Esperto di Calcio

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20 marzo 2013

Tonny Trindade de Vilhena - 1995 - Olanda


Nome: Tonny Emilio
Cognome: Trindade de Vilhena
Data di nascita: 3 gennaio 1995
Luogo di nascita: Maassluis (Olanda)
Altezza: 175 cm
Peso: 69 kg
Piede: sinistro





I tulipani olandesi ci hanno regalato centrocampisti di caratura mondiale. Rijkard, Davids, Seedorf, Robben, sneijder solo per fare alcuni celebri nomi degli ultimi. Dopo il talentino Clasie, mi occuperò di un altro importante prospetto del calcio olandese.

Tonny Emilio Trindade de Vilhena nasce il 3 gennaio 1995 a Maassluis, un sobborgo della vicina Rotterdam. A otto anni entra a far parte della scuola calcio del VDL-Maassluis. Passano dodici mesi e il suo precoce talento viene notato dagli osservatori del Feyenoord, che decidono di ingaggiarlo ed inserirlo nel proprio settore giovanile.
Il piccolo Tonny non è solo più giovane della media dei suoi compagni, è anche fisicamente meno prestante. Nonostante tutto riesce a mettersi in mostra e scalare rapidamente tutte le selezioni giovanili dei bianco-rossi di Rotterdam.
Nel 2011, ad appena 16 anni, viene chiamato dai selezionatori nazionali olandesi dell'Under17. Vilhena viene aggregato alla squadra orange per alcune partite amichevoli e per l'Europeo di categoria del 2011 giocato in Serbia. Il ragazzo del Feyenord viene schierato nell'undici titolare fin dalla prima partita del girone, vinta contro la Germania. Il suo apporto risulta fondamentale e nella seconda castiga la Romania con un bel goal. A qualificazione ottenuta resta a riposo per la terza partita del girone, per essere al top nella sfida all'Inghilterra valida per la semifinale.
Contro i britannici di "sua maestà", Vilhena aiuta i suoi a conquistare la finale contro la Germania. Proprio contro i tedeschi il giovane tulipano mostra il meglio del suo repertorio, diventando l'assoluto protagonista del match. Con due goal e due assist griffa il 5-2 finale con cui l'Olanda si lauera campione d'Europa.
Dopo la gioia per la vittoria europea c'è però il Mondiale di categoria da giocare, dopo appena un mese. Arrivati con i favori del pronostico, gli olandesi si perdono e non passano nemmeno il girone eliminatorio.
Vilhena inizia la stagione 2011/2012 con la formazione giovanile, ma a gennaio arriva la chiamata di Roenald Koeman, che lo aggrega alla prima squadra dopo esserselo portato in ritiro durante la sosta invernale.
Il 22 gennaio 2012 ha la possibilità di debuttare nel calcio professionistico, giocando dieci minuti nella partita persa in casa del VVV-Venlo. Dopo due settimane in panchine, Koeman gli regala una nuova occasione nella prestigiosa sfida contro il Psv di Eindovhen.
Alla terza presenza gioca la sua prima partita da titolare restando in campo per tutti i novanta minuti nella trasferta contro il Twente, dimostrando personalità e sicurezza.
La prima stagione fra i professionisti si chiude con un bottino di sei presenze, garantendosi la possibilità di giocare nuovamente Euro Under17, guidando la sua nazionale ad una nuova finale contro la Germania. Questa volta la spuntano i tedeschi ai calci di rigore, ma Vilhena conferma tutto quello che di buono si dice sul suo conto.
La stagione 2012-2013 inizia con Tonny Vilhena impegnato nel ritiro estivo con la prima squadra. Koeman, allenatore e grande ex giocatore olandese, apprezza particolarmente le qualità del giovane centrocampista, tanto da tenerlo in grande considerazione per un posto da titolare, nonostante i 18 anni da compiere nel 2013.
Vilhena trascorre le prime tre partite di Eredivisie in panchina, per poi conquistarsi progressivamente spazio. Nel giro di un paio di mesi non diventa solo un titolare, ma si conquista un ruolo da protagonista nel Feyenord. Fino ad ora Vilhena ha collezionato 19 partite, con 4 goal e 1 assist.
Le buone partite disputate in Eredivisie non hanno convinto solo i selezionatori di U19 ed U21, ma anche il ct della Nazionale maggiore Louis Van Gaal a convocarlo. Per il momento non ha ancora potuto mettere piede in campo, ma un 18enne nel giro olandese mancava da alcuni anni, proprio da quando quel ragazzino biondo del Groeningen (Arjen Robben n.d.r.) non stupiva mezzo mondo.

Vilhena è il prototipo del centrocampista olandese che sa giocare a tutto campo. Nato come trequartista, sa ricoprire quasi tutti i ruoli della mediana. Ronald "Rambo" Koeman lo schiera sia come mezz'ala sinistra, per sfruttarne al massimo la visione di gioco e la tecnica. Sebbene sia un giocatore di differente tipologia, il percorso di crescita tattico di Vilhena ricorda quello fatto da Clarence Seedorf, riciclatosi da trequartista a centrocampista universale, in grado di giocare come mezz'ala di un centrocampo a tre.
Il giovane tulipano è un giocatore assolutamente completo, in possesso di fondamentali eccellenti e dal futuro assicurato. Tecnica e visione di gioco son caratteristiche che madre natura gli ha regalato, che uniti alla sua rapidità ed alle sue verticalizzazioni lo rendono un giocatore con caratteristiche devastanti. Giocando accanto ad un regista è libero di far valere il suo dinamismo in fase di recupero palla, per poi lanciarsi nello spazio quando la squadra è in fase di offesa. Per far capire a chi non lo avesse mai visto giocare, il suoi movimenti e la sua abilità a gettarsi nello spazio son caratteristiche che possono ricordare Claudio Marchisio ed Arturo Vidal, che giocano per l'appunto accanto ad un grande regista di centrocampo.
175 cm per 69 kg di peso, Vilhena possiede un fisico già ben formato nonostante sia appena maggiorenne. Caratterialmente è un giocatore molto determinato, che lotta su ogni pallone e non molla mai.
Chi si è allenato con lui parla di Vilhena come di un ragazzo serio e posato, concentrato a diventare un grande interprete del ruolo. Di recente ha parlato di lui Graziano Pellè, suo compagno al Feyenoord: "Vilhena è mancino e molto forte tecnicamente. Nonostante sia un giocatore tecnico, lotta tanto e non si tira indietro. Per essere un diciottenne ha una forte personalità. Lo definirei un centrocampista completo. Gioca mezzala sinistra nel centrocampo a tre. Tonny è dinamico, lotta e si fa sentire anche in fase di interdizione. Non è solo bravo tecnicamente, parliamo di un giocatore completo e di grande personalità. Non è alla Vieira, perchè è più longilineo e minuto nel fisico, è un Seedorf mancino".
Credenziali che fanno ben sperare gli olandesi, con il Feyenoord che farà di tutto per tenersi stretto il suo gioiello.

19 marzo 2013

Alberto Rosa Gastaldo - 1995 - Italia

Nome: Alberto
Cognome: Rosa Gastaldo
Data di nascita: 26 febbraio 1995
Luogo di nascita: Travesio (Pordenone)
Altezza: 181 cm
Peso: 73 kg
Piede: destro



Raramente ho visto un giocatore trasformarsi in campo in maniera così radicale. Alberto Rosa Gastaldo è un ragazzo semplice, sempre sorridente e con un innato fascino. Quando scende sul campo di gioco, però, si trasforma in un calciatore forte, determinato e con un solo obiettivo: la vittoria.

Alberto Rosa Gastaldo nasce a Travesio (Pordenone) il 26 febbraio 1995. E' lui stesso a raccontare il suo approccio al mondo del calcio, durante il reality di Mtv "Calciatori Giovani Speranze". Il piccolo Alberto da i primi calci al pallone nel giardino di fronte a casa, giocando insieme al nonno. La sua forte passione spinge la madre a portarlo in una scuola calcio. A cinque anni inizia dunque la sua avventura nell'Unione SMT, una piccola società locale.
Durante un camp estivo, organizzato dall'Udinese, si mette in mostra e viene "ingaggiato" dal Donatello, società satellite dei bianconeri friulani. La mamma, inizialmente restia ad un impegno così gravoso, asseconda il desiderio del giovane Alberto. Bastano pochi mesi al centrocampista per attiare su di sè le attenzioni dell'Udinese, che decide di portarlo alla base ed inserirlo nel suo settore giovanile. Con i bianconeri gioca tre stagioni, arrivando fino ai Giovanissimi. 
Ben presto su Rosa Gastaldo si concentrano le attenzioni di tutte le grandi squadre italiane, ma è la Fiorentina la più brava e veloce. I Viola convincono il ragazzo e la famiglia, così Rosa Gastaldo si trasferisce in riva all'Arno per dare l'assalto al campionato Allievi. Agli ordini di mister Guidi vive le prime gioie e i primi dolori del grande calcio, arrivando alla Nazionale italiana giovanile ma subendo troppi stop per infortunio. 
Con gli Allievi Nazionali della Fiorentina sfiora la vittoria , diventando un vero e proprio trascinatore durante le finali scudetto. Le sue quattro reti non bastano, perchè i Viola si arrenderanno in semi-finale contro la Sampdoria (poi campione d'Italia) ai calci di rigore. 
A fine anno viene aggregato alla formazione Primavera insieme ai compagni Capezzi, Costanzo, Gulin, Bangu, Gondo e Lezzerini. In estate, agli ordini di mister Semplici, partecipa alla Copa Indipendiencia, un torneo riservato esclusivamente a squadre di club Under-17. La Fiorentina arriva in finale, ma perde per 1-0 contro il Chivas padrone di casa. Reintrato in Italia, il giovane ragazzo friulano ha avuto l'opportunità di debuttare nel campionato Primavera, dove ha fino ad oggi collezionato 12 presenze e 3 reti. Con Fossati e Costanzo (anche lui tra i protagonisti del reality su Mtv) si contende il posto di centrocampista centrale accanto a Leonardo Capezzi, ma le recenti continue convocazioni del numero 8 in prima squadra gli stanno dando la possibilità di giocare con regolarità. 
Punto fisso delle Nazionali giovanili azzurre, Rosa Gastaldo ha iniziato con l'Under16. Pian piano ha scalato tutte le categorie, arrivano ad essere uno dei titolari dell'Under18 di Alberigo Evani. Qui, forma con il rossonero Bryan Cristante una coppia di eccezionale qualità in mezzo al campo. 

