Esperto di Calcio

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11 febbraio 2013

L'oltraggioso Viviano. Non per la maglia di Pirlo, ma per le convocazioni in Nazionale


Ennesima sterile polemica nel match fra Juventus e Fiorentina. Il portiere viola Viviano, a fine gara, ha tolto la maglia di Pirlo dalle spalle di Borja Valero e l'ha gettata a terra. Tempo zero si son diffuse polemiche a più non posso, chi gridava al vilipendio, chi al rispetto verso la propria tifoseria.
Io, controcorrente come quasi sempre mi capita, vorrei soffermarmi su una riflessione più profonda. Possibile che ogni domenica negli stadi i calciatori debbano sentirsi in obbligo di non ferire i tifosi? Voglio dire, per quale ragione andare sotto il settore ospiti con la maglia di Pirlo in mano avrebbe potuto danneggiare il centrocampista spagnolo? Il vero tifoso, quello che ama il calcio, non fa caso a queste cose.
Ricordo un Pirlo sotto la curva della Juventus con la maglia del Milan sulle spalle la scorsa stagione; o un Del Piero con indosso quella nerazzurra dell'Inter dopo la vittoria di due anni fa. E cos'è successo? Nulla.
Il gesto di Viviano, che del vilipendio ha poco, è stato dettato da altre motivazioni. In primis il suo tentativo di  riconquistare un posto nel cuore dei tifosi dopo le pessime prestazioni; in secundis un bieco tentativo di appartenere ad una maglia e una città che, forse, non si sente di meritare. Il Viviano uomo non è nuovo a questo campanilismo antijuventino, perchè è lo stesso ragazzo che l'anno scorso ha dichiarato a più riprese: "Odio la Juve"; "spero fino all'ultimo che perdano lo Scudetto" e, dulcis in fundo, "di Conte parlo solo a microfoni spenti". Spiegatemi dove sta la novità nel suo gesto di sabato. Non c'è, così come ho sempre detto che non c'era da scandalizzarsi per le frasi di Marchisio sul Napoli.
Piuttosto c'è da chiedersi come un portiere scarso come Viviano sia stato in Nazionale maggiore 10 volte, quando estremi difensori validi e forti come Consigli, Sorrentino o Mirante non hanno mai goduto di tanto seguito. Questa è la vera domanda, non le ragazzate a fine partita, che in fin dei conti fan parte del gioco.

Nicola Murru - 1994 - Italia

foto cagliaricalcio.net
Nome: Nicola
Cognome: Murru
Data di nascita: 16 dicembre 1994
Luogo di nascita: Cagliari 
Altezza: 180 cm
Peso: 64 kg
Ruolo: terzino
Piede: sinistro










Tra le tante realtà regionali della nostra penisola ce n'è una particolarmente affascinante. Parlo del Cagliari, catalizzatore dei più interessanti calciatori sardi. La maglia rossoblu è stata indossata da buoni giocatori come Fini, Pisano, Langella e Cossu; o da campionissimi del calibro di Gianfranco Zola, per distacco il simbolo calcistico della Sardegna.
Da qualche anno il Cagliari ha iniziato ad investire molto forte sulla sua scuola calcio, producendo uno dei più interessanti giocatori del panorama calcistico italiano, quel Marco Sau che tanto bene sta facendo al suo esordio nella massima serie. L'esplosione di Sau ha convinto i dirigenti isolani a non attendere troppo per inserire i giovani di valore che militano nella Primavera, ed in tal senso si spiega la promozione in prima squadra di Dario Dal Fabbro e Nicola Murru, ragazzo su cui concentreremo le nostre attenzioni.

Nicola Murru nasce a Cagliari il 16 dicembre 1994 ed all'età di 6 anni entra a far parte della scuola calcio Cagliari. I tecnici rossoblu colgono fin da subito le potenzialità del ragazzo e ne curano la crescita, individuando quello che è il ruolo perfetto per lui: terzino.
Murru brucia le tappe e diventa un punto fermo delle squadre cagliaritane, giocando sempre sotto età. Per chi non lo sapesse, questo significa che fin da ragazzino è stato abituato a giocare con e contro ragazzi più grandi di lui. E' un'esperienza altamente formativa, specie per chi come Murru non è in possesso di un fisico imponente. Da ragazzo kili e centimetri sono determinanti, ancor più che nel calcio professionistico, ma il giovane Nicola non ha mai risentito. A testa alta e con grande personalità ha raccolto le sfide che gli si ponevano dinnanzi senza indietreggiare.
Le prestazioni, convincenti e concrete, hanno spinto anche i tecnici delle Nazionali giovanili italiane a convocarlo e schierarlo in campo. Ecco che nel suo Palmarès figurano 2 presenze con l'Under17, 7 con l'Under18 e fino ad oggi 3 con l'Under19 di Alberigo Evani, che ha fatto di Murru uno dei cardini difensivi dei suoi azzurrini.
In Sardegna hanno osservato con attenzione ogni suo allenamento, provando a farlo allenare con la prima squadra a 17 anni. Nel corso della stagione appena passata è anche riuscito a debuttare, nel corso dell'ultima di campionato al Franchi di Firenze.
La stagione 2012/13 inizia con il ritiro estivo ed un Ficcadenti che non lo considerava una valida alternativa ai più esperti Pisano ed Ariaudo, ma di parere diverso si sono rivelati Ivo Pulga e Diego Lopez, che guidano la squadra dal 3 ottobre 2012.
Firenze doveva essere nel suo destino, e dopo il debutto assoluto in Serie A ecco la prima da titolare il 5 novembre contro i Viola, sempre loro. La partita si rivelerà molto difficile, ma nonostante le difficoltà nel marcare un giocatore veloce come Cuadrado, Pulga e Lopez lo lasciano in campo per l'intera durata del match. La fiducia nel ragazzo è tanta, sta a Nicola Murru ripagarla e conquistarsi un posto nel calcio che conta.

180 cm per 64 kg di peso, Nicola Murru è un terzino sinistro affidabile e di grande corsa. Mancino naturale, è stato sempre impiegato sulla linea difensiva. Fin da bambino i tecnici sardi si son trovati concordi nel plasmarlo come esterno di difesa, per sfruttare le sue doti atletiche e la sua ottima lettura di gioco.
Murru è il classico giocatore che i telecronisti di una volta avrebbero descritto "con quattro polmoni", definizione che rimanda ad una delle sue più belle qualità: la generosità.
Umile e pronto a sacrificarsi per la squadra, il terzino sardo ha grandissimo cuore. Non molla mai l'avversario e prova sempre a recuperare il pallone, anche a costo di entrare in tackle. A volte, soprattutto in ambito internazionale, la sua esuberanza viene punita con il cartellino giallo, ma i suoi interventi non sono mai cattivi o atti all'intento di far fallo.
Un sinistro morbido ed educato, Murru è ancora troppo timido in fase di spinta. Preoccupato di non commettere errori in fase difensiva, spesso limita le sue discese nella metà campo avversaria. Questo è un peccato, perchè con il suo piede è in grado di rifornire gli avanti rossoblu, sia con palloni filtranti che con cross dal fondo.
Abile in marcatura e posizione, deve assolutamente crescere sui calci da fermo. Troppo spesso si fa scappare l'uomo e si fa sorprendere fuori posizione su angoli o punizioni, come testimonia il goal di Stevan Jovetic nel 4-1 di Firenze, in cui il ragazzo sardo ha perso la marcatura del forte attaccante montenegrino.
A Cagliari non sono però preoccupati, perchè stiamo parlando di un ragazzo nato a fine '94, che dovrebbe ancora giocare con i pari età in Primavera. Le sue qualità fuori dal comune, però, gli hanno permesso di fare il salto di qualità e tanto in allenamento quanto in partita verranno corretti i suoi piccoli difetti. Tutti i tecnici che hanno lavorato con lui parlano di un ragazzo con enormi qualità, il cui futuro passa dai suoi piedi.

