Esperto di Calcio

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24 gennaio 2013

Vento d'oriente. L'Inter punta forte su Younes Belhanda


In casa Inter sembra che il mercato sia sempre in fermento. Non appena si è chiusa la telenovela Sneijder, ecco venir fuori quella Coutinho. Andiamo con ordine e leggiamo insieme quanto riportato da Eurosport:

L’Inter volta pagina e pensa al futuro. Incassati i 7,5 milioni per la cessione di Wesley Sneijder al Galatasaray che vanno ad unirsi ai 6 risparmiati per il suo ingaggio, in casa nerazzurra prende quota la possibilità che possa concretizzarsi l’interessamento per Younès Belhanda. Il trequartista dei campioni di Francia del Montpellier francese naturalizzato marocchino è impegnato in Coppa d’Africa mentre in Europa si scatena una sorta di asta per lui. BELHANDA VUOLE L’INTER – Il Fenerbahce ha ammesso di aver aperto una trattativa con i francesi, e sulle sue tracce ci sarebbe anche il Tottenham. Ma, nonostante il prezzo di 12 milioni di euro, la favorita appare essere l’Inter, se non altro perché il giocatore avrebbe palesato il suo interesse per il campionato italiano e in particolare per la squadra di Milano. Il classe ’90 del Montpellier è dotato di passaporto francese e visti i buoni rapporti tra gli agenti del giocatore e la dirigenza nerazzurra è possibile che si possa chiudere già a gennaio anche a una cifra leggermente inferiore al prezzo del suo cartellino. Appena 23enne, il talento di Avignone è un titolare inamovibile della nazionale marocchina, con cui ha collezionato 17 presenze segnando una rete, e un pezzo pregiato del team francese con cui ha collezionato 100 presenze, 17 reti ed è stato eletto “miglior giovane dell’anno” nella stagione del primo tricolore della storia. COUTINHO VERSO LA PREMIER, SORPASSO SOUTHAMPTON - Aperta la porta a Belhanda, l’Inter potrebbe aprirla però anche al Liverpool che chiede Coutinho. Sarebbe dovuta essere la stagione della sua consacrazione dopo la chiusura della parentesi di successo all’Espanyol, e invece il ventenne brasiliano sembra destinato a una cessione che porti nelle casse dell’Inter nuova liquidità. I Reds hanno offerto 9,5 milioni di euro, l’Inter ne chiede 12, una cifra forse troppo elevata per gli altri pretendenti dell’Aston Villa, ma non per il Southampton che invece sembra disposto a corrispondere quanto richiesto soprattutto in virtù del debole per lui del tecnico argentino Mauricio Pochettino.

Il succo del discorso è, di fatto, la cessione del brasiliano in luogo del francese classe 1990. Belhanda è un ottimo giocatore, l'ho visto più volte in azione e mi ha fatto un'ottima impressione, ma siamo sicuri valga così tanto? Il suo contratto, in scadenza giugno 2014, imporrebbe una riflessione sulla cifra chiesta dal Montpellier, così come dubito che i nerazzurri trovino davvero una squadra che sborserà 12 milioni per Coutinho. La cessione del brasiliano, a quelle cifre, sarebbe da fare di corsa, per quanto il classe '92 abbia del potenziale e non si sia ancora espresso come può. Sarei invece contrario a reinvestire tutto su Belhanda, che gioca nello stesso ruolo ed è due anni più vecchio. In soldoni, quest'operazione di mercato si può fare, ma non a questi prezzi. Se l'Inter ricavasse 3-4 milioni di plusvalenza fra cessione e acquisto, allora sarebbe economicamente e tecnicamente interessante, altrimenti lascerei perdere.

23 gennaio 2013

Rafał Wolski - 1992 - Polonia

Nome: Rafal
Cognome: Wolski
Data di Nascita: 10 novembre 1992
Luogo di nascita: Kozienice (Polonia)
Altezza: 179 cm
Peso: 66 kg
Piede: destro
Ruolo: centrocampista-trequartista


Soffia vento dell'Est su Firenze, come conferma Daniele Pradè: "Wolski? L'affare sarà chiuso a breve". Conosciamo meglio il nuovo gioiellino di Montella, sbarcato a Firenze via Varsavia.

Rafał Wolski nasce il 10 novembre 1992 a Kozienice, un piccolo centro cittadino situato in mezzo al territorio polacco. Ha iniziato a giocare a calcio nelle giovanili del Jastrząb Głowaczów, una società di modeste dimensioni vicino alla sua città natale. Il ragazzo ha talento, e si mette in mostra nei tornei giovanili polacchi. Qui viene adocchiato dagli osservatori della capitale, che iniziano ad interessarsi a lui. Nel 2008 è il Legia Varsavia ad assicurarsi le prestazioni di Wolski, felicissimo per l'opportunità di vestire la gloriosa casacca del Legia. Nelle giovanili del club bianco-nero sbalordisce tutti gli addetti ai lavori, che iniziano con lui un duro lavoro tecnico-tattico. Il suo tocco di palla e la sua visione di gioco lo rendono un giocatore adatto a ricoprire diversi ruoli in mezzo al campo, tanto che Wolski è impiegato sia come centrale di centrocampo che come trequartista. La sua duttilità si rivela un'arma importante per accelerare il suo progetto di crescita e nel 2010 arriva la prima vera grande occasione. Maciej Skorza, allenatore della prima squadra, lo porta in ritiro e gli concede fiducia. Il ragazzo non lo delude e ripaga questa fiducia sul campo, nonostante i 18 anni da compiere in novembre. La prima stagione andrà in archivio con sole quattro presenze all'attivo, ma la vittoria della Coppa nazionale, un traguardo che in pochi possono fregiarsi di aver raggiunto a 18 anni. In patria Wolski è considerato un predestinato, per lui si aprono ben presto le porte della Nazionale Under20, con cui collezionerà 4 presenze ed un goal. La crescita professionale del centrocampista polacco è tanto rapida quanto proficua, Wolski diventa un titolare inamovibile del Legia nella stagione 2011-2012. 32 presenze e 8 goal sono il biglietto da visita con cui, nemmeno a 20 anni, si guadagna la chiamata della Nazionale maggiore. L'anno sportivo si chiude nuovamente con l'affermazione in Coppa di Polonia, ma ormai il Legia sta stretto al ragazzo. Le voci di mercato iniziano ad inseguirsi e la squadra più determinata si rivela la Fiorentina di Montella, che acquista il ragazzo per una cifra vicina ai 4 milioni di euro.


Corsa, velocità e personalità da vendere sono le credenziali con cui il ragazzo sbarca a Firenze, chiamato a diventare il futuro leader del centrocampo gigliato. Un compito non facile, ma alla portata del ragazzo polacco, a cui non manca nulla per diventare un grande centrocampista. Dotato di una tecnica invidiabile, Wolski è il classico centrocampista moderno. Bravissimo in fase d'impostazione dell'azione, è generoso e si sacrifica spesso in fase di copertura. Pur svariando su tutto il perimetro di centrocampo, Wolski diventa letale quando può giocare fronte alla porta. Con scatti e dribbling da grande giocatore mette in difficoltà le difese avversarie, che non sanno mai cosa possa scaturire dai piedi del ragazzo. Rafal è infatti bravissimo a smarcare i compagni, ma non disdegna andare alla conclusione personale, essendo dotato di un ottimo tiro dalla distanza.

 

179 cm per 66 kg, Rafal Wolski è un destro naturale che sa "dare del tu" al pallone anche con il piede meno nobile. Fino ad ora si sono sottolineate le sue qualità tecniche, ma ciò che impressiona del ragazzo polacco è la sua personalità. In campo non ha paura di nulla e gioca sempre a testa alta; non butta mai via il pallone e preferisce una giocata essenziale ad una spettacolare. Qualitativamente ha tutte le carte in regola per prendere il posto di Montolivo nel cuore dei tifosi Viola. Come l'ex capitano della Fiorentina, anche Wolski alterna giocate di gran classe ad interventi puntuali in fase di copertura. Negli ultimi mesi è stato impiegato più come trequartista che come centrocampista puro, ma questo anzichè essere un limite sarà per Montella una doppia arma. Wolski potrà infatti essere impiegato sia dietro Toni e Jovetic che accanto a Borja Valero e Pizarro, imbastendo uno dei centrocampi più qualitativi dell'intera Serie A.

 

Football Manager 2013: Il Centrocampo


Analizzare i ruoli della mediana non è semplice, vanno prese in considerazioni mille varianti e ricordare che ogni sistema di gioco impiega tipologie di giocatori differenti. Se per la difesa fare un'analisi tattica significava distinguere fra difesa a 3 o a 4, per la mediana non si può applicare lo stesso ragionamento. Che si schierino 3, 4, 5 o 6 elementi, ogni reparto di mezzo avrà esigenze differenti.
Detto questo preambolo, mi concentrerò quindi sulle differenti tipologie di centrocampista, evideziando per ognuna quelli che sono i parametri più importanti. Sarà poi compito di ogni allenatore scegliere il giocatore più adatto alla filosofia di gioco della propria squadra, tenendo conto di due importantissimi postulati: la rosa di partenza ed il budget per gli acquisti.
Il centrocampo è il cuore pulsante della squadra, molti allenatori apprezzano che davanti alla propria linea difensiva ci sia un Mediano, il cui compito sarà quello di fare da schermo protettivo.



Se cerchiamo un giocatore così poniamo la nostra attenzione su questi parametri: Colpo di testa, contrasti, marcatura, concentrazione, decisioni, determinazione, impegno, intuito, posizione, forza. Ad un centrocampista così non si richiedono grosse doti di impostazione, ma ci sono allenatori che amano piazzare davanti alla propria difesa un vero e proprio regista difensivo, un giocatore alla Pirlo. Contrasti, marcatura, passaggi, tecnica, creatività, decisioni, freddezza, gioco di squadra, posizione, forza saranno i valori su cui porremo la nostra attenzione. Passaggi, tecnica e gioco di squadra sono fondamentali se ci aspettiamo che il nostro regista sia il nostro fulcro di gioco, il giocatore da cui partono e passano tutte le nostre trame offensive. Non tutti amano però giocare con un mediano a ridosso della linea difensiva, la maggior parte degli allenatori predilige un centrocampo classico, che impiegherà un centrale e due mezz'ali oppure due centrali e due ali sulle fasce.