Dinamico, tecnico e tenace. Ecco chi è Alberto Rosa Gastaldo, un centrocampista centrale dotato di senso tattico e visione di gioco fuori dal comune. 
Cresciuto nel mito dei grandi centrocampisti europei, lavora per migliorarsi quotidianamente. Rispetto ai suoi due modelli, Fabregas e Iniesta, Alberto possiede più qualità di costruzione che di conclusione. Nato come centrocampista centrale, ha trovato la sua perfetta collocazione all'interno di un centrocampo a tre. Qui gioca da mezz'ala, agendo indifferentemente alla destra o alla sinistra di un regista. Destro naturale, sa destreggiarsi molto bene anche con il mancino, qualità che lo rende tatticamente molto duttile. 
Il suo punto di forza sono i tiri dalla distanza, forti e precisi. Il suo collo-esterno destro è molto efficace, un'arma che ha più volte permesso alla Fiorentina di sbloccare il risultato. 
Viceversa deve migliorare molto nel gioco aereo, specialmente per un ragazzo alto 181 cm. Per diventare un giocatore completo, infatti, non solo deve essere più efficace nei colpi di testa, ma deve anche irrobustirsi. I suoi 73 kg lo rendono molto veloce e sgusciante, ma lo penalizzano un pò quando si trova ad affrontare centrocampisti più prestanti. Fino ad ora si è sempre disimpegnato con la sua tecnica di base, ma per competere ai massimi livelli quest'aspetto diventerà estremamente importante. 
A Firenze è stato spesso paragonato a Riccardo Montolivo, ma le carateristiche sono piuttosto differenti rispetto a quelle del regista rossonero. Innanzitutto la velocità, che è uno dei punti forti di "Rosa"; poi la sua naturale predisposizione all'inserimento. Ecco, in quest'aspetto dimostra di aver imparato molto da Fabregas ed Iniesta, ma perchè no anche dai nostrani Claudio Marchisio ed Antonio Candreva. Come loro, infatti, Rosa Gastaldo si lancia negli spazi e sa farsi trovare libero in zona goal. 
Tutti i paragoni fatti fino ad ora sono ovviamente forzati, ma fotografano bene quello che è il talento di un ragazzo fuori dal comune. Ciò che colpisce di Rosa Gastaldo, oltre alla simpatia e alla semplicità, è la caparbietà con cui va in campo. E' determinato e forte, gioca con una "carogna" agonistica notevole, capace di fargli superare anche gli scogli più duri. Lui stesso, parlando dei suoi difetti, si rimproverà l'eccessiva caparbietà. Per certi versi è un difetto, ma per emergere in un mondo duro e spietato come quello del calcio occorre anche un pò di sana testardaggine. 
Sebbene sia presto per dare un giudizio su questo giocatore, Rosa Gastaldo incarna tutte le caratteristiche di un moderno centrocampista: corsa, visione di gioco, tecnica e carattere. 

18 marzo 2013

Le ultime parole famose in Serie A: Bucchi ed il sempre presente Petkovic


Per la serie: "Le ultime parole famose" ecco le citazioni più belle e interessanti del week end calcistico appena trascorso. Quando si dice, una profezia azzeccata.

Bucchi (Pescara-Chievo 0-2): "La vittoria - spiega - è fondamentale anche in vista delle prossime due partite difficili e ci darebbe energia positiva".
Per il Chievo è stata un'iniezione di fiducia, in effetti

Sannino (Milan-Palermo 2-0): "Credo che abbiamo l'onere e il dovere di pensare a salvarci, continuando a crederci. A dieci gare dalla fine siamo noi la squadra che, sulla carta, deve retrocedere, ma in palio ci sono ancora 30 punti e dovremo fare del nostro meglio per provare a sovvertire le cose sul campo, senza inutili tabelle. Qualunque sarà l'esito finale noi lasceremo un fardello che dovrà vivere chi ci sarà anche la prossima stagione". Ecco, meglio pensare al prossimo anno e archiviare questa disastrosa annata

Petkovic (Torino-Lazio 1-0): "Avversario in forma, ma dobbiamo smettere con le chiacchiere, dobbiamo dimostrare con i fatti di voler ottenere questi tre punti. Non sono un profeta, cerchiamo di ottenere questi tre punti fondamentali per rimanere in maniera attiva in lotta per terzo e secondo posto. Se le squadre che sono dietro di noi ci credono, anche noi allora possiamo crederci. Guardiamo partita dopo partita e cerchiamo di vincere sempre".
 Son tre settimane che parla di vittoria ad ogni costo, tornando sempre a casa con le pive nel sacco. Cambiare approccio in sala stampa no?

Guidolin (Catania-Udinese 3-1): "Vale il titolo di prima tra le non grandi. Il Catania ora è sopra di noi meritatamente e proveremo a superarli. Io non ho mai parlato di Europa, da qui alla fine dovremo solo cercare di fare passi in avanti, guardando chi c'è davanti a noi, ma stando attenti anche a chi c'è dietro. Ribadisco: domani sarà una partita che deciderà chi è la prima tra le non grandi. Il Catania è uno dei club che sta seguendo le linee guida dettate dall'Udinese negli ultimi anni".
Il Catania ha ripassato per bene i friulani

Donadoni (Roma-Parma 2-0): "Veniamo dalla bella vittoria col Torino e dobbiamo andare a Roma con la consapevolezza di trovarci di fronte un avversario con una qualità da primi della classe e quindi dovremo fare una grande prestazione. Il risultato è legato poi a mille altri fattori, ma dal punto di vista della prestazione voglio che la squadra cerchi di dare continuità a quello che è stato fatto".
Se si parlava di continuità nella sconfitta, allora è andata alla grande.

17 marzo 2013

Razzismo, tifo organizzato e ignoranza: i mali del calcio italiano

Il male, o quantomeno uno dei mali, del calcio italiano è il tifo organizzato. Sentirsi parte di un gruppo fatto di persone poco raccomandabili è, secondo me, sinonimo di qualunquismo e scarsa intelligenza. Non voglio far di tutta un'erba un fascio, ma spiegare che, a mio modesto modo di vedere, non esiste una sola tifoseria italiana che non abbia al suo interno gente che con lo sport non ha nulla cui spartire.
Ho sentito l'esigenza di scrivere questo pezzo per svariate ragioni, ma in primis per prendere una posizione chiara. Ho spesso criticato aspramente la tifoseria della Lazio e del Verona, con annesse le due città. Ora, sebbene queste due siano di gran lunga le due compagini con gli ultras più volgari, razzisti e xenofobi, le altre non possono dormire sonni tranquilli. Ho atteso qualche settimana, ma non è cambiato nulla. Torino, Milano, Genova, Firenze, Bologna, Napoli..tutte le grandi città italiane, rappresentate da una o più compagini in Serie A, vivono settimanalmente episodi deprecabili.
Ad oggi va tanto di moda il razzismo, ma insultare i morti dell'Heysel, i caduti di Superga o Mario Balotelli poco cambia. Sono insulti gratuiti, volgari e fuori luogo. Schernire una persona perchè nera, ebrea o meridionale non è peggio che dileggiare la morte di alcune persone. Ne sono convinto e lo dico con forza, il razzismo è solo uno dei problemi.
Parlavo di qualunquismo, si, perchè spesso sento in giro: "Certo che gli juventini sono una curva di cretini", "I napoletani sono il peggio che esista" o "I fiorentini non hanno morale". Non è tollerabile un discorso di questo tipo, e proprio perchè non si deve fare di tutta l'erba un fascio, dico che persone che hanno poco a che fare con lo sport, e con il calcio, sono ovunque. Certo, cambierà magari la percentuale di "imbecilli", ma nessuna curva o tribuna italiana si salva. Si, dico curva e tribuna, perchè è troppo semplice fare un discorso di classe sociale o ceto economico, chi segue il calcio sa che i "buuuu" e gli insulti partono anche dai settori più "nobili" dello stadio.
Questo pezzo vuole essere una denuncia sociale, affinchè i veri tifosi vadano più spesso allo stadio e lo riempiano di gioia e sano agonismo sportivo. Lo sfottò, il coro di scherno, ci sta, è parte integrante di questo sport e del nostro campanilismo. Ma non si può trascendere.
Per invertire una rotta ormai da tempo alla deriva, sono le società che devono intervenire. Come? Non lo so, ma di certo smettendo di coprire i tifosi violenti. Prendiamo Genoa-Siena, Preziosi avrebbe dovuto scendere in campo non per umiliare i suoi giocatori facendogli togliere le maglie, ma contro i tifosi. Avrebbe dovuto collaborare con la magistratura e battersi affinchè chi si è macchiato di quell'episodio fosse bandito a vita dallo stadio. Chi non sa comportarsi non è degno di partecipare allo spettacolo che più amiamo.
Noi, da par nostro, dobbiamo salvaguardarlo e difenderlo da questa massa di cafoni ignoranti, che rappresenta per fortuna una sparuta minoranza.
Si è parlato troppo poco del bell'episodio avvenuto a Torino durante Juventus-Celtic. Lo scambio di sciarpe fra le due tifoserie è stato qualcosa di bello e inusuale. Non importa e non sapremo mai da chi è partita questa iniziativa, e non importa in realtà. Ciò che conta è che si sia vissuto un momento di festa, ancor più a fronte di un risultato scritto e scontato già dopo la partita in terra di Scozia. Penso che i media avrebbero dovuto sottolineare con maggior forza questo avvenimento, contrapponendolo con le solite scene della domenica. Basta cori razzisti o che esaltano la morte di persone innocenti, sediamoci e gustiamoci la partita; gioiamo per i goal e le vittorie, e applaudiamo i nostri ragazzi anche quando perdono. Si può criticare e fischiare; si può sfogare la frustrazione per una sconfitta in modo sano e civile. Ogni tifoso di calcio lo può fare, anche chi non frequenta lo stadio con assiduità. Smettiamo di pensare di far parte di un branco, perchè è la prima cosa che ci rende simili alle bestie.