9 febbraio 2013

Roma, le nuvole si diradano?



Squadra in campo a due giorni dal match con la Sampdoria. Assente Perrotta, lavoro defaticante e fisioterapia per Piris e Bradley, ultimi a rientrare dagli impegni con le rispettive nazionali. Balzaretti è stato impegnato in palestra, fisioterapia per Destro. Totti ha lasciato la seduta anzitempo, mentre si registrano contusioni per Osvaldo e Castán: al ginocchio destro per il centravanti giallorosso, al gemello laterale della gamba sinistra per il brasiliano.
TOTTI - Il numero della Roma, attraverso il proprio sito ufficiale, ha commentato l'esonero di Zeman, l'arrivo di Andreazzoli e il momento della squadra: "Mister Zeman è un allenatore ed un uomo che ha contribuito in maniera decisiva alla mia crescita professionale e personale nei due periodi in cui è stato chiamato ad allenare la Roma. Voglio ringraziare ed abbracciare con tutto me stesso lui e i suoi collaboratori per quello che hanno fatto. Ad Aurelio Andreazzoli e al suo staff va invece il mio in bocca al lupo. Tifosi giallorossi, ora più che mai per uscire da questa situazione abbiamo bisogno del vostro supporto. Vogliamo tutti la stessa cosa: rialzarci in piedi". QUI l'interventocompleto.
CROCIERA GIALLOROSSA – Nel primo pomeriggio è andata in atto la presentazione dell’iniziativa voluta dall’As Roma e dalla Royal Caribbean Italia. Presenti Italo Zanzi (CEO AS Roma), Christoph Winterling (Commercial Director AS Roma), Gianni Rotondo (General Manager Royal Caribbean Italia), il tecnico Aurelio Andreazzoli, i calciatori Totti, Stekelenburg, Marquinho e Florenzi.
ZANZI – Questi i passaggi principali dell’intervento del CEO As Roma: “L'obiettivo della società è quello di diventare il miglior club al mondo dentro e fuori dal campo. Questa partnership ci consente di fare un altro passo in questa direzione. Questa partnership dà la possibilità ai tifosi di vivere un'esperienza unica. Stadio? Siamo convinti che quello dello stadio è un progetto importante che cambierà il club dentro e fuori dal campo. Non è un piccolo progetto, ha bisogno della propria attenzione, il lavoro è cominciato concretamente. Ovviamente è un progetto di alto profilo che comporta alcune sfide. In questo momento bisogna lavorare e non fare spettacolo, è un progetto concreto che richiede analisi, valutazioni accurate e decisioni e questo è in pieno svolgimento. Il grado di fiducia è molto elevato. Avremo presto notizie, ma bisogna espletare una serie di percorsi e siamo del parere che le notizie vadano date quando sono reali. L'obiettivo dello stadio è molto chiaro. Vogliamo aiutare il club, dare ai tifosi la possibilità di assistere alle partite in un impianto che sia il migliore possibile e aiutare la squadra a vincere. Management? La proprietà ha completa fiducia. Franco e Walter rappresentano il meglio in questo settore. Siamo tutti uniti, in sintonia e fiduciosi”. QUI le dichiarazioni complete di tutti i protagonisti.
WINTERLING – Il Commercial Director giallorosso ha così commentato l’iniziativa: “Ringrazio soprattutto Royal Caribbean non solo per aver chiuso l'accordo ma per aver sposato questo nostro progetto che ha come obiettivo quello di diventare un marchio globale crescendo con altri marchi globali, che sono leader nel loro settore. Vogliamo offrire sempre più servizi ai nostri tifosi, loro sono il cuore della Roma. L'accordo con Royal Caribbean, come altri, evidenzia che le aziende credono in quello che facciamo, vedono la grande potenzialità che la Roma offre e che la proprietà fa diversi importanti investimenti non solo sul campo, ma anche fuori. Sviluppo del brand? Siamo all'inizio di un lungo percorso intrapreso un anno e mezzo  fa, abbiamo avuto primi riscontri positivi. Abbiamo avuto una crescita di ricavi da contratti di sponsorizzazione del 20%, questo risultato è molto positivo e viene supportato dalla parte sportiva. Main sponsor? Siamo molto contenti con il nostro partner Wind, siamo contenti che loro abbiano accompagnato la Roma per tanti anni. Il contratto scade a giugno, stiamo valutando opportunità”.
ANDREAZZOLI – Alla presentazione è intervenuto anche il tecnico giallorosso: “Sono felice, noi abbiamo un impegno, sarà necessario creare una sala con una bella teca di cristallo perché vorremmo portare la Coppa Italia in crociera con noi”.
PRIMAVERA – Nella 18° giornata del gruppo C, la squadra di De Rossi si è imposta per 2-0 sul campo dell’Ascoli. Il tabellino è firmato da Ricci e Bumba, entrambi a  segno nel secondo tempo. QUI il tabellino del match.
SPALLETTI – L’attuale tecnico dello Zenit San Pietroburgo sarebbe stato contattato dal direttore generale Franco Baldini per sondare la possibilità di un ritorno dell’allenatore di Certaldo.

Quando lo stile non esiste. Gaetano Fedele e la querelle Cannavaro


Una mancanza di rispetto che lascio a voi giudicare. Un conto è dire "il mio assistito merita la Nazionale", un altro è dire "se chiamano tizio o caio è scandaloso". Questione di stile..

Intervenendo a KissKiss Napoli l'agente di Paolo Cannavaro Gaetano Fedele ha parlato del momento dei partenopei ed è tornato sull'esclusione dalla nazionale del suo assistito: "Il Napoli dovrà fare un mese perfetto e non solo una partita. Quella di sabato potrebbe però consacrare definitivamente il club come unica alternativa alla Juve e quindi è fondamentale non perdere punti fino allo scontro diretto per poter agganciare i bianconeri o avvicinarli ulteriormente. Bisogna restare vicino alla squadra torinese per mettergli pressione, anche se poi mancheranno ancora molte gare alla fine. Il Napoli ha giocatori che possono fare la differenza se trovano spazi davanti a loro, la Lazio è un po' in difficoltà, ma è un avversario ostico e molto attento tatticamente. Credo che sarà una gara a scacchi, in cui il Napoli potrà spuntarla se sarà bravo a sfruttare le occasioni che la Lazio concederà in difesa. Nazionale? È la domanda che spesso mi viene posta da ormai un paio d'anni. Le decisioni di Prandelli - ha ammesso Fedele come riporta tuttonapoli.net - ci lasciano l'amaro in bocca perché credo che meritasse la convocazione e credo sia un paradosso che non abbia mai avuto la chance. A questo punto penso che il tecnico non consideri Paolo come un giocatore adatto alla nazionale, anche se poi si arriva all'assurdo di vedere De Rossi centrale o Gastaldello e Peluso convocati in azzurro. Io avrei preferito un po' di trasparenza da parte del ct, che non ha mai risposto alle domande dirette su Cannavaro. Sarebbe bastato che ci dicesse: 'non è un giocatore che reputo adatto'. Ormai comunque ci siamo rassegnati, anzi l'altro giorno con Paolo neanche abbiamo pensato all'eventualità di essere chiamato in azzurro. La sua vera nazionale è il Napoli".

Kovacic: "Solo i 3 punti domenica"


Ospite ad Inter Channel, il talentuoso Mateo Kovacic ha parlato dell'impatto con l'Inter e dell'imminente esordio a San Siro nella prossima gara col Chievo: "Sono stati tutti molto calorosi per come mi hanno accolto. Il capitano poi è davvero un grande giocatore, lo è anche con il cuore. Ero un po' triste, ma nello stesso tempo felicissimo di poter giocare in un club così importante. Ero molto curioso di quello che da lì a poco avrei vissuto. Cosa significa l'Inter? Per me è un onore, sono felice e riconoscente con coloro che mi hanno permesso di essere qui. Voglio ringraziare soprattutto tutti i tifosi che mi sostengono in questo modo" Sull'esordio a San Siro: "Sono molto onorato di poter giocare su un campo così importante e io, insieme alla mia squadra, daremo il meglio per poter vincere. Spero di fare gol, ma la cosa importante è che vinca tutta la squadra".