Differenti tipologie di centrocampisti centrali:



Difensivo: Colpo di testa, contrasti, controllo palla, marcatura, passaggi, decisioni, determinazione, gioco di squadra, impegno, posizione
Sostegno: Contrasti, controllo palla, marcatura, passaggi, tiri da lontano, creatività, decisioni, determinazione, gioco di squadra, impegno, posizione, senza palla
Incontrista: Contrasti, marcatura, aggressività, coraggio, determinazione, gioco di squadra, impegno, posizione, forza, resistenza
Proposizione: Controllo palla, dribbling, finalizzazione, passaggi, tiri da lontano, creatività, decisioni, determinazione, gioco di squadra, impegno, senza palla
Centrocampista offensivo di raccordo: Controllo palla,passaggi,tecnica,tiri da lontano,creatività,decisioni,fantasia,gioco di squadra,impegno,equilibrio
Centrocampista offensivo di attacco: Controllo palla,dribbling,passaggi,tecnica,creatività,decisioni,fantasia,impegno,senza palla,accelerazione

La scelta del centrocampista dipende dal sistema di gioco, e dato che molti centrocampi impiegano esterni o ali d'attacco, prenderò in esame ora i laterali:



Centrocampista laterale: Contrasti, cross,passaggi,decisioni,determinazione,gioco di squadra,impegno,intuito,senza palla,resistenza
Ala arretrata: Contrasti,cross,dribbling,marcatura,tecnica,decisioni,gioco di squadra,impegno,resistenza,velocità
Ala tradizionale: Cross,dribbling,tecnica,decisioni,fantasia,senza palla,accelerazione,agilità,equilibrio,velocità
Ala offensiva: Cross,Dribbling,Finalizzazione,Passaggi,Decisioni,Fantasia,Gioco di Squadra,Senza Palla,Accelerazione,Velocità

Infine, per chiudere questa carrellata di ruoli, il trequartista. Vale la pensa spendere qualche parola in più sul numero 10 della nostra squadra, per il quale esistono per lo meno due diverse scelte. Ci sono allenatori che amano schierare dietro l'attaccante o gli attaccanti una seconda punta tradizionale. Un giocatore alla Cassano per intenderci, un vero e proprio bomber riciclato a trequartista. Altri preferiscono invece avanzare un centrocampista di qualità, le cui doti principali saranno inserimento e tiro da fuori. Insomma, uno come Hamsik o Boateng, veri e propri jolly per un allenatore, che può schierarli in mezzo al campo o dietro le punte, a seconda del suo credo tattico.  Dividerò l'analisi del fantasista in tre:



Trequartista di raccordo: Controllo di Palla,Finalizzazione,Passaggi,Tecnica,Creatività,Fantasia,Freddezza,Intuito,Senza Palla,Agilità Fantasista d'attacco: Dribbling,Passaggi,Tecnica,Tiri da Lontano,Decisioni,Fantasia,Gioco di Squadra,Senza Palla,Accelerazione,Velocità
Punta mascherata: Controllo di Palla,Finalizzazione,Passaggi,Tecnica,Creatività,Decisioni,Freddezza,Intuito,Senza Palla,Equilibrio

Le manovre sotto traccia: Kaka verso Milano, e per Drogba è un duello rusticano


Saranno le solite voci di mercato o c'è qualcosa di vero? E' una domanda naturale in questo periodo dell'anno, ed una risposta arriva solo nel momento in cui le trattative assumono crismi di ufficialità. Succede così che la Gazzetta dello Sport rilancia le trattative Kaka-Drogba in chiave Milan, con un suggestivo duello per l'ivoriano, sempre nei pensieri della Vecchia Signora.

Dal dizionario del calcio-mercato: per fase di stallo si intenda il momento di calma (apparente) che può precedere il (probabile) botto. Al Milan siamo alla fase di stallo per Kakà: la calma apparente di ieri (nessun transito in via Turati in tutta la giornata) ha infatti prodotto nuovi contatti telefonici interurbani, o meglio internazionali. Linea spesso occupata quella che connetteva il cellulare di Galliani, a.d. rossonero, a quello di Florentino Perez, boss Real, e poi al mobile di Ernesto Bronzetti, manager e tramite tra i due club, così come a quello di Paolillo, agente italiano che a sua volta è in filo diretto con Bosco Leite, padre-rappresentante di Kaka. Posizioni Nei continui contatti la versione è però rimasta la stessa. Quella del Real sembra ormai chiara e non modificabile (dal solito vocabolario del mercato: quel che è certo oggi può cambiare domani), da Madrid avrebbero insomma ribadito il no al prestito, formula giudicata impraticabile, in primo luogo per questioni fiscali. Da qui la necessità del Real di rientrare della spesa fatta nell'estate del 2009 per l'acquisto di Ricky: la richiesta spagnola resta così di dodici milioni di euro. Addirittura dentro al consiglio direttivo del Madrid c'è chi aumenterebbe la quotazione a 15. Cifre in questo momento non raggiungibili dalla controparte. Nella sede milanista non c'è (ora) una proposta da presentare allo studio, il tentativo per riprendersi Kaka era infatti stato ipotizzato come affare low cost. Tempi lunghi, quindi. O forse neppure troppo visto che al gong mercato mancano 8 giorni e 19 ore. Mossa Nel frattempo l'affare non può dirsi chiuso, solo stoppato: prima di fare ulteriori passi, e soprattutto prima di impegnare a bilancio altri milioni, Galliani vuole consultare Berlusconi. L'offerta del Milan non potrà avvicinarsi alla pretese Real, ma qualcosa in più potrebbe esser fatto: per muoversi dal prestito gratuito e metter nero su bianco una proposta più pesante ci vuole però l'autorizzazione della proprietà. Il via libera di Berlusconi per ora è solo teorico: «Il ritorno di Kaká al Milan? Sono ottimista, è un grande giocatore, un grande uomo ed è rimasto nel nostro cuore». Va anche detto che apprezzatissima dal Milan è stata la disponibilità di Ricky al quasi dimezzamento dello stipendio. Dai 10 milioni netti in busta paga attuale ai 6 che accetterebbe di intascare in cambio del rientro a Milano. Esclusione Taglio all'ingaggio per guadagnarci sul campo: ancora una volta infatti Mourinho non l'ha inserito nella lista dei convocati. Per scelta tecnica (o per non rischiare di intaccare l'affare) Kakà non parteciperà alla gara di Copa del Rey contro il Valencia in programma stasera: altro indizio di una trattativa che c'è. Top baby E che magari riprenderà presto quota, anche se con una formula diversa rispetto a quella studiata in avvio. Intanto: è stato depositato in Lega il contratto di Riccardo Saponara (entrerà a Milanello in estate) ed ecco che su Bartosz Salamon, talentino del Brescia (scuderia Raiola), va registrato l'inserimento del Napoli.

22 gennaio 2013

"Ultimo avviso ai signori viaggiatori". Llorente e Drogba, ora o mai più


Le strategie di mercato della Juventus sono chiare, cristalline: un'occasione adesso, o tutto rimandato a luglio. Già, in estate, quando arriverà a parametro zero a Torino Fernando Llorente, ariete di Pamplona e vero rinforzo voluto da Mister Conte. Intanto c'è un mercato da portare avanti, con Marotta che farà gli ultimi sforzi per anticipare l'arrivo dello spagnolo o per tesserare l'ivoriano Drogba, eroe della scorsa Champions League. Queste le indiscrezioni della rosea:

Giornata interlocutoria, di riflessioni e di attesa. La Juve sta per annunciare l'acquisto di Fernando Llorente, che però arriverà a luglio a meno che all'improvviso l'Athletic Bilbao non decida di abbassare le pretese e di venderlo subito ai bianconeri in cambio di 3 milioni per non regalarlo in estate a parametro zero. In realtà Beppe Marotta e Fabio Paratici aspettano sempre un segnale da Drogba: la trattativa si è arenata sul cartellino. La Juve non vuole versare nemmeno un euro allo Shanghai Shenhua, e quindi dovrà essere il giocatore a liberarsi dai cinesi. Se riuscisse a farlo, la Juve sembra in vantaggio sugli altri club interessati a Drogba, ma adesso non ci sono segnali confortanti. Marotta, quindi, resta in attesa di buone notizie dal centravanti ivoriano ma sta cercando di capire come colmare il buco nell'attacco. Conte vorrebbe due punte, gliene arriverà una. Se prevarrà la logica del basso profilo e si dovrà rinunciare a Drogba e Llorente subito, restano caldi i nomi già fatti nelle ultime settimane: Borriello, Immobile (ma per entrambi c'è anche l'incognita del nuovo allenatore del Genoa: che cosa vorrà fare Ballardini?), Gabbiadini, Boakye. Borriello può rappresentare una buona soluzione perché conosce l'ambiente, è serio, forte fisicamente e tecnicamente e adatto al gioco di Conte. Cavani per arabi o russi Intanto Marotta, a Radio 24, ha spento anche il sogno Cavani: «L'attaccante del Napoli è un top player, ma non può essere acquistato da nessun club italiano: è un affare limitato ad arabi e russi. Su Llorente sono ottimista, la trattativa è a buon punto, ma arriverà in estate. Stiamo valutando le possibilità per migliorare un gruppo che ha vinto lo scudetto, è molto competitivo e all'inizio del 2013 ha avuto solo un calo fisiologico». Infine elogi per Pogba: «È un talento che dovrà confermarsi. Ha fatto vedere le sue qualità, nel suo processo di crescita sarà fondamentale la testa. Io garantisco per lui: è un ragazzo perbene, con una grande cultura sportiva». Mentre l'agente del francese, Raiola, ironicamente ha detto: «Quanto può valere? Ciò che non è in vendita non ha valore. Marotta può stare tranquillo, resta a Torino sicuramente fino a luglio...».

Football Manager 2013: La Difesa


Nel calcio la fase difensiva è fondamentale, tanto quella d'attacco. Se questo vale nella realtà, va da sè che sia rispecchiato alla perfezione anche in Football Manager 2013. Non importa che si difenda a tre, a quattro o a cinque, l'importante è che abbiamo ben chiaro in mente quali compiti affidare ai nostri uomini.
Prenderò ora in esame tutte le possibili caratteristiche che deve avere un difensore, centrale o laterale che sia. Abbinate a queste, inserirò quelli che devono essere i valori a cui fare più attenzione, per poterci orientare tatticamente e sul mercato.

