Esperto di Calcio

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15 marzo 2013

Felipe Anderson - 1993 - Brasile

Nome: Felipe Anderson
Data di nascita: 15 aprile 1993
Luogo di nascita: Braisilia (Brasile)
Altezza: 175 cm
Peso: 68 kg
Piede preferito: ambidestro  






Il Brasile è unanimemente riconosciuto come "il" paese del calcio. Tra tutte le grandi compagini carioca, ce n'è una che rappresenta in qualche modo l'el dorado del futbol. Sto parlando del Santos, squadra che ha fornito alla Seleçao alcuni fra i più grandi campioni della storia del calcio. Dalla cantera dei "Peixe" sono infatti usciti i campioni del mondo Pelè, Zito, Carlos Alberto, Edu, solo per fare alcuni nomi. Dopo alcuni anni difficili, il Santos sembra tornato a livelli eccelsi, con il suo settore giovanile che ha sfornato degli ultimi anni giocatori di primissima scelta: Diego, Ganso, Felipe Anderson e la stella della Nazionale Neymar.

Felipe Anderson Pereira Gomes, o più semplicemente Felipe Anderson, nasce a Brasilia il 15 aprile 1993. Come tutti i bambini brasiliani ha solo il calcio in mente, sognando di indossare un giorno la maglia della Nazionale maggiore. A sei anni entra nella sua prima squadra, l'Associacao 14 Companhia de Policia Militar un piccolo club di Santa Maria, paesino a pochi chilometri dalla capitale. Dopo un solo anno viene mandato a giocare nel Federal FC, una società più attrezzata, con la quale giocherà per sei stagioni.
Insieme alla famiglia si trasferisce nello Stato di Paranà, dove all'età di 8 anni inizia a giocare nell'Astral FC.
Con i ragazzi dell'Astral ha l'occasione di mettersi in mostra ed il Coritiba, una delle più prestigiose scuole calcio del Paese bussa alla sua porta. E' un'occasione troppo importante per lasciarsela sfuggire, ecco perchè nel 2007 Felipe Anderson cambia nuovamente maglia.
Sei mesi nelle giovanili del "Coxa" son sufficienti al giovane fantasista per farsi un nome. Alla porta di casa è stavolta il Santos a bussare, ed il sogno del ragazzo si avvera. A 14 anni lascia casa e famiglia e si trasferisce nello Stato di San paolo, per giocare nelle giovanili bianconere. Qui incontra Neymar, attaccante di prodigioso talento, con cui stringe un forte sodalizio in campo.
Nel 2010, a soli 17 anni, il Santos decide di puntare su di lui. Felipe Anderson viene aggregato alla prima squadra, con la quale avrà l'occasione di debuttare. Il 6 ottobre 2010 ha l'opportunità di giocare qualche minuto in casa della Fluminense, in una gara valida per il Brasilerao. Da li a fine stagione prenderà contatto con il calcio dei grandi, "mettendo in cascina" cinque presenze, impreziosite da un assist realizzato contro il Goias. 
Confermato in prima squadra, ha nel 2011 più opportunità di scendere in campo. Saranno 19 le presenze a fine anno, in una delle quali trova anche la prima rete da professionista. Nella vittoriosa trasferta sul campo dell'Avaì, Felipe Anderson entra in campo nella mezz'ora finale, realizzando la rete del successo con un bel sinistro su assist di Danilo. Dicevamo 19 presenze a fine stagione, 18 nel Brasilerao ed una in Copa Libertadores contro l'Once Caldas, nel corso della vittoriosa trasferta dei quarti di finale.
I continui stop per infortunio di Paulo Ganso danno l'occasione a Felipe Anderson di giocare con sempre maggior regolarità. Il 2012 si rivela infatti l'anno della definitiva consacrazione. Con 39 presenze totali, arricchite da 6 reti e 7 assist, Felipe Anderson convince il Santos di essere un giocatore dal talento cristallino.  Le sue giocate si rivelano sempre più decisive, tanto che gli spettatori del Vila Belmiro gli tributano una vera standing ovation dopo la doppietta contro gli storici rivali del Gremio di Porto Alegre. Un destro di perfetta fattura ed una punizione magistrale fanno conoscere al mondo Felipe Anderson, sulle cui tracce iniziano a muoversi i grandi club europei.
La squadra più vicina al talento carioca sembra la Lazio, che è stata ad un passo da Felipe a gennaio. In estate, ne sono certo, partirà un nuovo assalto al talento del Santos, il cui valore è destinato a crescere vertiginosamente.

Numero 10 dotato di tecnica e visione di gioco, Felipe Anderson unisce velocità, dinamismo e grande classe. Dotato di piedi formidabili, il talento di Brasilia rappresenta una sintesi perfetta fra il fantasista e l'esterno. In possesso di una formidabile accelerazione, Felipe Anderson gioca sempre con la testa alta. Le sue caratteristiche fisiche, unite ad un'innata capacità nel toccare la palla con entrambi i piedi, lo rendono un calciatore imprevedibile. Come tutti i brasiliani ha nel suo bagaglio una formidabile capacità di saltare l'uomo, creando spesso e volentieri la superiorità numerica per la sua squadra.
Pur essendo un trequartista, il giovane carioca ama svariare su tutto il fronte offensivo, macinando kilometri e mettendosi a disposizione di compagni e allenatore. Ambidestro, è in possesso di un calcio preciso e vellutato. La sua visione di gioco, unita al suo altruismo, lo rendono un numero 10 capace di regalare numerose palle goal ai suoi compagni. Sebbene giochi molto vicino alla porta avversaria, deve migliorare in zona goal e diventare più cinico, in modo da migliorare il suo score offensivo.
Molto abile sui calci piazzati, ha tutte le carte in regola per diventare un grande interprete del ruolo. In patria è stato spesso accostato al talento del Paris Saint Germain, Lucas Moura, ma rispetto al connazionale Felipe Anderson gioca in posizione più centrale. La certezza è che il Brasile, come sempre, sta sfornando alcuni talenti di livello internazionale, ed il futuro della Seleçao non può che essere roseo.

14 marzo 2013

Ibrahimovic-Juventus: i pro e i contro dell'Esperto


Ibra-Juventus, è il momento di dire la mia. Da troppi giorni i media italiani, con in testa la Gazzetta dello Sport, spingono per un colpo di mercato di questo tipo, che nasconde al suo interno pregi e difetti. 
Da un punto di vista squisitamente tecnico, si tratterebbe di un bel colpo, è innegabile. Ibrahimovic ha dimostrato negli anni di spostare gli equilibri come pochi al mondo, specialmente in Serie A. Fatta eccezione per l'anno scorso, lo svedese ha sempre e solo vinto nella sua carriera: Ajax, Juventus, Inter, Barcellona, Milan e, probabilmente, Psg. Il rovescio della medaglia si chiama Europa, dove il numero 9 non è mai riuscito ad esprimersi agli stessi livelli del campionato. Difficile capire come mai, ma tant'è. 
Lo stesso Conte, a livello tattico, si è sbilanciato positivamente per Zlatan, considerato all'unanimità un giocatore in grado di garantire quella qualità offensiva che tanto manca ai bianconeri. La sua integrità fisica e la sua professionalità, poi, confermano ulteriormente la bontà dell'operazione. 
Ma non è tutto oro quello che luccica, per tanti aspetti positivi ve ne sono di negativi. In primis lo stipendio che Ibra percepisce a Parigi: 12 milioni di euro netti. Una cifra impensabile per la Juventus, che potrebbe a stento garantirgli la metà di quanto prende. Non è una questione solo economica, ma di spogliatoio. 
Altro fattore da considerare è la sua data di nascita, 1981. Zlatan è integro e forte, ma compirà ad ottobre 32 anni. Quante stagioni avrà ancora al top? Di sicuro tre, forse quattro, ma difficile pensare ad un investimento nel futuro com'è stato per Pogba o Boakye. Quindi spendere troppi soldi per il suo cartellino è fuori discussione, specialmente se pensiamo che il Psg lo ha acquistato per circa 20 milioni di euro, strappandolo ad una squadra che lo avrebbe volentieri trattenuto. Le condizioni son talmente diverse che la Juventus non si presenterebbe mai e poi mai con un assegno imponente a Parigi, piuttosto cercherebbe una soluzione in "stile Milan", ovvero cartellino a prezzi di saldo e fideiussione dilazionata su due-tre anni. 
Insomma, le condizioni per cui l'affare Juventus-Ibrahimovic sono chiare: cartellino a basso costo, ingaggio dimezzato e contratto triennale. Senza una situazione del genere non solo non sarebbe un'affare per la Vecchia Signora, ma il capitolo Ibra non sarà nemmeno aperto.
Marotta e Paratici hanno ampiamente dimostrato di acquistare con un occhio al bilancio e un altro al gruppo. Snaturare quest'organizzazione sarebbe deleterio per loro, per lo spogliatoio e per Antonio Conte. La palla passa nelle mani di Mino Raiola e Pavel Nedved, il duo che potrebbe convincere lo svedese ed il Psg ad una "follia" del genere.
Da tifoso dico che Ibra farebbe comodo, ma non sarebbe indispensabile. La Juventus si rinforzerà, sia dietro che a centrocampo, e non va dimenticato che in avanti arriverà Fernando Llorente, probabilmente non un fuoriclasse, ma di certo un ottimo calciatore. Il vantaggio di avere Ibrahimovic, oltre alla consueta dote di goal, sarebbe quello di valorizzare al massimo tutte le punte a disposizione. Vucinic e Giovinco potrebbero fare il loro ruolo naturale, mentre con lo spagnolo comporrebbe un tandem di peso, in grado di scardinare le difese più arcigne. In tal caso Llorente fungerebbe da punta, da finalizzatore, ad Ibra il compito di svariare, inventare e prendere il pallone, un pò come faceva con Crespo o Cruz ai tempi dell'Inter. 
Ad oggi questo matrimonio "non s'ha da fare" e dubito che si farà, ma andasse in porto con le condizioni sopracitate sarebbe un colpo davvero "gobbo"