16 marzo 2013

Matej Vydra - 1992 - Repubblica Ceca

Nome: Matěj 
Cognome: Vydra
Data di nascita: 1 maggio 1992
Luogo di nascita: Chotěboř (Repubblica Ceca)
Altezza: 180 cm
Peso: 72 kg
Piede: destro
Squadra di appartenenza: Watford (in prestito dall'Udinese)




Poche società nel mondo sanno fare affari come l'Udinese. I bianconeri, da anni leader in Italia nello scovare i grandi talenti, hanno colpito anche stavolta. Dopo aver portato nel Bel Paese talenti del calibro di Alexis Sanchez, Kwadwo Asamoah, Mauricio Isla e Luis Muriel, i dirigenti friulani si apprestano a portare ad Udine uno dei più cristallini talenti del calcio mondiale: Matěj Vydra

Il ceco nasce a Chotěboř, una piccola cittadina ceca l'1 maggio 1992.  Vydra inizia a giocare a calcio con la squadra locale all'età di cinque anni, imparando i fondamentali e dimostrando grande propensione al gioco del calcio. All'età di 11 anni la prima piccola svolta della sua carriera: l'FC Vysočina, squadra del capoluogo regionale, lo chiama nelle sue fila. Il Vysočina milita il seconda divisione e crede così tanto nel ragazzo da farsi carico dei suoi spostamenti. Da casa a Jihlava, dove risiede il centro d'allenamento, son più di 100 kilometri, ma nel giro di pochi anni gli sforzi si rivelano fruttuosi.
Nel 2008, infatti, Matěj Vydra ha l'opportunità di giocare con la prima squadra, collezionando la bellezza di 12 presenze. Il giovane bomber, appena 16enne, impreziosisce la sua stagione con 2 reti, che gli valgono le attenzioni di alcuni club di Gambrinus Liga. Iniziata la seconda stagione con il Vysočina, viene ceduto a gennaio (dopo 15 presenze e 3 reti) al Banìk Ostrava, una delle società più importanti di tutto il paese. In 14 apparizioni con la prima squadra segna 4 goal, spingendo gli osservatori dei paesi più nobili a presentarsi allo stadio Bazaly per vederlo in azione.
A giungo 2010, a 18 anni appena compiuti, Matěj Vydra viene ceduto in Italia, all'Udinese. I friulani, che investono circa 4 milioni di euro, gli fanno firmare un contratto quinquennale. In estate, subito prima di approdare ad Udine, Vydra viene insignito del premio "Rivelazione ceca dell'anno", destinato al giovane calciatore più promettente.
L'esordio in maglia bianconera si consuma il 27 ottobre 2010, nella comoda vittoria casalinga con il Padova, sconfitto 4-0 in un match valido per la Coppa Italia. Vydra subentra a Foro Flores negli ultimi minuti, buoni per assaggiare l'erba del Friuli. In Serie A esordisce il 9 aprile, nella sconfitta interna per 1-2 contro la Roma, bissando poi la presenza nelle ultime giornate di campionato al Franchi di Firenze.
Nell'estate 2011 viene ceduto in prestito al Club Bruges, dove viene schierato sia in campionato che in coppa. Proprio in coppa, contro il Dessel Sport, a seguito di uno scontro di gioco, riporta la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio destro, che porrà fine alla sua stagione e alla sua esperienza in Belgio. Tornato ad Udine a gennaio, infatti, si concentra sul suo recupero psico-fisico e prepara una nuova importante esperienza professionale.
Il 31 luglio 2012 viene presentato al Watford, club britannico di proprietà della famiglia Pozzo ed allenato da Gianfranco Zola. Il 18 agosto, in occasione della trasferta londinese con il Crystal Palace, esordisce in Championship, la Serie B inglese. In 32 minuti imprime la svolta alla partita, realizzando al quarto minuto di recupero il goal del 2-3 per i suoi. 

Un esordio che convince Zola a puntare forte su di lui, tanto da diventare l'inamovibile terminale offensivo degli inglesi. Con 20 goal ed 8 assist in 31 presenze, ha fino ad ora contribuito alla corsa del Watford alla Premier League.
Le grandi prestazioni in Inghiterra non sono passate inosservate ne in Italia ne in patria. L'Udinese sembra infatti intenzionata a riportarlo in bianconero a fine anno, mentre la Nazionale maggiore lo ha convocato per la prima volta. Per Vydra si tratta in realtà di un ritorno in Nazionale, dopo aver fatto parte di tutte le selezioni giovanili dall'Under16 in avanti.

Centravanti di straordinarie capacità, Matěj Vydra è il prototipo del centravanti moderno. In grado di giocare come unico terminale offensivo o in coppia con un compagno, Vydra ama muoversi su tutto il fronte offensivo. Pur essendo uno straordinario finalizzatore, il ceco dialoga molto bene con i centrocampisti e ama giocare spalle alla porta. In area di rigore, però, diventa letale. Destro naturale, sa calciare molto bene con entrambi i piedi, risultando un cliente scomodo per qualsiasi difensore.
180 cm per 72 kg di peso, Vydra è un attaccante che sottoporta non concede spazio all'emozione. Destro, sinistro, testa o acrobazia non importa, il suo unico scopo è quello di trafiggere il portiere avversario. Rapido e sgusciante, unisce fondamentali di prima qualità con l'istinto del killer d'area di rigore. Tecnicamente dotato, ha un buon dribbling e ottimi tempi d'inserimento, che fanno di lui uno dei giovani talenti più fulgidi dell'intero panorama calcistico mondiale.
Rigorista consumato, il bomber ceco è adattabile a diversi sistemi tattici e di gioco. La sua tecnica e visione di gioco lo rendono perfetto per una squadra che cerca un attaccante in grado di dialogare con i compagni; la sua rapidità lo contraddistingue come un'arma letale per le ripartenze in contropiede.
E' difficile trovare un alter-ego per Matěj Vydra, che per caratteristiche tecniche e realizzative può assomigliare ai sudamericani Falcao e Cavani. E' difficile dire se il giovane attaccante ceco possa diventare uno dei più gradi d'Europa, ma le carte in regola per sfondare nel mondo del calcio le ha davvero tutte.
In Friuli si fregano già le mani, un attacco composto da Di Natale, Muriel e Vydra può davvero far sognare in vista del prossimo campionato.

15 marzo 2013

Felipe Anderson - 1993 - Brasile

Nome: Felipe Anderson
Data di nascita: 15 aprile 1993
Luogo di nascita: Braisilia (Brasile)
Altezza: 175 cm
Peso: 68 kg
Piede preferito: ambidestro  






Il Brasile è unanimemente riconosciuto come "il" paese del calcio. Tra tutte le grandi compagini carioca, ce n'è una che rappresenta in qualche modo l'el dorado del futbol. Sto parlando del Santos, squadra che ha fornito alla Seleçao alcuni fra i più grandi campioni della storia del calcio. Dalla cantera dei "Peixe" sono infatti usciti i campioni del mondo Pelè, Zito, Carlos Alberto, Edu, solo per fare alcuni nomi. Dopo alcuni anni difficili, il Santos sembra tornato a livelli eccelsi, con il suo settore giovanile che ha sfornato degli ultimi anni giocatori di primissima scelta: Diego, Ganso, Felipe Anderson e la stella della Nazionale Neymar.