(tuttomercatoweb)

Juvenus, l'ombra dello United su Vucinic


Il Manchester United è seriamente intenzionato a portare, in Inghilterra, l'attaccante della Juventus Mirko Vucinic. La notizia rimbalza dall'Inghilterra e arriva a qualche giorno di distanza dalle dichiarazioni dell'agente dell'attaccante montenegrino, che aveva ammesso l'interesse dei Red Devils. La notizia è stata approfondita e ha trovato conferme anche tramite i colleghi di Sky Sports UK, che identificano nel 29enne Fernando Llorente il sostituto proprio di Vucinic. L'agente Alessandro Lucci, qualche giorno fa, aveva ammesso: "Non tocca a me dirlo, ma il Manchester United è un club a livello mondiale, come la Juventus. Ed è normale che seguino Mirko. Conte lo considera un giocatore chiave".

(calciomercato.com)

8 febbraio 2013

Michael Ventre - 1996 - Genoa





Nome: Michael
Cognome: Ventre
Data di nascita: 5/1/1996

Luogo di nascita: Sanremo (IM)
Nazione: Italia
Altezza: 174 cm
Peso forma: 68 kg
Squadra di appartenenza: Genoa
Nazionalità: Italiana






Sicuramente quando si parla di calciatori leva 96, l'Italia può offrire un panorama molto ampio con grandi talenti, uno di questi è Ventre un vero e proprio campioncino con un grande futuro davanti.

Michael Ventre nasce il 5/1/1996 a Sanremo nella città dei fiori, inizia a giocare già da quando aveva quattro anni nella U.S Sanremese dove si mette in mostra per le sue grandi doti tecniche, fin da piccolo inizia a vincere premi personali iniziando ad avere il benestare di molti addetti ai lavori. Il suo primo e vero maestro è Vincenzo Stragapede, che lo fa giocare sotto leva e grazie a lui vince tre tornei di seguito, nei quale viene sempre premiato come migliore calciatore e come capocannoniere. Nella stagione 2005/2006 passa all'Ospedaletti Sanremo insieme a mister Stragapede, dove in tre anni (due di pulcini e uno di esordienti) mette a segno 452 gol in 296 partite, conquistando 7 titoli, 7 premi di miglior calciatore e 4 come miglior cannoniere. Dopo questi numeri da paura diverse squadre si interessano a lui, (Juventus, Sampdoria, Atalanta, Torino, Milan ed Empoli) ma l'unica a volerlo tesserare davvero è il Genoa. Così nella stagione 2008/2009 approda in rossoblu, andando ad inserirsi nella leva dei Giovanissimi Regionali Fascia B guidata da mister Andrea Bianchi, insieme a Vincenzo Stragapede anche lui passato in rossoblu. In questa stagione Michael segna 34 reti in 67 presenze, vincendo due premi come miglior calciatore.
L'anno dopo sale nei Giovanissimi Regionali guidati dalla coppia Barabino - Stragapede, dove mette a segno 27 reti in 49 presenze conquistando anche li numerosi premi. Nella stagione 2010/2011 nei Giovanissimi Nazionali firma 20 gol portando il grifone terzo in classifica.
Nei due anni successivi Michael viene aggregato con gli Allievi dove si mette in mostra per avere qualità superiori ai suoi coetanei, formando il tridente delle meraviglie con Federico Zanna e Facundo Lescano e venendo convocato nel secondo anno anche già con la Primavera.
Ventre si fa conoscere anche nelle giovanili italiane dove è stato convocato in under 15 e 17.
Il Genoa ha dovuto resistere alle lusinghe di diversi club britannici come Arsenal, Manchester City e Tottenham ma i rossoblu hanno rifiutato. Una grande mossa dei responsabili che hanno trattenuto un vero e proprio campioncino.
Michael è una seconda punta brevilinea (174 cm per 68kg) che può essere utilizzato all'evenienza anche come trequartista. Dotato di un destro sopraffino se la cava anche con il sinistro. Ha un ottimo dribbling, riesce a saltare con grande facilità l'uomo creando la superiorità numerica a suo favore, a differenza delle classiche seconde punte ha un fantastico senso del gol che lo porta a segnare da qualunque parte del campo. Questa tecnica e questa bravura sono in fase di progresso, e quindi destinate a migliorarsi. Il suo fisico ancora fragile, lo mette a suo favore negli spazi aperti dove usa tutti e due i suoi piedi .
E' una seconda punta con un grande senso del gol, ama dialogare con i compagni e giocare affianco con due o tre attaccanti, molto intelligente si muove benissimo negli spazi. Certamente per ogni giocatore che arriva da una piccola squadra e approda al Genoa, il sogno è quello di El Shaarawy, il faraone rappresenta per tutti un vero traguardo per il futuro.


Grande futuro davanti per Ventre, i paragoni si sprecherebbero, ha delle qualità che per un ragazzo della sua leva fanno ben sperare, forse il migliore dei '96 insieme a Tutino del Napoli. Adesso il futuro è nelle sue mani ma deve continuare a tenere i piedi per terra, perchè per lui il palcoscenico della Serie A e dei grandi stadi non sarà solo un sogno ma una realtà che raggiungerà tra un paio di anni se continua su questa strada. Questa favola per Michael è appena iniziata e il bello deve ancora venire.

Cannonate di Pjanic sul boemo: "Zeman non ci dava equilibrio"


C'eravamo tanto amati. O forse solo sopportati, ma nel giorno dell'ennesima ristrutturazione trigoriana — a proposito, complimenti al ceo Italo Zanzi: viene descritto di modi cortesi nei confronti dei dipendenti, totalmente diverso dal dirigente medio del calcio italiano — viene facile guardare avanti. A medio e a lungo termine, soprattutto quando ti chiami Miralem Pjanic e hai addosso stimmate da protagonista. Senza equilibrio «Siamo dispiaciuti per l'esonero di Zeman — ha spiegato il centrocampista dopo il successo (con gol) ottenuto contro la Slovenia — ma la priorità è sempre il bene della Roma. Veniamo da un periodo difficile. L'obiettivo era quello di stare nei primi posti, mentre siamo piuttosto distanti. È ovvio che qualcosa doveva cambiare. In queste situazioni si cerca sempre un responsabile. Spero che con il nuovo allenatore le cose si modificheranno. Siamo incappati in un momento negativo, ma abbiamo le qualità per fare bene. Penso che il problema principale sia stata la mancanza di equilibrio. Abbiamo il miglior attacco del campionato, ma una delle peggiori difese. A me piace giocare in attacco, però la squadra viene prima. Il gioco in Italia è molto tattico. Bisogna mettere la stessa attenzione sia in fase offensiva che difensiva, e noi non lo abbiamo fatto. Il nostro gioco offensivo in realtà è stata la nostra debolezza. Ora spero che saremo in grado di lavorare su questo aspetto e di risalire». Barcellona & Co. Meglio così, perché Pjanic è inseguito dalla nobilità calcistica e, per restare in giallorosso, è facile ipotizzare i suoi desideri: 1) che la Roma si qualifichi almeno per la Europa League (tre anni senza Coppe sarebbero un disastro); 2) che la dirigenza faccia una campagna acquisti ambiziosa; 3) che, in presenza dei precedenti elementi, si pongano le basi di un rinnovo importante, visto che il suo contratto scade nel 2015 e attualmente guadagna 2 milioni (mentre il prossimo anno 2.5). Com'è noto, il Barcellona è dietro l'angolo, anche se per i giallorossi il giocatore non si cederebbe per meno di 23 milioni. «Non è vero che sia a un passo dai blaugrana — ha aggiunto —. Certo, quel club per un calciatore è sempre qualcosa di speciale, uno dei migliori al mondo, ma io ho un contratto e, anche se non siamo andati bene, sono soddisfatto. Io ho solo bisogno di giocare. Chiunque mi voglia, deve parlare con la Roma». Proprio vero e sono pronti a farlo anche Chelsea, City e United, visto che un'avventura in Premier sembra allettare il bosniaco. Andreazzoli: faccia a faccia Detto che il tecnico ieri ha parlato alla squadra («lavorate e credeteci: siete forti»), c'è da segnalare che la proprietà Usa ha già proposto al d.s. Sabatini di rinnovare in contratto in scadenza. Impressioni? Le rivoluzioni non abitano a Trigoria. Salvo in panchina, ovviamente.