13 marzo 2013

Nicholas Powell - 1994 - Inghilterra

Nome: Nicholas
Cognome: Powell
Data di nascita: 23 marzo 1994
Luogo di nascita: Crewe (Inghilterra)
Altezza: 183 cm
Peso: 75 kg
Piede: ambidestro



Alex Ferguson doveva lenire la delusione per la perdita di Paul Pogba, talento francese passato alla Juventus. Il manager dei Red Devils si è pertanto messo alla ricerca di nuovi giovani talenti, riuscendo a portare a Manchester uno dei più cristallini talenti del calcio britannico, Nick Powell. Colonna portante delle giovanili dello United, il trequartista inglese si ripromette di seguire le orme di alcuni grandi campioni del presente e del passato: George Best, Bobby Charlton, Paul Scholes e David Beckham. 

Nicholas Edward Powell nasce a Crewe il 23 marzo 1994. Da bambino viene portato a giocare nella locale squadra del Crewe Alexandra, una delle scuole calcio più interessanti dell'intero panorama britannico. Dalla squadra del Cheshire sono infatti usciti giocatori del calibro di Danny Murphy, Neil Lennon e David Platt. 
Nella foresteria del Crewe viene plasmato come attaccante, perchè gli allenatori vedono in lui caratteristiche offensive degne di nota. Powell fa tutta la trafila del settore giovanile, finendo per essere aggregato alla prima squadra nell'agosto del 2010, a 16 anni. Durante la prima metà di stagione viene impiegato con parsimonia, perchè lo staff tecnico guidato da Dario Gradi lo trasforma da seconda punta in trequartista, arretrando il suo raggio d'azione. In allenamento mostra di saperci davvero fare nel nuovo ruolo, tanto da venir provato anche come centrale di centrocampo, ruolo in cui offrirebbe un ampio ventaglio di scelte agli allenatori. 
L'esordio in League Two si consuma il 14 agosto 2010, nella sconfitta esterna con il Cheltenham. A fine stagione le presenze del giovane inglese saranno 17, senza alcuna rete. Le prestazioni valgono però a Powell l'attenzione della Nazionale Under17 dell'Inghilterra, della quale diventa ben presto una delle colonne portanti. Con i "Leoni indomabili" partecipa sia all'Europeo che al Mondiale di categoria, distinguendosi come uno dei più forti ragazzi dell'intera manifestazione. 
La stagione 2011-2012 è quella della svolta per Powell, che diventa uno dei punti di forza del Crewe. In campionato trascina infatti i suoi, collezionando 38 presenze, 14 goal e 6 assist, che portano tutte le grandi d'Inghilterra a guardare con interesse a lui. 
In estate è lo United di Sir Alex Ferguson la squadra più veloce e decisa ad accaparrarselo, investendo 7 milioni e mezzo di euro, una cifra molto alta che testimonia quanto il ragazzo sia promettente. Approdato a Manchester, Powell viene aggregato alla prima squadra per il ritiro estivo, in modo che lo staff tecnico possa valutarne il grado di maturità. Il ragazzino inglese stupisce tutti, tanto da convincere Ferguson a regalargli sia l'esordio in Premier che in Champions League. 
Il 15 settembre 2012 fa il suo esordio all'Old Trafford, giocando i venti minuti finali della sfida di campionato contro il Wigan. Nel 4-0 finale una delle reti è proprio di Powell, che a 18 anni appena compiuti riesce ad entrare nella storia dei Red Devils. 
A cavallo fra novembre e dicembre, infine, debutta anche in Champions League, giocando la prima partita all'Ali Sami Yen di Istanbul contro il Galatasaray. Due settimane più tardi bissa la presenza, nella sfida casalinga contro i turchi. 
Ad oggi il trequartista fa la spola fra la prima squadra e la selezione giovanile dello United, ma è ormai un punto fisso anche della Nazionale inglese Under21, con la quale gioca stabilmente. 

Nick Powell nasce come seconda punta, per sfruttare la sua vena realizzativa e la sua tecnica di prima qualità. Reinventato centrocampista ai tempi del Crewe Alexandra, è in grado di ricoprire diversi ruoli del centrocampo. Per sfruttare la sua vena realizzativa ed il suo tiro potente, spesso viene schierato sulla trequarti, libero di giostrare sul fronte offensivo. Abile negli inserimenti senza palla, Powell è in possesso di un calcio potente e preciso. Dai 25 metri in giù diventa un giocatore imprevedibile, capace di sbloccare la partita in ogni momento. La sua principale qualità è quella di vedere molto bene la porta, dote testimoniata sia a livello giovanile che all'esordio con lo United, bagnato appunto da una rete. 
Ambidestro ed in possesso di una tecnica invidiabile, unisce le qualità di un giocatore di fantasia ad un fisico da centrocampista centrale. 183 cm per 75 kg di peso, Powell è un giocatore decisamente più maturo rispetto alla sua età. A 18 anni è considerato uno dei calciatori più promettenti dell'intero panorama mondiale e Sir Alex non se lo farà scappare come successo con Pogba. 
Sia a Manchester che in Inghilterra son tutti convinti che il futuro di Powell sia quello di diventare uno dei grandi protagonisti del calcio, e per sua fortuna lo United è davvero la squadra giusta. Ferguson lo sta inserendo piano piano, ma con la Premier praticamente vinta e l'uscita dalla Champions potrebbe essere questo l'anno in cui farà il definitivo salto di qualità. Non mi stupirei se dalla prossima stagione Nick Powell fosse uno dei punti di forza dei Red Devils, che con il suo acquisto si sono garantiti un grande prospetto per il futuro. 

12 marzo 2013

Ruben Botta - 1990 - Argentina


Nome: Ruben
Cognome: Botta
Data di nascita: 31 gennaio 1990
Luogo di nascita: San Juan (Argentina)
Altezza: 175 cm
Peso: 65 kg
Piede: sinistro






Sembra che il feeling fra la Pinetina e gli argentini sia destinato a durare nel tempo. Milito, Zanetti e Cambiasso sono a fine carriera, ma l'Inter si sta adoperando per trovare dei sostituti all'altezza. E quale paese migliore in cui cercare se non l'Argentina, terra che ha regalato successi e soddisfazione ai colori nerazzurri.

