconeri, per classe, trattamento di palla e rapidità di pensiero. E nei giorni scorsi c’è stato il primo contatto tra emissari della Juve e Joseph Lee, procuratore del brasiliano: occasione della chiacchierata, i campionati sudamericani under 20 che si stanno giocando in Argentina, dove l’ad juventino Beppe Marotta ha spedito i suoi uomini. Avvertenza: non sarà una trattativa facile, anzi, perché Hernanes ha contratto fino al giugno 2015, quindi non ci sono chance per grandi sconti. E Lotito, come s’è visto con Lichtsteiner, sa farsi pagare i suoi pezzi. Però, il brasiliano ha piedi deluxe, e una buona confidenza con il gol: fin qui, 7 in 19 presenze di campionato. Dentro l’assetto di Antonio Conte farebbe la mezz’ala o, all’occorrenza, la seconda punta, elevando il tasso di confidenza con il pallone, cosa che piace parecchio al tecnico.

 L’altra idea, molto futuribile ma non meno sostanziosa, porta a Luis Fernando Muriel, colombiano, 21 anni e uno smisurato talento arruolato dall’Udinese, incubatrice di fenomeni: per la Juve potrebbe essere il nuovo Alexis Sanchez, e allora meglio metterci le mani sopra prima che faccia il grande botto. Per dire, Sanchez è finito al Barcellona a 28 milioni più undici di bonus: si vorrebbe evitare lo stesso listino prezzi. Quest’anno, dopo il ritorno da Lecce, Muriel è stato impiombato da problemi fisici, ma appena l’hanno mollato, ha fatto vedere di cos’è capace: tre reti in sei partite. E movenze da imprendibile assaltatore. Pure qui ci sarà da trattare a lungo, e da sborsare quattrini, perché il contratto con l’Udinese ha data di scadenza piuttosto lontana, da cancellare qualsiasi pensiero di saldi: giugno 2017. Però, la Juve vorrebbe arrivarci sopra prima degli altri, evitando fastidiose aste. Ai due, i bianconeri ci aggiungeranno Fernando Llorente, già preso dall’Athletic Bilbao per giugno, a zero euro. Così, il resto del budget verrebbe stanziato, appunto, per dare la caccia a Hernanes e Muriel. Nel caso, il talento dell’Udinese, sarebbe l’alternativa al grande attaccante, il top player, come Luis Suarez o Stevan Jovetic, che hanno prezzo folle, sui 30 milioni di euro. E’ una strada, che in corso Galileo Ferraris hanno già preso in considerazione.

 (Massimiliano Nerozzi - La Stampa)

"Wes" side story. Sneijder punta i piedi e aspetta la Premier


Ora parla lui. Wesley Sneijder si confessa in esclusiva alla Gazzetta dello Sport, spiegando le sue ragioni e mettendo bene in chiaro una cosa: il suo futuro lo deciderà lui. E' sempre stato chiaro, forse Moratti e Branca speravano che l'olandese si ravvedesse o scendesse a più miti consigli, ma evidentemente non avevano mai capito com'è fatto Wesley. Il ragazzo, dotato di un incredibile talento sul campo da gioco, ha un carattere forte e determinato. In passato aveva più volte rifiutato i nerazzurri, costringendo Josè Mourinho ad intervenire personalmente per chiudere il trasferimento. Oggi lo SpecialOne è lontano da Milano e non dimora ad Istanbul, Londra e Liverpool.

L'ascensore si apre direttamente nel corridoio di casa. Casa-Sneijder. Pantaloncini blu, piedi nudi, t-shirt con la faccia di Marlon Brando, il cagnolino James in braccio. «Caffé?». E un bicchiere d'acqua. E una... spremuta di pensieri e verità. Grazie. Pressione «Davvero qualcuno ha detto che oggi sarei stato a Istanbul? No, no... sono qui, sto qui» e sorride. Casa-Wes è grande e bellissima, in pieno centro, Yolanthe dorme ancora di là, terrazza su vista Milano che è roba da farci tre giri. C'è la riproduzione reale della Coppa-Champions vicino al divano, quella del Mondiale per club, la scarpa d'oro come «best player» in Sudafrica e foto, Dean Martin e Frank Sinatra, lui e Yolanthe, Yolanthe e lui. Sorride Wes, non ha fretta di decidere e potrebbe farlo fra qualche ora come a fine mese: ma qualcosa lo ha indispettito. «La pressione che mi hanno fatto» dice. Wesley, è vero che deciderà entro poche ore? «Guardi: come tutti i giocatori che in questo periodo di mercato devono decidere cosa fare e dove andare entro il 31 gennaio, bè, così farò anche io. Non ho fretta e non voglio mettermi fretta». A domanda precisa («Il vicepresidente del Galatasaray è convinto di avere entro sera una risposta positiva da parte di Wesley Sneijder»), il presidente dell'Inter Massimo Moratti ha risposto: «Sarebbe serio, credo abbia ragione a pensarla così». Cosa la sta facendo amareggiare? «Dopo tutto quello che è successo negli ultimi mesi, in un contesto nel quale io con gli altri compagni abbiamo fatto la storia del calcio, ecco, non voglio sentire che loro mi mettono pressione». La sua attesa è dovuta a perplessità circa le offerte che ha ricevuto? «No, non riguarda quelle proposte arrivate, è solo che dopo tutto quello che ho fatto non voglio sentirmi in questa maniera, quasi obbligato a scegliere in poco tempo su un passo importante della mia vita». C'è chi pensa che sia tutta una questione di soldi, da una parte o dall'altra. «No, non è una questione di soldi. No». Nessuna scadenza Nel frattempo, ecco Yolanthe. Caffé. Sorriso. I suoi tweet hanno spezzato giornate silenziose del marito Wes. Cinguettii che l'Inter non ha gradito. Il mondo di Wesley, oggi, è allenamento, restare in forma e attendere. Dal Galatasaray smaniano dalla voglia di annunciare il colpo che per loro è del secolo, ma non risulta che a Wesley sia stato chiesto di dare una risposta entro una certa data. Nessuna scadenza: come dall'Inter del resto, anche se quella frase di Moratti a Wes è suonata diversamente. A ore come a giorni Wesley riflette e sa di dover decidere: riceve telefonate e messaggi, a Istanbul c'è già stato in vacanza, città bellissima ma non vuole avere fretta. Ha 28 anni, è capitano dell'Olanda e vuole stare al top. E il Galatasaray fa la Champions e lotta per arrivare alle vette. Il suo agente e amico Soren Lerby non è ancora arrivato a Milano, oggi invece arriverà papà Sneijder e insieme valuteranno, parleranno. Non è escluso nulla, potrebbe essere solo una questione di apertura totale della mente e della convinzione: e tutto ciò può succedere a ore come a giorni come verso il tramonto della sessione di mercato invernale. Di certo l'Inter (che ha già un accordo scritto col Galatasaray) preferirebbe che tutto si facesse abbastanza in fretta, e semplicemente perché ha un mercato da portare avanti. Ma Wes prende il suo tempo, e il muro contro muro continua. Liverpool e non solo Il cellulare è attivissimo, e Wesley attende: il Liverpool si è fatto avanti da tempo ed è un'opzione, pure il Wolfsburg ha sondato, come l'Anzhi. E tutte - naturalmente assieme all'offerta del Galatasaray - sono sul tavolo. Da vagliare. Non è un mistero che, a 28 anni, Wesley aspiri a una Grande d'Europa, e fra le grandi ci sono ovviamente le due di Manchester, il Chelsea, il Bayern escludendo Real Madrid (per esserci già passato) e Barcellona. Inter e Milan fanno parte del lotto, ma è chiaro che se dovesse uscire dal nerazzurro Moratti non lo lascerebbe certo andare dall'altra parte. La prima scelta? Già detto: la Premier. Tempo e aeroporto E' l'una passata. Wes gioca col cagnolino, sorride con Yolanthe, finisce il caffè lungo e apre il computer. E sorride anche inorgoglito quando scopre che l'altra notte, a Istanbul, c'è chi è andato all'aeroporto ad attenderlo convinto che arrivasse. In Turchia lo vogliono. Lui vuole ancora tempo.

Quando si chiuderà la vicenda? A sentire Sneijder non prima del 31 gennaio, data ultima per lasciare un ambiente con cui non ha nulla a che spartire ormai. Lo fa solo per ripicca? Chi pensa questo non ha capito nulla di Sneijder, uomo ambizioso e sportivo vincente. L'olandese vuole vivere bene, ma anche giocare in una squadra che gli dia la possibilità di vincere. Il suo sogno è probabilmente lo United, ma è destinato a rimanere tale. Allora andrà per esclusione: Liverpool, poi Tottenham e come extrema ratio il Galatasaray di Istanbul. In fin dei conti il suo contratto scade nel 2015, non c'è nessuna fretta.