Felipe Anderson Pereira Gomes, o più semplicemente Felipe Anderson, nasce a Brasilia il 15 aprile 1993. Come tutti i bambini brasiliani ha solo il calcio in mente, sognando di indossare un giorno la maglia della Nazionale maggiore. A sei anni entra nella sua prima squadra, l'Associacao 14 Companhia de Policia Militar un piccolo club di Santa Maria, paesino a pochi chilometri dalla capitale. Dopo un solo anno viene mandato a giocare nel Federal FC, una società più attrezzata, con la quale giocherà per sei stagioni.
Insieme alla famiglia si trasferisce nello Stato di Paranà, dove all'età di 8 anni inizia a giocare nell'Astral FC.
Con i ragazzi dell'Astral ha l'occasione di mettersi in mostra ed il Coritiba, una delle più prestigiose scuole calcio del Paese bussa alla sua porta. E' un'occasione troppo importante per lasciarsela sfuggire, ecco perchè nel 2007 Felipe Anderson cambia nuovamente maglia.
Sei mesi nelle giovanili del "Coxa" son sufficienti al giovane fantasista per farsi un nome. Alla porta di casa è stavolta il Santos a bussare, ed il sogno del ragazzo si avvera. A 14 anni lascia casa e famiglia e si trasferisce nello Stato di San paolo, per giocare nelle giovanili bianconere. Qui incontra Neymar, attaccante di prodigioso talento, con cui stringe un forte sodalizio in campo.
Nel 2010, a soli 17 anni, il Santos decide di puntare su di lui. Felipe Anderson viene aggregato alla prima squadra, con la quale avrà l'occasione di debuttare. Il 6 ottobre 2010 ha l'opportunità di giocare qualche minuto in casa della Fluminense, in una gara valida per il Brasilerao. Da li a fine stagione prenderà contatto con il calcio dei grandi, "mettendo in cascina" cinque presenze, impreziosite da un assist realizzato contro il Goias. 
Confermato in prima squadra, ha nel 2011 più opportunità di scendere in campo. Saranno 19 le presenze a fine anno, in una delle quali trova anche la prima rete da professionista. Nella vittoriosa trasferta sul campo dell'Avaì, Felipe Anderson entra in campo nella mezz'ora finale, realizzando la rete del successo con un bel sinistro su assist di Danilo. Dicevamo 19 presenze a fine stagione, 18 nel Brasilerao ed una in Copa Libertadores contro l'Once Caldas, nel corso della vittoriosa trasferta dei quarti di finale.
I continui stop per infortunio di Paulo Ganso danno l'occasione a Felipe Anderson di giocare con sempre maggior regolarità. Il 2012 si rivela infatti l'anno della definitiva consacrazione. Con 39 presenze totali, arricchite da 6 reti e 7 assist, Felipe Anderson convince il Santos di essere un giocatore dal talento cristallino.  Le sue giocate si rivelano sempre più decisive, tanto che gli spettatori del Vila Belmiro gli tributano una vera standing ovation dopo la doppietta contro gli storici rivali del Gremio di Porto Alegre. Un destro di perfetta fattura ed una punizione magistrale fanno conoscere al mondo Felipe Anderson, sulle cui tracce iniziano a muoversi i grandi club europei.
La squadra più vicina al talento carioca sembra la Lazio, che è stata ad un passo da Felipe a gennaio. In estate, ne sono certo, partirà un nuovo assalto al talento del Santos, il cui valore è destinato a crescere vertiginosamente.

Numero 10 dotato di tecnica e visione di gioco, Felipe Anderson unisce velocità, dinamismo e grande classe. Dotato di piedi formidabili, il talento di Brasilia rappresenta una sintesi perfetta fra il fantasista e l'esterno. In possesso di una formidabile accelerazione, Felipe Anderson gioca sempre con la testa alta. Le sue caratteristiche fisiche, unite ad un'innata capacità nel toccare la palla con entrambi i piedi, lo rendono un calciatore imprevedibile. Come tutti i brasiliani ha nel suo bagaglio una formidabile capacità di saltare l'uomo, creando spesso e volentieri la superiorità numerica per la sua squadra.
Pur essendo un trequartista, il giovane carioca ama svariare su tutto il fronte offensivo, macinando kilometri e mettendosi a disposizione di compagni e allenatore. Ambidestro, è in possesso di un calcio preciso e vellutato. La sua visione di gioco, unita al suo altruismo, lo rendono un numero 10 capace di regalare numerose palle goal ai suoi compagni. Sebbene giochi molto vicino alla porta avversaria, deve migliorare in zona goal e diventare più cinico, in modo da migliorare il suo score offensivo.
Molto abile sui calci piazzati, ha tutte le carte in regola per diventare un grande interprete del ruolo. In patria è stato spesso accostato al talento del Paris Saint Germain, Lucas Moura, ma rispetto al connazionale Felipe Anderson gioca in posizione più centrale. La certezza è che il Brasile, come sempre, sta sfornando alcuni talenti di livello internazionale, ed il futuro della Seleçao non può che essere roseo.

14 marzo 2013

Ibrahimovic-Juventus: i pro e i contro dell'Esperto


Ibra-Juventus, è il momento di dire la mia. Da troppi giorni i media italiani, con in testa la Gazzetta dello Sport, spingono per un colpo di mercato di questo tipo, che nasconde al suo interno pregi e difetti. 
Da un punto di vista squisitamente tecnico, si tratterebbe di un bel colpo, è innegabile. Ibrahimovic ha dimostrato negli anni di spostare gli equilibri come pochi al mondo, specialmente in Serie A. Fatta eccezione per l'anno scorso, lo svedese ha sempre e solo vinto nella sua carriera: Ajax, Juventus, Inter, Barcellona, Milan e, probabilmente, Psg. Il rovescio della medaglia si chiama Europa, dove il numero 9 non è mai riuscito ad esprimersi agli stessi livelli del campionato. Difficile capire come mai, ma tant'è. 
Lo stesso Conte, a livello tattico, si è sbilanciato positivamente per Zlatan, considerato all'unanimità un giocatore in grado di garantire quella qualità offensiva che tanto manca ai bianconeri. La sua integrità fisica e la sua professionalità, poi, confermano ulteriormente la bontà dell'operazione. 
Ma non è tutto oro quello che luccica, per tanti aspetti positivi ve ne sono di negativi. In primis lo stipendio che Ibra percepisce a Parigi: 12 milioni di euro netti. Una cifra impensabile per la Juventus, che potrebbe a stento garantirgli la metà di quanto prende. Non è una questione solo economica, ma di spogliatoio. 
Altro fattore da considerare è la sua data di nascita, 1981. Zlatan è integro e forte, ma compirà ad ottobre 32 anni. Quante stagioni avrà ancora al top? Di sicuro tre, forse quattro, ma difficile pensare ad un investimento nel futuro com'è stato per Pogba o Boakye. Quindi spendere troppi soldi per il suo cartellino è fuori discussione, specialmente se pensiamo che il Psg lo ha acquistato per circa 20 milioni di euro, strappandolo ad una squadra che lo avrebbe volentieri trattenuto. Le condizioni son talmente diverse che la Juventus non si presenterebbe mai e poi mai con un assegno imponente a Parigi, piuttosto cercherebbe una soluzione in "stile Milan", ovvero cartellino a prezzi di saldo e fideiussione dilazionata su due-tre anni. 
Insomma, le condizioni per cui l'affare Juventus-Ibrahimovic sono chiare: cartellino a basso costo, ingaggio dimezzato e contratto triennale. Senza una situazione del genere non solo non sarebbe un'affare per la Vecchia Signora, ma il capitolo Ibra non sarà nemmeno aperto.
Marotta e Paratici hanno ampiamente dimostrato di acquistare con un occhio al bilancio e un altro al gruppo. Snaturare quest'organizzazione sarebbe deleterio per loro, per lo spogliatoio e per Antonio Conte. La palla passa nelle mani di Mino Raiola e Pavel Nedved, il duo che potrebbe convincere lo svedese ed il Psg ad una "follia" del genere.
Da tifoso dico che Ibra farebbe comodo, ma non sarebbe indispensabile. La Juventus si rinforzerà, sia dietro che a centrocampo, e non va dimenticato che in avanti arriverà Fernando Llorente, probabilmente non un fuoriclasse, ma di certo un ottimo calciatore. Il vantaggio di avere Ibrahimovic, oltre alla consueta dote di goal, sarebbe quello di valorizzare al massimo tutte le punte a disposizione. Vucinic e Giovinco potrebbero fare il loro ruolo naturale, mentre con lo spagnolo comporrebbe un tandem di peso, in grado di scardinare le difese più arcigne. In tal caso Llorente fungerebbe da punta, da finalizzatore, ad Ibra il compito di svariare, inventare e prendere il pallone, un pò come faceva con Crespo o Cruz ai tempi dell'Inter. 
Ad oggi questo matrimonio "non s'ha da fare" e dubito che si farà, ma andasse in porto con le condizioni sopracitate sarebbe un colpo davvero "gobbo"

13 marzo 2013

Nicholas Powell - 1994 - Inghilterra

Nome: Nicholas
Cognome: Powell
Data di nascita: 23 marzo 1994
Luogo di nascita: Crewe (Inghilterra)
Altezza: 183 cm
Peso: 75 kg
Piede: ambidestro



Alex Ferguson doveva lenire la delusione per la perdita di Paul Pogba, talento francese passato alla Juventus. Il manager dei Red Devils si è pertanto messo alla ricerca di nuovi giovani talenti, riuscendo a portare a Manchester uno dei più cristallini talenti del calcio britannico, Nick Powell. Colonna portante delle giovanili dello United, il trequartista inglese si ripromette di seguire le orme di alcuni grandi campioni del presente e del passato: George Best, Bobby Charlton, Paul Scholes e David Beckham. 