Difensori centrali:

Si aprono di fronte a noi un'ampissima varietà di possibilità. Cerchiamo di esamilarle una ad una, per poter avere un ventaglio di scelta molto ampio.
Difensore centrale classico, il cui compito principale è marcare. Guarderemo con attenzione: Colpo di testa, contrasti, marcatura, concentrazione, decisioni, determinazione, freddezza, intuito, posizione, accelerazione, elevazione, forza
Questo tipo di difensore è impiegato generalmente nella linea a 4, concentrando la marcatura sui due centrali e lasciando liberi di attaccare i terzini. Alcuni allenatori, però, amano che lo stopper sia il primo fulcro del gioco, per organizzare le azioni da dietro palla al piede. Ci troveremo così di fronte ad un Difensore che imposta, per il quale faremo particolare attenzione a: Colpo di testa, contrasti, marcatura, passaggi, tecnica, aggressività, concentrazione, coraggio, creatività, decisioni, determinazione, freddezza, posizione, elevazione, forza Come si può facilmente notare, a differire ci sono pochissimi parametri. Pochi, ma decisivi. Passaggi, freddezza, tecnica e creatività sono parametri importantissimi per un marcatore che sappia far partire l'azione, appoggiandosi ad un terzino o al centrocampista.
Nel caso in cui impostassimo la nostra tattica con la difesa a 3, allora il mio consiglio è semplice: due marcatori classici e un ottimo difensore che sappia marcare ed impostare. Tanto per capirci il sistema della Juventus di Conte, con Bonucci in mezzo a fungere da regista arretrato e Barzagli-Chiellini ai lati per coprire e marcare.

Difensori laterali:

Sono i terzini l'ago della bilancia di tutte le difese. Per prima cosa dobbiamo stabilire quale compito deve avere il nostro difensore laterale, che potrà: difendere, sostenere o attaccare. A seconda di quale compito gli diamo, cambierà il nostro metro di giudizio.
Terzino che difende: Contrasti, marcatura, concentrazione, gioco di squadra, impegno, intuito, posizione, accelerazione, resistenza
Terzino che sostiene: Contrasti, marcatura, cross, concentrazione, gioco di squadra, impegno, intuito, posizione, accelerazione, resistenza
Terzino che attacca: Contrasti, marcatura, cross, dribbling, concentrazione, gioco di squadra, impegno, intuito, posizione, senza palla, accelerazione, resistenza.

Sarebbe pretestuoso dire quale tipologia di terzino scegliere, questa è questione di filosofia calcistica. Si può dare però una linea guida. Io sceglierei un terzino difensivo qualora in avanti giocassi con tre punte, supportate da un centrocampo composto da un regista e due mediani.
Il laterale con il compito di sostenere lo vedo perfetto in un sistema di gioco in cui si chiede alle fasce di assolvere alla doppia funzione: difendere e attaccare. Avremmo pertanto un perfetto mix di difensore e laterale d'attacco, in grado di aiutare i marcatori in fase difensiva, e rifornire le punte con dei cross invitanti.
Sceglierei infine un terzino di spinta qualora giocassimo con uno-due trequartisti di qualità ed un solo vero centravanti. In questo scenario è fondamentale avere due stantuffi di fascia, bravi nell'uno contro uno e capaci di schiacciare i difensori avversari sulla propria trequarti campo.

Come detto ogni allenatore dovrà fare le sue scelte tattiche, le quali avranno un impatto decisivo sulla scelta degli interpreti. In fase difensiva è importantissimo determinare se useremo o meno la tattica del fuorigioco. Io non ne sono un grande amante, ma qualora scegliessimo di utilizzarla il consiglio è solo uno: velocità. Ci servono dei fulmini alla Cordoba o alla Thiago Silva, con in più la capacità di guidare la difesa.

Il Faraone si confessa: "Ricky e Mario, vi aspetto"


Interessante intervista del Faraone El Shaarawy, che parla di sè e del mercato rossonero a 360 gradi. Queste le sue parole alla Gazzetta dello Sport:

Il ritmo dei gol è calato, ma la cresta è sempre più alta. Merito degli estri del parrucchiere Sebastiano e soprattutto del temperamento di Stephan El Shaarawy, uno che non si abbatte facilmente. «Non è una vita che non segno. Sono due partite, quattro in campionato, ma in mezzo c'è stato il gol in coppa Italia alla Juve. Quindi sono due». Così, deciso. Coi capelli dritti. «Con la cresta arrivo a un metro e ottanta». E senza? «Non lo so». Il problema è che fa proseliti al Milan. Le piace la pettinatura di Niang? «Ah, io non c'entro nulla. Si è presentato con quella stella sotto la cresta...Boh». Come giocatore Niang le piace? «E' bravissimo, si sta integrando in fretta e in allenamento fa vedere grandi cose. Mi ricorda un po' Balotelli, per la forza che ha. Niang ha solo diciotto anni, ma ha una forza fisica impressionante». Balotelli è un suo pallino: vorrebbe riportare un po' di follia a Milanello? «E' la società che decide quali sono i calciatori che possono arrivare. Posso solo dire che Mario è un giocatore di altissimo livello, che in nazionale con lui mi sono trovato molto bene, e che non penso proprio che sia folle». Di Kakà che cosa pensa? «E cosa devo pensare? Era il mio idolo, lo è sempre stato. Da ragazzino sognavo semplicemente di incontrarlo. Mi interessava come giocatore ma anche come uomo, perché mi sembrava una persona buona, proprio come me. Mi identificavo in lui». E quando lo ha incontrato a New York? «Quando l'ho incontrato in quella amichevole gli ho chiesto la maglia, e quando se l'è sfilata e me l'ha data per me è stata un'emozione fortissima. Kakà era esattamente come me lo ero immaginato: una persona positiva oltre che un campione». Arrivi, probabili arrivi e partenze. Le manca Pato? «Mi dispiace che se ne sia andato. Poteva fare ancora tanto per il Milan». Una volta Pato ha detto: "El Shaarawy farà meglio di me. E' stato buon profeta? «Speriamo. Per ora non ho certo fatto più di lui al Milan». Per un certo periodo è andato di moda il paragone Sheva-El Shaarawy. Lei che ne dice? «Forse era una questione di numero di gol, perché nella prima parte della stagione ne ho fatti tanti. Ma come caratteristiche tecniche mi rivedo di più in Kakà». Quindi inutile prenderlo, sarebbe un doppione. «Ah no, Kakà potrebbe dare tanto al Milan». A proposito di giovani e vecchi, è vero che Gattuso la rimproverava perché stava troppo in palestra? «Io ci andavo solo per lavorare sul quadricipite dopo l'infortunio. Certo, ogni tanto lavoravo anche per rinforzare la parte superiore del corpo, ma nessuno si è mai lamentato». Adesso si parla già di flessione di El Shaarawy, ma il girone d'andata è stato sorprendente: quali fattori hanno favorito la sua crescita immediata? «Primo, la fiducia dell'allenatore. Anche ora mi dà sicurezza, mi dice: "pensa a come giochi, il gol arriverà". E ho sempre avuto anche la fiducia dei compagni e della società. Secondo fattore, l'esperienza dell'anno scorso. Non tanto la partita, ma i ritmi dell'allenamento e la convivenza con tanti campioni, che mi hanno fatto maturare mentalmente». Terzo fattore? «La presenza costante dei miei genitori, di mio fratello, del mio procuratore. Mio padre ha cambiato lavoro per seguirmi. Sono sempre con me, e per un giovane è fondamentale». Visto che si è messo in pausa, prema il rewind e ci elenchi i gol preferiti della stagione. «Il gol all'Udinese, quello segnato a Bruxelles all'Anderlecht e quello segnato al Genoa. Speciale, perché era il giorno del mio ventesimo compleanno. E soprattutto il gol allo Zenit. Bello e importante, perché era un momento complicato per la squadra». I momenti peggiori forse sono passati, ma il terzo posto è ancora lontano. «Io ci credo. Ci credevo quando eravamo undicesimi, figuriamoci ora...». Visto che è un collezionista, ha già pensato a chiedere la maglia a Messi? «Prima fatemi giocare contro il Barça...». Beh, a detta di quasi tutti è più o meno un'amichevole: risultato scontato «Io e i miei compagni non la vediamo così. Si parte da zero a zero e siamo 11 contro 11. Non sarebbe la prima volta che il Barça parte strafavorito e viene battuto dal Milan». Allude alla finale del 1994? Ma lei era praticamente appena nato... «Sono giovane, ma so abbastanza di calcio per dire che le partite vanno giocate. Noi non molliamo niente».

Fiorentina: Jo-Jo è ora un caso


"Gioca troppo lontano dalla porta, in una posizione in cui non mi serve e non è utile alla squadra', ma soprattutto 'da uno come lui, per le qualità che ha, mi aspetterei due gol a partita". Parole e musica di Vincenzo Montella, che usa carota e bastone con il talento montenegrino della Viola. Stevan Jovetic sta vivendo un periodo di involuzione tecnica e realizzativa, tanto che nessuno a Firenze sembra nasconderlo. La fiducia nei suoi confronti è illimitata, com'è giusto che sia, ma è anche lecito aspettarsi di più dall'attaccante più forte e decisivo a disposizione dell'ex aeroplanino. Quale problema è celato dietro questo momento di difficoltà? Difficile da stabilire senza essere all'interno dello spogliatoio, ma ci sono due riflessioni che vanno fatte. La prima riguarda la qualità del giocatore, che non può essere messa in discussione. Jovetic è la "ciliegina sulla torta" di questa Fiorentina, il valore aggiunto, uno dei pochi insostituibili e forse l'unico con un valore di mercato elevatissimo. Sulle sue prestazioni sta pesando di certo l'infortunio patito in autunno, e allora sorge spontanea una domanda: perchè non farlo riposare? Semplicemente perchè con Rossi ai box ed El Hamdaoui in Coppa d'Africa, Montella non ha alternative. Ljajic e Seferovic non sono alternative di valore, almeno nemmeno accomunabili al numero 8 gigliato. L'altra considerazione che va fatta, riguarda il carattere del ragazzo. Sembra che Jovetic abbia mutato il suo sorriso in un cupo e introspettivo nervosismo. In campo lo si nota bene, specialmente nei momenti di difficoltà. Laddove ti aspetti si prenda la squadra sulle spalle, si sta invece rivelando l'anello debole. I maligni sussurano che sia per la volontà del ragazzo di cambiare aria, ma personalmente non credo. Non escludo che non pensi alla cessione, ma Jovetic è un professionista serio. Sotto c'è qualcosa che non mi convince e ho paura che si tratti del suo fisico. La sua fragilità è sempre stata un limite, ed ora Jo-Jo sembra giocare frenato. Scatti e cambi di direzione son sempre stati un'arma, ora è come fossero un limite. Con il Napoli si è visto chiaramente, Jovetic era timoroso negli scontri fisici con un "armadio" come Campagnaro e, a questi livelli, è una cosa troppo limitante. L'unica soluzione è proteggerlo e far sì che tutto il suo valore ed il suo patrimonio tecnico si possa esprimere. Montella è un grande tecnico, saprà meglio di tutti noi come fare.