15 gennaio 2013

La Lazio ci crede e punta Cirigliano


Non posso non soffermarmi, ancora, sulla Lazio. La squadra di Lotito non solo si sta comportando benissimo in campo, ma anche sul mercato. E' di ieri la notizia di un interessamento delle Aquile per un giovane talento argentino, Ezequiel Cirigliano.

"La Lazio vola. Niente limiti, niente vertigini, proprio come l'Aquila che simboleggia il club del presidente Lotito. Che però non vuole spendere troppo anche se per rafforzare il sogno scudetto potrebbe concedersi qualche lusso. La situazione potrebbe indatti sbloccarsi solo se arrivasse un'offerta per Zarate, che a quel punto potrebbe creare il "tesoretto" per rinforzare la Lazio: "L'eventuale inserimento di calciatori deve essere funzionale alla crescita del gruppo. Tre anni fa, con Reja, c'era bisogno di una scossa e presi Biava, Dias e Floccari: stavolta questo bisogno non c'è". Ecco perché, di rinforzi, se ne dovrebbe riparlare a giugno: Cirigliano e Casemiro - quest'ultimo comunque vicino al Santos - sono le certezze ma anche i nomi più costosi (costano almeno 6 milioni). Sempre a centrocampo, restano vive le piste che portano a Hamad (Malmö), Abrashi (Grasshopper) e Xhaka (Borussia Monchengladbach), affari low cost ma considerati scommesse. Lo era anche Petkovic". 

 Sono un grande estimatore del metronomo argentino, molto bravo in tutte e due le fasi di gioco. Incontrista nato, Cirigliano ricorda un pò il primo Cambiasso dei tempi del River Plate. Classe 1992, sarebbe un colpo di grande effetto, per la Lazio ed il campionato italiano in generale. Parliamo di uno dei prospetti più interessanti del calcio mondiale, titolare fisso dell'Under20 argentina. In patria lo considerano il "nuovo Mascherano", ma rispetto al fortissimo centrocampista del Barça ha anche un lancio di livello mondiale.

Quando i giovani non sono una risorsa ma un peso


Il nostro calcio è povero, intellettualmente. Secondo quanto riporta la Gazzetta dello Sport, Immobile (classe 1990) sarebbe l'alternativa meno prestigiosa per il mercato della Juventus.

Drogba, Llorente e Lisandro Lopez in cima alla lista, ma la Juventus li aspetterà al massimo per dieci giorni. Poi, andrà in porto il piano B, ovvero uno fra Gabbiadini e Immobile. Anzi, verrà eventualmente preso Ciro Immobile. E su questo fronte i bianconeri sono già avanti. Un accordo di massima con il Genoa non appare proibitivo. Preziosi vorrebbe cedere la sua metà subito e chiede 4,5 milioni di euro, Marotta punta invece a prendere il ragazzo per sei mesi e poi discutere e trattare a giugno la comproprietà. Il punto d'incontro? Mantenimento della compartecipazione e prestito di Padoin al Genoa fino al termine della stagione. L'attaccante napoletano, a sua volta, apre eccome alla pista bianconera: «Il passaggio alla Juventus sarebbe la svolta della mia carriera». Come dargli torto. Dallo stage dell'Under 21, il talentino di Torre Annunziata dà la sua versione dei fatti su una vicenda che comincia a scombussolargli la testa. «Prima di Natale il presidente Preziosi mi aveva detto che sarei rimasto a Genova. Dove, premesso, io sto benissimo con tutti. Anzi voglio ringraziare, società, staff e compagni, sono molto affezionato a loro. Ora vedo che il mio nome viene nuovamente accostato al mercato. Chiaro che lusinga essere affiancato a Drogba o Llorente, anche se penso che questo sia esagerato». L'anno di Pescara con Zeman gli è servito tanto. Al Genoa, 19 presenze e 5 gol, non va così forte. E pure la squadra è in crisi nera: «Dopo 3-4 partite buone, a Cagliari è andata male. Dobbiamo ricominciare». Lui preferirebbe probabilmente ripartire da Torino, «perché un conto è giocare per lo scudetto, un altro per la salvezza». E sui sogni di Ciro, futuro papà, c'è il grande ascendente che esercita Antonio Conte, che lo ha allenato a Siena due anni fa: «Ha dato una mentalità vincente alla Juve. E' una persona molto metodica che cura i dettagli in maniera maniacale». Così i top Sul fronte top player, intanto, nessuna novità. Tutto fermo alle puntate precedenti. «E all'orizzonte non ci sono altri indizi concreti», spiega l'a.d. Marotta. Drogba non si è ancora liberato dallo Shanghai Shenhua, e l'Athletic Bilbao non mostra al momento cedimenti e conferma la decisione di tenere Llorente fino a scadenza (Marotta offre al massimo 4 milioni per averlo subito). Infine, Lisandro Lopez: il Lione ha fatto sapere di non voler prendere nemmeno in considerazione l'ipotesi del prestito e chiede otto-dieci milioni di euro. In cima alla lista resta comunque il 34enne attaccante ivoriano, con la Juve che ha già pronto un contratto di un anno e mezzo da 5,5 milioni più bonus: cifra non trattabile. «Per prima cosa, il mercato deve riportarci entro fine gennaio alcuni elementi che oggi ci mancano — conclude Marotta su Sky —. Abbiamo assenze importanti, che inevitabilmente condizionano in parte il nostro attuale rendimento. Ripeto, a ranghi completi siamo tranquilli».

Assodato che Drogba sia un nome altisonante, per quale ragione il buon Ciro dovrebbe essere meno considerato rispetto a Lisandro Lopez? Ha 7 anni in meno, per metà è bianconero e i goal li ha sempre fatti. 28 lo scorso anno, 5 giocando a corrente alternata ed in una squadra disastrata in questo scorcio di stagione. E allora mi domando io, per quale ragione non provare a dargli un'occasione? Si parla tanto della cantera balugrana come modello, ma i vari Tello, Alcantara e Cuenca giocano, o comunque sono a disposizione del mister, non vengono girati per metà a qualche altra squadra. Vogliamo ispirarci al Barcellona? Iniziamo a non svendere i giovani di valore.

Il Tuttosport e il fantamercato, un connubio indissolubile


Il Tuttosport non smette mai di regalare gemme preziose. Ogni giorno il quotidiano torinese pubblica articoli di mercato sulla Juventus e sul Torino, con contenuti al quanto discutibili. Oggi è il giorno di un fantascambio fra Miccoli e Bianchi, i cui contratti scadranno il 30 giugno:

 "Attenzione, maneggiare con cura. Eccola la scritta che compare sopra questa bomba di mercato. L’ipotesi che i capitani del Torino e del Palermo, Rolando Bianchi e Fabrizio Miccoli, possano scambiarsi la maglia entro la fine del mese, ovvero entro il termine di questa sessione di mercato, non è così remota come si poteva pensare o immaginare sino a qualche giorno fa. Anche se si tratta di un’operazione evidentemente complessa per tutta una serie di ragioni, non solo economiche, esistono margini affinchè possa andare in porto, magari dopo una navigazione non esattamente da crociera. Il tutto ha inizio con la richiesta avanzata al Toro dal Palermo, penultimo in classifica soltanto grazie alla pesante penalizzazione del Siena. I siciliani hanno estremo bisogno di rinforzarsi, soprattutto in avanti, come raccontano i numeri del campionato: solo sedici le reti messe a segno in venti giornate, peggior attacco assoluto. Non ci si deve quindi stupire se il club rosanero ha rotto gli indugi, bussando proprio alla porta del club granata per chiedere Rolando Bianchi, che è in scadenza di contratto e per il quale il presidente Urbano Cairo non ha ancora iniziato una trattativa per verificare la possibilità di prolungare il contratto."

 Ammesso e non concesso che la notizia abbia un qualche fondamento (ne dubito personalmente), si parla di cifre fuori dal normale. Nel pezzo si accenna ad una richiesta del Torino di 4 milioni più il cartellino di Miccoli per Bianchi, attaccante classe 1983. Per quanto i quattro anni di differenza fra i due possano fare la differenza, valutare ogni anno un milione di euro non vi pare azzardato? E poi, per quale ragione acquistare un giocatore che a giugno può arrivare gratis sacrificando un altro elemento della propria rosa? Poste le domande ognuno è libero di darsi una risposta, la mia è che questa news è una delle tante che popolano il web e la carta stampata.