Nicholas Edward Powell nasce a Crewe il 23 marzo 1994. Da bambino viene portato a giocare nella locale squadra del Crewe Alexandra, una delle scuole calcio più interessanti dell'intero panorama britannico. Dalla squadra del Cheshire sono infatti usciti giocatori del calibro di Danny Murphy, Neil Lennon e David Platt. 
Nella foresteria del Crewe viene plasmato come attaccante, perchè gli allenatori vedono in lui caratteristiche offensive degne di nota. Powell fa tutta la trafila del settore giovanile, finendo per essere aggregato alla prima squadra nell'agosto del 2010, a 16 anni. Durante la prima metà di stagione viene impiegato con parsimonia, perchè lo staff tecnico guidato da Dario Gradi lo trasforma da seconda punta in trequartista, arretrando il suo raggio d'azione. In allenamento mostra di saperci davvero fare nel nuovo ruolo, tanto da venir provato anche come centrale di centrocampo, ruolo in cui offrirebbe un ampio ventaglio di scelte agli allenatori. 
L'esordio in League Two si consuma il 14 agosto 2010, nella sconfitta esterna con il Cheltenham. A fine stagione le presenze del giovane inglese saranno 17, senza alcuna rete. Le prestazioni valgono però a Powell l'attenzione della Nazionale Under17 dell'Inghilterra, della quale diventa ben presto una delle colonne portanti. Con i "Leoni indomabili" partecipa sia all'Europeo che al Mondiale di categoria, distinguendosi come uno dei più forti ragazzi dell'intera manifestazione. 
La stagione 2011-2012 è quella della svolta per Powell, che diventa uno dei punti di forza del Crewe. In campionato trascina infatti i suoi, collezionando 38 presenze, 14 goal e 6 assist, che portano tutte le grandi d'Inghilterra a guardare con interesse a lui. 
In estate è lo United di Sir Alex Ferguson la squadra più veloce e decisa ad accaparrarselo, investendo 7 milioni e mezzo di euro, una cifra molto alta che testimonia quanto il ragazzo sia promettente. Approdato a Manchester, Powell viene aggregato alla prima squadra per il ritiro estivo, in modo che lo staff tecnico possa valutarne il grado di maturità. Il ragazzino inglese stupisce tutti, tanto da convincere Ferguson a regalargli sia l'esordio in Premier che in Champions League. 
Il 15 settembre 2012 fa il suo esordio all'Old Trafford, giocando i venti minuti finali della sfida di campionato contro il Wigan. Nel 4-0 finale una delle reti è proprio di Powell, che a 18 anni appena compiuti riesce ad entrare nella storia dei Red Devils. 
A cavallo fra novembre e dicembre, infine, debutta anche in Champions League, giocando la prima partita all'Ali Sami Yen di Istanbul contro il Galatasaray. Due settimane più tardi bissa la presenza, nella sfida casalinga contro i turchi. 
Ad oggi il trequartista fa la spola fra la prima squadra e la selezione giovanile dello United, ma è ormai un punto fisso anche della Nazionale inglese Under21, con la quale gioca stabilmente. 

Nick Powell nasce come seconda punta, per sfruttare la sua vena realizzativa e la sua tecnica di prima qualità. Reinventato centrocampista ai tempi del Crewe Alexandra, è in grado di ricoprire diversi ruoli del centrocampo. Per sfruttare la sua vena realizzativa ed il suo tiro potente, spesso viene schierato sulla trequarti, libero di giostrare sul fronte offensivo. Abile negli inserimenti senza palla, Powell è in possesso di un calcio potente e preciso. Dai 25 metri in giù diventa un giocatore imprevedibile, capace di sbloccare la partita in ogni momento. La sua principale qualità è quella di vedere molto bene la porta, dote testimoniata sia a livello giovanile che all'esordio con lo United, bagnato appunto da una rete. 
Ambidestro ed in possesso di una tecnica invidiabile, unisce le qualità di un giocatore di fantasia ad un fisico da centrocampista centrale. 183 cm per 75 kg di peso, Powell è un giocatore decisamente più maturo rispetto alla sua età. A 18 anni è considerato uno dei calciatori più promettenti dell'intero panorama mondiale e Sir Alex non se lo farà scappare come successo con Pogba. 
Sia a Manchester che in Inghilterra son tutti convinti che il futuro di Powell sia quello di diventare uno dei grandi protagonisti del calcio, e per sua fortuna lo United è davvero la squadra giusta. Ferguson lo sta inserendo piano piano, ma con la Premier praticamente vinta e l'uscita dalla Champions potrebbe essere questo l'anno in cui farà il definitivo salto di qualità. Non mi stupirei se dalla prossima stagione Nick Powell fosse uno dei punti di forza dei Red Devils, che con il suo acquisto si sono garantiti un grande prospetto per il futuro. 

12 marzo 2013

Ruben Botta - 1990 - Argentina


Nome: Ruben
Cognome: Botta
Data di nascita: 31 gennaio 1990
Luogo di nascita: San Juan (Argentina)
Altezza: 175 cm
Peso: 65 kg
Piede: sinistro






Sembra che il feeling fra la Pinetina e gli argentini sia destinato a durare nel tempo. Milito, Zanetti e Cambiasso sono a fine carriera, ma l'Inter si sta adoperando per trovare dei sostituti all'altezza. E quale paese migliore in cui cercare se non l'Argentina, terra che ha regalato successi e soddisfazione ai colori nerazzurri.

Ruben Alejandro Botta Montero nasce a San Juan il 31 gennaio 1990. Come ogni bambino sudamericano ha un solo sogno: diventare calciatore. Così il piccolo Ruben inizia a giocare con una squadra che è parte integrante della storia del calcio, il Boca Juniors. Con gli "Xeneises" fa tutta la trafila delle giovanili, fino a 17 anni, quando i dirigenti giallo-blu preferiscono puntare su altri giocatori. Pol Fernandez e Nicolas Colazo, suoi compagni d'avventura, vengono promossi nella cantera del Boca, Botta viene invece ceduto.
E' il Tigre a dargli un'occasione, e nel 2008 il giovane Ruben Botta viene aggregato alle giovanili dei rossoblu. Con l'Under19 del Tigre sbalordisce tutti gli addetti ai lavori, giocando con la determinazione di chi vuole sfondare.
Dopo qualche mese, appena maggiorenne, gli viene data la possibilità di allenarsi con la prima squadra. In allenamento si guadagna la fiducia dell' allenatore Diego Cagna, che decide di convocare il giovane talento con la prima squadra, portandolo in panchina nell'agevole successo per 4-1 in casa contro il Racing de Avellaneda. Botta non ha l'occasione di debuttare, ma inizia a prendere confidenza con lo stadio di casa, che da li a poco lo vedrà protagonista.
Il 22 marzo 2009, a sole due settimane dalla prima apparizione in panchina, viene infatti scelto come titolare in una delle partite più difficili della stagione. Un esordio da far tremare le gambe, perchè al Monumental si presenta il Boca Juniors la squadra con cui Botta ha mosso i primi passi. Al cospetto di giocatori formidabili come Abbondanzieri, Roncaglia, Paletta, Riquelme, Palermo, Palacio e Viatri si sarebbero spaventati tutti, ma non Ruben, un giocatore di grande carattere. La partita termina col punteggio di 0-0 ed l'ex di giornata esce dal campo fra gli applausi dopo 76 minuti di pura battaglia.
Dopo un esordio coi fiocchi, tutti si sarebbero aspettati una rapida ascesa. Il Tigre non vuole però bruciare il ragazzo, ecco perchè lo inserisce progressivamente. Nove presenze nel 2009-10; 23 nel 2010-11.
Le cose cambiano con l'approdo in panchina di Nestor Gorosito, che fa di Ruben Botta uno dei punti di forza del suo Tigre. Il ragazzo, schierato come esterno offensivo, risponde con prestazioni convincenti, sia in campionato che in Copa Libertadores. Nel corso del Torneo Inicial trova la prima rete da professionista, aprendo le marcature nella vittoria con il Godoy Cruz; e per non farsi mancare nulla ecco anche al rete in Copa Libertadores nel successo esterno in casa dell'Anzoategui.
Prestazioni che non sono passate inosservate in Europa, tanto che alcuni club hanno iniziato a seguirlo con una certa costanza. Tottenham, e Roma hanno sedotto e abbandonato Ruben, l'Inter ha invece fatto sul serio. Sfruttando il suo contratto in scadenza, Marco Branca ha formalizzato un'offerta al procuratore del centrocampista argentino, con cui ha trovato ben presto un accordo.