21 gennaio 2013

Juventus: ecco Nicolas Castillo, prodigio classe 1993


Giorni fa ho scritto dell'interesse bianconero per Nicolas Castillo, talento cileno schedato nella sezione profili. La notizia di mercato è avvalorata da un interessante pezzo sulla Gazzetta dello Sport, che recita testuali parole:

Nelle prossime ore, forse domani, la Juventus ufficializzerà l'ingaggio di Fernando Llorente a partire dal prossimo luglio. Accordo sulla base di un quadriennale (fino al 2017) da 4,5 milioni più bonus a stagione. Con questa accelerazione i vertici bianconeri sperano forse che da Bilbao arrivi ora un segnale positivo anche per questa sessione di mercato. Beppe Marotta è pronto a versare tre-quattro milioni all'Athletic pur di avere immediatamente il via libera e consegnare a Conte la punta necessaria dopo il grave k.o di Bendtner. Drogba, 48 ore Restano comunque vive le piste Drogba e Lisandro Lopez. Marotta e Paratici aspetteranno infatti ancora 4-5 giorni prima di virare su soluzioni interne, anche perché davvero non vorrebbero andare allo scontro con Genoa, Bologna e Sassuolo per i vari Immobile, Gabbiadini e Boakye. L'entourage di Drogba si è nuovamente fatto vivo, e avrebbe posto un ultimatum tramite alcuni intermediari: 48 ore per sbloccare la situazione, altrimenti amici come prima. Ma il problema resta lo Shanghai Shenhua. La Juve non vuole spendere soldi a livello di cartellino, l'ivoriano non sembra però nelle condizioni di liberarsi autonomamente dal vincolo coi cinesi. Capitolo Lisandro Lopez: Marotta lo ha chiesto in prestito con diritto di riscatto non obbligatorio, il Lione per ora dice no, ma potrebbe pesare non poco la volontà dell'argentino, attratto parecchio dalla serie A (lo seguono pure Lazio e Fiorentina). Castillo sì, col Genoa Dovessero saltare i «big», ecco che bisognerebbe giocoforza tornare alla carica con Genoa e Bologna per Immobile e Gabbiadini. Preziosi e Guaraldi fanno muro, così come non sarebbe semplice convincere il Sassuolo a mollare subito Boakye, altro ragazzo di cui la Juve ha la comproprietà con il Genoa (come Immobile, mentre Gabbiadini è a metà con l'Atalanta). Qualcosa potrebbe comunque succedere sull'asse Torino-Genova. In queste ore sono infatti attesi in Italia i legali di Nicolas Castillo dell'Universidad Catolica, il 19enne attaccante cileno che sta facendo benissimo nel Sudamericano Sub 20. Juve e Genoa lo prenderanno insieme, il ragazzo potrebbe restare quindi in rossoblù, spingendo magari a Torino uno fra Immobile e Borriello. Sì, perché proprio Marco Borriello potrebbe essere la carta dell'ultimissimo giorno, e Conte non ne sarebbe dispiaciuto. Il napoletano ha lasciato un ottimo ricordo nei primi sei mesi del 2012: impegno, grande solidità e un gol pesantissimo, a Cesena. Altri giovani Nell'agenda di Marotta e Paratici, infine, è previsto per giovedì o venerdì un appuntamento con i rappresentanti di José Cevallos, altro baby prodigio sudamericano, 18enne trequartista ecuadoriano.

Nicolas Castillo è definito "ragazzo prodigio" nel sottotitolo della rosea, e potrebbe arrivare in accordo con il Genoa. Un'operazione lungimirante, che va a sommarsi a quelle per Immobile e Boakye, futuri bomber in orbita bianconera.

La storia si ripete: l'esonero di Gigi Delneri


L'esonero di Gigi Delneri non mi ha stupito, neanche un po'. Ero decisamente più stupeffato per la fiducia accordatagli fino a questo momento, nonostante risultati assolutamente al di sotto delle aspettative.
Io non credo che Delneri sia un cattivo allenatore, lo dico da tempo. Con altrettanta convinzione, però, ribadisco che è un tecnico molto particolare, che necessita di un certo tipo di giocatori e di tempo per lavorare. Ha sempre basato il suo credo calcistico su due punti cardine: gli esterni e la corsa. E' nel precampionato che mister Delneri plasma le sue squadre, dando loro organizzazione difensiva e tantissima corsa. E' un modo di giocare che io non ho mai amato particolarmente, ma per salvarsi ha sempre funzionato. Delneri ha fatto benissimo a Verona con il Chievo, a Bergamo con l'Atalanta e a Genova con la Sampdoria. Guardacaso quando disponeva di difensori tatticamente disciplinati ed esterni rapidi e caparbi.
Con la rosa del Genoa di quest'anno non poteva farcela, è un dato di fatto. I rossoblu sono stati per molto tempo abituati a giocare a 3, sistema di gioco inconcepibile per il friulano. Inoltre gli esterni offensivi lasciano al quanto a desiderare. Vargas è un giocatore che ha fatto il suo tempo ed è sempre acciaccato; Marco Rossi non si sta ripetendo sui livelli degli anni scorsi; Jankovic ha talento, ma è fragile da sempre; Sampirisi è un terzino di prospettiva, non è pronto a fare l'ala.
Questo non significa che io ritenga il Genoa una squadra di scarso valore, tutt'altro. Le individualità sono importanti e penso che il Grifone abbia tutto per salvarsi, ma non con il 4-4-2 di Delneri.
Le mie perplessità su Delneri avevano poi un altro importante fondamento: il tecnico di Aquileia non ha mai fatto bene a campionato in corso. Probabilmente per quanto detto prima, ha bisogno di tempo per impostare tatticamente i meccanismi desiderati. Era un dato da prendere in considerazione prima di ingaggiarlo, perchè i numeri non mentono. Subentrando Delneri ha sempre collezionato magre figure. E' successo a Roma e a Palermo; ha "guidato" il Chievo in B ed infine ha collezionato 5 punti in 11 giornate. Il dato significativo, ancor più dei soli 5 punti, sono le sconfitte contro dirette rivali per la salvezza, che hanno inguaiato i rossoblu al terzultimo posto.
Ad oggi il Genoa sarebbe retrocesso, ecco perchè il presidente Preziosi ha provato a dare una scossa. Davide Ballardini penso sia l'uomo giusto: conosce la piazza, ha fatto molto bene in passato e ha dimostrato di essere un allenatore tatticamente intelligente. Questo significa che potrebbe essere in grado di sfruttare tutte le potenzialità di un buon organico, perchè di questo stiamo parlando.
La rosa del Genoa ha qualità in tutti i reparti, non è da Serie B. Frey è un buon portiere, protetto adeguatamente da un Nazionale come Granqvist e un navigato stopper come Manfredini. Sampirisi, Rossi, Antonelli e Pisano sono esterni di qualità, e all'occorenza può fare il terzino anche Cesare Bovo.
A centrocampo Kucka, Matuzalem, Bertolacci e Olivera non sono certo gli ultimi arrivati, e ora andrà valutato il nuovo arrivato Nadarevic. Ma è in avanti che il Genoa ha bocche di fuoco formidabili, decisamente superiori al parco attaccanti di Pescara, Siena, Palermo, Cagliari e Chievo. Borriello, Immobile e Floro Flores sono attaccanti di categoria, che hanno militato o sono nel mirino dei più grandi club italiani. Ieri Borriello ha sbagliato un goal clamoroso, ma il suo valore non è da mettere in discussione per una squadra che ambisca alla salvezza o a metà classifica.
Questo Genoa sembra la Fiorentina della scorsa stagione, cambiando cambiando alla fine i viola si sono salvati. In gradinata Nord sperano che la storia si ripeta.

Josef Martinez - 1993 - Venezuela

Nome: Josef Alexander
Cognome: Martinez
Data di nascita: 19 maggio 1993
Luogo di nascita: Valencia - Venezuela
Squadra di appartenenza: Young Boys (Svizzera)
Posizione: attaccante
Altezza: 169 cm
Peso: 67 kg
Piede: ambidestro


Al Sudamericano Under20 si stanno mettendo in luce diversi prospetti interessanti. Troppo spesso ci si concentra sulle quotate Argentina e Brasile, perdendo di vista i grandi talenti sparsi per tutto il Sud America. E' stato così per i colombiani Falcao e Muriel, ma la storia è destinata a non ripetersi. Fra i giovani di maggiore interesse della manifestazione, ci sono il cileno Nicolas Castillo ed il venezuelano Josef Martinez. Oggi mi occuperò proprio di quest'ultimo.

Josef Alexander Martinez nasce a Valencia, in Venezuela, il 19 maggio 1993. Come quasi tutti i ragazzi sudamericani coltiva una smisurata passione per il calcio, tanto da entrare giovanissimo nel settore giovanile del Caracas F.C. Con la squadra della capitale mette in mostra il suo grandissimo talento, guadagnandosi la possibilità di debuttare nel calcio dei grandi a 17 anni da compiere. Aggregato alla squadra "B" del Caracas guida i compagni alla conquista del campionato di seconda divisione, venendo riconosciuto a fine anno come "miglior giocatore del torneo". L'allenatore della prima squadra, Ceferino Bencomo, lo studia e lo tiene sott'occhio, fino a convocarlo nel 2010 in prima squadra. Il 21 agosto lo fa debuttare nella vittoria casalinga con l'Estudiantes de Mérida, dando un contributo determinante nell'azione dell'1-0 che deciderà l'incontro. La stoffa del ragazzo è più che evidente, tanto che le sue presenze iniziano a farsi più regolari. Il 6 ottobre firma la sua prima rete fra i professionisti, trafiggendo il portiere del Morangas in una partita valida per la Coppa del Venezuela. Mister Bencomo apprezza l'abnegazione del giovane attaccante e gli regala sempre più minuti, ripagati da ottime giocate e goal pesanti. Nel suo score non poteva mancare una marcatura internazionale, griffata il 6 aprile 2011 nella trasferta cilena con la Union Española, valida per la Copa Libertadores. Dopo un anno con il Caracas F.C. il bottino di reti del ragazzo assume connotati importanti: 8 in campionato, 2 in Coppa nazionale ed 1 in Copa Libertadores, niente male per un ragazzo ancora minorenne. La pensa così anche lo Young Boys, che il 3 di gennaio lo porta in Svizzera in coppia con il laterale di centrocampo Alexander Martinez. Con la compagine elvetica Martinez firma un quadriennale e dopo nemmeno 30 giorni dal suo arrivo ecco il debutto in campionato. Nella rotonda vittoria contro il Servette, Martinez griffa il debutto nel calcio europeo. Il giovane attaccante va di fretta ed il 21 ottobre 2012 segna il primo goal con la maglia giallo-nera dello Young Boys, riaprendo al 50' minuto il match contro il Grasshopper. Un goal di una bellezza rara, realizzato con un meraviglioso destro al volo su cross proveniente dal fondo.



