Esperto di Calcio

27 giugno 2014

L'eterno dilemma: Messi o Maradona?

Lionel Messi è un campione assoluto, su questo non ci sono dubbi. Anche i più diffidenti si sono da anni dovuti arrendere alla realtà dei numeri, dei goal, dei successi. L'argentino è un giocatore straordinario, umile ed in possesso di doni che solo pochissimi fortunati ricevono da madre natura.
Eppure il tormentone su Messi non finisce mai e verte sempre intorno ad un solo e topico argomento: Diego Armando Maradona. Ecco, Diego è una figura mistica nella storia del calcio mondiale. La sua aura di ribelle ed anticonformista, unita ad una fantasia calcistica senza pari, hanno fatto del numero 10 "el dies", ovvero il solo e unico numero 10.
Giorni fa gli amici della redazione di Fantagazzetta hanno chiesto a me e a tutti i redattori un parere. La domanda, annosa e puntuale, era: Messi ha raggiunto Maradona?
Il 73% ha risposto "no", per svariate e valide ragioni. Il mio piccolo contributo è stato questo:
"Sì. I numeri e la longevità sono dalla parte di Leo, a cui manca solo l'acuto Mondiale per scrollarsi di dosso lo scomodo paragone. Maradona aveva più estro e fantasia, era capace di infiammare le folle, Messi è il prototipo del campione moderno, capace di fare la differenza sempre. Resta il dubbio di non aver visto Diego al massimo della forma e lontano dai vizi".

Alla luce del girone Mondiale vorrei contestualizzare e approfondire la mia risposta, per dar modo a chiunque di riflettere su questa tematica.
In primis penso che un paragone di questo tipo sia anacronistico. Un calcio diverso, un'epoca diversa, calciatori completamente diversi, in campo e fuori. Maradona è stato catapultato sui palcoscenici mondiali in un periodo ricco di campioni, probabilmente una delle epoche più floride della storia del calcio. Era in possesso di una tecnica impareggiabile, un carattere fortissimo e non aveva paura di nulla. Fisicamente, quando stava bene, era straripante. Lontanissimo dagli scultorei atleti odierni, Maradona aveva una potenza impressionante nelle gambe, tale da produrre uno scatto bruciante. Una qualità fondamentale in un calcio come quello di metà anni '80, fatto di ritmo lento e improvvise accelerazioni. I ritmi atletici erano decisamente più bassi, si correva meno, in termini di quantità e intensità; di contro i difensori erano più rudi, arcigni. E Maradona li soffriva tremendamente, tanto da non riuscire a incidere come avrebbe potuto quando stretto da una ferrea marcatura a uomo. Gentile, con le buone e le cattive, nel Mondiale spagnolo lo annientò; così come Franco Baresi e Jurgen Kohler nel corso di Italia '90.
Diego è stato un giocatore formidabile, a mio avviso il più estroso e fantasioso che possa esistere. Ha fatto dei goal così pazzeschi da non poterci credere, la stragrande maggioranza dei calciatori goal del genere non riesce nemmeno a pensarli. E non alludo alla "mano de Dios" o alla serpentina contro l'Inghilterra, ma a goal quali la punizione da dentro l'area contro la Juventus o i ripetuti goal da centrocampo, un misto di follia e coraggio che solo un grandissimo campione può avere. Farne uno è un caso, farne tanti significa essere dei numeri uno.

Leo Messi è invece figlio del calcio moderno, fatto di un'intensità ed un atletismo spaventosi. Le capacità atletiche dei calciatori si sono evolute, trasformandoli in macchine. I giocatori sono oggi più simili ad atletici olimpici, nel corpo e nelle capacità fisiche. La preparazione atletica è diventata parte integrante della vita del calciatore, che segue anche un regime alimentare adeguato. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, muscoli scolpiti, velocità impressionante, resistenza da corridori.
Messi ed il suo gemello Ronaldo sono perfetta espressione di questo nuovo calcio, combinando le capacità tecniche dei grandi del passato con la preparazione atletica odierna. Le partite sono veloci, frenetiche; i contrasti sempre più frequenti e vigorosi. Gli attaccanti, però, sanno tener botta. Non sono più "vessati" dai rudi centrali avversari, le prendono e le danno. Tutto questo non per 20-30 partite l'anno, come negli anni '80, ma per 50-60. Il logorio fisico è pertanto accentuato vistosamente.
Nonostante tutto Messi, a soli 27 anni, ha polverizzato ogni record. Lo ha fatto in termini di vittorie di squadra e acuti personali, incantando il mondo con giocate sopraffine. E' vero, Maradona aveva forse una scintilla di genialità maggiore, ma la continuità e la maturità di Messi è senza eguali. Il ragazzo di Rosario è un martello, implacabile. I suoi numeri fanno sapvento: 17, 16, 38, 47, 53, 73, 60 e 41 reti solo con il Barcelona nelle ultime 8 stagioni sportive. Ma vi rendete conto, 73 goal in una stagione di 60 partite. Qualcosa di astronomico anche solo a pensarlo, nemmeno a livello giovanile si riescono a raggiungere questi numeri. Il tutto condito da un Palmares da far venire male al cervello.
I detrattori gli imputano di esser stato fino ad ora poco decisivo in Nazionale, una verità molto discutibile. Leo ha infatti oggi realizzato 42 reti in 89 presenze, 8 reti più di Maradona con 2 presenze in meno. Ha vinto un Mondiale Under-20 e un'Olimpiade. Alla sua stessa età Maradona aveva fatto meno goal e vinto lo stesso numero di trofei, portando l'albiceleste in trionfo a Messico '86. Se Messi dovesse vincere questo Mondiale avrebbe eguagliato le vittorie in Nazionale di Diego, cannibalizzando letteralmente i suoi primati.

Un altro piccolo dettaglio, che tanto piccolo non è, risiede nei compagni di squadra. L'Argentina di oggi è una squadra solida, ma non è più forte di quella di Messico '86. L'ultima Argentina campione del mondo aveva sì Maradona, ma accanto a lui fuoriclasse del calibro di Batista, Ruggieri, Burruchaga e Valdano. Campioni guidati in panchina da un grandissimo come Bilardo, capace di portare la sua nazione in due finali consecutive alla Coppa del Mondo. Messi sta giocando con campioni del calibro di Di Maria e Aguero (fresco d'infortunio), ma anche con modesti interpreti del calcio come Gago, Maxi Rodriguez e Campagnaro sotto la guida tecnica di Sabella, su cui le polemiche si sono sprecate numerose.
Tutto questo per dire che vincere un Mondiale è un'impresa incredibile, che ti rende in automatico una leggenda, che tu sia Maradona o Buffon.
L'aura che si è creata intorno a Maradona è tipica di tutti quegli eroi tormentati di cui il mondo della musica e della letteratura è zeppa. Sono loro i più amati, il proibito attira ed affascina l'uomo. La biografia di Maradona è un libro sensazionale, coinvolgente. I racconti monotoni di un atleta come Messi non saranno mai entusiasmanti come le avventure folli di Diego, ma questo non significa che uno sia automaticamente meglio dell'altro.
Ognuno di noi avrà sempre la sua preferenza, per l'uno o per l'altro. La domanda di base è fuorviante, perchè la risposta vera e giusta sarebbe solo "due campioni immensi, diversi com'è giusto che sia". E sono loro due stessi ad autocelebrarsi vicendevolmente. Diego dice che Messi è il più grande di tutti; Leo che Maradona è inarrivabile.
La verità è che siamo stati fortunati a vederli giocare, entrambi.

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