Esterno offensivo mancino, Ruben Botta è nato e cresciuto giocando in mezzo al campo. Dotato di grande forza fisica e di un buon piede, è stato progressivamente trasformato in esterno offensivo. L'intuizione, tutta di Nestor Gorosito, si è rivelata piuttosto fruttuosa, perchè ha permesso al Tigre di sfruttare le caratteristiche tenico-fisiche che son più spiccate nel ragazzo di San Juan.
Mancino naturale, è dotato di una buona tecnica di base e sa disimpegnarsi piuttosto bene anche con il piede meno nobile. Al Tigre è stato impiegato, nel corso dell'ultima stagione, come esterno sinistro di un tridente offensivo; è quindi da valutare un suo impiego in altre zone di campo.
In patria è stato spesso avvicinato proprio ad un ragazzo che milita nell'Inter, quel Ricky Alvarez che sembra avere caratteristiche molto simili. In realtà Botta è meno tecnico ma decisamente più veloce; caratterialmente è molto più deciso ed è abituato a giocare con grande intensità. Ecco, è proprio questo uno dei suoi punti di forza, la determinazione, la fame di vittoria. Abituato fin da piccolo a lottare in mezzo al campo, Ruben Botta è diventato un esterno di grande generosità. Non molla mai e questa sua caratteristica lo ha reso particolarmente apprezzato in Argentina, dove infatti era un idolo anche il fiorentino Facundo Roncaglia, difensore arcigno e determinato.
Tatticamente è difficile dire dove Stramaccioni potrebbe collocarlo, ma le sue caratteristiche tecniche e fisiche lo rendono un giocatore duttile e adattabile a diversi schemi di gioco.

11 marzo 2013

Le ultime parole famose in Serie A: Stramaccioni e Mazzarri sugli scudi


Per la serie: "Le ultime parole famose" ecco le citazioni più belle e interessanti del week end calcistico appena trascorso. Quando si dice, una profezia azzeccata.

Tre? Quello era il Tottenham!
Andrea Stramaccioni (Inter-Bologna 0-1): "Siamo l'Inter, qui ci sono pressioni, ed è giusto che perdendo male una partita arrivino le critiche. Non è giusto però mettere in discussione il progetto ogni volta che arriva una sconfitta. Io non mi sono mai tirato indietro anche nelle partite più brutte, ma stiamo lavorando sulle fondamenta per riportare l'Inter in alto. Ci sono stati alti e bassi, dobbiamo fare risultati sul campo.".
Ma il mister rimane fiducioso per il terzo posto. Beh, uno che ci crede ancora almeno c'è!

Walter Mazzarri (Chievo-Napoli 2-0): "Dobbiamo stare attenti alle ripartenze del Chievo, sono temibili sotto questo punto di vista. Spero che il vento cominci a girare. Le ultime gare determinanti? Sono tutte importanti, sono tutte finali da qui fino alla fine".
Il vento è girato, e spirava contro Paperone De sanctis.

Christian Bucchi (Atalanta-Pescara 2-1): "Voglio che la squadra ritrovi l'entusiasmo perso con le ultime sconfitte. Ci sono ancora undici gare da disputare, è ancora lunga, ma dobbiamo trovare la forza per risalire. A Bergamo andremo per cercare i tre punti che ci servono assolutamente, non per pareggiare o comunque difenderci.".
Chi ben comincia è a metà dell'opera..

Gian Piero Ventura (Parma-Torino 4-1): "'A Parma per avvicinarci ancora di più alla salvezza. Di fatto siamo a pari merito con una squadra che aveva ambizioni maggiori rispetto alle nostre che siamo una neopromossa. E’ una sfida importante come lo sono le prossime. Il Toro cambierà nel momento in cui avremo raggiunto i 40 punti per la salvezza. Fino a quel momento ogni partita sarà una finale e sarà fondamentale".
La prima finale è andata male.

Gian Piero Gasperini (Palermo-Siena 1-2): "Certo, la sconfitta del Genoa può dare ad entrambe qualche motivazione in più. Per noi domani - prosegue Gasperini - sarà una gara fondamentale. Sarà decisiva e difficile per entrambe: chi perde sarà tagliato fuori. Abbiamo undici partite, dobbiamo avere una media da scudetto. Noi ci crediamo, logicamente dovrò valutare anche l'aspetto psicologico dei singoli prima di fare delle scelte. Al di là di come giocheremo in attacco, conta altro: velocità, tecnica e gioco di squadra.".
L'unico tagliato fuori, di nuovo, è stato lui. Zamparini lo ha cacciato per la seconda volta in un anno.

Vladimir Petkovic (Lazio-Fiorentina 0-2): "Dopo la vittoria del Milan, è importante per tutti fare tre punti, vogliamo restare in alto. Terzo posto? Buone possibilità. Spero che le cose inizino a girare dalla nostra parte, come per esempio gli imprevisti durante le partite. Speriamo di avere qualche 'favore' in tal senso. Bergonzi? Speravo ci fischiasse lui. Qualcosa abbiamo perso all'andata, non è stata l'unica, quindi le valutazioni si fanno dopo. Domani spero non ci siano gli errori dell'andata. Faremo di tutto per ottenere ciò che meritiamo, non speriamo mai in un aiuto da altri, ci concentriamo sulle nostre forze." Insomma, crederci non costa nulla..ma le difficoltà aumentano di domenica in domenica.

9 marzo 2013

Nicola Sansone - 1991 - Italia

Nome: Nicola
Cognome: Sansone
Data di nascita: 10 settembre 1991
Luogo di nascita: Monaco di Baviera (Germania)
Piede preferito: Destro
Altezza: 175 cm
Peso: 63kg
Squadra di appartenenza: Parma

Giovane, di carattere e con un grande talento. Queste sono le principali caratteristiche del giovane calciatore di cui ci occupiamo: Nicola Sansone. 
Nato a Monaco di Baviera (Germania) il 10 settembre 1991, Sansone è un attaccante rapido ed eclettico. Cresciuto calcisticamente in Germania, non ha mai nascosto l'amore per l'Italia e per la maglia azzurra. In casa parla italiano e questo lo spinge a scegliere di indossare la maglia delle nazionali giovanili italiane, con le quali fa tutta la trafila fino al debutto in Under21 sotto la guida di Ciro Ferrara. 
I primi calci ad un pallone li da nella scuola calcio del SV Neuperlach, maglia con la quale militerà fino all'età di 10 anni. Giovanissimo si trasferisce nella squadra più forte ed ambita di Germania: il Bayern Monaco. 
Con i biancorossi bavaresi si mette in evidenza come attaccante esterno, forte nell'uno contro uno e rapido delle decisioni. Nel Junior Team legherà particolarmente con l'altro itato-tedesco, Robero Soriano (oggi alla Sampdoria), con il quale nel novembre 2007 debutterà in Nazionale Under17. 
175cm per 63kg di peso, Sansone è un giocatore che fa della velocità e del dribbling le sue armi principali. Sa ricoprire diversi ruoli nel campo, ma è letale se può partire da destra. A Monaco si accorgono del suo talento e lo fanno debuttare con la seconda squadra, che milita in terza divisione (la nostra Lega Pro). A cavallo fra 2010 e 2011 colleziona trentadue presenze e due reti con il Bayern Monaco II; ed una panchina in prima squadra nel match contro il Friburgo. 
Le prestazioni del ragazzo sono talmente convincenti che Inter, Tottenham e Bayer Leverkusen lo seguono da vicino. A fine stagione Sansone sceglie di non rinnovare il contratto con il Bayern. Dopo un lungo corteggiamento è il Parma ad assicurarsi la giovane promessa, grazie ad un colpo di mano dell'esperto direttore generale parmigiano, Pietro Leonardi. 
Sansone viene subito aggregato alla prima squadra, ma in estate è girato in prestito al Crotone, squadra con la quale può maturare ulteriore esperienza. Nella compagine calabrese si ritaglia un ruolo da protagonista in un difficile campionato come la Serie B, giocando trentacinque partite condite da sei reti. 
I suoi goal sono spesso frutto di grandi azioni, di norma orchestrate con l'altro grande talento della squadra crotonese, l'attuale centrocampista della Roma Alessandro Florenzi. 
Velocità, tecnica e prontezza nell'uno contro uno sono le doti che gli possono permettere di emergere. Alcuni detrattori ritengono questo ragazzo "leggero" per un campionato impegnativo come la Serie A, ma non si deve commettere quest'errore. Giocatori come Messi, Gotze, Giovinco, Oscar, Hazard sono diventati grandi giocatori a discapito di un fisico giudicato esile da molti. Proprio la leggerezza permette a Sansone di scattare così rapidamente ed essere, allo stesso tempo, integro fisicamente. Ricordiamoci di Alexandre Pato, ingrossato muscolarmente in questi ultimi anni ed ora soggetto a continui infortuni o stop precauzionali. 
Ritornato a Parma Sansone ha messo a segno il suo primo goal in Serie A, portando in vantaggio i suoi nella difficile di trasferta in casa del Torino. Partendo dalla preferita fascia destra, Sansone ha raccolto un delizioso lob di Parolo, ha controllato di destro e ha trafitto l'estremo difensore granata, Gillet, con un sinistro preciso. 
La strada è spianata, tocca al ragazzo ritagliarsi spazio. Su di lui sono pronti a scommettere in tanti.