(Gazzetta dello Sport)

Parola agli esperti: Cavani meglio di Balotelli


El Matador è di un altro pianeta. «Oggi vale Messi e Cristiano Ronaldo. Vince la partite da solo» osserva Pablito Rossi. Le magie di Cavani trascinano l'attacco del Napoli sul primo gradino del podio. Il campione uruguaiano ha conquistato tutti i bomber di ieri. «Come Van Basten gioca per se stesso e per la squadra» spiega Ciccio Graziani. «Mi ricorda Careca per l'abilità in fase realizzativa ma anche per il continuo movimento» assicura Bruno Giordano. Certo è che El Matador può spostare gli equilibri nella lotta scudetto. «Se continua su questi numeri — garantisce il suo ex compagno di squadra Cristiano Lucarelli — il Napoli può vincere lo scudetto. Mazzarri ha costruito intorno a Cavani un reparto offensivo micidiale. Hamsik è un trampolino di lancio formidabile, Pandev è molto abile tatticamente e Insigne è il dodicesimo uomo più forte del campionato. La grinta del Matador è contagiosa. E' lui che trasmette la scossa giusta ai compagni lottando come una furia su ogni pallone». Un uomo solo al comando? No, una squadra. «Cavani è un mostro — osserva Mazzola — ma Hamsik è il genio che fa girare tutto il meccanismo dando qualità alla manovra e segnando gol importanti». Creste rossonere Scendiamo di un gradino. Arrivano le «creste rossonere». Josè Altafini alza l'asticella al cielo. «El Shaarawy, Balotelli e Niang possono entrare nella storia come il GreNoLi, Maradona, Careca e Giordano o Sivori, Charles e Boniperti. Il futuro è tutto loro». La nostra squadra di bomber si dichiara innamorata di El Shaarawy. «Ha una testa da vecchio ed è un attaccante totale. Come il tanto pubblicizzato Neymar» osserva Pruzzo. Più o meno dello stesso tono è l'intervento di Pablito. «El Shaarawy mi ha fatto innamorare perché è uno che sa giocare al calcio. Balotelli cerchi di imitare il Faraone nei comportamenti. Se questi due talenti impareranno a sacrificarsi uno per l'altro tra qualche anno saranno la coppia più forte del mondo». «E come coppia entreranno nella storia del calcio italiano» afferma Aldo Serena. A Supermario, invece, si chiede un salto di qualità fuori dal campo. «Se riesce a fare solo calcio diventerà il nuovo Ibra» garantisce Pruzzo. «Giocare nella squadra del cuore può aiutare a maturarlo» spiega Altafini. «Deve imparare a fare la prima punta» dice Boninsegna. Comunque stiamo parlando di un numero uno. E Luciano Chiarugi, ex Cavallo Pazzo, invita a non dimenticarsi di Niang. «Attenti, è un '94, tra qualche anno potrebbe essere più forte di Balotelli ed El Shaarawy». Infine Spillo Altobelli: «L'attacco rossonero può diventare un modello di riferimento in Europa. Creare uno stile di gioco. Un pò quello che ha inventato il Barcellona intorno a Messi». Effetto Zeman La medaglia di bronzo è per la Roma. Nessuna sorpresa considerano che la squadra giallorossa ha una batteria d'attacco micidiale: Totti, Lamela, Osvaldo e Destro. «Questa Roma con la difesa della Juventus sarebbe in testa alla classifica con sette punti di vantaggio sulla seconda». Spillo osserva: «Se la Roma del dopo Zeman trova equilibrio nella fase difensiva può diventare la mina vagante del girone di ritorno». Juve per Matri Ma torniamo alla lotta scudetto. Graziani ha un consiglio per Conte. «E' l'ora di scongelare Matri. E' lui il top player in attacco dei bianconeri. Conte gli deve dare fiducia». Roberto Boninsegna la pensa allo stesso modo. «Matri deve essere promosso titolare. Basta con una partita in campo e tre in panchina. La coppia giusta è Matri-Vucinic. Giovinco non fa la differenza. Gli allenatori devono avere il coraggio di ripensare certe scelte iniziali». Serena punta tutto su Vucinic. «La Juve non ha un Cavani ma ha i movimenti offensivi più incisivi. E Vucinic è decisivo per gli spazi che crea ai centrocampisti». Serve Milito L'Inter e la voglia di Champions League. Il terzo posto è ancora a portata di mano ma serve Milito. Solo Milito. «Se Diego sta bene il tridente d'attacco nerazzurro non ha niente da invidiare a nessuno. Ma senza Milito manca il lato più importante. Palacio e Cassano perdono il punto di riferimento» osserva Mazzola. E Lucarelli aggiunge: «Cassano è la fantasia, Palacio ha il senso del gol ma Milito è tutto il resto. Garantisce profondità, presenza in area di rigore. E tante reti. Milito può essere la risposta al trio El Shaarawy, Balotelli e Niang. Anche perché nella fase decisiva del campionato l'esperienza di Diego può fare la differenza». Jojo e Toni Fiorentina e Lazio, le altre grandi del campionato, raccolgono solo un punticino. Roberto Boninsegna lancia un appello a Jo-Jo. «Toni è una delle storie più intriganti del campionato. Luca è tornato a fare paura a tutti. Jovetic deve imparare a dialogare con Toni e a sfruttare i suoi movimenti. Se la coppia funziona la Fiorentina può segnare tanti gol». E l'ex Bruno Giordano rincuora la Lazio. «Peccato per l'infortunio di Klose. Lui è unico. Ma Floccari è un buon goleador e l'ultimo arrivato Saha può essere importante».

(Gazzetta dello Sport)

Inter, quando essere giovani e italiani diventa un problema


Due giorn fa per la prima volta nella storia, seppur in amichevole, la Nazionale Italiana Under 21 ha battuto i pari età della Germania grazie a un gol di Borini. Tra i tedeschi hanno giocato due difensori seguiti dall'Inter: il terzino destro Jung dell'Eintracht Francoforte (interessa anche a Roma e Bayern Monaco) e il centrale Kirchhoff, in scadenza di contratto col Mainz, che però ha già firmato per la squadra che nella prossima stagione sarà allenata da Guardiola. I nerazzurri si possono consolare osservando che tutto il reparto difensivo schierato dal ct Mangia è già di loro proprietà e quest'anno gioca in Serie B a farsi le ossa: il portiere Francesco Bardi (classe 1992, Novara); il terzino destro Giulio Donati (1990, Grosseto); i difensori centrali Luca Caldirola (1991, Brescia) e Matteo Bianchetti (1993, Verona); il terzino sinistro Cristiano Biraghi (1992, Cittadella). Quest'ultimo salì agli onori della cronaca già nell'agosto del 2010, quando segnò un euro-gol da fuori area nell'amichevole vinta 3-0 contro il Manchester City. Era l'Inter del post-triplete allenata da Rafa Benitez. In quell'occasione realizzò una doppietta l'attaccante nigeriano Obinna, che ora gioca in Russia al Lokomotiv Mosca. Senza dimenticare l'attaccante Samuele Longo (1992, Espanyol) fanno invece parte della Nazionale Under 20 il portiere Raffaele Di Gennaro (1993, Primavera) e il difensore Simone Benedetti (1992, Spezia).