Un talento così cristallino non si vedeva da tempo in Venezuela, tanto che le nazionali giovanili sono sempre state considerate casa sua. Con l'Under20 ha partecipato al Campionato Sudamericano di categoria nel 2011, meritandosi con grande giocate la chiamata in Nazionale maggiore. Se non è un record poco ci manca, perchè non ancora 18enne Josef Martinez debutta nella sconfitta di Washington contro El Savador. Fino a questo momento il giovane bomber ha collezionato 6 presenze con la Nazionale maggiore, due delle quali nelle qualificazioni ai Mondiali di Brasile 2014. Nell'inverno del 2013 viene riaggregato alla Nazionale Under20 per disputare il Sudamericano Sub-20, tutt'ora in corso di svolgimento. Capitano e condottiere della Nazionale venezuelana, Josef Martinez mette a segno due goal in quattro partite. Gli acuti personali non valgono però il passaggio del turno, sfuggito a causa della rete di Nico Lopez, forte centravanti in forza alla Roma.

Attaccante rapido e potente, Josef Martinez è un prospetto davvero interessante. 169 cm di pura velocità, il ragazzo venezuelano ha le tipiche movenze del centravanti sudamericano. Eccelso tecnicamente, calcia indifferentemente di destro o di sinistro.
Nato e cresciuto come centravanti di riferimento, Martinez è a mio modo di vedere una prima punta atipica. Dotato di una tecnica di base fuori dal comune, ama svariare su tutto il fronte offensivo. Le sue doti principali sono il dribbling ed il tiro dalla lunga distanza.


Non ama giocare spalle alla porta, ma venirsi a prendere il pallone sulla trequarti per poi puntare la difesa fronte al portiere. Pur essendo un vero e proprio centravanti, Martinez è dotato di ottima visione di gioco e discreto altruismo. Sa dialogare con i compagni e non disdegna l'uno-due per favorire l'inserimento dell'esterno offensivo.
Per il suo modo di giocare e stare in campo ricorda un pò il primo Cavani visto a Palermo, ma bisogna vedere se anche il bomber venezuelano saprà fare il salto di qualità in zona goal che ha fatto il numero 7 partenopeo. Ciò che posso affermare con certezza è che Martinez ha numeri da grande giocatore, starà a lui riuscire ad esprimere tutto il suo potenziale. In Svizzera ha avuto la possibilità di allenarsi con un attaccante molto diverso da lui, ma che vive per il goal: Raul Bobadilla. In coppia con l'argentino ha mostrato tutte le sue abilità in fase di appoggio ad un altro attaccante, ma ora che Bobadilla è stato ceduto al Basilea avrà la possibilità di giostrare come prima punta. Di ritorno dal Sub-20, scommetterei che lo Young Boys gli darà la possibilità di giocare titolare, mettendo a tacere le tante voci di mercato uscite intorno al capitano venezuelano.

Serie A, il punto sulla 21esima giornata


Con il senso della misura che contraddistingue alcuni telecommentatori, dopo i due splendidi gol all'Udinese (il primo di una bellezza unica), Paul Pogba, 19 anni, è stato accostato a Rivelino e a Rijkaard. Meno male che Antonio Conte l'ha subito riportato sulla terra affermando: "Nel suo ruolo, puòdiventare uno fra i migliori al mondo, ma deve lavorare ancora molto. Con lui ci vogliono il bastone e la carota".
Il bastone l'ha usato la Juve con un'Udinese piccola piccola e meno male che Guidolin le aveva chiesto una grande impresa per festeggiare le sue 500 panchine in A. In realtà, quando la capolista gioca come sabato sera non ce n'è per nessuno. Ecco perchè, nonostante il solo punto raggranellato nelle prime due gare di campionato del 2013, continuavamo a pensare che due sono i tornei attualmente in corso: al primo partecipano solo i bianconeri, al secondo le altre. La classifica parla chiaro: i punti di vantaggio sulle immediate inseguitrici sono ritornati 5 e, se Pogba fa il fenomeno al punto che passa in secondo piano persino una delle rare assenze di Pirlo, lo scudetto lo può perdere solo chi lo detiene. Lazio e Napoli lo dimostrano. A Palermo, i biancocelesti hanno rischiato di rovinare una partita che potevano vincere, sebbene abbiano inanellato il quindicesimo risultato utile consecutivo e Petkovic conti gli stessi punti (43 in 21 gare) che totalizzò Eriksson nell'anno dello scudetto. Inoltre, il gol di Floccari era regolare, ma Rocchi, con Peruzzo uno dei peggiori arbitri in circolazione, l'ha annullato. D'altra parte, sei giorni prima, lo stesso Floccari aveva segnato all'Atalanta con un colpo di mano e Peruzzo non aveva visto. Il livello tecnico degli arbitri è mediocre e Lotito se ne faccia una ragione. Al Napoli, invece, non è bastato il centesimo gol in A di Cavani (26 reti in 25 partite disputate dall'inizio della stagione fra campionato e coppe): l'euforia per i 2 punti restituiti dalla giustizia sportiva ha giocato un bruttoscherzo ai partenopei contro i quali, nel primo tempo, si è vista una Fiorentina splendida quanto smaniosa di cancellare le ultime tre sconfitte consecutive, con il contorno dell'eliminazione dalla Coppa Italia per mano della Roma. Già, la Roma: ha fatto vedere le streghe all'Inter nei primi venti minuti; è passata in vantaggio grazie a un rigore inventato da Orsato, degno sodale di Rocchi e Peruzzo. Ma ha subito il pareggio di Palacio e, alla fine, le è andata pure bene. Ennesimo esame di maturità fallito per Zeman; ennesimo disastro per gli uomini di Nicchi che dovrebbe badare a loro anziché sparare facezie sul razzismo ("Se ne parla troppo"). Se poi Nicchi si dimettesse, farebbe un enorme favore al calcio italiano. L'Inter? E' a -9 dalla Juve, ha salutato Sneijder, passato al Galatasaray, ma ora ha bisogno di uno come Sneijder. Complimenti, Branca. In coda, hanno giocato tutte per l'Atalanta: il Bologna è caduto sotto i colpo di Pazzini (8 gol in 11 gare disputate contro i rossoblù); il Siena ha battuto la Samp; il Pescara ha perso in casa con il Toro; il Genoa si è suicidato a Marassi con il Catania e la quarta sconfitta in casa è costata il posto a Delneri, rimpiazzato da Ballardini. Da quando, l'8 novembre 2010, Preziosi ha chiuso il fantastico ciclo Gasperini, il Genoa non ha più avuto pace. Ballardini, Malesani, Marino, Malesani, De Canio, Delneri, Ballardini: 7 tecnici in due anni 2 mesi e 12 giorni. Zamparini ne ha cambiati 17 in 10 anni di Palermo. Poi uno si domanda perchè Genoa e Palermo siano in crisi.

(calciomercato.com)

20 gennaio 2013

Roma-Inter nuovo duello di mercato: Magallan, il nuovo Samuel


Roma e Inter in corsa per il nuovo Samuel. Lisandro Magallan, difensore centrale classe '93 del Boca Juniors e della Nazionale argentina U20, è l'oggetto del desiderio di nerazzurri e giallorossi. A giugno i due club italiani si sfideranno sul mercato per sferrare l'assalto al giovane centrale che Guillermo Barros Schelotto ha definito il 'nuovo Samuel'. Gli Xeneizes hanno investito parecchio quest'estate per portarlo alla 'Bombonera', versando 1,4 mln di dollari nelle casse del Gimnasia La Plata, club con il quale si era messo in mostra giovanissimo. Ora ce ne vorranno molti di più per portarlo in Europa. Roma e Inter lo stanno seguendo da tempo, le relazioni sono tutte molto positive. Riusciranno i nostri club a portarlo in Italia?

(calciomercato.com)

Di nuovo Pro Patia, di nuovo razzismo. Ora basta


Il razzismo è un problema del calcio italiano, il caso Boateng ha solo dato risonanza ad un problema ben presente nel nostro sistema. Fortunatamente è un problema circoscritto ad alcune realtà e nemmeno tutte del nord. Verona (Hellas), Roma (soprattutto Lazio), e Busto Arsizio (Pro Patria) sono gli epicentri di un movimento intollerante e intollerabile. Ieri l'ennesimo episodio, riportato dalla rosea stamattina:

Sedici giorni dopo il «non ci sto» di Boateng, un'altra squadra esce dal campo perché si sente vittima di razzismo. E di fronte c'è sempre la Pro Patria, stavolta col tuo team di ragazzi. Succede nel campionato Berretti, a Trino, in provincia di Vercelli, dove i padroni di casa del Casale al 38' del primo tempo, in svantaggio per 2-0, decidono di far sospendere la partita per solidarietà nei confronti di Fabiano Ribeiro, 18enne nato a Torino con origini brasiliane. Racconta lui stesso: «Su un corner è nato un battibecco con un avversario che mi ha detto "Stai zitto, negro di merda"». La reazione con un pugno, il cartellino rosso sventolato dall'arbitro, «che era lì vicino e avrebbe dovuto sentire». Poi l'espulsione per proteste dell'allenatore del Casale Francesco Latartara e di un dirigente. Infine, la decisione della squadra di abbandonare il terreno di gioco. Difesa La Pro Patria nega tutto, confida nella vittoria per 3-0 a tavolino e per bocca del d.g. Raffaele Ferrara fa sapere: «Nessuno dei nostri giocatori ha rivolto a Fabiano Ribeiro insulti razzisti che non sono stati sentiti né in campo né sulle tribune né tantomeno dall'arbitro o dai guardalinee. Anche nella nostra Berretti c'è un giocatore di colore e il razzismo non appartiene alla Pro Patria. Dopo il caso Boateng qualcuno sta calcando la mano. Se il nostro giocatore verrà riconosciuto senza colpe, sarà la Pro Patria ad agire nelle sedi opportune per tutelarsi». Fabiano Ribeiro assicura: «Non ci è assolutamente passato per la testa di imitare il Milan. Non ci siamo comportati così per pubblicità o altro, ma per una questione di principio». I contorni sono poco chiari, le versioni divergono e allora toccherà aspettare l'indagine della procura federale, cui la Lega Pro — da cui dipende il torneo Berretti — ha già trasferito gli atti. «Tali comportamenti razzisti non possono essere più ammessi e tollerati — dice Mario Macalli, presidente della Lega Pro —. Se realmente dovesse trattarsi di un atto di razzismo, la Lega Pro si schiererà, ancora una volta, con fermezza contro i comportamenti accaduti. Porteremo avanti una lotta "senza quartiere", non sono questi i valori che il calcio e la società devono trasmettere. Andremo fino in fondo all'indagine, il calcio deve essere un veicolo di valori umani e sportivi». Una volta sospesa la partita, sono intervenuti pure i carabinieri che hanno raccolto la denuncia presentata da un familiare di Fabiano Ribeiro. Il Casale ha inoltrato una riserva scritta alla Figc per motivare il comportamento della squadra, chiedendo che l'incontro venga rigiocato. Precedente Il clamoroso gesto di Boateng e di tutto il Milan, che il 3 gennaio abbandonò il campo di Busto Arsizio, ha ridestato l'attenzione su un fenomeno, quello delle derive razziste e xenofobe negli stadi di calcio, che non è mai stato debellato. Il contesto, stavolta, è completamente diverso. Non i «buu» provenienti dalle tribune, ma un battibecco in campo tra giocatori sfociato in un insulto razzista, ancora però da verificare. Non è stata coinvolta una grande squadra, non ci sarà lo stesso clamore internazionale, ma il fatto che ciò sia avvenuto in una competizione giovanile inquieta ancor di più. «È ridicolo che una cosa del genere succeda in una gara tra ragazzi. È ora di dire basta, così non si può più andare avanti. Bisogna dare un segnale forte considerato che già ci era capitato di sentire insulti razzisti», tuona il tecnico del Casale. Che cosa può accadere adesso? Potrebbe fare giurisprudenza la sentenza del giudice sportivo di A Gianpaolo Tosel, che non ha punito il Milan perché «non può acquisire rilevanza disciplinare un gesto di solidarietà verso un uomo vittima di beceri insulti esclusivamente per il colore della sua pelle».