Ruben Alejandro Botta Montero nasce a San Juan il 31 gennaio 1990. Come ogni bambino sudamericano ha un solo sogno: diventare calciatore. Così il piccolo Ruben inizia a giocare con una squadra che è parte integrante della storia del calcio, il Boca Juniors. Con gli "Xeneises" fa tutta la trafila delle giovanili, fino a 17 anni, quando i dirigenti giallo-blu preferiscono puntare su altri giocatori. Pol Fernandez e Nicolas Colazo, suoi compagni d'avventura, vengono promossi nella cantera del Boca, Botta viene invece ceduto.
E' il Tigre a dargli un'occasione, e nel 2008 il giovane Ruben Botta viene aggregato alle giovanili dei rossoblu. Con l'Under19 del Tigre sbalordisce tutti gli addetti ai lavori, giocando con la determinazione di chi vuole sfondare.
Dopo qualche mese, appena maggiorenne, gli viene data la possibilità di allenarsi con la prima squadra. In allenamento si guadagna la fiducia dell' allenatore Diego Cagna, che decide di convocare il giovane talento con la prima squadra, portandolo in panchina nell'agevole successo per 4-1 in casa contro il Racing de Avellaneda. Botta non ha l'occasione di debuttare, ma inizia a prendere confidenza con lo stadio di casa, che da li a poco lo vedrà protagonista.
Il 22 marzo 2009, a sole due settimane dalla prima apparizione in panchina, viene infatti scelto come titolare in una delle partite più difficili della stagione. Un esordio da far tremare le gambe, perchè al Monumental si presenta il Boca Juniors la squadra con cui Botta ha mosso i primi passi. Al cospetto di giocatori formidabili come Abbondanzieri, Roncaglia, Paletta, Riquelme, Palermo, Palacio e Viatri si sarebbero spaventati tutti, ma non Ruben, un giocatore di grande carattere. La partita termina col punteggio di 0-0 ed l'ex di giornata esce dal campo fra gli applausi dopo 76 minuti di pura battaglia.
Dopo un esordio coi fiocchi, tutti si sarebbero aspettati una rapida ascesa. Il Tigre non vuole però bruciare il ragazzo, ecco perchè lo inserisce progressivamente. Nove presenze nel 2009-10; 23 nel 2010-11.
Le cose cambiano con l'approdo in panchina di Nestor Gorosito, che fa di Ruben Botta uno dei punti di forza del suo Tigre. Il ragazzo, schierato come esterno offensivo, risponde con prestazioni convincenti, sia in campionato che in Copa Libertadores. Nel corso del Torneo Inicial trova la prima rete da professionista, aprendo le marcature nella vittoria con il Godoy Cruz; e per non farsi mancare nulla ecco anche al rete in Copa Libertadores nel successo esterno in casa dell'Anzoategui.
Prestazioni che non sono passate inosservate in Europa, tanto che alcuni club hanno iniziato a seguirlo con una certa costanza. Tottenham, e Roma hanno sedotto e abbandonato Ruben, l'Inter ha invece fatto sul serio. Sfruttando il suo contratto in scadenza, Marco Branca ha formalizzato un'offerta al procuratore del centrocampista argentino, con cui ha trovato ben presto un accordo.

Esterno offensivo mancino, Ruben Botta è nato e cresciuto giocando in mezzo al campo. Dotato di grande forza fisica e di un buon piede, è stato progressivamente trasformato in esterno offensivo. L'intuizione, tutta di Nestor Gorosito, si è rivelata piuttosto fruttuosa, perchè ha permesso al Tigre di sfruttare le caratteristiche tenico-fisiche che son più spiccate nel ragazzo di San Juan.
Mancino naturale, è dotato di una buona tecnica di base e sa disimpegnarsi piuttosto bene anche con il piede meno nobile. Al Tigre è stato impiegato, nel corso dell'ultima stagione, come esterno sinistro di un tridente offensivo; è quindi da valutare un suo impiego in altre zone di campo.
In patria è stato spesso avvicinato proprio ad un ragazzo che milita nell'Inter, quel Ricky Alvarez che sembra avere caratteristiche molto simili. In realtà Botta è meno tecnico ma decisamente più veloce; caratterialmente è molto più deciso ed è abituato a giocare con grande intensità. Ecco, è proprio questo uno dei suoi punti di forza, la determinazione, la fame di vittoria. Abituato fin da piccolo a lottare in mezzo al campo, Ruben Botta è diventato un esterno di grande generosità. Non molla mai e questa sua caratteristica lo ha reso particolarmente apprezzato in Argentina, dove infatti era un idolo anche il fiorentino Facundo Roncaglia, difensore arcigno e determinato.
Tatticamente è difficile dire dove Stramaccioni potrebbe collocarlo, ma le sue caratteristiche tecniche e fisiche lo rendono un giocatore duttile e adattabile a diversi schemi di gioco.

11 marzo 2013

Le ultime parole famose in Serie A: Stramaccioni e Mazzarri sugli scudi


Per la serie: "Le ultime parole famose" ecco le citazioni più belle e interessanti del week end calcistico appena trascorso. Quando si dice, una profezia azzeccata.

Tre? Quello era il Tottenham!
Andrea Stramaccioni (Inter-Bologna 0-1): "Siamo l'Inter, qui ci sono pressioni, ed è giusto che perdendo male una partita arrivino le critiche. Non è giusto però mettere in discussione il progetto ogni volta che arriva una sconfitta. Io non mi sono mai tirato indietro anche nelle partite più brutte, ma stiamo lavorando sulle fondamenta per riportare l'Inter in alto. Ci sono stati alti e bassi, dobbiamo fare risultati sul campo.".
Ma il mister rimane fiducioso per il terzo posto. Beh, uno che ci crede ancora almeno c'è!

Walter Mazzarri (Chievo-Napoli 2-0): "Dobbiamo stare attenti alle ripartenze del Chievo, sono temibili sotto questo punto di vista. Spero che il vento cominci a girare. Le ultime gare determinanti? Sono tutte importanti, sono tutte finali da qui fino alla fine".
Il vento è girato, e spirava contro Paperone De sanctis.

Christian Bucchi (Atalanta-Pescara 2-1): "Voglio che la squadra ritrovi l'entusiasmo perso con le ultime sconfitte. Ci sono ancora undici gare da disputare, è ancora lunga, ma dobbiamo trovare la forza per risalire. A Bergamo andremo per cercare i tre punti che ci servono assolutamente, non per pareggiare o comunque difenderci.".
Chi ben comincia è a metà dell'opera..

Gian Piero Ventura (Parma-Torino 4-1): "'A Parma per avvicinarci ancora di più alla salvezza. Di fatto siamo a pari merito con una squadra che aveva ambizioni maggiori rispetto alle nostre che siamo una neopromossa. E’ una sfida importante come lo sono le prossime. Il Toro cambierà nel momento in cui avremo raggiunto i 40 punti per la salvezza. Fino a quel momento ogni partita sarà una finale e sarà fondamentale".
La prima finale è andata male.

Gian Piero Gasperini (Palermo-Siena 1-2): "Certo, la sconfitta del Genoa può dare ad entrambe qualche motivazione in più. Per noi domani - prosegue Gasperini - sarà una gara fondamentale. Sarà decisiva e difficile per entrambe: chi perde sarà tagliato fuori. Abbiamo undici partite, dobbiamo avere una media da scudetto. Noi ci crediamo, logicamente dovrò valutare anche l'aspetto psicologico dei singoli prima di fare delle scelte. Al di là di come giocheremo in attacco, conta altro: velocità, tecnica e gioco di squadra.".
L'unico tagliato fuori, di nuovo, è stato lui. Zamparini lo ha cacciato per la seconda volta in un anno.

Vladimir Petkovic (Lazio-Fiorentina 0-2): "Dopo la vittoria del Milan, è importante per tutti fare tre punti, vogliamo restare in alto. Terzo posto? Buone possibilità. Spero che le cose inizino a girare dalla nostra parte, come per esempio gli imprevisti durante le partite. Speriamo di avere qualche 'favore' in tal senso. Bergonzi? Speravo ci fischiasse lui. Qualcosa abbiamo perso all'andata, non è stata l'unica, quindi le valutazioni si fanno dopo. Domani spero non ci siano gli errori dell'andata. Faremo di tutto per ottenere ciò che meritiamo, non speriamo mai in un aiuto da altri, ci concentriamo sulle nostre forze." Insomma, crederci non costa nulla..ma le difficoltà aumentano di domenica in domenica.