(calciomercato.com)

7 febbraio 2013

Football Manager 13: Andiamo a frugare in Norvegia.

Cari appassionati di Football Manager 13, tutti noi vogliamo talenti a basso costo, ed oggi andiamo a fare un focus in Norvegia, un paese molto freddo ma che sforna veri talenti.
In Italia abbiamo avuto il piacere di conoscere un mancino come John Arne Riise terzino che è stato nella Roma, adesso andiamo a focalizzarci sui giovani che possiamo trovare nelle giovanili della Norvegia.
Vediamo quattro dei migliori campioncini che si possono trovare nella Norvegia a centrocampo.

 Il primo è Ole Kristian Selnaes, un centrocampista duttile classe '94 gioca nel Rosenborg e può arrivare nella propria squadra per una cifra attorno ai 500/700 mila euro. Centrocampista che può giocare in tutte le posizioni del campo, le caratteristiche maggiori sono il controllo di palla e il passaggio, che fanno di lui un piccolo regista, ma non disdegna nell'inserimento e nella finalizzazione, ciò lo fa paragonare ad un campione come Fabregas, un centrocampista completo.
Fisicamente dotato, Ole Kristian sa il fatto suo, visto che ad un eccellente tecnica abbina una grande intelligenza tattica. Questo giocatore è veramente un affare, credo uno dei migliori che si possano trovare.

Altro centrocampista che avrà un futuro roseo è Magnus Wolff Eikrem regista classe '90 ex Manchester United, che inizia la carriera nel Molde squadra norvegese, per poi venire acquistato dagli inglesi per poco meno di 500 mila euro, e adesso è ritornato nella sua ex squadra. Magnus può arrivare nella propria squadra per una cifra tra i 4/5 milioni, certo non pochi, ma pensiamo che questi soldi possono essere investiti su un giocatore magari con più anni di lui ed in declino, che non darà ne frutti futuri, ne soldi alla vendita, allora comprare Eikrem sarebbe un vero e proprio affare, perchè avrebbe un continuo miglioramento tecnico-tattico, e si potrebbe rivendere per quattro/cinque volte tanto. Questo centrocampista ha un fisico possente, che si abbina ad una tecnica davvero buona; passaggio, controllo di palla e lancio sono le sue doti migliori, che lo fotografano come un vero è proprio regista, ma non molto veloce, ed ha un destro sopraffino con cui batte sia angoli che punizioni. E difficile paragonarlo a qualche campione, diciamo che è un piccolo Xabi Alonso forse con qualità tecniche potenzialmente migliori.

Sempre nella stessa squadra di Eikrem gioca un trequartista dotato di una grande tecnica abbinata ad un senso d'inserimento molto buono. Questo ragazzo è Etzaz Hussain classe '93, può anche lui giocare su tutti i fronti del centrocampo, ma nel ruolo di trequartista si esprime al massimo, dotato di una tecnica buona, ha un ottima finalizzazione e un buon sinistro che dalla lunga-media distanza può creare diversi problemi ai portieri avversari. Fisicamente ad un baricentro basso abbina una buona velocità che gli permette di saltare facilmente l'uomo. Può arrivare per 2/3 milioni, ed è un buon colpo in proiezione futura, sopratutto per il rapporto qualità/prezzo. Paragonarlo a qualche campione è difficile, forse per il senso d'inserimento si può paragonare a Lampard, ma tecnicamente può assomigliare a Ozil del Real Madrid.

Il quarto campioncino è Mats Daehli forse il ragazzo con più potenzialità di tutte, ma quello ancora più acerbo. Mats ha fatto le giovanili nel Lyn e nel Stabaek, prima di arrivare per quattro soldi al Manchester United, una mezz'ala che predilige puntare e saltare l'uomo cercando l'ultimo passaggio, può giocare anche dietro le punte o come esterno. Destro finissimo, con il quale salta l'uomo facilmente, buon controllo di palla, e ottimo cambio di passo, tutto ciò aiutato dal piccolo fisico (168cmx63kg). Classe '95 questo ragazzo può essere comprato per 5 milioni, prezzo basso pensando alle potenzialità e visto che gioca anche nel Manchester United, il primo anno può arrivare anche in prestito. Lui mi piace paragonarlo a Mario Gotze del Borussia, solo con una posizione più arretrata.

Un bel viaggio nel centrocampo norvegese del futuro, scoprendo i piccoli campioni che crescono, che possono arrivare nei nostri club, mi raccomando crediamo nei giovani!

E' tornato Mitra Matri: "Voglio la Champions"


Alessandro Matri, 4 goal nelle ultime 6 partite, è tornato più carico che mai. Sulla Gazzetta dello Sport raccontano: "Corre Matri, e ora segna pure. Abitudine che sembrava aver smarrito dopo il gol scudetto del 25 febbraio 2012, quello dell'1-1 con il Milan, nella serata che di fatto convinse la Juve tutta che il «miracolo» era possibile. Seguirono sette mesi di digiuno, interrotto il 29 settembre in Juve-Roma 4-1. Quindi, altri tre mesi senza gol, prima del recentissimo cambio di marcia che ha riportato Matri in cima alle gerarchie offensive di Conte: doppietta decisiva in Cagliari-Juve 1-3, il 21 dicembre; gol in casa contro l'Udinese (4-0 il risultato finale), quindi lo spettacolare sinistro al volo contro il Chievo. Quattro gol nelle ultime sei gare giocate, in mezzo due partite saltate per colpa della febbre, in casa con il Genoa e a Roma con la Lazio, ritorno della semifinale di Coppa Italia. Insomma, Conte è tornato a puntare sul bomber di Sant'Angelo Lodigiano, uno che si presentò alla Juve segnando 9 reti nelle ultime 16 gare del 2010-2011, gestione Delneri. Quindi, altri nove gol nei sei mesi iniziali della scorsa stagione, poi il blackout appunto. Complessivamente, il Matri juventino vanta 24 gol in 59 gare di campionato, ancora a secco invece a livello di Champions. Bene con Vucinic E una nuova chance europea se la giocherà probabilmente sabato sera contro la Fiorentina: una grande prestazione lì, ed ecco che diventerebbe automatica una maglia da titolare a Glasgow. Matri spera di avere accanto Vucinic (e così dovrebbe essere contro i viola), il partner più gradito stando almeno allo score: quattro dei cinque gol di questa stagione li ha infatti realizzati con accanto il montenegrino. Solo l'ultimo, quello di Verona, è arrivato coi due «separati», visto che Vucinic era squalificato. Il gol che manca «Sogno un gol in Champions, non c'è dubbio», dice Matri a Sky. Ma prima va respinto il deciso assalto del Napoli in campionato: «Stiamo bene. La vittoria contro il Chievo è servita a ritrovare morale. Il Celtic? La corsa del Napoli ci fa pensare per ora solo al campionato, niente distrazioni. Gli azzurri sono i nostri veri avversari per lo scudetto». E a livello personale, «ho trovato assurde le voci di una mia possibile cessione, addirittura a gennaio. Ho ancora quattro anni di contratto, la società mi ha sempre fatto sentire la sua fiducia e io sono di conseguenza tranquillo, in ogni senso. Ogni tanto leggo e ci rido sopra». Insomma, l'obiettivo è quello «di restare a lungo nella Juve — conclude il 28enne attaccante —, giocare bene, segnare tanto e tornare in Nazionale. Voglio Brasile 2014». La rincorsa è appena iniziata"