Se vogliamo debellare il razzismo, allora, occorre il pugno duro. Basta interruzioni delle partite, speaker che lanciano pseudo minacce e multe ridicole alle squadre. Ci vanno pene severe, in primis verso i tifosi. Gli stadi hanno le telecamere, bene. Il primo che viene inquadrato mentre canta o dileggia un calciatore per il colore della sua pelle merita il daspo a vita. Si, a vita. Bisogna dare un esempio forte, così come se non è possibile risalire agli autori dei cori vanno punite le società con partite in campo neutro e punti di penalizzazione.
Da anni mitizziamo il calcio inglese ed il sistema con cui si è eliminato il problema degli hooligans, ma non ci rendiamo conto che stiamo facendo l'esatto opposto. Margaret Thatcher usò un pugno durissimo, sia attraverso il corpo di polizia sia attraverso le società. Fintanto che riempiremo solo le pagine dei giornali e faremo i finti indignati il razzismo, nel calcio italiano, permarrà.

Calciomercato Milan: ecco SuperMario Balotelli


Indiscrezione importante quella della rosea, che parla di un probabile approdo di Balotelli a Milano. Il mercato non dorme mai e quando c'è la volontà di fare un affare, questo va in porto. Ne è convinta la Gazzetta, lo sono anche io da molte settimane. La tessera del puzzle che mancava era la formula del pagamento, che ora sembra stata risolta con un "finanziamento" di sei anni:

C'è una grande novità per SuperMario in rossonero. Il City ha indicato una strada nuova per Balotelli, meno impervia per il Milan. Dall'iniziale richiesta di 37 milioni di euro, infatti, gli ultimi contatti hanno prodotto un sostanziale progresso. Non solo il prezzo è sceso a 28 milioni di euro (comunque ancora tanti per via Turati), ma soprattutto i manager dello sceicco Mansour hanno concesso una dilazione di pagamento straordinaria. Addirittura il club rossonero potrebbe pagare il cartellino di SuperMario in 6 rate annuali. Un accomodamento non da poco, visto che la spesa d'ingresso sarebbe di «soli» 4,7 milioni di euro. E aggiungiamoci che, nella prassi calcistica a livello internazionale, la rateizzazione più diffusa è su base triennale. Logico dedurre che solo un club ricco come il City possa chiudere un occhio sulle normali dinamiche del cash-flow. La riflessione Ovviamente Silvio Berlusconi e Adriano Galliani stanno riflettendo su questa inedita proposta. Comunque l'impegno finanziario resterebbe più che oneroso, considerando sempre che Balotelli già guadagna 5,5 milioni netti a stagione. Così sulla sponda rossonera non si vuole dare nulla per scontato, considerando peraltro che il tanto atteso doppio colpo Kakà-Balotelli comporterebbe il sacrificio di Robinho e Abate. Come si sa le rispettive cessioni al Santos e allo Zenit sono state congelate ad arte: sarebbe stato imprudente, infatti, venderli prima che la campagna acquisti determinasse le sue verità. Il viavai Comprensibile, allora, la cautela dell'a.d. milanista, che non più tardi di venerdì ha seccamente smentito l'esistenza di una trattativa con il City per il ritorno in Italia del giocatore della Nazionale. In realtà i contatti vanno avanti da settimane e Mino Raiola, l'agente dell'attaccante bresciano, sta facendo la spola tra Milano e Manchester per oliare un meccanismo che è ancora molto complicato. Ma la stampa inglese, che ha sempre grande attenzione per Mario, si scatena: secondo il Sun, l'attaccante avrebbe addirittura affittato la sua villa nel Cheshire, e avrebbe già le valigie pronte per tornare in Italia. L'ammissione Ma ormai il tempo stringe e ieri per la prima volta Adriano Galliani ha dovuto gettare la maschera. Sibillina la sua metafora: «Alla chiusura della Borsa, venerdì a Manchester, Balotelli costava ancora 37 milioni. A quel prezzo rimane lì. Vediamo cosa succede alla riapertura di lunedì». Concediamo al manager di via Turati questa digressione sulla reale fotografia della trattativa, ma è chiaro che si sta preparando all'assalto finale. Mentre attende notizie da Madrid sul fronte Kakà, la pista inglese resta in cima ai suoi pensieri. Non è un caso che nelle ultime due settimane Galliani abbia brillantemente gestito la crisi diplomatica con Balotelli dopo l'ormai famoso paragone del giocatore con un una «mela marcia» che avrebbe potuto guastare tutto l'ambiente milanista. Le scuse di Silvio Berlusconi sono state il segnale più esplicito sulla volontà di riportare Mario in Italia. Il tentativo di intromissione dell'Inter e il feeling intatto con il giocatore stanno facendo il resto. L'obiettivo La proposta iniziale di Galliani un mese fa era di 18 milioni di euro. Ora è inevitabile un sostanzioso rialzo. Tuttavia l'a.d. milanista sta provando a strappare le migliori condizioni possibili. Resta una sola amarezza in questo mercato: magari arriveranno sia Kakà che Balotelli (che ieri è rimasto in panchina per tutta la partita contro il Fulham), ma i rossoneri sul fronte italiano non possono chiudere per gioielli come Salamon, Bellomo o Jorginho. Qui le norme Co.vi.soc. impongono un aumento di capitale a causa dell'indebitamento del club. All'estero bastano delle semplici fidejussioni. E pure a rate.

Una bella notizia per il nostro calcio e per il mercato, che potrebbe vedere un Diavolo di nuovo ai vertici.

Conte: "Pogba, l'accostamento con Rijkard ci può stare, però.."


Apertura tutta dedicata a Paul Pogba nei giornali di stamane, con un bell'editoriale che celebra i suoi goal dalla distanza sulla Gazzetta dello Sport. Il ragazzo ha doti fuori dal comune, la sua scheda lo può confermare:

Paul Pogba l'erede di Vieira

In gergo, uno scaldabagno. Ossia un oggetto non meglio identificato, probabilmente un pallone, scagliato con violenza inaudita dentro la porta della squadra avversaria. Ecco, sul finire di un primo tempo in cui la Juve sembrava la versione calcistica degli Harlem Globetrotters (passaggi, triangoli, veli, finte, dribbling, ma tiri in porta da evitare con cura come se non contassero e ci fosse una multa a carico di chi si permette di cercare il gol), Paul Pogba ha spedito uno scaldabagno verso il povero Padelli. La palla, calciata a 32 metri dalla porta, è volata in rete a 101 km all’ora. Poi il francesino si è girato quasi arrabbiato verso i compagni come a dire: «Ehi, ragazzi, si fa così. Basta finezze, il succo del calcio sono i tiri in porta e i gol». Andrebbe appeso un cartello nello spogliatoio bianconero. Nella ripresa, forse per riIl bis badire il concetto, Pogba ha ripetuto la scena. Vidal ha fatto di tutto per non segnare fintando tre volte davanti al portiere e ritardando la conclusione finché non è stato murato e allora trenta secondi dopo Pogba ha dribblato Allan con la suola e ha scaricato la sua voglia di gol, di vittoria e di gloria nell’angolino basso calciando da 29 metri a 97 km all’ora. Paul era diventato il nuovo idolo dei tifosi segnando al volo di sinistro contro il Napoli e adesso ogni volta che ha un metro di libertà sulla trequarti avversaria la curva invoca il suo tiro, tra l’altro stilisticamente perfetto. Il ragazzo sta crescendo a vista d’occhio ed è normale visto che si allena regolarmente con Pirlo, Vidal e Marchisio. Ieri sera è emersa soprattutto la sua personalità: Paul non ha paura di giocare, di tirare, di prendersi delle responsabilità. Conte continua a preLe parole dicare prudenza: «Pogba ha potenzialità importanti - dice il tecnico -, l’accostamento con Rijkaard può starci, ma ha solo 19 anni. A volte si adagia sui propri mezzi e io cerco di stimolarlo con il bastone e la carota». E lui, il francesino nero con la cresta bionda, sorride: «Il pri- mo gol è il più bello della mia carriera. Una parola che ho imparato in italiano è "cattivo": me lo ripetono spesso e cerco di esserlo in campo. Quando torneranno Pirlo e Marchisio andrò senza problemi in panchina». Intanto i tifosi dello United su Internet si lamentano della sua partenza: «Non so perché Ferguson mi abbia fatto andare via: chiedetelo a lui». Paul preferisce concentrarsi sulla Juve: «Dopo il pareggio della Lazio siamo scesi in campo più cattivi». Infine Pogba dribbla gli accostamenti illustri: «Io come Rijkaard? Non mi piacciono i paragoni. Io sono Paul». Quello dello scaldabagno.