9 marzo 2013

Nicola Sansone - 1991 - Italia

Nome: Nicola
Cognome: Sansone
Data di nascita: 10 settembre 1991
Luogo di nascita: Monaco di Baviera (Germania)
Piede preferito: Destro
Altezza: 175 cm
Peso: 63kg
Squadra di appartenenza: Parma

Giovane, di carattere e con un grande talento. Queste sono le principali caratteristiche del giovane calciatore di cui ci occupiamo: Nicola Sansone
Nato a Monaco di Baviera (Germania) il 10 settembre 1991, Sansone è un attaccante rapido ed eclettico. Cresciuto calcisticamente in Germania, non ha mai nascosto l'amore per l'Italia e per la maglia azzurra. In casa parla italiano e questo lo spinge a scegliere di indossare la maglia delle nazionali giovanili italiane, con le quali fa tutta la trafila fino al debutto in Under21 sotto la guida di Ciro Ferrara. 
I primi calci ad un pallone li da nella scuola calcio del SV Neuperlach, maglia con la quale militerà fino all'età di 10 anni. Giovanissimo si trasferisce nella squadra più forte ed ambita di Germania: il Bayern Monaco. 
Con i biancorossi bavaresi si mette in evidenza come attaccante esterno, forte nell'uno contro uno e rapido delle decisioni. Nel Junior Team legherà particolarmente con l'altro itato-tedesco, Robero Soriano (oggi alla Sampdoria), con il quale nel novembre 2007 debutterà in Nazionale Under17. 
175cm per 63kg di peso, Sansone è un giocatore che fa della velocità e del dribbling le sue armi principali. Sa ricoprire diversi ruoli nel campo, ma è letale se può partire da destra. A Monaco si accorgono del suo talento e lo fanno debuttare con la seconda squadra, che milita in terza divisione (la nostra Lega Pro). A cavallo fra 2010 e 2011 colleziona trentadue presenze e due reti con il Bayern Monaco II; ed una panchina in prima squadra nel match contro il Friburgo. 
Le prestazioni del ragazzo sono talmente convincenti che Inter, Tottenham e Bayer Leverkusen lo seguono da vicino. A fine stagione Sansone sceglie di non rinnovare il contratto con il Bayern. Dopo un lungo corteggiamento è il Parma ad assicurarsi la giovane promessa, grazie ad un colpo di mano dell'esperto direttore generale parmigiano, Pietro Leonardi. 
Sansone viene subito aggregato alla prima squadra, ma in estate è girato in prestito al Crotone, squadra con la quale può maturare ulteriore esperienza. Nella compagine calabrese si ritaglia un ruolo da protagonista in un difficile campionato come la Serie B, giocando trentacinque partite condite da sei reti. 
I suoi goal sono spesso frutto di grandi azioni, di norma orchestrate con l'altro grande talento della squadra crotonese, l'attuale centrocampista della Roma Alessandro Florenzi. 
Velocità, tecnica e prontezza nell'uno contro uno sono le doti che gli possono permettere di emergere. Alcuni detrattori ritengono questo ragazzo "leggero" per un campionato impegnativo come la Serie A, ma non si deve commettere quest'errore. Giocatori come Messi, Gotze, Giovinco, Oscar, Hazard sono diventati grandi giocatori a discapito di un fisico giudicato esile da molti. Proprio la leggerezza permette a Sansone di scattare così rapidamente ed essere, allo stesso tempo, integro fisicamente. Ricordiamoci di Alexandre Pato, ingrossato muscolarmente in questi ultimi anni ed ora soggetto a continui infortuni o stop precauzionali. 
Ritornato a Parma Sansone ha messo a segno il suo primo goal in Serie A, portando in vantaggio i suoi nella difficile di trasferta in casa del Torino. Partendo dalla preferita fascia destra, Sansone ha raccolto un delizioso lob di Parolo, ha controllato di destro e ha trafitto l'estremo difensore granata, Gillet, con un sinistro preciso. 
La strada è spianata, tocca al ragazzo ritagliarsi spazio. Su di lui sono pronti a scommettere in tanti.

8 marzo 2013

Romelu Lukaku - 1993 - Belgio

Nome: Romelu
Cognome: Lukaku
Data di nascita: 13 maggio 1993
Luogo di nascita: Anversa (Belgio)
Altezza: 192 cm
Peso: 94 kg
Piede: sinistro




Non può certo essere etichettato come una sorpresa o una promessa, ma Romelu Lukaku rimane comunque uno dei giovani più talentuosi e interessanti del panorama calcistico mondiale. Il belga, oggi in forza al West Bromwich Albion, sta finalmente ingranando anche in Premier, candidandosi a diventare uno dei grandi protagonisti della scena calcistica mondiale.

Romelu Lukaku nasce ad Anversa il 13 maggio 1993 da una famiglia che si è dedicata anima e corpo al calcio. Il padre, Roger, è stato nazionale dello Zaire e ha maturato esperienze nella massima lega belga, dove ha chiuso la sua carriera. Il fratello minore Jordan, invece, milita nelle giovanili dell'Anderlecht, con cui ha alzato al cielo il trofeo di Viareggio pochi giorni fa.
Il "piccolo" Romelu nase calcisticamente nel Brussels, una società calcistica di Molenbeek-Saint-Jean. Con la maglia rossonera gioca 70 partite, mettendo a segno la bellezza di 116 reti, sufficienti perchè nel 2006 l'Anderlecht lo porti nelle sue fila. Con la maglia bianco-viola straccia ogni record giovanile, segnando qualcosa come 171 reti in 88 apparizioni.
Il suo fisico imponente e la sua determinazione spingono i dirigenti fiamminghi a blindare il suo talento con un faraonico contratto. A 16 anni, nel 2009, firma infatti il suo primo contratto da professionista, guadagnando 2,5 milioni di euro. Lukaku, ormai nel giro della prima squadra, da li a poco fa il suo debutto in campionato, siglando alla seconda apparizione ufficiale il suo primo goal. E' il 22 agosto 2009, a 16 anni da poco compiuti, Lukaku trafigge il portiere dello Zulte-Waregem, diventando il più giovane marcatore della storia belga. E' l'inizio di un'ascesa che si rivela inarrestabile per il bomber colored, che diventa ben presto uno dei punti di forza dell'Anderlecht. Con 19 reti alla sua prima stagione fra i professionisti contribuisce in maniera decisiva alla vittoria dello Scudetto, laureandosi capocannoniere con 15 reti nella Jupiter League. I restanti quattro goal, nemmeno a dirlo, il giovane Lukaku li realizza in Europa League. Di particolare prestigio la doppietta con cui guida i suoi alla vittoria contro l'Ajax, strappando gli applausi dell'intera Amsterdam Arena. 
La stagione successiva si apre con lo stesso trend: goal sempre e comunque. Lukaku, non ancora maggiorenne, guida i suoi nei preliminari di Champions League, segnando 3 reti in altrettante partite. L'exploit del giovane talento non basta all'Anderlecht, che viene eliminato nei preliminari dal Partizan Belgrado. 
La stagione, seppure non si chiuda con titoli significativi, mostra con ancora più forza quanto Lukaku sia una realtà. Con 20 reti e la convocazione in Nazionale maggiore, Lukaku convince il Chelsea a puntare su di lui.
Roman Abramovich, nell'agosto del 2011, investe 22 milioni di euro per portare a Stamford Bridge il forte centravanti belga, considerato da molti addetti ai lavori l'erede di Didier Drogba. Proprio la presenza del centravanti ivoriano non garantisce molto spazio al giovane bomber, che chiude la sua prima stagione con sole 12 presenze e nemmeno una rete. Neanche il successo in Champions League riesce a mitigare il rammarico di Lukaku, che si rifiuta di alzare il trofeo. 
In estate si concretizza il trasferimento, in prestito, al West Bromwich Albion, dove il manager Steve Clarke pensa di farne il terminale ideale del suo sistema di gioco. Lukaku sente la fiducia e non tradisce le attese, siglando la rete del definitivo 3-0 contro il Liverpool, alla prima di campionato. 
12 reti e 3 assist rappresentano, fino a questo momento, un bottino di tutto rispetto. In classifica marcatori, Lukaku sta tenendo alle sue spalle mostri sacri del calcio britannico: Wayne Rooney, Edin Dzeko, Dimitar Berbatov, Fernando Torres e Sergio Aguero, solo per fare alcuni nomi. 
Da sempre nel giro delle Nazionali giovanili del Belgio, colleziona appena cinque presenze con l'Under21. Questo non perchè non sia ritenuto idoneo, ma perchè nel 2010, a soli 16 anni e 287 giorni, entra nel giro della Nazionale maggiore, con la quale ha già realizzato 3 reti. 