Non chiamatelo vice-Pirlo


Solo i grandi sanno imporsi ad Amsterdam, Verratti lo è.
Basta etichettarlo come il vice-Pirlo, perchè il ragazzo ha stoffa da vendere. Questa l'analisi del match fra Olanda ed Italia, il cui risultato è stato fissato sul pari proprio da quello che in Francia chiamano "Monsieur Verrattì"

 Alla fine ci scappano 5 minuti d'orgoglio e, in pieno recupero, pareggiamo con Verratti, tappando l'emorragia delle cinque amichevoli perse di fila. Un pareggio (1-1) in casa dell'Olanda vice-campione del mondo suona bene. Ma siccome Prandelli chiedeva prestazione e non risultato, diciamolo chiaro: il bilancio di Amsterdam è negativo. Volevamo mostrare i nuovi gioielli, Balotelli ed El Sharaawy e invece abbiamo mostrato il vecchio Buffon, il migliore, che ha tenuto in piedi la baracca. Osvaldo e Gilardino hanno fatto meglio dei giovani colleghi di ruolo, forse stanchi. Volevamo sperimentare un nuovo modulo (4-3-3) che ci rendesse ancora più offensivi e il primo tiro in porta lo abbiamo fatto al 41' della ripresa, quando eravamo tornati al 4-3-1-2. Lontana dallo spirito prandelliano di un calcio aggressivo e di possesso, l'Italia si è ritrovata a fare una partita d'attesa e di controllo, come non ricordavamo da tempo. Bimbi d'oro Volevamo una vittoria di prestigio, come quella di Lippi nel 2005 che caricò la sua Italia mondiale, e invece abbiamo caricato i ragazzini di Van Gaal (7 su 11 titolari nati dal '90 in su!) che nel 2014 saranno una banda da paura. Si capisce perché i d.s. di mezza Europa inseguano col carrello delle spesa talenti come Martins Indi ('92), Strootman ('90), Maher ('93). Più stagionato Lens ('87) che ci ha torturati in velocità. Le voglie accese dei bimbi di Van Gaal hanno reso ancora più evidente la nostra pigrizia d'animo. Ok i pensieri a campionato e coppe. Ma ce li ha anche Van Persie: perché lui ci ha messo il cuore e noi molto meno? Tanto Buffon I due 4-3-3 si spaiano nei triangoli di centrocampo, che sono rovesciati: noi abbiamo la punta verso il basso (Pirlo), loro verso l'alto (Maher). I due perciò vanno a sbattere. Maher disturba l'impostazione di Pirlo e sta lì tra le linee a meditare l'assist o l'incursione quando Van Persie arretra per dettare. Questa più marcata propensione offensiva e la maggior voglia mettono subito il pallino tra i piedi dell'Olanda. Gli azzurri sembrano più preoccupati di ruminare distanze e movimenti del 4-3-3. Noi ci alleniamo, loro cercano la porta, soprattutto a destra dove Lens fa penare Santon. Da quella fascia nascono due azioni che Maher spara sul provvidenziale Buffon: quasi un omaggio a Toldo 2000 che qui fece leggenda. Ma questa idea, cara da sempre a Van Gaal, di allargare il campo e monetizzare le imbucate paga al 33'. Van Persie arretra e detta profondo, questa volta si infila Lens: sombrero ad Astori, gol. Poco Mario Non dimentichiamo che Van Gaal coltivò a Barcellona il seme della bellezza poi portato a splendore massimo da Guardiola e in quella terra benedetta il centravanti di manovra che arretra e libera spazi per chi s'imbuca è dogma. Ecco, a noi manca questo dinamismo. Le nostre linee sono rigide. Le alternative sono due: o la squadra si raccoglie e scatena il tridente in spazi aperti, tipo Milan, o le punte devono incrociarsi, fare movimento per dettare la profondità. Cominciamo a farlo solo dopo il pizzicotto di Lens. Infatti Balotelli sfiora il gol su verticale di Pirlo e appena la catena Abate-Candreva carica la fascia, nascono cross da brividi. Ma tiri in porta: zero. Verrattino Nella ripresa Diamanti per Candreva e Florenzi per Pirlo, con De Rossi che scala al centro della mediana prima di lasciare il posto a Verratti. Van Gaal, che ci tiene a vincere, inserisce esperienza (Robben, Kuyt). Escono Balo, toccato duro, e il Faraone: la coppia, mai tale, è la più fastidiosa delusione della serata. Chiudiamo col vecchio 4-3-1-2: Gilardino e Osvaldo davanti, Diamanti alle spalle. Anche il secondo tempo è un sofferto controllo della vogliosa Olanda che costringe Buffon a un altro miracolo con lo scatenato Lens. Poi il colpo di reni finale. Sfiorano il pari Osvaldo e Gilardino, che segnò qui nel 2005 nell'amichevole pre-mondiale di Lippi. Il pari lo coglie Verratti, così anche noi possiamo sbattere in faccia a Van Gaal un bambino prodigio. Ammettiamo: Daley Blind ('90), figlio di Danny, vice di Van Gaal, ci ha fatto sentire vecchi. Sembra ieri che raccontavamo le partite di suo papà...

Daley Blind - 1990 - Olanda

foto: ajax.nl
Nome: Daley
Cognome: Blind
Data di nascita: 9 marzo 1990
Luogo di nascita: Amsterdam (Olanda)
Altezza: 180 cm
Peso: 72 kg
Piede: ambidestro




Anche un uomo fermo e deciso come Louis Van Gaal non potrà essere rimasto impassibile nello scrivere il cognome Blind sulla lista dei convocati in Nazionale. Insieme a Danny Blind ha condiviso emozioni e trionfi, che il commissario tecnico olandese spera di rivivere con il giovane Daley.

Daley Blind nasce ad Amsterdam il 9 marzo 1990. Figlio dello storico capitano Danny Blind, non poteva che crescere nel settore giovanile dell'Ajax. Per un ragazzo che si affaccia al mondo del calcio non è semplice portare sulle spalle un cognome pesante, a maggior ragione se quel cognome rimanda a tutti i più grandi successi dei lanceri, in Olanda ed in Europa.
Il giovane Daley incomincia dunque così la sua carriera, formandosi nello Jong Ajax e bruciando le tappe. Dopo aver fatto l'intera trafila delle squadre giovanili viene aggregato nell'estate 2007 alla squadra B-Junior, nella quale si sentirà un pesce fuor d'acqua. Non perchè il livello è troppo elevato, tutt'altro. La sua personalità ed il suo modo di stare in campo lo portano nel giro di pochi mesi ad essere uno dei pilastri della squadra A-Juniores. L'anno di formazione con i giovani olandesi è ritenuto sufficiente dall'allenatore Marco Van Basten, che chiede a Blind di aggregarsi alla prima squadra per il ritiro estivo della stagione 2008-09.
Il giovane Daley, che ha sempre giocato come laterale basso di centrocampo o come terzino, si mette a totale disposizione della squadra, cercando di apprendere il più possibile dai compagni. Il connazionale Van der Wiel e i belgi Vermaelen e Vertonghen lo guidano in un processo di crescita sportiva che porterà il non ancora maggiorenne Daley a debuttare con l'Ajax. Il 7 dicembre 2008, nella trasferta in casa dell'FC Volendam, Daley Blind viene chiamato in campo al minuto 62, subentrando proprio a Gregory Van der Wiel. Passa poco più di un minuto ed il giovane terzino si guadagna un calcio d'angolo, dal quale scaturirà il goal del successo, firmato da Vertonghen.
La stagione si chiuderà con sole 5 presenze all'attivo, ma la consapevolezza di essere diventato un giocatore professionista. L'approdo di Martin Jol sulla panchina dei lanceri, nel luglio 2009, rallenta l'inserimento di Blind in prima squadra. Dopo 6 mesi senza apparizioni il giovane figlio d'arte viene ceduto in prestito al Groeningen, club celebre per aver formato alcuni dei più cristallini talenti olandesi: i fratelli Koeman, Jan van Dijk ed Arjen Robben. Con i biancoverdi gioca tutto il girone di ritorno, convincendo l'Ajax a riportarlo ad Amsterdam. Il feeling con Martin Jol è sempre piuttosto scarso, ma il manager olandese viene esonerato a dicembre e sostituito da Frank de Boer, compagno di mille battaglie del padre Danny.
La musica cambia decisamente ed il numero 17 viene impiegato con una certa regolarità, avendo dunque la possibilità di mostrare tutto il suo valore. Con l'inizio della stagione 2011-12 Daley Blind conquista definitivamente il posto da titolare, riuscendo a giocare con continuità e a siglare la prima rete fra i professionisti.
Punto fermo delle nazionali giovanili olandesi, Daley Blind ha iniziato la sua esperienza internazionale nel 2006, aggregato all'Under17. Il processo di crescita lo vede protagonista sia in U19 che in U21, con la quale fallirà però la qualificazione ad Euro2009. La bella favola di Daley Blind ha il suo lieto fine il 4 febbraio 2013, quando viene appunto inserito da Van Gaal nell'elenco dei convocati per la partita amichevole contro l'Italia.