Milan-Kaka: qualcuno sta mentendo


Inquietante il retroscena di mercato delineato da calciomercato.com:

"La storia di Ricardo Kakà (30) al Real Madrid sta per esaurirsi. Secondo il periodico spagnolo El Economista, i diciotto minuti giocati dal brasiliano contro l'Osasuna sabato scorso, conditi da un rosso per doppia ammonizione, sarebbero stati la classica goccia che fa traboccare il vaso per i vertici dirigenziali delle mernegues. Impiegato sin qui col contagocce (745 minuti totali tra Liga, Copa del Rey, Champions League e amichevoli), Kakà non riscuote da tempo la fiducia del tecnico Josè Mourinho e sarebbe pronto a lasciare la Spagna anche immediatamente. La novità di giornata è che Florentino Perez, che pagò il verde-oro 65 milioni di euro al Milan e corrisponde uno stipendio lordo di 15 milioni al calciatore, è pronto a liberarsi anche a zero del Bambino d'Oro. E allora perchè non pensare che il Milan, vecchio club del Pallone d'Oro 2007 e sulle tracce del giocatore anche la scorsa estate, possa tentare di riportare a casa il figliol prodigo la prossima estate? In fondo, dopo la sua partenza nell'estate 2009, il Milan non ha più avuto sulla trequarti un campione del suo valore e Kakà non ha mai negato di essere ancora profondamente legato all'ambiente meneghino. Le operazioni di mercato a basso costo sono la specialità di Galliani, che è pronto a regalare il brasiliano ai tifosi rossoneri per provare a compensare gli addii di Ibrahimovic e Thiago Silva. Un affare che, ribadiamo, non potrà andare in porto prima di giugno, in quanto il club di via Turati ha già esaurito i due posti a disposizione per gli extracomunitari".

Ditemi voi, ma cosa se ne farebbe il Milan di Kaka? Un giocatore ormai fermo da anni, l'ombra di se stesso e che guadagna vagonate di soldi. Se è una boutade giornalistica è un conto, altrimenti sarebbe inquietante. Berlusconi parla di una batteria di Under23, e uno dei portali più in voga sul mercato ribatte con Kaka, classe 1982. Se è una trovata giornalistica perchè non si hanno argomenti allora va bene, entra nel novero delle banalità dell'informazione; se invece fosse una notizia fondata, allora poveri noi.

14 gennaio 2013

Esclusiva Massimo Mauro: "Al nostro calcio serve tempo e sulla Champions.."

Massimo Mauro, raggiunto telefonicamente, parla in esclusiva per Espertodicalcio.com. L'opinionista Sky, ex fra le altre di Juventus, Napoli e Udinese, fa il punto sul nostro sistema calcio, regalando più di uno spunto di riflessione.

Buongiorno signor Mauro e grazie per l'intervista. Il calcio italiano ha perso l'appeal che aveva prima di Calciopoli, Lei come giudica la situazione?

Buogiorno a tutti. E' innegabile che il movimento calcistico italiano abbia subito una battuta d'arresto, dalla quale non si è ancora ripreso del tutto. Fino a sei-sette stagioni fa eravamo uno dei punti di riferimento in Europa, oggi invece siamo certamente dietro Spagna, Inghilterra e Germania. Pian piano stiamo migliorando, ma è un processo per il quale avremo bisogno di tempo. 

Il ritorno della Juventus è in tal senso positivo?

La Juve gioca un bel calcio, il migliore in Italia. Non è più lo squadrone che era ai tempi di Lippi e Capello, ma è comunque una bella realtà. Sta controllando agevolmente il campionato anche senza un vero centravanti, un fuoriclasse. Dietro i bianconeri non vedo compagini di grande livello. Il Milan si è indebolito molto con le partenze di un fuoriclasse ed un campione (Ibrahimovic e Thiago Silva ndr), ci vorrà parecchio tempo prima che torni una corazzata. L'Inter ha iniziato un processo di ricostruzione che sembrava essere più rapido del previsto, ma gli ultimi risultati stanno dimostrando che occorre avere pazienza. Lazio e Napoli sono le due squadre più accreditate alle spalle della Juve, ma non penso possano impensierire gli uomini di Conte. Il Napoli gioca bene, ma non ha una rosa di 15-16 elementi intercambiabili, è destinato a perdere punti. La Lazio non ha la continuità che può consentire la vittoria del Tricolore, se i bianconeri perderanno punti per strada, i biancocelesti ne perderanno di più. 

Berlusconi, alcuni giorni fa, si auspicava la creazione di una SuperLega. Mi pare di capire che non sarebbe d'accordo?

Il presidente rossonero potrebbe fare a meno di certe uscite. Ad oggi le nostre squadre se la giocherebbero con francesi e portoghesi, un campionato di questo tipo non sarebbe certo una fortuna per il calcio italiano.

Lei ha giustamente insistito sulle cessioni illustri, come valuta l'ascesa di giovani come Pogba o El Shaarawy?

Vede, stiamo parlando di ottimi giocatori, diciamo dei "campioncini", che vanno però fatti crescere ed aspettati. E' innegabile che abbiano colpi da fuoriclasse, ma servono 10-12 giocatori di questo tipo affinchè il nostro calcio possa tornare in auge. Prendiamo El Shaarawy, è difficile pensare di affidare a lui l'intero peso dell'attacco del Milan. Io penso davvero che possa diventare un campione, ma occupa in campo un ruolo particolare, partendo esterno non è facile diventare il leader di una delle squadre più importanti del mondo. 
In Spagna giocano Messi e Cristiano Ronaldo, non sono giocatori che si trovano tutti i giorni, il livello è inevitabilmente più alto. 

La Fiorentina ha riportato in Italia Giuseppe Rossi, pensa possa recitare un ruolo da protagonista?

Sono contento che Rossi sia tornato "a casa", ora bisognerà capire come procederà il suo recupero. Per lui e per la Nazionale io mi auguro torni il giocatore di prima, ma è molto difficile fare un pronostico. Tecnica e senso del goal sono innati in Giuseppe, penso che il recupero vada valutato da un punto di vista fisico e, soprattutto, psicologico. Ha avuto due infortuni gravissimi uno dopo l'altro, se il ginocchio risponderà a dovere bisogna sperare che psicologicamente non sia frenato dalla paura di farsi male. 

Pensa che possa ambire ad un posto in Nazionale per i Mondiali in Brasile?

Ripeto, mi auguro che torni il Giuseppe Rossi di un paio di stagioni fa. Il ragazzo ha grandi qualità, lo ha dimostrato sia in Liga che in Nazionale. 

Un'ultima domanda signor Mauro. Ci farebbe un pronostico in vista delle sfide di Champions League?

La Juventus ha avuto un sorteggio favorevole e parte con i galloni della favorita. Non bisogna nascondersi, penso proprio che ce la possa fare e che, in caso di un pizzico di fortuna nell'urna, possa arrivare in semi-finale. A quel punto nulla sarebbe precluso, perchè i bianconeri giocano un buon calcio. 
Il Milan non credo abbia possibilità con il Barcellona, che ritengo decisamente favorita nel passaggio del turno. 

Grazie di tutto signor Mauro, è stato gentilissimo.

Grazie a voi, un saluto. 

Un ringraziamento particolare va fatto, oltre che a Massimo Mauro, ad un amico di lunga data, Vico Righi (in foto con Mauro). E' grazie a lui che EspertodiCalcio ha potuto regalare quest'intervista esclusiva a tutti i suoi lettori.

Welcome Mister Guardiola


Pep Guardiola ha scelto, tornerà ad allenare e lo farà in Inghilterra. Il catalano ha preso la sua decisione, optando per il Manchester City; dirà di no a Manchester United e Chelsea, che lo seguivano da tempo. Ha scelto, ha deciso, dopo aver sussurrato a tutti la voglia di rientrare il prossimo anno. Il tabloid inglese The Sun racconta che Guardiola prenderà il posto di Roberto Mancini e che guadagnerà 10 milioni di sterline all'anno. Questo quanto apparso sul tabloid questa mattina:

"Guardiola has opted for City as he is convinced they can become a force to rival his former club Barcelona. The hottest property in world football will snub interest from Manchester United, Chelsea, Bayern Munich and AC Milan to replace Roberto Mancini at Eastlands at the end of the season. Only last week Guardiola confirmed he is ready to return to coaching this summer after a year-long sabbatical, although he was coy about where. He said: “I will return next season but it would show a lack of respect to talk about any team that has a coach.” However, last night a top source in Spanish football revealed: “It is 100 per cent certain that Guardiola is going to City this summer. “And when I say 100 per cent I don’t mean 99 per cent, I mean 100 per cent!” Mancini appears doomed after two failed Champions League campaigns. Guardiola will be the highest-paid boss in Britain on £10m a year AFTER tax".