8 marzo 2013

Romelu Lukaku - 1993 - Belgio

Nome: Romelu
Cognome: Lukaku
Data di nascita: 13 maggio 1993
Luogo di nascita: Anversa (Belgio)
Altezza: 192 cm
Peso: 94 kg
Piede: sinistro




Non può certo essere etichettato come una sorpresa o una promessa, ma Romelu Lukaku rimane comunque uno dei giovani più talentuosi e interessanti del panorama calcistico mondiale. Il belga, oggi in forza al West Bromwich Albion, sta finalmente ingranando anche in Premier, candidandosi a diventare uno dei grandi protagonisti della scena calcistica mondiale.

Romelu Lukaku nasce ad Anversa il 13 maggio 1993 da una famiglia che si è dedicata anima e corpo al calcio. Il padre, Roger, è stato nazionale dello Zaire e ha maturato esperienze nella massima lega belga, dove ha chiuso la sua carriera. Il fratello minore Jordan, invece, milita nelle giovanili dell'Anderlecht, con cui ha alzato al cielo il trofeo di Viareggio pochi giorni fa.
Il "piccolo" Romelu nase calcisticamente nel Brussels, una società calcistica di Molenbeek-Saint-Jean. Con la maglia rossonera gioca 70 partite, mettendo a segno la bellezza di 116 reti, sufficienti perchè nel 2006 l'Anderlecht lo porti nelle sue fila. Con la maglia bianco-viola straccia ogni record giovanile, segnando qualcosa come 171 reti in 88 apparizioni.
Il suo fisico imponente e la sua determinazione spingono i dirigenti fiamminghi a blindare il suo talento con un faraonico contratto. A 16 anni, nel 2009, firma infatti il suo primo contratto da professionista, guadagnando 2,5 milioni di euro. Lukaku, ormai nel giro della prima squadra, da li a poco fa il suo debutto in campionato, siglando alla seconda apparizione ufficiale il suo primo goal. E' il 22 agosto 2009, a 16 anni da poco compiuti, Lukaku trafigge il portiere dello Zulte-Waregem, diventando il più giovane marcatore della storia belga. E' l'inizio di un'ascesa che si rivela inarrestabile per il bomber colored, che diventa ben presto uno dei punti di forza dell'Anderlecht. Con 19 reti alla sua prima stagione fra i professionisti contribuisce in maniera decisiva alla vittoria dello Scudetto, laureandosi capocannoniere con 15 reti nella Jupiter League. I restanti quattro goal, nemmeno a dirlo, il giovane Lukaku li realizza in Europa League. Di particolare prestigio la doppietta con cui guida i suoi alla vittoria contro l'Ajax, strappando gli applausi dell'intera Amsterdam Arena. 
La stagione successiva si apre con lo stesso trend: goal sempre e comunque. Lukaku, non ancora maggiorenne, guida i suoi nei preliminari di Champions League, segnando 3 reti in altrettante partite. L'exploit del giovane talento non basta all'Anderlecht, che viene eliminato nei preliminari dal Partizan Belgrado. 
La stagione, seppure non si chiuda con titoli significativi, mostra con ancora più forza quanto Lukaku sia una realtà. Con 20 reti e la convocazione in Nazionale maggiore, Lukaku convince il Chelsea a puntare su di lui.
Roman Abramovich, nell'agosto del 2011, investe 22 milioni di euro per portare a Stamford Bridge il forte centravanti belga, considerato da molti addetti ai lavori l'erede di Didier Drogba. Proprio la presenza del centravanti ivoriano non garantisce molto spazio al giovane bomber, che chiude la sua prima stagione con sole 12 presenze e nemmeno una rete. Neanche il successo in Champions League riesce a mitigare il rammarico di Lukaku, che si rifiuta di alzare il trofeo. 
In estate si concretizza il trasferimento, in prestito, al West Bromwich Albion, dove il manager Steve Clarke pensa di farne il terminale ideale del suo sistema di gioco. Lukaku sente la fiducia e non tradisce le attese, siglando la rete del definitivo 3-0 contro il Liverpool, alla prima di campionato. 
12 reti e 3 assist rappresentano, fino a questo momento, un bottino di tutto rispetto. In classifica marcatori, Lukaku sta tenendo alle sue spalle mostri sacri del calcio britannico: Wayne Rooney, Edin Dzeko, Dimitar Berbatov, Fernando Torres e Sergio Aguero, solo per fare alcuni nomi. 
Da sempre nel giro delle Nazionali giovanili del Belgio, colleziona appena cinque presenze con l'Under21. Questo non perchè non sia ritenuto idoneo, ma perchè nel 2010, a soli 16 anni e 287 giorni, entra nel giro della Nazionale maggiore, con la quale ha già realizzato 3 reti. 

190 cm per 94 kg di peso, Lukaku è la classica prima punta. Dotato di un fisico impressionante, non è il tipico centravanti d'area di rigore che fa reparto e le prende tutte di testa. Lukaku è infatti un attaccante rapido, capace di dialogare con i compagni e che ama svariare su tutto il fronte offensivo. Con la sua stazza fisica e la sua forza è in grado di far salire la squadra, proteggendo il pallone e smistandolo al compagno più vicino. Il colpo di testa è il suo marchio di fabbrica, risultando letteralmente immarcabile quando ha l'occasione di saltare in corsa. Rapido e tecnicamente ben dotato, è in possesso di un'impressionante progressione, che lo rende un'arma micidiale anche in contropiede. 
Sinistro naturale, ha un tiro secco e preciso. La sua mobilità in campo lo rende imprevedibile e capace di improvvise conclusioni dalla distanza, con le quali riesce a trafiggere gli estremi difensori. 
Se da giovanissimo il suo biglietto da visita son sempre stati i goal, Lukaku si è progressivamente trasformato in una punta capace di lavorare per la squadra. Da solo, in coppia con un compagno o terminale centrale di un tridente, Lukaku è un attaccante che svaria su tutto il fronte offensivo e che non da punti di riferimento ai suoi marcatori. Abilissimo a proteggere la palla con il fisico, ama partire da lontano per aiutare la squadra in fase di costruzione. 
Il paragone con Didier Drogba, per quanto forzato, non è del tutto errato. A livello tecnico e tattico, Lukaku ricorda molto il campione ivoriano. Come lui, infatti, sa far reparto ed aiuta la squadra; è forte di testa ed è uno spietato cannoniere. Ad oggi è difficile dire se il belga potrà eguagliare le gesta del campione ora in forza al Galatasaray, ma per tipologia di gioco e di fisico è il giocatore a cui assomiglia di più. 
Con quel fisico e quella progressione, Lukaku ha ricevuto da madre natura delle doti fuori dal comune. Impossibile fermarlo in corsa o nel contatto fisico, può forse ancora migliorare in freddezza e con il destro. L'anno di nascita, 1993, parla in suo favore, perchè siamo di fronte ad uno dei giocatori più interessanti dell'intero panorama calcistico mondiale. 


7 marzo 2013

Domenico Berardi - 1994 - Italia

Nome: Domenico
Cognome: Berardi
Data di nascita: 1 Agosto 1994
Luogo di nascita: Cariati Marina (Cosenza)
Altezza: 185 cm
Peso: 70 kg
Piede: sinistro




I campioni vanno cresciuti in casa. Dopo gli errori di valutazione commessi con Giuseppe Rossi e Marco Verratti, sembra che le italiane abbiano capito l'antifona. Ecco come mai questo tam-tam mediatico intorno al nome di Berardi, talentino in forza al Sassuolo.

Domenico Berardi nasce a Cariati Marina (Cosenza) il primo agosto 1994. Cresce calcisticamente nel Castello, una piccola scuola calcio cosentina con la quale si approccia al mondo del calcio. La società non disputa tornei importanti ed il piccolo Domenico non riesce a mettere in mostra tutto il suo talento.
Nel 2009 si reca a Modena, per far visita al fratello maggiore. Qui, giocando una partita di calcetto insieme ad alcuni amici, riesce a procurarsi un provino con il Sassuolo. L'allenatore in seconda degli Allievi Nazionali della società modenese rimane impressionato dal ragazzo, che convince tutto lo staff tecnico durante il primo allenamento. Ingaggiato dal Sassuolo, si trasferisce a Modena per giocare il campionato Allievi con i nero-verdi, bruciando ben presto le tappe.
Nella stagione 2010-2011, a nemmeno 16 anni, viene aggregato alla formazione Primavera, con la quale collezionerà a fine anno tre presenze. Sufficienti per meritarsi una conferma definitiva, che Berardi ripagherà con un campionato strepitoso: 18 presenze e 5 goal.
Le prestazioni del giovane attaccante sono così convincenti che il tecnico della prima squadra, Fulvio Pea, a convocarlo per i play-off di Serie B contro la Sampdoria.
Eusebio Di Francesco, approdato a Sassuolo in estate, decide di portare Berardi in ritiro. Qui rimane sbalordito dalle capacità del ragazzo, che viene progressivamente inserito nel suo sistema di gioco.
In agosto debutta con la prima squadra, giocando i 15 minuti finali nella sconfitta in Coppa Italia contro il Catania; quindi viene schierato titolare al debutto in Serie B. E' un'ascesa pressochè inarrestabile, tanto che la settimana seguente viene confermato nell'undici titolare.
Esterno sinistro di un tridente tutto forza e fantasia, trova la prima rete in campionato trascinando i suoi al successo casalingo con il Crotone. Nel 2-1 finale Berardi sarà grande protagonista, siglando il goal del vantaggio al 17esimo del primo tempo e fornendo a Pavoletti l'assist per chiudere la partita a fine primo tempo.
Indiscusso protagonista della cavalcata nero-verde, Berardi ha impreziosito il suo torneo cadetto con 7 reti e 3 assist. Su di lui si son concentrate le attenzioni di alcune fra le più grandi squadre d'Europa. Sir Alex Ferguson stava per portarlo in Inghilterra, ma un intervento della Juventus ha bloccato ogni possibile trasferimento.
Le fantastiche prestazioni con la maglia del Sassuolo sono valse a Berardi la convocazione nella Nazionale Under19 di Alberigo Evani, con la quale ha ovviamente siglato una rete al debutto.