Generalmente amo aprire le mie schede con una serie di aggettivi che contraddistinguano il giovane talento. Nel caso di Daley Blind credo ne basti uno: duttile. Cresciuto come laterale basso di centrocampo, Blind è in grando di ricoprire davvero tante posizioni in campo. Frank de Boer lo ha definitivamente trasformato in terzino sinistro, ma è stato spesso impiegato sia in posizione più avanzata che come mediano davanti alla difesa. Inutile nasconderci, ci troviamo di fronte ad un giocatore davvero interessante.
Ambidestro e tecnicamente validissimo, Blind ha ereditato dal padre molto più del solo cognome. Il suo senso della posizione è eccelso, così come la sua corsa. Sulla fascia sinistra è un permanente stantuffo, abile a chiudere gli attacchi avversari e subito pronto a lanciarsi negli spazi per servire i compagni in mezzo all'area con i suoi cross vellutati. Ciò che più mi ha colpito e che mi ha fatto davvero rivedere in lui il grande Danny, è stata la sua personalità. Daley gioca con la tranquillità di un veterano ed è sempre pronto ad aiutare i compagni.
180 cm per 72 kg di peso, Daley Blind non ha un fisico imponente, ma è ben bilanciato e sa tener botta anche con gli attaccanti più forti. Una delle sue armi è la velocità, che gli permette sia di giocare in anticipo che di recuperare. Con Frank de Boer come tecnico ha trovato un grande maestro, migliorando tatticamente e nel modo di stare in campo. La sua poliedricità lo portava spesso a perdere l'uomo in fase di non possesso palla, ma dopo un anno di insegnamenti è ora in grado di scalare correttamente, rendendo la vita dura a qualsiasi ala.
Nonostante due piedi certamente molto educati, Daley Blind ha scarsa confidenza con la porta avversaria. Spesso preferisce il suggerimento ai compagni al tiro diretto verso la porta, ed in questo ha margini di miglioramento notevoli. Ad Amsterdam si sono però fino a questo momento concentrati sul fare di lui un terzino affidabile, lavorando molto sul colpo di testa, fondamentale che madre natura non gli aveva regalato.

La storia del calcio, specie quello olandese, è ricca di "figli d'arte" che hanno tradito le attese. Pensiamo a Jordy Cruijff, figlio del grande Johan, che ha militato nelle più grandi squadre europee senza mai lasciar traccia. Ho volutamente fatto quest'esempio per sottolineare che Daley Blind è, invece, un ragazzo di talento, che non si trova in Nazionale solo per il suo cognome.
Umile e con grande spirito di sacrificio, ha davanti a sè una carriera brillante. La scelta di rimanere all'Ajax si è rivelata vincente, perchè gli ha permesso di essere inserito in un contesto sportivo di primissimo ordine, senza fretta.

6 febbraio 2013

Juventus, i 30 giorni della verità


30 giorni, è questo il mese chiave per la Juventus e per Antonio Conte.

Eccolo il momento chiave. Un mese, sei partite, dalla Fiorentina al ritorno di Champions con il Celtic: qui verrà scritta gran parte della storia juventina in questa stagione. Da brividi il «trittico d'ingresso»: sabato la Fiorentina in casa, martedì la trasferta di Glasgow, quindi la Roma all'Olimpico il 16 febbraio. Il tutto da affrontare con qualche crepa nella rosa, fra infortuni (Chiellini, Marchisio, Pepe, Bendtner), squalifiche (Bonucci) e Coppa d'Africa (Asamoah è in semifinale). Problemi che si faranno sentire soprattutto coi viola. Antonio Conte spera di riavere almeno Bonucci. Il difensore della Nazionale dovrebbe scontare ancora un turno di squalifica per i noti fatti del post Juve-Genoa, ma il club ha fatto ricorso (anche per Beppe Marotta) e la risposta è attesa fra domani e venerdì. In caso negativo, potrebbe essere riproposta la difesa con Marrone al centro, Barzagli a destra e Caceres a sinistra. Reparto che ha fatto il suo dovere a Verona, ma pur sempre piuttosto sperimentale, e la Fiorentina ha armi, esperienza e tecnica decisamente superiori rispetto al Chievo. Fino al Napoli... Anche il Napoli nella prossima settimana dovrà affrontare l'impegno europeo, ma obiettivamente Viktoria Plzen al San Paolo ed Europa League in generale creano meno pressioni rispetto a Celtic e Champions League. Prima e dopo la Coppa, la banda Mazzarri se la vedrà con Lazio (senza Klose) fuori e Sampdoria in casa. Insomma, un inizio di febbraio leggermente più morbido per il Napoli, dunque delicatissimo per una Juventus che a gennaio ha lasciato per strada qualche punto di troppo. Nella seconda metà del mese, invece, i bianconeri avranno subito una settimana piena di lavoro per preparare il Siena, mentre gli azzurri nello stesso periodo viaggeranno parecchio: il 21 trasferta in Repubblica Ceca; quattro giorni dopo squadra a Udine. Poi, la resa dei conti: 1 marzo, al San Paolo, ore 20.45, la partita delle partite, la sfida fra le regine di questo campionato. Il Napoli spera di arrivarci almeno in scia, in corsia di sorpasso, mentre la Juve conta di allungare ancora, anche per rendere meno incandescente possibile una partita che nelle ultime settimane si è riempita di ogni tipo di significato, con sconfinamenti extrasportivi purtroppo. Quindi il Celtic L'1 marzo è un venerdì, dunque il Napoli non si aspetti una Juventus con la testa totalmente al ritorno di Champions, in programma infatti solo cinque giorni dopo, a Torino. Anche se, va detto, il passaggio ai quarti è considerato obiettivo «vitale» in Europa. Anzi, in un certo senso Conte taglierebbe di fatto il primo traguardo stagionale entrando nel «G8». L'appetito vien mangiando, è chiaro, ma a fine stagione nessuno potrebbe dire niente a Conte con in tasca scudetto e quarti di Champions. D'altronde, i «paletti» sono stati fissati da tempo, spiegati in più occasioni sia dal tecnico bianconero sia dai vertici del club: «La Juventus va sempre in campo per ottenere il massimo, è la nostra storia, ma in questa stagione puntiamo soprattutto a confermarci in Italia e a gettare basi importanti per il futuro in Europa». Con Conte, in particolare, piuttosto deciso nel «chiarire a tutti che sarà durissima rivincere lo scudetto. Lo dicevo quando il nostro vantaggio era netto, lo ripeto a maggior ragione adesso. Due titoli consecutivi, nel nostro calcio, non è roba semplice. Trattasi di impresa pura».