Lazio, lo Scudetto non è un'utopia col mago della panchina


Fa un po' strano, Petkovic che aggancia Zeman, ora che la classifica dice +10 sulla Roma del boemo ma soprattutto -3 dalla Juventus. La Lazio sogna a tinte tricolori e i numeri autorizzano il tecnico a non temere sveglie improvvise. La vittoria con l'Atalanta vale il 14o risultato utile consecutivo, quinta serie di sempre della storia della Lazio, Zeman eguagliato appunto, Delio Rossi a un passo ed Eriksson a due. «Ma questo vale solo per la storia e per chi verrà dopo di me», sorride Petkovic. Il tecnico preferisce la cronaca: sei punti recuperati alla Juventus nelle ultime nove giornate, cinque solo nel 2013. «Voi dite Lazio da scudetto? Io invece penso che la squadra del primo tempo dovrebbe fare molta attenzione a non retrocedere», dice Vlado. Cammino scudetto E allora avanti così, a fari spenti. «No, mica mi nascondo io...», sorride il tecnico. Anche perché le carte ormai sono scoperte: il parallelo con Eriksson prosegue, 42 punti dopo 20 giornate proprio come nel 1999-2000, la stagione dello scudetto. E se è vero che la Lazio era seconda in classifica alla 20a giornata anche due campionati fa con Reja in panchina (ma a -4 dalla vetta), per risalire a un andamento migliore a questo punto del torneo bisogna risalire appunto al 1999-2000, quando la Lazio era in testa. Paralleli tricolori: «Lo scudetto? Può decidere solo la Juventus, ora». E quell'ora lascia spazio al futuro: «Possiamo aspirare a qualcosa di più, la Lazio ha ancora la possibilità di crescere, a patto che abbia continuità di rendimento per tutti i 90 minuti — spiega Petkovic —. E io spero di riportare presto la Lazio a giocare come fino a qualche tempo fa: solo così facendo potremo mantenere questo passo. Con l'Atalanta, invece, nel primo tempo ho visto una squadra che non aveva voglia di sacrificarsi. Nella ripresa abbiamo cambiato marcia, anche prima del gol di Floccari si è vista più testa, più qualità». Tanto che è arrivata la nona vittoria (su 11 match) all'Olimpico, 28 punti sui 33 disponibili. Caso Floccari e Lampard Una garanzia, pure quando la squadra non gira alla perfezione. E se poi anche l'episodio è a favore, leggi il fallo di mano non fischiato a Floccari, allora il quadro è completo: «Ogni tanto ci vuole un po' di fortuna — la spiegazione di Petkovic —. Ma non si parli di regalo. Il tocco di mano di Floccari è involontario. L'Atalanta voleva una nostra confessione, ma non possiamo essere sempre quelli che regaliamo, l'abbiamo già fatto a Napoli e nel primo tempo con Marchetti (deviazione in angolo confessata, ndr). È giusto così: sono gli arbitri che devono decidere. E Floccari era in buona fede». Tesi sposata anche dal presidente Lotito: «Il gol è regolare. Ho parlato con Sergio, lui è persona molto seria e religiosa». Questione di fede, dunque. Il mercato è profano, invece: «Lampard? No, la Lazio non ha bisogno di lampadine, qui mica è notte fonda. La ciliegina dal mercato può arrivare, a patto che sia senza osso. A patto cioè che non rovini il clima dello spogliatoio». Il giocattolo va alla grande, perché toccarlo?

fonte: Gazzetta dello Sport

Dov'è la Signora? Serie A riaperta



No, questa non è la Juve di Conte. La vera Juve non si fa strappare dai denti una vittoria a un quarto d'ora dal termine, sapendo che Lazio e Napoli stanno vincendo e si stanno avvicinando. Il vantaggio di Pirlo, in uno stadio inviolato, contro un Parma in salute, tra tante difficoltà e tante assenze, profumava quasi di gol-scudetto, avrebbe demoralizzato la concorrenza al galoppo. La vera Juve non si fa rimontare 5 punti in due partite. Questa Juve, per la prima volta, non ha reagito con una vittoria a una sconfitta. Questa Juve paga le assenze. Non è un caso che il Parma, come la Samp, abbia costruito il gol sulla fascia dove la Juve soffre la nostalgia di Chiellini, ma anche di Marchisio e Asamoah. Il carico di lavoro invernale, progettato per la primavera bollente, al momento toglie brillantezza. In contingenze difficili, spesso risolvono i solisti d'attacco. Alla Juve mai. Anche ieri Giovinco e Quagliarella, non pervenuti, hanno enfatizzato il problema cronico dell'attacco. Vucinic, costretto al part-time dai suoi acciacchi, solitamente provvidenziale, stavolta ha favorito il gol altrui. «Non siamo marziani», spiegava Conte dopo la Samp. A Parma la capolista è apparsa ancora più umana. Troppo umana. Che Parma La morale è che questa umanissima Juve, in attesa di recuperare uomini e forze, sta attraversando un canyon, esposta alle frecce di Lazio, Napoli, Inter... E in questo canyon invernale si sta giocando lo scudetto. E ora onore agli indiani dell'ottimo Donadoni, che si è meritato il punto con una prova di qualità tecnica, coraggio tattico e personalità. Con il pareggio acciuffato dal giovane Sansone, al quarto gol decisivo, il Parma ha mantenuto inviolato il suo fortino e, senza investimenti hollywoodiani, saluti a Topolino o proclami profetici, ha avvicinato la Roma del mistico Zeman. Bel..fodil Primo tempo equilibrato che il Parma ha condotto a lungo. Chi si stupisce davanti alla sofferenza della capolista, rilegga la formazione di Donadoni: due punte, più Biabiany in fascia, il play Valdes tra due interni di costruzione come Marchionni e Parolo. In due parole: tanta qualità. Che, condita all'ottima organizzazione e a una buona condizione atletica, consente al Parma di pressare e stuzzicare la Signora, appoggiandosi a Belfodil, 21enne interessante: fisico e piedi educati. Il ragazzo spaventa un paio di volte Buffon e sta per farlo secco al 34': Lichtsteiner salva. Il pericolo risveglia la Juve che chiude con un buon quarto d'ora. Quaglia sbaglia L'occasione più ghiotta capita a Quagliarella (36'). L'esecutore spietato che la Juve cerca al mercato scavalcherebbe Mirante con un tocco sotto. Quagliarella gli spara addosso. Mirante spegne anche Pirlo e Padoin. Non è la Juve dei giorni belli. Ritmi bassi. Poco dagli esterni. Pirlo illumina a basso voltaggio. Non sgomma Vidal e, senza Marchisio, mancano così incursori che aggrediscano la profondità. Il meglio è Pogba, che si specchia nel piccolo Marchionni, non avvezzo al ruolo: un duello da spendere per schiodare il match. Così come Giovinco, nel breve, dovrebbe strappare di più a Paletta che invece fa un figurone. Velo impietoso All'ora del tè la sensazione juventina è questa: o Vucinic o un calcio da fermo. La seconda. Al 6' Pirlo manda in rete la quinta punizione del suo campionato, con la deviazione determinate di Biabiany. Botta tremenda per il Parma, che ha speso tantissimo. La partita sembra segnata, anche perché la Juve è cresciuta, soprattutto in Vidal. E siccome Pogba e Pirlo mantengono il loro buon livello, la capolista ha in mano il centrocampo e quindi il destino del match. Quando Conte immette Vucinic al posto dello spettrale Quagliarella, sembra tutto pronto per il match-point bianconero. Ma se c'è una cosa che dà fastidio al dio del pallone è passare per prevedibile. E così è proprio Vucinic, con un velo sconsiderato (suggerito da Conte?) a favorire l'anticipo di Paletta e la cavalcata di Sansone che frutta l'1-1. Dopo la Samp, altra rimonta subita: non è vera Juve. Totò Juve Il Parma si è strameritato il suo punto, per il coraggio e la qualità con cui ha giocato nel primo tempo e per l'orgoglio con cui ha creduto di poter raddrizzare una partita compromessa. Sabato la Juve ripartirà dall'Udinese di Totò Di Natale che ha appena schienato Inter e Fiorentina. L'occasione buona per dimostrare (e dimostrarsi) che nulla è cambiato, nonostante Samp e Parma. Il campionato, da quando è partito, non è mai stato così aperto.