Esterno sinistro rapido e dotato di grande tecnica, Domenico Berardi è un giocatore difficile da marcare. Nato come esterno di centrocampo, si è progressivamente trasformato in ala o, all'occorrenza, trequartista. Rapido nel breve, ha una progressione notevole che ne fa un cliente difficilissimo per qualsivoglia tipo di difensore. Il suo dribbling ubriacante e la sua abilità nell'usare entrambi i piedi lo rendono un calciatore imprevedibile. Difficile infatti capire se si porterà verso l'esterno per crossare o se proverà l'imbucata centrale, per servire un compagno rasoterra o andare lui stesso alla conclusione.
185 cm 70 kg di peso, Berardi ha un fisico longilineo ed una facilità di corsa sbalorditiva. Questo lo rende capace di essere presente sia in fase di costruzione di gioco che in fase conclusiva, dove può sfruttare il suo tiro secco e preciso. Bravo nelle conclusioni da fuori, fa dell'imprevedibilità la sua arma principale.
Per caratteristiche fisiche e tecniche, Berardi è un giocatore che ama giocare in velocità ed è devastante negli spazi. Quando ha la possibilità di puntare l'uomo in velocità diventa un'arma inarrestabile, capace di creare con facilità la superiorità numerica e di andare in prima persona alla conclusione.
Tecnicamente completo, può lavorare ancora sull'aspetto fisico e tattico. Incrementando la forza sarà infatti capace di tener botta con i difensori più arcigni; mentre tatticamente può migliorare la sua fase difensiva. Inserimenti e tagli sono la sua specialità, gli si deve solo trovare una collocazione tattica perfetta come quella che Di Francesco è riuscito a cucirgli addosso. Berardi è infatti perfetto in uno schema tattico che prevede due esterni offensivi molto alti, ma è da verificare in altri moduli di gioco. La sua parabola tattica potrebbe ricordare quella di El Shaarawy, nato come esterno offensivo e trasformato con ottimi risultati da Max Allegri in centravanti libero di svariare su tutto il fronte offensivo.

6 marzo 2013

Riccardo Saponara - 1991 - Italia

foto empolicalcio.net
Nome: Riccardo
Cognome: Saponara
Data di nascita: 21 dicembre 1991
Luogo di nascita: Forlì
Altezza: 184 cm
Peso: 73 kg
Piede preferito: destro











Balotelli, El Shaarawy, De Sciglio, Cristante e.. Saponara. Il nuovo corso del Milan passa dai giovani italiani, non ci sono più dubbi. Galliani dopo aver bruciato tutti sul tempo, ingaggiando un giovanissimo Stephan El Shaarawy, sembrerebbe aver messo a segno un altro grande colpo in prospettiva futura.

Riccardo Saponara nasce a Forlì il 21 dicembre 1991 ed inizia a giocare a calcio in tenera età. Giovanissimo entra nella scuola calcio della Sammartinese, formazione locale che rappresenterà il suo punto di partenza. Dopo alcune stagioni con la Sporting Forlì, altra compagine cittadina, viene notato dal Ravenna, che nel 2007 lo porta in giallo-rosso. A 16 anni Saponara è più maturo dei suoi coetanei ed il Ravenna gli da l'occasione di scendere in campo con la prima squadra, collezionando tre presenze il Lega Pro, nella stagione 2008-09.
Allo stadio Bruno Benelli di Ravenna si vedono spesso gli ossevatori dell'Empoli, che rimangono stregati da Saponara e decidono di acquistarlo. Approdato in Toscana, Saponara viene dapprima aggregato alla formazione Primavera, quindi promosso in prima squadra.
Nel corso della stagione 2010-2011 fa parte in pianta stabile della rosa dell'Empoli, convincendo Alfredo Aglietti a puntare su di lui. Il tecnico dei toscani rimane ammaliato dalla tecnica e dalla velocità di Saponara, che viene schierato in campo in 18 occasioni. Le belle giocate, impreziosite da due assist, convincono l'Empoli a puntare forte su di lui.
Nella stagione 2011-2012 la definitiva consacrazione, Saponara diventa uno dei pilastri della formazione azzurra, giocando 30 partite e realizzando la sua prima rete in Serie B contro la Reggina.
foto: empolicalcio.net
In estate, proprio alla fine della sessione di mercato, il Parma acquista la comproprietà di Saponara, lasciando però il giocatore all'Empoli. Galvanizzato dalla notizia, Saponara effettua un ulteriore salto di qualità, anche grazie al lavoro del nuovo mister, Maurizio Sarri. Il tecnico vara infatti una formazione a trazione anteriore, schierando Saponara alle spalle della coppia Tavano-Maccarone. Una scelta tattica azzeccatissima, se è vero che in 23 presenze Saponara ha messo a segno 9 reti ed ha fornito la bellezza di 8 assist. Il suo nome è iniziato a circolare su tutti i taccuini dei dirigenti italiani, ma Adriano Galliani è stato ancora una volta il più lesto di tutti. A gennaio, il plenipotenziario rossonero si è infatti presentato in Toscana con un assegno da 4 milioni di euro. Il presidente Corsi ha accettato e ha ceduto la seconda metà del suo talento ai rossoneri, che lo aspettano a braccia aperte in estate.
Le doti di Riccardo non son mai passate inosservate nell'ambiente azzurro. Saponara ha infatti fatto parte di alcuni dei più interessanti progetti giovanili, giocando sia con l'Under18 che con l'Under19. 
Con Devis Mangia è diventato uno dei punti fissi dell'Under21, con cui andrà in estate a giocarsi l'Europeo di categoria. Il suo score, con gli azzurrini, recita 13 presenze e 2 reti, ma quest'ultimo dato è destinato ad aumentare, sperando che Saponara e compagni riportino in Italia il titolo di campioni d'Europa.

Nato come esterno offensivo, Saponara si sta lentamente trasformando in un vero e proprio jolly della trequarti. Fin dai tempi delle giovanili è stato impiegato sull'out di destra o, all'occorrenza, come seconda punta. Mister Aglietti, alla sua stagione d'esordio, lo impiegava proprio in questi due ruoli, per sfruttare la sua innata velocità ed il suo dribbling ubriacante.
Come detto, quest'anno Maurizio Sarri l'ha trasformato in trequartista. L'intuizione è stata davvero ottima, perchè lasciandolo libero di svariare su tutto il fronte offensivo, Saponara si è trasformato in un'arma letale.
Tecnicamente molto dotato e rapido nel breve come nell'allungo, il ragazzo romagnolo è abilissimo a saltare l'uomo. Nell'uno contro uno risulta quasi inarrestabile, sapendo toccare la palla sia col destro che col sinistro, caratteristica che disorienta i suoi marcatori.
foto: empolicalcio.net
Generoso ed altruista, sa mettere spesso i compagni in porta. Giocando fronte alla stessa, però, ha scoperto quest'anno una vena realizzativa fino ad ora sconosciuta. Questa stagione è già riuscito a "timbrare il cartellino" in nove occasioni, segnando in tutti i modi: destro, sinistro o calcio piazzato.
Destro naturale, Saponara è uno di quei ragazzi che sa giocare a calcio con entrambi i piedi. Questa caratteristica, non mi stancherò mai di dirlo, non solo permette un'innata duttilità tattica, ma rende il ragazzo imprendibile. Il difensore che viene puntato, infatti, non sa mai se Saponara si sposterà sul destro o sul sinistro, per cercare la via del goal o per creare la superiorità numerica per i suoi compagni.
Per un giocatore nato come esterno è dotato di una formidabile visione di gioco, caratteristica che gli permette spesso di arretrare a prendersi il pallone per incominciare l'azione offensiva.
Nel corso dell'ultimo anno ha lavorato sodo sui calci piazzati, diventando un vero e proprio specialista sulle punizioni dal limite, calciate a scavalcare la barriera.

Le credenziali di Saponara sono davvero di tutto rispetto. Possiede qualità notevoli per un giocatore la cui carta d'identità recita 1991. Non dimentichiamo però che, essendo nato a fine dicembre, è praticamente un coetaneo di Stephan El Shaarawy, con il quale potrebbe formare una coppia formidabile a supporto di Mario Balotelli. Se ci fermiamo un attimo a pensare, il Milan avrà dal prossimo anno un attacco formato da 3 giocatori nati negli anni '90, un dato che deve iniziare a preoccupare le rivali.

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