190 cm per 94 kg di peso, Lukaku è la classica prima punta. Dotato di un fisico impressionante, non è il tipico centravanti d'area di rigore che fa reparto e le prende tutte di testa. Lukaku è infatti un attaccante rapido, capace di dialogare con i compagni e che ama svariare su tutto il fronte offensivo. Con la sua stazza fisica e la sua forza è in grado di far salire la squadra, proteggendo il pallone e smistandolo al compagno più vicino. Il colpo di testa è il suo marchio di fabbrica, risultando letteralmente immarcabile quando ha l'occasione di saltare in corsa. Rapido e tecnicamente ben dotato, è in possesso di un'impressionante progressione, che lo rende un'arma micidiale anche in contropiede. 
Sinistro naturale, ha un tiro secco e preciso. La sua mobilità in campo lo rende imprevedibile e capace di improvvise conclusioni dalla distanza, con le quali riesce a trafiggere gli estremi difensori. 
Se da giovanissimo il suo biglietto da visita son sempre stati i goal, Lukaku si è progressivamente trasformato in una punta capace di lavorare per la squadra. Da solo, in coppia con un compagno o terminale centrale di un tridente, Lukaku è un attaccante che svaria su tutto il fronte offensivo e che non da punti di riferimento ai suoi marcatori. Abilissimo a proteggere la palla con il fisico, ama partire da lontano per aiutare la squadra in fase di costruzione. 
Il paragone con Didier Drogba, per quanto forzato, non è del tutto errato. A livello tecnico e tattico, Lukaku ricorda molto il campione ivoriano. Come lui, infatti, sa far reparto ed aiuta la squadra; è forte di testa ed è uno spietato cannoniere. Ad oggi è difficile dire se il belga potrà eguagliare le gesta del campione ora in forza al Galatasaray, ma per tipologia di gioco e di fisico è il giocatore a cui assomiglia di più. 
Con quel fisico e quella progressione, Lukaku ha ricevuto da madre natura delle doti fuori dal comune. Impossibile fermarlo in corsa o nel contatto fisico, può forse ancora migliorare in freddezza e con il destro. L'anno di nascita, 1993, parla in suo favore, perchè siamo di fronte ad uno dei giocatori più interessanti dell'intero panorama calcistico mondiale. 


7 marzo 2013

Domenico Berardi - 1994 - Italia

Nome: Domenico
Cognome: Berardi
Data di nascita: 1 Agosto 1994
Luogo di nascita: Cariati Marina (Cosenza)
Altezza: 185 cm
Peso: 70 kg
Piede: sinistro




I campioni vanno cresciuti in casa. Dopo gli errori di valutazione commessi con Giuseppe Rossi e Marco Verratti, sembra che le italiane abbiano capito l'antifona. Ecco come mai questo tam-tam mediatico intorno al nome di Berardi, talentino in forza al Sassuolo.

Domenico Berardi nasce a Cariati Marina (Cosenza) il primo agosto 1994. Cresce calcisticamente nel Castello, una piccola scuola calcio cosentina con la quale si approccia al mondo del calcio. La società non disputa tornei importanti ed il piccolo Domenico non riesce a mettere in mostra tutto il suo talento.
Nel 2009 si reca a Modena, per far visita al fratello maggiore. Qui, giocando una partita di calcetto insieme ad alcuni amici, riesce a procurarsi un provino con il Sassuolo. L'allenatore in seconda degli Allievi Nazionali della società modenese rimane impressionato dal ragazzo, che convince tutto lo staff tecnico durante il primo allenamento. Ingaggiato dal Sassuolo, si trasferisce a Modena per giocare il campionato Allievi con i nero-verdi, bruciando ben presto le tappe.
Nella stagione 2010-2011, a nemmeno 16 anni, viene aggregato alla formazione Primavera, con la quale collezionerà a fine anno tre presenze. Sufficienti per meritarsi una conferma definitiva, che Berardi ripagherà con un campionato strepitoso: 18 presenze e 5 goal.
Le prestazioni del giovane attaccante sono così convincenti che il tecnico della prima squadra, Fulvio Pea, a convocarlo per i play-off di Serie B contro la Sampdoria.
Eusebio Di Francesco, approdato a Sassuolo in estate, decide di portare Berardi in ritiro. Qui rimane sbalordito dalle capacità del ragazzo, che viene progressivamente inserito nel suo sistema di gioco.
In agosto debutta con la prima squadra, giocando i 15 minuti finali nella sconfitta in Coppa Italia contro il Catania; quindi viene schierato titolare al debutto in Serie B. E' un'ascesa pressochè inarrestabile, tanto che la settimana seguente viene confermato nell'undici titolare.
Esterno sinistro di un tridente tutto forza e fantasia, trova la prima rete in campionato trascinando i suoi al successo casalingo con il Crotone. Nel 2-1 finale Berardi sarà grande protagonista, siglando il goal del vantaggio al 17esimo del primo tempo e fornendo a Pavoletti l'assist per chiudere la partita a fine primo tempo.
Indiscusso protagonista della cavalcata nero-verde, Berardi ha impreziosito il suo torneo cadetto con 7 reti e 3 assist. Su di lui si son concentrate le attenzioni di alcune fra le più grandi squadre d'Europa. Sir Alex Ferguson stava per portarlo in Inghilterra, ma un intervento della Juventus ha bloccato ogni possibile trasferimento.
Le fantastiche prestazioni con la maglia del Sassuolo sono valse a Berardi la convocazione nella Nazionale Under19 di Alberigo Evani, con la quale ha ovviamente siglato una rete al debutto.

Esterno sinistro rapido e dotato di grande tecnica, Domenico Berardi è un giocatore difficile da marcare. Nato come esterno di centrocampo, si è progressivamente trasformato in ala o, all'occorrenza, trequartista. Rapido nel breve, ha una progressione notevole che ne fa un cliente difficilissimo per qualsivoglia tipo di difensore. Il suo dribbling ubriacante e la sua abilità nell'usare entrambi i piedi lo rendono un calciatore imprevedibile. Difficile infatti capire se si porterà verso l'esterno per crossare o se proverà l'imbucata centrale, per servire un compagno rasoterra o andare lui stesso alla conclusione.
185 cm 70 kg di peso, Berardi ha un fisico longilineo ed una facilità di corsa sbalorditiva. Questo lo rende capace di essere presente sia in fase di costruzione di gioco che in fase conclusiva, dove può sfruttare il suo tiro secco e preciso. Bravo nelle conclusioni da fuori, fa dell'imprevedibilità la sua arma principale.
Per caratteristiche fisiche e tecniche, Berardi è un giocatore che ama giocare in velocità ed è devastante negli spazi. Quando ha la possibilità di puntare l'uomo in velocità diventa un'arma inarrestabile, capace di creare con facilità la superiorità numerica e di andare in prima persona alla conclusione.
Tecnicamente completo, può lavorare ancora sull'aspetto fisico e tattico. Incrementando la forza sarà infatti capace di tener botta con i difensori più arcigni; mentre tatticamente può migliorare la sua fase difensiva. Inserimenti e tagli sono la sua specialità, gli si deve solo trovare una collocazione tattica perfetta come quella che Di Francesco è riuscito a cucirgli addosso. Berardi è infatti perfetto in uno schema tattico che prevede due esterni offensivi molto alti, ma è da verificare in altri moduli di gioco. La sua parabola tattica potrebbe ricordare quella di El Shaarawy, nato come esterno offensivo e trasformato con ottimi risultati da Max Allegri in centravanti libero di svariare su tutto il fronte offensivo.

6 marzo 2013

Riccardo Saponara - 1991 - Italia

foto empolicalcio.net
Nome: Riccardo
Cognome: Saponara
Data di nascita: 21 dicembre 1991
Luogo di nascita: Forlì
Altezza: 184 cm
Peso: 73 kg
Piede preferito: destro











Balotelli, El Shaarawy, De Sciglio, Cristante e.. Saponara. Il nuovo corso del Milan passa dai giovani italiani, non ci sono più dubbi. Galliani dopo aver bruciato tutti sul tempo, ingaggiando un giovanissimo Stephan El Shaarawy, sembrerebbe aver messo a segno un altro grande colpo in prospettiva futura.