fonte: Gazzetta dello Sport

13 gennaio 2013

Jon Aurtenetxe - 1992 - Spagna

fonte: athletic-club.net

Nome: Jon
Cognome: Aurtenetxe 
Ruolo: terzino sinistro
Nazionalità: spagnola
Altezza: 182 cm
Peso: 76 kg
Piede preferito: sinistro
Squadra di appartenenza: Athletic Bilbao










Los Leones, così sono conosciuti i giocatori baschi dell'Athletic Club de Bilbao. Dalla cantera dei biancorossi è uscito uno dei terzini sinistri più interessanti del panorama calcistico europeo: Jon Aurtenetxe

Jon Aurtenetxe Borde nasce il 3 gennaio 1992 a Amorebieta-Etxano, un piccolo paesino dei paesi baschi non distante da Blbao. A nove anni entra nella sua prima squadretta, la locale Amorebieta, con la quale non tarda a farsi notare. Basta una sola stagione con la squadra di casa per ricevere la chiamata dell'Athletic Bilbao, da sempre catalizzatore di tutti i talenti regionali.
A 10 anni inizia l'avventura di Aurtenetxe con la maglia biancorossa, una storia d'amore tutt'ora in corso.
Con la camiseta Rojiblancos il giovane difensore affina il suo gioco e trova una perfetta collocazione tattica sull'out di sinistra. A 17 anni debutta con la squadra riserve, diventando un punto fisso della linea a quattro basca. Le prestazioni convincenti lo portano ad indossare anche la maglia dell'Under17 spagnola, della quale diventa una colonna portante.
La velocità di crescita del ragazzo è tale che il 16 dicembre 2009, ancora minorenne, fa il suo debutto in prima squadra. Con l'Athletic Bilbao gioca l'intera gara di Europa League contro il Werder Brema, risultando impotente di fronte alla secca sconfitta per 3-0 patita al San Mames. Il Bilbao non vuole bruciare il ragazzo e dopo l'apparizione in Europa gli fa concludere la stagione con la squadra riserve.
Il 2010 è l'anno del definitivo passaggio con i grandi a soli 18 anni. La prima stagione non si rivela fruttuosa, portando in dote solamente 3 presenze e nessun goal.
Con l'approdo di Marcelo Bielsa in panchina la musica cambia e Aurtenetxe diventa un punto fisso dello scacchiere basco, contribuendo all'ottima stagione. Con 29 presenze ed un goal, aiuta i biancorossi ad arrivare in finale di Copa del Rey e di Europa League. Le cocenti delusioni patite contro Atletico Madrid e Barcellona sono mitigate dalla consapevolezza di essere diventato uno dei perni della squadra.
In estate partecipa, con l'Under19 spagnola, all'Europeo di categoria. La cavalcata delle Furie Rosse è trionfale, tanto da portare il giovane basco ad alzare il suo primo vero trofeo, dopo aver sfiorato l'impresa al Mondiale Under17 del 2009.

Jon Aurtenetxe è un terzino vecchio stile, con due grandi polmoni ed una volontà fuori dal comune. Basco pure sangue, possiede forza e determinazione, qualità fondamentali per un calciatore.
Mancino naturale, ha sempre giocato sulla fascia sinistra. I suoi piedi educati non sembrano da difensore, questo perchè la sua carriera è iniziata come esterno alto. Nelle giovanili dell'Athletic è stato riciclato come terzino di spinta, per sfruttare le sue grandi qualità di corsa, in particolar modo il suo allungo. I suoi 182 cm non lo rendono un giocatore rapido nello stretto, ma la potenza di corsa che riesce ad esplodere dopo i primi 10-15 metri è impressionante. Non posso che essere d'accordo con i tecnici baschi, che trasformandolo in difensore sono stati bravi a sfruttare appieno le sue doti fisiche.
Classe 1992, Aurtenetxe può e deve migliorare in fase difensiva. Non tanto in marcatura, dov'è attento e duro, quanto piuttosto nelle diagonali verso il centro. La giovane età e la mentalità offensiva lo portano a "perdersi l'uomo", ovvero a non seguire l'inserimento del centrocampista creando una pericolosa inferiorità numerica dentro la propria area di rigore. Gli errori difensivi sono compensati da una spinta propulsiva notevole, specialmente al San Mames, dove il ragazzo si fa trascinare dal pubblico basco.





L'unione fa la forza: la Lazio di Petkovic


La vera sorpresa di questa Serie A è la Lazio di Petkovic. Io per primo non ero convinto del nuovo corso biancoceleste, ma devo fare mea culpa. Il tecnico è preparato, colto e da alla squadra un gioco davvero bello e divertente. Petkovic è stato davvero bravo, ha saputo adattare il suo gioco ai ragazzi più talentuosi della sua rosa, dando alle Aquile un gioco frizzante ed efficace.
Dove può arrivare la Lazio? Difficile sbilanciarsi, ma penso che possa lottare fino alla fine per un posto in Champions League. Sembra pensarla così anche Radu, che però non pone limiti al futuro della Lazio, dichiarando al canale tematico: "L'importante per noi è rimanere dietro la Juve e sono importanti i risultati ottenuti fino ad adesso. Juve irraggiungibile? Parleremo fra 2-3 giornate, con 9 punti in palio. Noi non parliamo di scudetto, ma non parliamo neanche delle vittorie. Festeggiamo appena vinta una partita, ma poi si dimentica tutto. Il segreto della squadra? Siamo molto uniti, gruppo fantastico, stiamo formando una famiglia e se siamo tutti amici i risultati arrivano. Petkovic è stato molto importante, ci dà una grande fiducia. Il nostro obiettivo è arrivare in Champions League, è il sogno di tutti noi e negli ultimi due anni abbiamo perso l'occasione all'ultimo. Quest'anno speriamo di farcela per ascoltare l'inno della Champions".
Molti scambierebbero questo atteggiamento per presuntuoso, ma sarebbe un errore. Un calciatore, uno sportivo in genere, deve andare in campo consapevole dei propri mezzi. Quel pizzico di presunzione ci vuole, serve a rendere al massimo e a non indietreggiare rispetto all'avversario. E' questa la grande forza della Lazio, giocarsela sempre alla pari con tutti, a testa alta. Gli uomini di Petkovic hanno avuto due soli passi falsi veri, a Torino con la Juventus e a Catania. Nelle altre partite, anche in quelle dove il risultato è mancato, non si ha mai avuto l'impressione di una squadra in difficoltà, bensì di una compagine determinata a vincere imponendo il proprio gioco. Forse pensare allo Scudetto è azzardato, ma porre dei limiti sarebbe sbagliato. Ricordate il Verona dell'85 o la Sampdoria del '91? Nessuna delle due era partita coi galloni della favorita, eppure..

12 gennaio 2013

Serie A al giro di boa, sorprese e delusioni


Siamo giunti al giro di boa del nostro campionato ed è tempo di fare i primi bilanci.
Tutto ancora in gioco in Serie A, con le lotte ancora nel vivo. Questo vale per lo Scudetto, la zona Europa e la solita bagarre per non retrocedere in Serie B.

Lotta Scudetto:

La Juventus è nettamente favorita, inutile negarlo. 44 punti, tre in più dell'anno scorso, ma soprattutto un +5 sulla diretta inseguitrice contro il +1 della scorsa stagione. I bianconeri sono più forti e consapevoli, le inseguitrici si sono indebolite. Chi può essere l'anti-Juve? Difficile dirlo con certezza, anche se i numeri ci dicono Lazio e Napoli.

Zona Champions:

Mai come quest'anno la lotta per andare in Champions League sarà serrata ed avvincente. Assodato che uno dei posti sarà della Juventus, che nelle prime tre arriverà di certo, ne rimangono solo due a disposizione. Se li contenderanno Lazio, Napoli, Roma, Inter, Milan e Fiorentina. Sei squadre per due posti, non facile spuntarla. Io credo che il Napoli sia, fra queste, quella più attrezzata per un posto nell'Europa che conta, mentre per l'ultimo vanno considerate molte variabili. La Roma è a mio modo di vedere quella con la rosa migliore, ma la discontinuità regna sovrana. La Lazio gioca davvero bene e se Klose ed Hernanes non avranno incidenti può essere una seria candidata, così come il Milan, che ha ritrovato gioco e compattezza. Un gradino sotto l'Inter e la Fiorentina, che sono ottime squadre, ma che non penso riusciranno a centrare la qualificazione alla "Lega dei campioni".

Zona tranquillità:

Mai come quest'anno le squadre sono coinvolte o nella lotta europea o in quella per non retrocedere, salvo poche eccezioni. Queste sono il Parma, l'Udinese ed il Catania, destinate ad una salvezza tranquilla ma che difficilmente potranno ambire all'ingresso in Europa League.