(Gazzetta dello Sport)

19 gennaio 2013

La favola a lieto fine: Gianfranco Zola sulla panchina dei "Blues"


Sembra una favola a lieto fine, la Principessa che trova il Principe azzurro. La Principessa in questione, non me ne voglia il grande fantasista, è Gianfranco Zola; il Principe azzurro è ovviamente il Chelsea. Si, avete capito bene, il Chelsea. Perso Guardiola, Abramovich starebbe pensando di affidare la panchina al più grande giocatore della storia "blues", il più amato dai tifosi. L'indiscrezione, che leggiamo assieme, viene dal Daily Mirror:

Gianfranco Zola has emerged as a serious contender to become Chelsea's next full-time boss - and help change the Stamford Bridge mood. Although the Blues hierarchy already feared that Pep Guardiola was slipping from their grasp, Wednesday's confirmation that the Catalan has opted to join Bayern Munich was still a blow to Roman Abramovich. Former Chelsea boss Jose Mourinho, Borussia Dortmund's Jurgen Klopp, Michael Laudrup of Swansea and Diego Simeone, whose Atletico Madrid side humiliated the West Londoners in August's UEFA SuperCup, have all been linked with the post. Frank Rijkaard is also available, after being sacked this week by Saudi Arabia. But with Blues fans starting to vote with their feet and pockets as well as showing their displeasure at interim manager Rafa Benitez, Zola will be a live option to take over in the summer when the board sit down next month to start planning the club's future. The Watford boss has never hidden the strength of his love for Chelsea, where an astonishing six-year spell as a player saw him voted as the club's all-time leading player by supporters. By Martin Lipton 12 Comments Zola power: Chelsea legend Gianfranco is in the frame to be named Blues manager 17 Jan 2013 23:00 Feel-good factor the little Italian who was voted the club's greatest ever player would bring makes him a serious contender for summer switch Good shout? Zola is proving his managerial nous in the Championship with Watford Ben Hoskins Gianfranco Zola has emerged as a serious contender to become Chelsea's next full-time boss - and help change the Stamford Bridge mood. Although the Blues hierarchy already feared that Pep Guardiola was slipping from their grasp, Wednesday's confirmation that the Catalan has opted to join Bayern Munich was still a blow to Roman Abramovich. Former Chelsea boss Jose Mourinho, Borussia Dortmund's Jurgen Klopp, Michael Laudrup of Swansea and Diego Simeone, whose Atletico Madrid side humiliated the West Londoners in August's UEFA SuperCup, have all been linked with the post. Frank Rijkaard is also available, after being sacked this week by Saudi Arabia. But with Blues fans starting to vote with their feet and pockets as well as showing their displeasure at interim manager Rafa Benitez, Zola will be a live option to take over in the summer when the board sit down next month to start planning the club's future. The Watford boss has never hidden the strength of his love for Chelsea, where an astonishing six-year spell as a player saw him voted as the club's all-time leading player by supporters. View gallery Getty """""""""" Gianfranco Zola: best Chelsea moments View gallery "One of my dreams is a day when I can become the manager of Chelsea," Zola admitted earlier this season. "Chelsea is in my heart. I hope one day I will get the chance to be manager there." The 46-year-old, who had previously conceded he would be "crazy to say no" if he was ever offered the Stamford Bridge job, added: "Let's put it this way, one day I would like to be good enough to manage Chelsea. It is in my heart. "Mr Abramovich has been very good to me and asked me a couple of times to go back to Chelsea to work but what's the point of going there and not having anything to do for the club. "The way I see it is that I want to go there when I know I can give something back to the club." As the brickbats raining down on Benitez intensified on Wednesday - to the point where even former Blues stalwart Ray Wilkins was critical of the supporters - the pressing need for a manager the fans can galvanise around was clearer than ever. Wednesday's attendance of 38,484, for the 2-2 draw with Southampton, was the lowest for a league match at the Bridge in SIX years. Frustrated fans again turned on late substitute Fernando Torres and the unwanted Benitez. Zola's first managerial spell, at West Ham, saw him sacked after the Hammers only narrowly survived relegation from the Premier League in 2008-09. But the Sardinian has demonstrated he has learned from his Upton Park experiences in his first season at Watford, steering the Vicarage Road club into a Championship play-off position. The Chelsea hierarchy seem determined to stick with their plan to allow both Frank Lampard and Ashley Cole to leave when their contracts expire at the end of the season, despite the clear opposition of the supporters. But the scale of the vitriol directed towards Benitez - and which is in danger of reaching as far up the ladder as Abramovich - has made the idea of a universally-popular appointment far more appealing. Bringing in a fans' hero with the promise that he will be given time to stamp his mark on the club would also meet with approval. And with there being no prospect of an olive-branch being offered to Roberto Di Matteo, sacked in November to make way for Benitez, Zola's stock is rising among Abramovich's advisors. Benitez, meanwhile, has to lift the mood of the dressing room ahead of Arsenal's visit on Sunday, aware that a run of just two wins in seven home games since he took charge is becoming a crisis. The Spaniard, though, is again set to omit skipper John Terry, even though both Benitez and the skipper want the centre-half on the field. Benitez explained: "I couldn't put him on against Southampton because he has no match fitness. "He's not fit to play 90 minutes. "We'll see how he trains, but it will be difficult for him to start against Arsenal. He needs games and minutes, but at the right time. "To change a player with no match fitness, when you have to play high if you're chasing a game, would be a risk. I will try not to take a risk. "I will try and do my best and make the right team selection."

Questo è giornalismo sportivo: Massimo Marianella


Commentare il calcio, dal vivo, è sempre stato uno dei miei più grandi sogni. Penso davvero che sia uno dei lavori più belli del mondo. Sei allo stadio, da solo o con un compagno di viaggio, e respiri l'atmosfera del match, lo vivi. Nessun'altro lavoro ti da tante emozioni, tanta adrenalina. Se lo si fa con passione e professionalità, come Massimo Marianella, allora si rende un servizio meraviglioso. Il cronista di Sky è il migliore, il mio modello. Come nessun'altro sa essere imparziale e coinvolgente, mai banale. Mi sono innamorato delle telecronache sportive grazie a lui, che l'11 dicembre 1994 ha presentato al mondo il primo goal "alla Del Piero", con una classe fuori dal comune.



Dalle sue parole traspare l'amore per il calcio, un sentimento che sembra banale e superficiale, ma che in realtà racchiude sfaccettature che solo chi prova questa passione può capire. Lo sport, specialmente il calcio, è fatto di passione e di passione si alimenta. Ancora oggi, guardando vecchi video, sono pervaso da un senso di incredulità, nonostante io sappia benissimo cosa mi riserverà quel goal o quella giocata. Il calcio non smette mai di stupire, e Marianella è bravo come nessun'altro a farcelo capire e coinvolgerci in un'emozione ogni volta indimenticabile. E' commentando il calcio inglese che raggiunge il punto più alto della sua professionalità; come il 12 febbraio 2011, quando Wayne Rooney decide il derby di Manchester con una rovesciata fantastica.

  O quando ci ha accompagnato in una delle favole più belle del calcio contemporaneo, la vittoria di Drogba in Coppa dei Campioni. Ho volutamente detto "di Drogba", perchè quella Champions è sua, nonostante agli annali passerà il nome del Chelsea. Ma è il campione ivoriano, una sorta di Goran Ivanisevic del calcio, che ricorderò per sempre come l'eroe della Champions League 2012.

 

 Non servono altre parole, se non i video che non smetterei mai di guardare, e per i quali non posso che ringraziare un grande giornalista.

Roma-Inter: duello in campo e sul mercato


In attesa di confrontarsi sul campo nel posticipo di domenica sera all'Olimpico, Roma e Inter si sfidano anche sul mercato. Dopo il duello per Mattia Destro vinto la scorsa estate, adesso i giallorossi stanno provando a soffiare ai nerazzurri anche Nicola Bellomo, giovane centrocampista del Bari in comproprietà con il Chievo. 

Un altro giocatore conteso dalle due società è Sebastian Jung, terzino destro dell'Eintracht Francoforte. Classe 1990, è uno dei tanti talenti sfornati dal calcio tedesco, che però difficilmente lasceranno la Germania anche in considerazione del grande stimolo rappresentato dal prossimo arrivo di Guardiola sulla panchina del Bayern Monaco, che intanto per la prossima stagione ha preso a parametro zero dal Mainz il difensore Jan Kirchhoff, seguito con interesse pure dall'Inter.

 In alternativa a Jung, la Roma può cercare di riportare in Italia l'ex interista Davide Santon del Newcastle, coetaneo amico di Destro e già nel mirino del Milan. (

calciomercato.com)

18 gennaio 2013

L'ariete di Pamplona scalpita: le cifre di Llorente alla Juventus


Secondo Marca, uno degli avvocati di Fernando Llorente si trovava nei giorni scorsi a Torino per discutere gli ultimi dettagli del suo contratto con la Juventus: quattro anni più l'opzione sul quinto per 4,5 milioni di euro a stagione. Secondo il quotidiano spagnolo, l'accordo fra i campioni d'Italia e l'attaccante, in scadenza di contratto il 30 giugno con l'Athletic Bilbao, arriverà entro l'inizio della prossima settimana.
Fernando Llorente dal prossimo 1° luglio sarà un giocatore della Juventus. In estate, l'ariete di Pamplona, classe 1985, sarà quindi al 100% un giocatore della Juventus. Fino al 31 gennaio, in ogni caso, la società campione d'Italia cercherà di trovare qualche spiraglio per provare a portare subito Llorente a Torino. L'offerta è sempre la stessa: 4 milioni di euro. Nelle ultime ore di mercato i baschi ci ripenseranno o sceglieranno deliberatamente di perdere l'attaccante il 30 giugno senza ricavare un euro?

(calciomercato.com)

Milan: il ritorno di Kaka sarà come quello di Shevchenko?