Riccardo Saponara nasce a Forlì il 21 dicembre 1991 ed inizia a giocare a calcio in tenera età. Giovanissimo entra nella scuola calcio della Sammartinese, formazione locale che rappresenterà il suo punto di partenza. Dopo alcune stagioni con la Sporting Forlì, altra compagine cittadina, viene notato dal Ravenna, che nel 2007 lo porta in giallo-rosso. A 16 anni Saponara è più maturo dei suoi coetanei ed il Ravenna gli da l'occasione di scendere in campo con la prima squadra, collezionando tre presenze il Lega Pro, nella stagione 2008-09.
Allo stadio Bruno Benelli di Ravenna si vedono spesso gli ossevatori dell'Empoli, che rimangono stregati da Saponara e decidono di acquistarlo. Approdato in Toscana, Saponara viene dapprima aggregato alla formazione Primavera, quindi promosso in prima squadra.
Nel corso della stagione 2010-2011 fa parte in pianta stabile della rosa dell'Empoli, convincendo Alfredo Aglietti a puntare su di lui. Il tecnico dei toscani rimane ammaliato dalla tecnica e dalla velocità di Saponara, che viene schierato in campo in 18 occasioni. Le belle giocate, impreziosite da due assist, convincono l'Empoli a puntare forte su di lui.
Nella stagione 2011-2012 la definitiva consacrazione, Saponara diventa uno dei pilastri della formazione azzurra, giocando 30 partite e realizzando la sua prima rete in Serie B contro la Reggina.
foto: empolicalcio.net
In estate, proprio alla fine della sessione di mercato, il Parma acquista la comproprietà di Saponara, lasciando però il giocatore all'Empoli. Galvanizzato dalla notizia, Saponara effettua un ulteriore salto di qualità, anche grazie al lavoro del nuovo mister, Maurizio Sarri. Il tecnico vara infatti una formazione a trazione anteriore, schierando Saponara alle spalle della coppia Tavano-Maccarone. Una scelta tattica azzeccatissima, se è vero che in 23 presenze Saponara ha messo a segno 9 reti ed ha fornito la bellezza di 8 assist. Il suo nome è iniziato a circolare su tutti i taccuini dei dirigenti italiani, ma Adriano Galliani è stato ancora una volta il più lesto di tutti. A gennaio, il plenipotenziario rossonero si è infatti presentato in Toscana con un assegno da 4 milioni di euro. Il presidente Corsi ha accettato e ha ceduto la seconda metà del suo talento ai rossoneri, che lo aspettano a braccia aperte in estate.
Le doti di Riccardo non son mai passate inosservate nell'ambiente azzurro. Saponara ha infatti fatto parte di alcuni dei più interessanti progetti giovanili, giocando sia con l'Under18 che con l'Under19. 
Con Devis Mangia è diventato uno dei punti fissi dell'Under21, con cui andrà in estate a giocarsi l'Europeo di categoria. Il suo score, con gli azzurrini, recita 13 presenze e 2 reti, ma quest'ultimo dato è destinato ad aumentare, sperando che Saponara e compagni riportino in Italia il titolo di campioni d'Europa.

Nato come esterno offensivo, Saponara si sta lentamente trasformando in un vero e proprio jolly della trequarti. Fin dai tempi delle giovanili è stato impiegato sull'out di destra o, all'occorrenza, come seconda punta. Mister Aglietti, alla sua stagione d'esordio, lo impiegava proprio in questi due ruoli, per sfruttare la sua innata velocità ed il suo dribbling ubriacante.
Come detto, quest'anno Maurizio Sarri l'ha trasformato in trequartista. L'intuizione è stata davvero ottima, perchè lasciandolo libero di svariare su tutto il fronte offensivo, Saponara si è trasformato in un'arma letale.
Tecnicamente molto dotato e rapido nel breve come nell'allungo, il ragazzo romagnolo è abilissimo a saltare l'uomo. Nell'uno contro uno risulta quasi inarrestabile, sapendo toccare la palla sia col destro che col sinistro, caratteristica che disorienta i suoi marcatori.
foto: empolicalcio.net
Generoso ed altruista, sa mettere spesso i compagni in porta. Giocando fronte alla stessa, però, ha scoperto quest'anno una vena realizzativa fino ad ora sconosciuta. Questa stagione è già riuscito a "timbrare il cartellino" in nove occasioni, segnando in tutti i modi: destro, sinistro o calcio piazzato.
Destro naturale, Saponara è uno di quei ragazzi che sa giocare a calcio con entrambi i piedi. Questa caratteristica, non mi stancherò mai di dirlo, non solo permette un'innata duttilità tattica, ma rende il ragazzo imprendibile. Il difensore che viene puntato, infatti, non sa mai se Saponara si sposterà sul destro o sul sinistro, per cercare la via del goal o per creare la superiorità numerica per i suoi compagni.
Per un giocatore nato come esterno è dotato di una formidabile visione di gioco, caratteristica che gli permette spesso di arretrare a prendersi il pallone per incominciare l'azione offensiva.
Nel corso dell'ultimo anno ha lavorato sodo sui calci piazzati, diventando un vero e proprio specialista sulle punizioni dal limite, calciate a scavalcare la barriera.

Le credenziali di Saponara sono davvero di tutto rispetto. Possiede qualità notevoli per un giocatore la cui carta d'identità recita 1991. Non dimentichiamo però che, essendo nato a fine dicembre, è praticamente un coetaneo di Stephan El Shaarawy, con il quale potrebbe formare una coppia formidabile a supporto di Mario Balotelli. Se ci fermiamo un attimo a pensare, il Milan avrà dal prossimo anno un attacco formato da 3 giocatori nati negli anni '90, un dato che deve iniziare a preoccupare le rivali.

5 marzo 2013

Bryan Cristante - 1995 - Italia

Nome: Bryan
Cognome: Cristante
Data di nascita: 3 marzo 1995
Luogo di nascita: San Vito al Tagliamento
Altezza: 186 cm
Piede preferito: destro
Squadra: Milan



Da quando Andrea Pirlo ha lasciato Milanello i rossoneri sono alla ricerca di un regista di spessore. La ricerca del Diavolo non è stata lunga e faticosa, perchè è bastato volgere lo sguardo verso la squadra Primavera, dove milita un predestinato: Bryan Cristante.

Figlio di padre canadese, Bryan Cristante nasce a San Vito al Tagliamento il 3 marzo 1995. Da bambino entra a far parte della scuola calcio del Casarsa, squadra del vicino paese di san Giovanni di Casarsa. Ancora giovanissimo si trasferisce al Liventina Gorghense, un piccolo club situato in provincia di Treviso. Qui si mette in mostra e si guadagna, nel 2009, il trasferimento al Milan.
A 14 anni entra a far parte del settore giovanile del Diavolo, con il quale farà tutta la trafila fino ad arrivare in prima squadra. Il suo debutto è di quelli che non si dimenticano: il 6 dicembre 2011, a 16 anni, fa la sua prima apparizione con il Milan, subentrando a Robinho nei minuti finali della sfida con il Viktoria Plzen.
Il debutto in Champions League a soli 16 anni lo ha reso il più giovane rossonero ad aver mai giocato nella massima competizione continentale ed il terzo giocatore di tutti i tempi.
Salvo questa piccola parentesi con il Milan dei grandi, Cristante è stato ed è uno dei punti fermi della formazione Primavera.
Nel 2011-2012 ha collezionato, alla sua prima stagione in Primavera, 20 apparizioni ed una rete, nella vittoria casalinga contro l'Hellas Verona. Con il passare delle partite Cristante è divenuto sempre più leader, diventanto nel corso di quest'anno il vero e proprio faro del centrocampo. 17 presenze e 2 goal sono il suo bottino momentaneo, ma il meglio di sé lo ha dato durante il Torneo di Viareggio.
In Toscana ha infatti guidato i rossoneri fino alla finale, persa con l'Anderlecht di Jordan Lukaku ed Acheampong. Nonostante l'amarezza in finale, per Cristante è stato un torneo di primissimo livello. Il giovane centrocampista rossonero, infatti, è stato insignito del premio "Golden Boy", riconoscimento che viene assegnato al giovane più promettente dell'intera manifestazione.
Nel corso di questa stagione Cristante si è più volte guadagnato la convocazione di Allegri per andare in panchina, senza aver mai l'occasione di scendere in campo. Le grandi prestazioni e l'abnegazione del ragazzo nel lavoro quotidiano, gli sono valsi i pubblici elogi di Adriano Galliani. L'amministratore delegato rossonero ha infatti dichiarato che dalla prossima stagione Cristante sarà fisso nel giro della prima squadra, andando così a rinfoltire il reparto di "baby fenomeni" a disposizione di Allegri. Con De Sciglio, Niang ed El Shaarawy comporrà una delle rose più interessanti e giovani dell'intero panorama calcistico italiano.
Bryan Cristante non è mai stato un ragazzo come tutti gli altri, il suo talento è sempre emerso in maniera piuttosto limpida. A partire dal 2010 è entrato a far parte del giro delle Nazionali giovanili italiane, facendo due presenze con l'Under16. Apparizioni che sono bastate a convincere Daniele Zoratto a farne il perno dell'Under17 prima e dell'Under18 poi. L'ex giocatore del Parma ha costruito la squadra proprio intono al regista rossonero, dai cui piedi passavano tutte le trame offensive della squadra.
Con l'ex rossonero Alberigo Evani, primo allenatore dell'Under18, il feeling non è cambiato. Cristante è parte integrante del progetto azzurro, che ha ripagato con ottime prestazioni e due reti di pregevole fattura.