Lotta per non retrocedere:

Sarà una battaglia. Tante squadre in lotta, nessuna che sembra in grado di assestare la definitiva zampata per tirarsi fuori dalle sabbie mobili. Chievo, Sampdoria ed Atalanta sono destinate a salvarsi senza troppi patemi, a meno di clamorosi avvenimenti. I clivensi sono sempre quadrati e cinici, come i bergamaschi; i blucerchiati hanno trovato un buon timoniere come Rossi e hanno ottenuto grande fiducia con la vittoria di Torino.
Il Bologna ha un attacco fuori categoria, ma nonostante questo è perennemente invischiato. Fino ad ora ha fatto benissimo con le grandi, malissimo con le dirette concorrenti, ed è un trend pericolosissimo. Torino e Pescara, nonostante polemiche e difficoltà, hanno fatto 20 punti. I granata giocano meglio e hanno individualità superiori agli abruzzesi, ma i destini di queste compagini dipenderanno molto dal mercato. Stesso discorso per le "nobili decadute" Genoa e Palermo, che rischiano davvero. I rossoblu li vedo meglio, mentre Gasperini è chiamato a fare una grande impresa. Il Cagliari di Pulga-Lopez gioca bene, mette in difficoltà le grandi ma poi perde. La sfida in casa col Genoa di domenica sarà una cartina di tornasole.
Chiudo con il Siena, partito benissimo ed al momento reduce da numerose sconfitte: fra tutte sembra l'unica squadra condannata.

Quanti nomi per la Juventus, e se alla fine non arrivasse nessuno?


Siamo sicuri che la Juventus comprerà qualcuno? Come le scorse estati, quando si parlava di un top player mai arrivato, anche oggi si fanno tanti nomi per il mercato bianconero. Cerchiamo di riepilogare la situazione:

Immobile o Gabbiadini?
Gianluca Di Marzio dà importanti aggiornamenti sulla giornata milanese dei dirigenti juventini: "Vertice in Lega. Per la Juve c’erano Agnelli e Marotta, sono stati raggiunti anche da Paratici - spiega il giornalista di Sky Sport, sul proprio sito internet -. Per il mercato, si pensa sempre all’attacco. In questo momento salgono le quotazioni di Immobile, scende Gabbiadini. Se Preziosi dà l’ok, Immobile può tornare alla Juve. Anche se il presidente del Genoa ha detto, entrando in Lega: “Immobile resta qui”. Il Bologna infatti non vuole lasciar partire Manolo Gabbiadini". (tuttomercatoweb.com) 

 Lisandro Lopez? 
"Lisandro Lopez spinge, vuole la Juve". Lo rivela Alfred Pedullà, giornalista di Sportitalia, sulle pagine del suo sito internet. "I contatti tra Il suo agente Hidalgo e i dirigenti bianconeri sono stati frequenti negli ultimi giorni - riporta l'esperto di mercato -. E questo significa che la Juve vuole prendere un altro attaccante, a prescindere da Drogba (tutto bloccato, per ora) e Llorente (prenotato per giugno). Lopez spinge perché sa che, a quasi 30 anni, questa è l'occasione della vita. Stiamo parlando di un ottimo attaccante, il più grosso investimento nella storia dell'Olympique Lione (24 milioni al Porto nel 2009), giocatore dell'anno nel 2010 e promosso recentemente capitano per il suo attaccamento. Ha un contratto in scadenza nel 2014, ci sarebbero clausole che gli permetterebbero di liberarsi. Lopez spinge perché la scorsa estate decise di restare malgrado la mancata qualificazione in Champions League. Piace da sempre anche alla Fiorentina, ma la Juve...". (tuttomercatoweb.com) 

Drogba? 
L'ivoriano può rescindere, ma chiede che la Juve si carichi del contratto. Voci romane su uno scambio tra Borriello e Caceres. Drogba, fumata grigia nell'ultimo incontro. Martedì l'ultimo vertice: la Juve ha incassato una disponibilità al trasferimento da parte della punta ex Chelsea, che può liberarsi dallo Shanghai Shenhua grazie a una clausola temporale. Il che significa che dovrebbe essere il giocatore, entro fine gennaio, a formalizzare il suo divorzio con i cinesi, che a quel punto sarebbe decisivo. Per muovere questo passo, però, Drogba non vuole rinunciare ai compensi garantiti dall'attuale contratto, cioè un milione netto al mese fino a novembre 2014. Intanto Doria si avvicina, la Juve prepara il blitz in Brasile. Giorni decisivi per il talento del Botafogo. (calciomercato.com) 

Llorente?
Come prima, più di prima. A maggior ragione alla luce della disfatta d’inizio 2013 contro la Sampdoria, la Juventus è decisa a tentare il tentabile pur di anticipare i tempi dell’arrivo di Fernando Llorente in bianconero. Per carità, il ko di domenica è indubbiamente frutto di tutta una serie di coincidenze e concause (anche e soprattutto a livello fisico e motivazionale); certo è, però, che un’arma in più in attacco in certe situazioni può rivelarsi decisiva. Ecco perché, di conseguenza, parallelamente al sogno di ottenere Didier Drogba in prestito dallo Shanghai Shenhua, i dirigenti bianconeri continuano a cullare la pur minima speranza di riuscire... miracolosamente a convincere i vertici dell’Athletic Bilbao ad assecondarli. Questa la ragione - quantomeno una delle ragioni, e così passiamo al campo strettamente strategico - per la quale l’amministratore delegato Giuseppe Marotta ed il direttore sportivo Fabio Paratici hanno deciso, pronti via, ad inizio gennaio, di comunicare ufficialmente al club basco di aver avviato le trattative per l’attaccante, che si svincolerà a giugno. Il punto è che l’accordo di massima tra il bomber iberico e il club di corso Galileo Ferraris di fatto già c’è. E la Juventus avrebbe già potuto depositarlo, ma “tergiversa” proprio con la speranza di poter stracciare l’accordo con lo svincolato Llorente (valevole, appunto, a partire da giugno 2013) e sostituirlo con un contratto con l’Athletic Bilbao, con decorrenza pressoché immediata. Al presidente Josu Urrutia , tramite intermediari, i bianconeri hanno lasciato intendere di potersi spingere a offrire una cifra che si aggira attorno ai 2-3 milioni di euro (quelli offerti per il prestito di Drogba). Ovviamente, in termini assoluti, non è un “grande offrire” per un nazionale spagnolo campione d’Europa e campione del Mondo... Ma in realtà, considerando le dinamiche e i meccanismi del mercato, l’offerta è in linea con i parametri: l’alternativa, per il Bilbao, è quella di prenderne 0 di euro. A complicare una situazione così teoricamente lineare, contribuiscono tuttavia questioni di orgoglio e di principio. L’addio di Llorente è visto come un tradimento della comunità basca (e ha provocato reazioni particolarmente scomposte anche nella tifoseria), a questo punto si procede a suon di “dispettucci”. Poco importa - a quanto pare - se questi dispettucci possano arrivare a costare svariati milioni di euro. (tuttosport)

11 gennaio 2013

Francesco Totti alla Stanley Matthews: rinnovo fino a 40 anni


Il paradosso (ma non troppo) è che forse Papertotti è diventato più grande, più importante di quel ragazzo con la maglia numero dieci che da oltre vent'anni veste la maglia della Roma in Serie A. Un vantaggio per tutti, inutile negarlo, soprattutto da quando il nuovo corso societario sta puntando molto sulla esportazione del marchio all'estero. E allora nessuna sorpresa che qualcosa si muova per costruire un futuro che abbia solide radici nel passato. Ovvero: Francesco Totti fino a 40 anni, magari un gradino alla volta, passando però per un rinnovo che non si spinga troppo in là. Viaggio In Usa Se ce ne fosse stato bisogno, la trasferta invernale negli Stati Uniti ha dato la sensazione chiara a James Pallotta e al nuovo management internazionale alla guida del club di come Totti sia il brand calcistico «forte» che sia esportabile all'estero in qualsiasi momento. I dati del merchandising, infatti, raccontano come la maglia numero dieci sia di gran lunga quella più venduta in Italia e nel mondo, mentre a livello di marketing, a partire dalla Cina, il giallorosso sia di gran lunga il più noto calciatore della Roma e tra i più celebri della storia del calcio italiano recenti. Insomma, i circa 80 milioni di tifosi potenziali che le rilevazioni assegnano alla società, al momento chiedono e vogliono notizie soprattutto di Totti. Un anno e poi... Non sorprende, perciò, che la pragmaticità statunitense stia già pensando al rinnovo. Non a caso Pallotta ha detto che «Totti segnerà il primo gol nel nuovo stadio» (non prima del 2016) e l'a.d. Zanzi ha affermato: «È un asset fondamentale». E allora prende corpo l'idea di un rinnovo annuale del contratto in scadenza nel 2014 con opzione per il successivo, che consenta di arrivare ai fatidici 40 anni. E poi si vedrà, senza dimenticare che esiste già un quinquennale firmato che assegna a Totti un ruolo dirigenziale non appena avrà smesso di giocare. Basta così? Non proprio. Per disinnescare la macchina mediatica che da luglio è pronta a scattare (a quando il rinnovo? Smetterà? Andrà all'estero?), tutte le decisioni potrebbero essere anticipate a questa stagione, soprattutto se la Roma avrà un cammino brillante. L'ingaggio? Da limare, certo, ma questo non sarà un problema per chi ha sposato i colori giallorossi. Osvaldo in dubbio Un lieto fine che si sposa col rendimento di questa stagione. Un problema in più per il Catania, che però forse scamperà dal rischio Osvaldo. Dopo la fortissima botta al ginocchio ricevuta mercoledì, ieri è stato sottoposto ad una risonanza magnetica e oggi farà una ecografia per l'edema che lo affligge. Il recupero è difficile, ma Destro è si scalda già. Senza contare, ovviamente, che Papertotti ha ancora voglia di regalare spettacolo.