Ormai è chiaro a tutti: il Milan vuole Kaka. Un'operazione di mercato sorprendente, ma non nuova alla politica rossonera. Dico sorprendente perchè, dopo le parole di Berlusconi, si pensava a nomi diversi: Destro, Santon o qualche under23 brasiliano; allo stesso tempo non così stupefacente, se pensiamo ai ritorni di Shevchenko, Marco Simone o Roberto Donadoni. Al Milan non sono per nulla contrari a riabbracciare gli eroi di mille battaglie, ancor meglio se ceduti pochi anni prima a suon di milioni. La vera domanda, allora, concerne quello che sarà il destino del trequartista brasiliano a Milano. Sarà un grande affare o verrà  a chiudere mestamente la carriera, come fece Shevchenko nel 2008?
Adriano Galliani non ha lasciato dubbi ieri sera, dichiarando: "Kakà? Berlusconi l'ho sentito anche oggi. Dobbiamo essere bravi in tre. Facciamo fatica a far quadrare i numeri ma se si riesce a essere bravi, fantasiosi e pronti ai sacrifici si farà. "Stiamo ragionando sulla formula - prosegue Galliani -, c'è un muro per lo stipendio. L'amore per Kakà non mai finito, purtroppo la legge dei numeri ci aveva costretto a cederlo". Dice il vero l'ad rossonero, a 64 milioni in contanti non si poteva resistere; così come il brasiliano non poteva rinunciare ad un quinquennale da 10 milioni di euro a stagione. Ma questi sono numeri, ciò che ci interessa capire è se il suo ritorno sarà un bene per il nostro calcio o se sarà l'ennesimo campione sul viale del tramonto. Sheva tornò a Milano nell'estate del 2008 a 32 anni, con alle spalle due anni di fallimenti in Inghilterra e, forse, poca voglia di rimettersi veramente in gioco nel grande calcio. Il fallimento fu eclatante, con 18 presenze e nemmeno un goal per l'eroe di Kiev. Kaka (ri)approderebbe in rossonero a 31 anni da compiere, con un Mondiale in casa da conquistare e tante panchine da smaltire. Fisicamente è integro, a differenza di molti connazionali Ricky si è sempre tenuto in forma e si è allenato seriamente. Per quale ragione Mourinho l'ha sempre relegato ai margini del progetto? Difficile dirsi, probabilmente ci potremo dare una spiegazione se e solo se Kaka tornerà nel nostro campionato. Solo allora potremo giudicare l'operato dello SpecialOne, che al brasiliano ha sempre preferito il tedesco Mesut Ozil. I numeri di Ricky nel Real Madrid non sono così impietosi: 25 partite e 8 goal il primo anno nella Liga, 14 e 7 la seconda, 27 e 5 la terza. Solo quest'anno la situazione è degenerata, con poche presenze e nemmeno un goal in campionato. Ciò che non ha funzionato con le "merengue" è stato l'ambientamento con la squadra ed il gioco, rendendo Kaka un corpo estraneo al gioco degli spagnoli. Io son sempre stato dell'idea che "troppi galli nello stesso pollaio" non siano un bene. Al Real la star indiscussa, ed a ragione, è Cristiano Ronaldo. Magari Kaka ha sofferto psicologicamente e tatticamente la presenza dell'asso portoghese, che ha catturato le luci dei riflettori ed in campo toglie spazio al brasiliano. In questo Milan, privo di un vero leader, Kaka potrebbe essere un innesto interessante. Prenderlo significherebbe bocciare Boateng, ma è un rischio che secondo me si può correre. Ho parlato di azzardo, perchè tale sarebbe. Kaka ha 31 anni ad Aprile, ed il Milan sarebbe l'ultimo treno da prendere per arrivare a giocarsi i Mondiali in Brasile e cercare di rialzare quella Coppa del Mondo già vinta da comprimario nel 2002 in Corea e Giappone.
Da un punto di vista economico non si può invece giudicare l'operazione, almeno fintanto che non si hanno cifre specifiche. Di certo si può affermare che 10 milioni l'anno non verranno mai versati al brasiliano, almeno non in Italia. Ai giusti prezzi, quindi senza pagare il cartellino (o quasi) ed investendo una cifra consona ai canoni rossoneri per l'ingaggio, allora forse sarebbe un'operazione intelligente.
Di certo, è con questo chiudo, Kaka potrebbe essere l'unico acuto di un mercato fermo, che ha visto le big del campionato attente ai bilanci e avare di operazioni significative. Per rincorrere il terzo posto al Milan serve una scommessa, Ricardo Izecson dos Santos Leite potrebbe essere il "poker" in mano di Allegri.

I cannoni dell'Emirates tornano a sparare. Wenger vuole Cavani


Cavani è l'uomo in più del Napoli, è chiaro come il sole. Quotidianamente si scatenano voci di mercato sul bomber sudamericano, appetito dai più grandi club europei. Oggi sembra essere il turno dell'Arsenal, che per bocca dello stesso Wenger chiama a Londra il numero 7 partenopeo. La notizia, rimbalzata ieri d'oltremanica, è riportata oggi dalla Gazzetta dello Sport:  

Prove d'assalto, in attesa che arrivi la primavera per assestare il colpo grosso. Da Londra, Arsene Wenger fa sapere al mondo intero che a lui piace Edinson Cavani e che sarebbe pronto a trattarlo per portarlo all'Arsenal, il suo club. «Costa tanto, è vero, nessuno lo nega. Ma il nostro tesoriere vive al mio fianco ed è sempre in attesa che arrivi il giocatore giusto per mettersi all'opera», ha detto il manager dei Gunners. La notizia è piombata in città nel bel mezzo dell'attesa per la sentenza della Corte Federale, con la maggior parte dei napoletani assaliti dall'ansia di conoscere il verdetto del secondo grado di giudizio, dopo il ricorso presentato da Aurelio De Laurentiis per la vicenda Gianello, legata al calcio scommesse. Sentenza che poi è stata positiva per il club: annullati i due punti di penalizzazione e tolta la squalifica a Paolo Cannavaro e Gianluca Grava. Clausola La dichiarazione di Wenger ha scosso non poco l'ambiente napoletano. L'idea che Cavani possa andare via non viene nemmeno considerata dai tifosi che, anzi, proprio intorno all'attaccante uruguaiano vogliono veder crescere il progetto del club. Le resistenze del presidente, in ogni modo, rappresentano più di una garanzia per lo staff tecnico e per i napoletani. «Nella scorsa estate, rifiutai 55 milioni di euro e mi sono tenuto Cavani», ha svelato ultimamente De Laurentiis. Quella cifra da capogiro venne offerta dal Manchester City, ma niente e nessuno convinsero il dirigente napoletano ad agire diversamente. E per rafforzare il principio, sottopose all'attaccante l'adeguamento del contratto fino al 2017, fissando anche una clausola rescissoria: chi avrebbe voluto acquistarlo avrebbe dovuto sborsare 63 milioni di euro. Ed è a questa clausola che si rifanno le speranze della gente, anche se Wenger ha dimostrato di non temere l'ipotetico impedimento. «Il prezzo potrebbe abbattersi negli ultimi giorni di mercato. E' questo il motivo per cui gli affari si fanno soltanto nelle ultime 24-48 ore del calciomercato», ha detto il manager dell'Arsenal che ha da spendere i 30 milioni incassati dalla cessione di Robin Van Persie al Manchester United. L'interesse di Wenger, tuttavia, non resta l'unico. Non è una novità che Cavani sia in cima alle preferenze del Manchester City e chissà che Chelsea e Real Madrid un pensierino non l'abbiano già fatto. Il no di De Laurentiis «Confido nella professionalità di Cavani - ha aggiunto il presidente del Napoli - Lui sa che da noi è «the number one of the city»: non credo che in altri luoghi o in altre squadre più blasonate di noi possa identificarsi così con città, maglia, tifosi». Via Vargas L'attaccante cileno andrà al Gremio di Porto Alegre. I due club hanno trovato l'accordo sul prestito fino a giugno. Dopodiché, tutto dipenderà dalla posizione di Mazzarri: se dovesse restare, allora Vargas giocherà in Brasile anche la prossima stagione. Diversamente, rientrerà a Napoli. Il costo dell'operazione è di un milione e mezzo di euro.

Si sente spesso dire: "di fronte a cifre irrinunciabili si deve cedere". E' vero, ma nel caso di Cavani, a Napoli, va fatta un'eccezione. Il Matador può rappresentare ciò che è stato Maradona per gli azzurri, quel grande trascinatore in grado di portare il Napoli sul tetto d'Italia. Cederlo significherebbe ridimensionare gli obiettivi, anche reinvestendo quel denaro. Altri Cavani non ce ne sono in giro.

I migliori portieri del XXI secolo, quelli veri


L'iffhs, l'istituto di storia e statistica del calcio, ha stilato la classifica dei migliori portieri del secolo in corso. Queste le prime dieci posizioni:

1.Gianluigi Buffon (Ita) 199 punti
2. Iker Casillas (Spa) 197
3. Petr Cech (Cze) 154
4. Edwin van der Sar (Hol) 116
5. Oliver Kahn (Ger) 99
6. Nelson Dida (Bra) 90
7. Victor Valdes (Spa) 82
8. Julio Cesar (Bra) 76
9. Jens Lehmann (Ger) 72
10. Roberto Carlos (Arg) 68

Se non mi sento di muovere alcuna critica alle tre posizioni principali, credo vada spesa più di una parola per commentare le piazze meno nobili.
Julio Cesar, portiere di indubbio valore e vincitore del Triplete, solamente ottavo? E soprattutto, dietro Victor Valdes? Non scherziamo. Lo spagnolo è un portiere discreto, ma che da un punto di vista squisitamente tecnico non meriterebbe di stare nemmeno nei primi dieci. Ha vinto e vincerà moltissimo, ma non è un estremo difensore di grande valore, a differenza appunto di Julio Cesar. Se vincere è uno dei criteri per stilare questa classifica, allora Valdes dovrebbe stare più in alto; se invece non lo è non mi spiego come al suo posto non ci siano portieri di miglior levatura. Penso a Frey, Neuer, Barthez, Toldo. Nessuno di questi è stato preso in considerazione, al loro posto altri due carneadi del ruolo: Lehmann e Abbondanzieri, analizziamoli entrambi.
Jens Lehmann non è stato solo un portiere modesto, ma ha anche deluso per i comportamenti fuori dal campo. Inoltre, come se non bastasse, non ha mai vinto granchè. Si, uno Scudetto da comprimario nel Milan e qualche titolo minore in Inghilterra, non sufficiente per giustificare la sua presenza in questa classifica.
Abbondanzieri è invece un portiere di modesta levatura, che ha avuto successo solo in patria. Di lui si ricordano tanti titoli con il Boca ed un passato poco fortunato in Europa. In Nazionale ha legato il suo nome alle disastrose spedizioni in Corea e Giappone, dove non era titolare, e in Germania. Basta per definirlo uno dei migliori dieci portieri del secolo in corso? Io non credo.
E' vero che questa classifica tiene conto di vari parametri, ma alla luce dei più passa come "la classifica dei migliori portieri". E allora stiliamola, ma per bene.

1. Gianluigi Buffon
2. Iker Casillas
3. Oliver Kahn
4. Peter Cech
5. Edwin Van der Sar
6. Julio Cesar
7. Manuel Neuer
8. Francesco Toldo
9. Sebastien Frey
10. Fabien Barthez

Questa sarebbe più veritiera, ai posteri l'ardua sentenza.

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