Visione di gioco, piede educato e lancio millimetrico. Sono queste le principali caratteristiche di Bryan Cristante, regista di centrocampo dotato di tecnica sopraffina e tempi di gioco perfetti.
Nato come centrale di centrocampo, è stato ben presto impiegato come fulcro del gioco nelle giovanili rossonere. Impossibile non sfruttare le fantastiche doti di questo centrocampista, abile a smistare il pallone ed in grado di dettare i tempi del gioco. Cristante predilige prendere la palla dai difensori ed impostare lui stesso la manovra di gioco. Ne più ne meno il gioco che fa Andrea Pirlo nella Juventus e con la Nazionale.
Cristante, per quanto il paragone con il numero 21 sia azzardato, rappresenta un unicum nel panorama dei centrocampisti italiani. Bravissimo palla al piede, gioca sempre a testa alta ed è in possesso di un lancio formidabile. Cristante ha una dote innata nel verticalizzare il gioco, conferendo alla manovra offensiva una costante imprevedibilità. Il suo lancio, forte e preciso, ricorda molto quello dei centrocampisti britannici e rappresenta una soluzione offensiva immediata.
Destro naturale, Cristante calcia molto bene con entrambi i piedi. Non è solo un metronomo con spiccata visione di gioco, il giovane Bryan è giocatore completo, capace di disimpegnarsi in ogni situazione. Ottimo sui calci piazzati, sa calciare sia a scavalcare la barriera che di potenza. A discapito dei suoi 186 cm, Cristante possiede un piede delicatissimo e un tocco vellutato. La sua stazza fisica, unita ad una tecnica eccelsa, lo rendono un prospetto davvero formidabile. La sua altezza, infatti, gli permette di essere anche un perfetto schermo difensivo davanti alla difesa, diventando essenziale in entrambe le fasi di gioco. Difensivamente fa valere il suo fisico; in fase propositiva, invece, la sua tecnica.
Fresco di rinnovo contrattuale fino al 2018, ha incassato i complimenti di Adriano Galliani: "Gli ho augurato di fare come Kaka’, che in sei anni da noi ha fatto sei contratti, o El Shaarawy che in tre anni ha avuto tre contratti. I ragazzi partono con stipendi da ragazzi, poi la crescita dipende da loro". Sui paragoni con Pirlo, Montolivo e Aquilani, il dirigente rossonero ha detto: "Calma, ci vuole pazienza. Non possiamo fare come in Brasile dove dopo due gol un giocatore vale 20 milioni di euro". Ma se sul mercato ci fosse una richiesta: "Io chiederei 20 milioni. E’ una battuta, non lo vendiamo". Una battuta che nasconde una verità lampante: Cristante è un predestinato. 

4 marzo 2013

Le ultime parole famose in Serie A: Petkovic e i suoi fratelli


Per la serie: "Le ultime parole famose" ecco le citazioni più belle e interessanti del week end calcistico appena trascorso. Quando si dice, una profezia azzeccata.

Vladimir Petkovic (Milan-Lazio 3-0): "Mi interessa andare a Milano come la vera Lazio e cercare di dominare e vincere la partita. Al momento loro giocano bene e sono tra i piu' in forma come dimostrato anche con il Barcellona, ma e' stato dimostrato che non sono imbattibili e anche loro devono avere un po' di paura di noi".
E' mancato poco davvero!



Giuseppe Iachini (Siena-Atalanta 0-2): "Non dobbiamo sentire la pressione perche' questa partita vale come le altre".
In effetti c'è tempo per fare punti...

Ivo Pulga (Bologna-Cagliari 3-0): "Andiamo al Dall'Ara per vincere la partita, ma contro una squadra in salute anche non perdere sarebbe un buon risultato".
Missione quasi compiuta

Gian Piero Gasperini (Torino-Palermo 0-0): "'Servono le vittorie: abbiamo davanti dodici finali, le cercheremo dappertutto. Zamparini si e' reso conto del pericolo effettivo che la squadra possa retrocedere. Questo l'ha portato a cercare di fare il possibile per dare una scossa".
Speriamo la squadra non si fulmini con tutte ste scosse.

Cristiano Bergodi (Pescara-Udinese 0-1): "La vittoria può darci morale, è una partita da dentro o fuori".
Per lui è diventata una partita "da fuori", è stato esonerato in tempo zero.

Roberto Donadoni (Sampdoria-Parma 1-0): "Invertire la marcia contro la Samp. Serve rimanere concentrati prima di tutto su noi stessi. Diversamente infatti vorrebbe dire che ci guardiamo le spalle e invece io sono un'ottimista, mi piace guardare avanti, in positivo".
Meglio continuare a guardare avanti

Francesco Totti: 225 volte


Spesso si abusa delle parole. Francesco Totti è un calciatore straordinario, capace di realizzare 225 reti in Serie A e di trascinare un'intera città. E' il simbolo di Roma e della romanità; orgoglioso, caparbio, ostinato e con un talento fuori dal comune. Questo è il numero 10 della Roma, un giocatore unico che ha scelto di sacrificare fama e successi per amore. Per amore della maglia che ha sempre indossato e con la quale chiuderà una carriera da numero 1. Ho detto che spesso si abusa delle parole, e si rischia di cadere nella retorica. Non voglio commettere quest'errore, e preferisco far parlare le immagini.

 

Francesco Totti lo si può amare o meno, ma nessuno potrà mai dire che non sia un fuoriclasse. Lui, insieme a Roberto Baggio ed Alessandro Del Piero rappresenta il numero 10. Un numero che sarà sempre unico e leggendario in questo sport. Francesco ha trasformato il ruolo del fantasista, da costruttore di gioco a spietato finalizzatore. 215 reti, solo in Serie A, sono un bottino impressionante.
Bravo Francesco, continua a regalarci le tue magie.

3 marzo 2013

FM Future Stars: Ishak Belfodil


Ishak Belfodil nasce a Mostaganem il 12 gennaio 1992 da genitori algerini. Nonostante la doppia nazionalità, il centravanti del Parma ha sempre giocato per la Francia, che sente come suo vero paese d'origine. A 5 anni muove i primi passi nell'OSC Elancourt, squadra dei sobborghi parigini. Qui inizia un percorso di crescita individuale e sportivo, che culminerà nel 2005 con l'ingaggio al Paris Saint Germain. Il giovane bomber si mette in mostra nelle giovanili francesi, ma trova difficoltà ad imporsi al grande pubblico. Dopo una peregrinazione in squadre minori come l'AC Boulogne-Billancourt e il Clermont Foot, nel 2008 riesce ad esplodere. Nei campionati nazionali Under16 si laurea capocannoniere ed il Lione, la squadra numero uno in Francia, decide di acquistarlo. Con i ragazzi lionesi non delude le aspettative, segnando goal a raffica e guadagnandosi la convocazione in prima squadra. Nella stagione 2009/2010 debutta, a soli 17 anni, sia in Ligue1 che in Champions League, senza però lasciare il suo nome sui tabellini dei marcatori. Spesso impiegato con la seconda squadra del Lione, realizza 22 goal in 44 partite, tanto da meritarsi le convocazioni con l'Under17 e l'Under19 francese. In Nazionale realizza nove reti in una ventina di presenze, bottino non sufficiente per convincere il Lione a puntare su di lui. Il 31 gennaio 2012 il club transalpino lo gira in prestito al Bologna, in Serie A. Con i rossoblu gioca 9 partite e non riesce a trovare la via del goal, tanto che gli emiliani non lo riscattano. Il suo futuro non è però distante da Bologna, Belfodil si sposta di qualche kilometro e inizia a giugno la sua avventura calcistica con il Parma di Donadoni. I ducali, spesso orfani di Amauri per infortunio, investono sul ragazzo franco-algerino, che inizia a ripagarli con un goal da tre punti ai danni del Chievo Verona. Le sue giocate, unite a goal sempre più frequenti, stanno facendo ricredere tutti i detrattori, che l'hanno spesso bollato come un ragazzo di grande tecnica e poca sostanza.

192 cm per 86 kg di peso, Belfodil è una prima punta atipica. Il suo fisico imponente gli permette di far reparto da solo, ma la sua classe cristallina è degna dei migliori fantasisti. Riprendendo una celebre definizione dell'Avvocato Agnelli, Belfodil può essere definito un nove e mezzo; attaccante con la classe del numero 10 e il senso del goal del centravanti d'area di rigore. Abilissimo ad usare il suo fisico e dotato di grandissima creatività, Ishak Belfodil ha movenze che possono ricordare il primo Ibrahimovic. Meno estroso di Zlatan, il ragazzone del Parma ha davanti a sè un roseo futuro. Ideale sia per giocare come unico terminale offensivo che in coppia con un compagno, Belfodil gioca per la squadra ed è abilissimo nelle sponde e nel gioco aereo. Destro naturale, ha un'innata capacità nel calciare in porta anche con il piede meno educato. Abilissimo nello stretto, sa tenere la palla incollata al piede e puntare l'uomo con notevole pericolosità. La sua fantasia lo porta spesso a partire largo a sinistra, per poter puntare il difensore e calciare in porta con il destro. Nella sfida casalinga con il Cagliari ha mostrato tutto il suo repertorio: un goal di testa, un pallonetto morbidissimo con il sinistro e un fantastico goal di destro. La seconda rete è sensazionale, per protezione di palla, gioco con la suola e conclusione in porta, secca e precisa. Belfodil ha sicuramente numeri d'altissima scuola, non mi stupirei se nel giro di 6-12 mesi su di lui si scatenasse una vera e propria asta fra le big italiane per accaparrarsi le prestazioni del francese. Soprannominato "il genio della lampada" per via delle sue origini algerine, è pronto ad esaudire i desideri dei tifosi italiani.