fonte: Gazzetta dello Sport

Derby di mercato: i nerazzurri rispondono con Bellomo


Il Milan chiama con Saponara, l'Inter vuol rispondere con Bellomo. Sono finiti i tempi dei grandi duelli internazionali sul mercato. Adesso le big italiane vanno a pescare in un serbatoio ricco come la serie B, evitando tra l'altro di sperperare denaro all'estero facendo così girare l'economia calcistica nazionale. Persa la volata per il talento dell'Empoli, il club di Massimo Moratti punta tutto sulla stella del Bari, che dalla scorsa estate è in comproprietà con il Chievo e che ha già avuto importanti richieste da Genoa e Parma. Il d.s. pugliese Guido Angelozzi ieri sera è arrivato a Milano e attende la chiamata dall'Inter. Che, attraverso il d.s. Piero Ausilio, ha già incontrato l'agente Davide Lippi. La trattativa Nicola Bellomo ha una valutazione leggermente superiore a quella di Saponara (4,2 milioni). Il Chievo ha pagato la prima metà 1 milione e 750 mila euro (compreso il cartellino di De Falco), il Bari valuta la seconda sui 2,5 milioni. E lo fa anche per necessità: i problemi di bilancio hanno già portato a penalizzazioni per mancato pagamento di stipendi e contributi, quindi per rispettare la scadenza del 15 febbraio bisogna incassare. E con quella cifra i problemi sarebbero risolti, tra l'altro senza indebolire la squadra perché Bellomo dovrebbe terminare la stagione a Bari. La storia Viene facile accostare questo talento all'altra stella interista di Bari vecchia, Antonio Cassano. Ma in comune hanno solo la residenza, distante poco più di 500 metri. E poco altro. A far pensare che Bellomo sia un ragazzo bizzoso è un episodio avvenuto nell'estate 2010, quando il Bari l'ha mandato in prestito alla Lucchese. Dopo pochi giorni di ritiro Bellomo è sparito e, senza dire nulla a nessuno, è scappato a casa. Aveva 17 anni e non se la sentiva di lasciare sola la madre, vedova di un padre che lui non ha fatto in tempo a conoscere (è morto quando la madre era incinta) ma che ricorda dopo ogni gol alzando le braccia al cielo. Il Bari decise di mandarlo nella vicina Barletta (33 presenze, 6 gol), in Prima divisione. E da lì Bellomo è tornato a Bari pronto e maturo. In tutti i sensi, perché oltre a giocare a pallone ha messo in tasca anche un diploma in Elettronica e Telecomunicazioni. Commentando: «Contrariamente a quanto si pensa, anche i ragazzi di Bari vecchia studiano». L'esplosione La stagione scorsa 16 partite e 2 gol, in questa già 20 gare e 6 reti grazie anche all'evoluzione tattica studiata con Vincenzo Torrente. Che da attaccante esterno o fantasista puro lo schiera come trequartista nel rombo o nei due centrali ci centrocampo. E del Bari oggi Bellomo è un leader, malgrado i 21 anni (22 il 18 febbraio). La sua personalità è evidente, anche quando si tratta di calciare in porta dalla distanza: basta cercare su youtube per le sue prodezze, anche quelle di Barletta. Ha anche vestito le maglie di alcune Nazionali giovanili, ha debuttato nell'Under 21 segnando un gol a Terni nell'amichevole contro B Italia. E' un talento vero. Con meno classe ma più testa di Cassano. Insomma, da Inter. O scappa anche questo?

fonte: Gazzetta dello Sport

Lasciamo in pace Mario, solo così tornerà il nostro "SuperMario"


Nuova puntata della soap invernale 2013: SuperMario Balotelli show. Stavolta è il turno dell'Inter farsi sotto per l'eccentrico attaccante colored, le cui doti in campo non verranno mai messe in discussione. La Gazzetta dello Sport riportava ieri sera quest'interessante retroscena:

"Bastano poche parole dette dal d.s. Piero Ausilio all'interno di un'intervista rilasciata a Panorama.it per un ritorno di fiamma in casa Inter che sembrava ormai abbandonato, il ritorno di Mario Balotelli in nerazzurro dopo l'esperienza di odio-amore al Machester City con Roberto Mancini. Esperienza che sembra ormai alla fine. DIRITTO DI PRELAZIONE — A parlare di Super Mario è stato il braccio destro di Branca: "Il diritto di prelazione c’è ed esiste. Se l’Inter deciderà di esercitarlo sarà una scelta che verrà fatta nel momento in cui il City dovesse decidere di cederlo”. Si riferisce ovviamente a Balotelli e alal domanda successiva, se cioè Balo starebbe bene nell'attacco dell'Inter, secca ed eloquente la rispsota: "Tecnicamente può andare bene al fianco di qualsiasi attaccante". Ma Balotelli è in uscita per davvero? Di sicuro Mazzarri l'accoglierebbe a braccia aperte. Mentre il Milan, per bocca di Berlusconi, ha smentito qualsiasi interesse."

Sulle qualità del ragazzo non c'è nulla da dire, sul fatto che non abbia un carattere facile si sono spese milioni di parole. E allora di cosa parliamo? Mi pare che ormai il nome di Balotelli sia diventato un tappabuchi, non si sa su chi o cosa scrivere? Benissimo, scriviamo su Balotelli. E' un pò il Cassano di cinque-sei stagioni fa, che, nonostante non vivesse il suo periodo migliore, riempiva le pagine dei quotidiani e dei rotocalchi di mezzo mondo.
Io, dal mio piccolo spazio, vorrei fare un appello: smettiamo di parlare di Balotelli, lasciamolo tranquillo. Non è un ragazzo stupido ne tantomeno incoscente. Ha fatto e farà degli errori, come ogni uomo e tutti i ragazzi, ancor di più quelli con la "Visa Gold" in tasca. Non diamo un eco continuo ai suoi errori e concentriamoci sulle belle cose che ha fatto e che farà: i goal alla Germania, lo Scudetto del City, il rigore al Borussia Dortmund contro le provocazioni di Weidenfeller. Vedrete che andrà bene, Mario tornerà Super e insieme ad El Shaarawy ci farà fare un grande mondiale in terra carioca.

10 gennaio 2013

Caceres-Borriello, la Roma ci prova


Un interesse vero, che potrebbe sfociare in una trattativa. La Roma ha messo gli occhi su Martins Caceres, difensore uruguaiano della Juventus, e nei prossimi giorni formulerà un'offerta per averlo già a gennaio. Poco impiegato da Conte, l'ex Barcellona e Siviglia nei giorni scorsi si era lamentato pubblicamente, chiedendo la cessione, ma il no del tecnico bianconero, preoccupato dall'infortunio di Chiellini, ha fermato sul nascere ogni possibile idea di addio. Qualcosa potrebbe però cambiare nei prossimi giorni perchè Sabatini è pronto a mettere sul piatto della bilancia Marco Borriello, giocatore gradito ai bianconeri (pronto a liberarsi dal Genoa), con la formula dello scambio di prestiti. La Juve, che ha ricevuto il no dall'Athletic Bilbao per l'arrivo già a gennaio di Llorente e potrebbe non arrivare a Drogba per le richieste economiche eccessive dell'ivoriano, potrebbe pensarci.

(calciomercato.com)

FOOTBALL MANAGER: ROMA, QUANTI GIOVANI INTERESSANTI!