Impiego a FM: Belfodil è un attaccante interessantissimo. Può essere impiegato in quasi tutti i sistemi di gioco, da quelli in cui lui rappresenta l'unico terminale offensivo fino ad un tridente.
Il suo ruolo naturale è quello di punta centrale, ed il vantaggio che presenta avere un ragazzo forte fisicamente e tecnicamente dotato sta nel fatto di poterlo impiegare in coppia con chiunque. Nei moduli tattici a 2 punte, infatti, Belfodil può fungere sia da prima che da seconda punta.
In allenamento curate con attenzione l'aspetto finalizzativo, dopo qualche mese avrete un terminale offensivo fortissimo, che potrà andare facilmente in doppia cifra.
L'anno di nascita, 1992, parla a favore di un suo acquisto, anche perchè il Parma lo cede senza troppe riserve.

2 marzo 2013

I cinque flop del mercato: Mendieta, Quaresma...


Il mercato del calcio vive di alti e bassi, di grandi colpi e tonfi fragorosi. Le italiane ci hanno abituato a spendere e spandere senza criterio, ma cerchiamo di individuare i cinque flop del mercato italiano.

#1 Il primo posto è tutto suo. Gaizka Mendieta è stato senza alcun dubbio l'investimento peggiore che un'italiana potesse fare. Cragnotti, in barba alle storiche difficoltà degli spagnoli in Italia, lo ingaggia nell'estate 2001 per la sontuosa cifra di 48 milioni di euro.
Esploso nel Valencia di Hector Cuper, ha trascorso la sua carriera post-valenciana a cercare di non deludere le aspettative. Non ce l'ha fatta in campo, ma ora pare aver trovato la sua vera vocazione. In Inghilterra, infatti, ha scoperto la passione per la musica e dopo il ritiro è diventato un Dj di discreto successo. I tifosi della Lazio si stanno mangiando le mani, l'avessero saputo lo avrebbero dirottato all'Arcadia anzichè all'Olimpico.

#2 La sua "trivela" non è passata inosservata, così come i 25 milioni di euro investiti da Moratti per portarlo a Milano. Lui è il solo ed inimitabile Ricardo Quaresma, l'unico giocare al mondo ad esser riuscito ad ingannare un pò tutti. Si, perchè prima dell'Inter anche il Barcellona era cascato nel tranello dell'esterno portoghese. Destro naturale, giocava sulla fascia mancina per scatenare la sua arma segreta: il cross d'esterno. Indimenticabile la "trivela mania" che aveva contagiato l'ambiente nerazzurro e la stampa italiana nel lontano 2008. Un entusiasmo durato all'incirca 2 settimane, il tempo necessario perchè Mourinho aprisse gli occhi e trovasse al lusitano la perfetta collocazione tattica: una volta in panchina, l'altra in tribuna.

#3 Cellino ha portato in Italia "El Bati" Larrivey, ma i più attenti amanti del nostro calcio si ricorderanno che la Roma lo aveva anticipato nell'estate del 1998. Già, un paio di stagioni prima d'ingaggiare il vero Batistuta, i Sensi si fecero ammaliare da un "bomber" argentino dalla bionda chioma e poco altro. Gustavo Javier Bartelt si presentava con un pedigree di tutto rispetto, 13 goal in 18 apparizioni con il Lanus. 13 come i miliardi di lire investiti su di lui, ripagati con la bellezza di 15 presenze e 0 goal. Passo felpato e piede sghembo, Bartelt ha chiuso la sua carriera nel 2011, realizzando addirittura 3 reti a cavallo fra il 1998 e il 2011.

#4 L'Inter ha sempre avuto un grande fiuto per gli esterni. Prima di Quaresma, infatti, i nerazzurri erano stati sedotti da Andy Van Der Meyde. In effetti l'olandese aveva talento, ma aveva un grosso problema: la durata. Si, perchè in 3 settimane ha esaurito tutte le sue capacità balistiche, non giustificando i 12 milioni di euro investiti. Per fortuna a Milano si era dato alla salvaguardia degli animali, costruendo una specie di zoo nel centro della città. Come racconta lui stesso nella sua biografia: "Avevo uno zoo nel giardino di casa: cavalli, cani, zebre, pappagalli, tartarughe. Dyana, la mia prima moglie era la vera malata. Per lei rifiutai un trasferimento al Monaco: a Montecarlo ci sono solo appartamenti, mi disse, dove li mettiamo i nostri animali? Una sera scesi in garage, al buio, intravidi una sagoma imponente e udii suoni strani. Aveva comprato un cammello". Chapeau

#5 Alessio Secco non poteva mancare in classifica. L'anno in cui l'Inter calava il colpo Quaresma, a Torino prendevano Amauri. Un colpo sensazionale, per una Juve che si apprestava a tornare nell'Olimpo del calcio. I 23 milioni di euro peggio spesi della storia della Signora, per un bomber famoso più per il suo stipendio che per i suoi goal. E dire che per Ama, un brasiliano cresciuto in Svizzera e svezzato a Palermo, non si poteva parlare neanche di saudade. Il flop è tutto suo e guai a non dare a Cesare quel che è di Cesare, o meglio ad Amauri quel che è di Amauri. Dopo una bella partenza, condita con un goal al Real Madrid, il bomber brasiliano si è involuto come il peggior Kallon. Sbagliava tutto, ma la Juve lo riciclò in "Babbo Natale".

Scegliere questi cinque portenti non è stata impresa facile, perchè i vari Vampeta, Sorondo, Baptista, Melo, Farinos, Guly, Ayala, Ziege, N'Gotty, Beloufa.... etc... spingevano. Certo è che rapporto qualità/prezzo son stati veramente dei bidoni gallatici.

1 marzo 2013

Napoli-Juventus, tocca a voi


Per il Napoli e i napoletani, quella con la Juventus è da sempre LA partita. Lo era quando i partenopei arrancavano in zona salvezza, lo è stata a fine anni '80 con gli epici duelli fra Maradona e Platini; lo sarà anche quest'anno e per sempre.
Mi aspetto una partita tesa, con gli azzurri spinti dall'urlo del San Paolo alla ricerca di un unico risultato possibile per coltivare il sogno Scudetto: la vittoria. La Juventus ha due risultati su tre, ma un'affermazione sul campo di Napoli significherebbe tricolore. Sarebbero troppi 9 punti di distacco da colmare, se il Napoli ci riuscisse strameriterebbe il suo terzo Scudetto.
Tatticamente la sfida si presenta come lo scontro fra due 3-5-2, ma a ben vedere ci sono delle differenze più che sostanziose. La più spiccata e marcata ha un nome ed un cognome: Marek Hamsik.
Lo slovacco è quel giocatore che può spaccare la partita, con i suoi inserimenti e i suoi tiri dalla distanza. Hamsik gioca fra le linee, come nessun bianconero sa fare. Conte lascia liberi di inserirsi sia Vidal che Marchisio, ma non ha un uomo in grado di ispirare le punte e di andare alla conclusione partendo dalla trequarti. E' qui che si giocherà la partita, com'è sempre stato. Se la Juventus imbriglierà Hamsik, per il Napoli sarà difficilissimo trovare la via della rete. Cavani è un cannoniere meraviglioso, il più forte in Italia, ma troverà lungo con i tre marcatori bianconeri, a cui non manca velocità, forza o prestanza fisica.
La Juve non ha un giocatore in grado di fare la differenza o spaccare la partita, specialmente in avanti. E' la collettività il suo punto di forza, a meno che Mirko Vucinic non trovi una delle sue serate di grazia. La chiave, per Conte, potrebbe essere nel dinamismo. Marchisio, Vucinic, Giovinco..tutti giocatori con un passo diverso rispetto ai marcatori partenopei, che potrebbero soffrire la velocità degli avanti torinesi.
Sono queste le due chiavi di lettura principali di questa sfida, che si snoderà sul filo delle emozioni e delle polemiche. Mi auguro non ci siano erronee decisioni arbitrali, perchè non ne possiamo più di sentire queste continue lamentele.
Napoli-Juventus, fuoco alle polveri.

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