Il lavoro svolto nella realtà da parte del settore giovanile giallorosso ha portato anche grandi talenti nel mondo di Football Manager. Infatti i talenti degli scorsi anni, che potevano rilevarsi anche non di grande potenzialità, sono diventati veri e propri giocatori interessanti con qualità future di grande prospettiva che sono pari a quelle reali.
Tanti i nomi da tenere d'occhio, Florenzi è quello che ha avuto più risonanza visto l'arrivo in prima squadra, ma anche Viviani tanto amato da Luis Enrique, ci sono anche Nico Lopez, Verre, Antei e Caprari. Vediamo le caratteristiche di questi ragazzi...

Luca Antei centrale difensivo classe '92 di grande prospettiva, è nato come centrocampista prima di diventare un vero e proprio "stopper" di qualità. Le sue caratteristiche principali sono il contrasto, il colpo di testa e la marcatura ma come ogni buon centrale moderno, ha anche grandi qualità di passaggio e controllo di palla. Posizione e concetrazione lo metteno in evidenza nel leggere la fase difensiva. Un ragazzo alto 1 metro e 88, che diventa  un maestro nel gioco aereo. Il valore di mercato si aggira sui 600/700 mila euro, ma la Roma a meno di 2.5 milioni di euro non lo fa partire.

Alessandro Florenzi centrocampista moderno classe '91 è un vero e proprio talento, il suo avvenire non è che di grande prospettiva. Abbina la corsa e la grinta, alla tecnica e all'inserimento in zona offensiva. Le sue caratteristiche migliori sono la tecnica, il controllo palla, la finalizzazione, i passaggi e il dribbling, il suo ruolo ideale è il trequartista perchè in quella posizione abbina doti di inserimento con doti tecniche.  Caratterialmente è un giocatore che tutti vorrebbero avere, perchè alla fantasia e alla concentrazione abbina coraggio e determinazione. Fisicamente parliamo di un ragazzo non molto alto, ma "potente" nei contrasti. Il suo valore è intorno ai 3.5 milioni di euro, ma la Roma a meno di 8/9 milioni non si siede neanche a trattare.

Federico Viviani anche lui un vero e proprio mediano moderno classe '92, come Florenzi abbina doti di impostazione tecnica ad doti di lettura difensiva. Controllo di palla, contrasti, passaggi, marcatura e tecnica sono le doti maggiori, il nuovo "De Rossi" è grintoso e con grande intuito. Fisicamente è anche ben strutturato. Il giocatore in prestito al Padova, ha un valore di mercato pari a 1 milione di euro, ma la Roma difficilmente lo lascerà andar via.

Valerio Verre classe '94 è centrocampista offensivo/trequartista con bravura nel dribbling, nel controllo di palla, e nella tecnica... considerato il nuovo "Demetrio Albertini" anche perchè sa fare a grandi ritmi anche la fase di non possesso. Un ragazzo di 1 metro e 75, che sfrutta la velocità e la dote di inserimento molto bene. Il calciatore in prestito al Siena e in comproprietà tra Roma e Genoa, il suo valore è di 700 mila euro e anche con lui non si parla di cessione.


Nicolas Lopez classe '93 è un esterno offensivo con grande potenziale. Dribbling, finalizzazione e controllo di palla, ne fanno un vero e proprio talento, utilizzabile come trequartista destro o sinistro all'evenienza si può schierare come seconda punta. Baricentro basso, esplosivo e un sinistro fatale ne fanno di lui un patrimonio romano. Il suo valore è poco meno di un milione, ma la Roma non se ne priva almeno che non vada via in prestito.

Gianluca Caprari classe '93 anch'esso esterno offensivo destro, ha spiccate doti tecniche, predilige partire da sinistra o comunque da seconda punta per accentrarsi e provare il suo tiro, bravo nel dribbling e nella finalizzazione. Ma anche con grandi doti di velocità che lo fanno diventare un esterno di qualità, che sa andare sul fondo e crossare. Adesso in comproprietà tra Roma e Pescara ha un valore di 2.5 milioni per adesso andrebbe via solo in prestito.

Un piccolo focus sui giovani ragazzi usciti dalla "cantera" giallorossa... ma segnatevi anche questi nomi: Romagnoli, Adamo, Mazzitelli, Ciciretti, Ferri, Bumba e Sabelli anche loro sapranno far parlare di se.



Bella, forte e determinata...questa Fiorentina ha un vero progetto!


Da qualche anno quando si parlava di Fiorentina, c'era sempre qualche malumore, qualche cosa che andava sempre male... infatti dopo l'era Prandelli la Fiorentina non si è più ripresa rischiando anche la retrocessione. Da quest'anno i Della Valle invece hanno deciso di fare piazza pulita, di iniziare tutto da capo, la rosa ha tanti innesti nuovi e di qualità; con la partenza di Corvino sono state fatte delle modifiche all'interno della società, con l'arrivo di Daniele Pradè nel ruolo di Direttore Sportivo e la conferma di Eduardo Macia insieme al prof. Vergine nel settore giovanile. E in panchina è arrivato il giovane e bravo Vincenzo Montella. E da li in poi tutto è cambiato... squadra fatta con acquisti mirati adatti al gioco del mister, Borja Valero, Pizarro, Aquilani, Savic, Cuadrado, Rodriguez, Roncaglia ecc.. ad essi sono seguiti anche delle partenze come quelle di Cerci e Vargas che hanno dato più stabilità allo spogliatoio. Ma forse l'acquisto più importante è la conferma di Stevan Jovetic, un vero e proprio campione. Mister Montella al lavoro fatto da Pradè ha saputo dare un identità, creando un modulo offensivo ed equilibrato, a tratti anche spettacolare, tanto possesso palla e tante verticalizzazioni. Il mister napoletano è un tecnico moderno che unisce alle sue idee calcistiche, tanti metodi moderni di allenamento, un'altra sua caratteristica è aver uno staff molto corposo, e curare anche in modo maniacale tutti i dettagli oltre che a fare un gran lavoro nei calci piazzati sia offensivi che difensivi. Il lavoro viola non si ferma certo alla prima squadra, ma si sparge anche sul settore giovanile dove i toscani stanno cercando di trovare e far crescere veri e propri talenti, non n'è certo un caso che la primavera sia prima in classifica, con talenti tutti pronti ad esplodere (Lezzerini,Capezzi,Rosa Gastaldo,Bangu,Gulin,Gondo ecc..)
Certo Pradè dopo che a giugno si è visto sfumare Berbatov ha cercato di fare un regalino a Montella per gennaio, ed è recente la notizia che Giuseppe Rossi è ad un passo dalla Fiorentina, infatti il giocatore ancora infortunato fino a Marzo, dovrebbe approdare alla viola per 11 milioni più 5 di bonus. Un acquisto molto importante, ma non si fermerà qui il lavoro di rafforzamento, arriveranno altri due centrocampisti (Vecino e Wolski in pole).
Di certo la Fiorentina non sta salendo agli onori di cronaca, così per caso, ma per un progetto serio e preparato che la porterà sempre più in alto, forse molte squadre dovrebbero prendere esempio da questa nuova realtà.

Quando la giovinezza è un problema


La Gazzetta dello Sport ha scritto: "Si avvicina l'ora decisiva per l'arrivo di Ezequiel Schelotto alla corte di Andrea Stramaccioni. Dopo che ieri Genoa e Fulham sembrano essersi ritirate definitivamente dalla corsa al giocatore, adesso per i nerazzurri rimane soltanto la concorrenza dell'Everton. Gli inglesi offrono solo soldi cash, opzione gradita dall'Atalanta, ma il club di Moratti è in cima alla lista dello stesso esterno, che sogna di giocare col suo idolo Javier Zanetti. L'offerta nerazzurra è di 2 milioni più la metà di Marko Livaja e la comproprietà di un altro giovane a scelta del club bergamasco, la sensazione è che l'affare sia in dirittura di arrivo".

Ora, tutti d'accordo sul fatto che Schelotto sia un ottimo giocatore. Ma qualcuno mi può spiegare un razionale motivo per svendere in questo modo Marko Livaja? Parliamo di un calsse '91, che ha dimostrato di avere confidenza con il goal ed avere un buon potenziale. Oltre alla metà del bomber, anche un altro giovane in comproprietà. Il gioco vale la candela? Se poi si acquistano Rocchi e magari un altro giocatore a fine carriera e, palesemente, inutile io non credo.
Non è una critica all'Inter, ma al sistema calcio delle grandi squadre. C'è ancora troppo diffidenza verso i giovani, le cose vanno cambiate. L'esplosione di El Shaarawy, Pogba e Marquinhos spero davvero possa aiutare il nostro movimento calcistico.

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