(Gazzetta dello Sport) 

Strama a lezioni di tattica. Moratti dixit: "Difesa a 4 e Kovacic titolare"


Massimo Moratti serve la ricetta giusta per la resurrezione nerazzurra: Strama non si tocca. Ma adesso Strama deve trovare, sistemare e toccare le corde giuste. Massimo Moratti conferma arrabbiatura per Siena («Ma non per questo mi metto a fare sfuriate» dice) e abbraccio al tecnico: ha sposato il progetto-Stramaccioni e non lo vuole buttare a mare. Coerenza. Nel frattempo, però, il numero uno punzecchia: a mo' di stimolo, di insegnamento, di scossone gentile affinché il tecnico trovi un'identità unica e vincente a una squadra che non dev'essere più un patchwork di moduli. Lo Stramaleonte - che per molte settimane ha dato accordi differenti e giusti - ora ha bisogno di un impianto fisso. Serve uno spartito unico, sul quale poi apportare limature. Anche perché gli uomini, ora, ci sono. «La fiducia nel tecnico - dice Moratti - è certamente rinnovata. Bisogna lavorare e fare in modo che le cose girino ancora. E bisogna essere attenti, proteggersi dagli attacchi, specialmente da quelli più vicini. Se mi riferisco al Milan? No». Le critiche giornalistiche post-Siena saranno un altro stimolo riattiva-Inter. Una faccia sola La chiacchierata che (dopo Siena) hanno avuto il numero uno e l'allenatore racconta di analisi dei problemi, di trovare o ritrovare le forze per ripartire. E una di queste risorse deve inevitabilmente sfociare nel raggiungimento di un volto unico, quindi non una squadra multifaccia. Insomma: trovare mosse (per imporsi) e non solo contromosse per i disegni tattici rivali. Nell'ultimo mese e mezzo (sosta compresa), Strama - impaludato anche dai tanti infortuni - ha dovuto e voluto cambiare tanto. Ora serve stabilità. «Le cose non vanno bene - dice il presidente all'Inter club Imbersago - ma i giocatori singolarmente sono validi e Stramaccioni, nel quale ho fiducia, è intelligente. Lui se le cose non girano ci sta male: sta imparando. Ora però deve tornare a funzionare il meccanismo: può bastare una vittoria e cambia tutto. Il pessimismo non serve». Samuel e la 4 Nel meccanismo che deve tornare a girare c'è la questione difesa. A tre o a quattro? La tre (che diede una svolta)è preponderante nella testa di Stramaccioni, ma il pensiero dell'ultima ora è di portarsi a 4 fino a quando Samuel non è disponibile. Perché Samuel è il re della tempistica a tre, perché i gol presi sono sempre tutti uguali e perché chi c'è (pur se bravo) ha bisogno di protezione. Errori e Schelotto Il numero uno nerazzurro, nel marzo 2012, scelse Stramaccioni. E con lui - salvo cataclismi sportivi - vuole andare avanti per edificare. «Ho fatto una chiacchierata con Stramaccioni - conferma Moratti-. Come si spiega la sconfitta di Siena? Se i giocatori l'hanno definita brutta...si spiega così. La partita l'abbiamo vista, quindi diciamo che ci siamo lasciati prendere dalla velocità degli avversari. Poi, dopo, non facendo l'allenatore non posso dare altre spiegazioni. Come mi sono sembrati i nuovi? Ragazzi di qualità: non è facile smontare e rimontare una squadra, e sarebbe sbagliato vivere di ricordi. Sono andati molto bene i due dell'est e, devo dire non per colpa sua, un po' giù Schelotto ma perché non giocava da un mese. E' stato fatto un tentativo ma non credo che sia colpa del giocatore se non ha fatto una buona figura». Strama e Moratti ne hanno parlato, di questo, al telefono: e il tecnico avrebbe riconosciuto l'errore di schierarlo. E dagli errori s'impara. «Se c'è stato un fattore arbitrale sulla sconfitta? In parte sì ma non è quello che certamente ha fatto sì che ci fosse una sconfitta». Inter troppo brutta per alibi così, anche se è vero che non beneficia di un rigore (e di episodi ce ne sono stati) dal 31 ottobre. Champions e Kovacic In tutto questo - e pensando al Balotelli milanista («La sua doppietta? Un po' aiutata devo dire» fa punzecchiando col sorriso) - c'è che è troppo importante la Champions per il futuro interista: questione di prestigio, di introiti e di appeal che avrà sui big da acquistare a luglio. Intanto un piccolo-big c'è già: Mateo Kovacic. Moratti è pronto a vedere un'Inter che punta tanto su di lui, sulla sua sana sfacciataggine, sul talento di chi al pronti-via è stato vestito con la maglia numero 10 nonostante i 18 anni. Perché il ragazzo vale. E perché il progetto-giovani cominciato con Strama deve avere un'impennata. «Kovacic è molto promettente - dice Moratti -, già da alto livello: contribuirà a costruire il progetto futuro». E la resurrezione.

(Gazzetta dello Sport)

E' "Young Milan". Bloccati Quintero e Jorginho


Il Milan pensa al futuro e blocca due talenti sul mercato. Questo quanto riporta la Gazzetta dello Sport: "Galliani blocca l'under 21 Jorginho,a un passo anche Quintero: è derby. Sul colombiano intesa vicina il 31: poi il rinvio all'estate ma Moratti insiste. Il Milan non perde tempo per il mercato di luglio e si muove in grande stile sul fronte degli under 21. Su Quintero anche l'Inter è molto attiva. L'impressione è, però, che il giocatore preferisca il progetto verde del club di Berlusconi. Van Basten si candida: "Studio per il Milan. Mi piacerebbe tornare ma prima devo fare molta esperienza. Servono anni".

Due colpi di valore, per un Milan sempre più giovane e sempre più competitivo. La Juve è avvisata..

Ladislav Krejci - 1992 - Repubblica Ceca

Nome: Ladislav
Cognome: Krejčí 
Data di nascita: 5 luglio 1992
Luogo di nascita: Praga (Repubblica Ceca)
Squadra di appartenenza: Sparta Praga
Altezza: 179 cm
Peso: 64 kg
Piede: sinistro
Ruolo: esterno offensivo








Alzi la mano chi si ricorda la Nazionale ceca, che sfiorò l'impresa ad Euro '96. Una squadra formidabile in tutti i reparti, che aveva in Pavel Nedved e Karel Poborsky i suoi interpreti migliori. Da allora i cechi hanno avuto delle buone squadre, ma nessuna in grado di rinverdire i fasti dell'undici di Dušan Uhrin.
Forse i tempi sono maturi per un cambio di rotta, perchè nei vivai della Repubblica Ceca ho scovato un talento di sicuro interesse e dal futuro radioso.

Ladislav Krejčí nasce a Praga il 5 luglio 1992 e lega la sua intera ascesa sportiva alla maglia dello Sparta, compagine della sua città natale.
Entrato giovanissimo a far parte delle giovanili dello Sparta, cresce giocando come centrocampista laterale. Nel vivaio ceco si concentrano molto sull'esaltare le caratteristiche che madre natura gli ha donato: corsa, dribbling e tiro in porta.
A 16 anni viene aggregato alla squadra B dello Sparta Praga, con la quale milita due stagioni. Viene impiegato come esterno offensivo di sinistra, in un classico 4-4-2. Il giovane Ladislav mostra tutta la sua personalità, collezionando 28 presenze e 4 reti. Un bottino che gli vale le attenzioni di Jozef Chovanec, allenatore della prima squadra. Nell'estate del 2010, a 18 anni appena compiuti, il centrocampista viene convocato per il ritiro pre-stagionale. Krejčí non perde l'occasione di mettersi in mostra, convincendo lo staff tecnico a confermarlo per la stagione in partenza, annata che rappresenterà per la sua carriera il primo punto di svolta. Nel corso dell'anno avrà infatti l'occasione di debuttare sia in Gambrinus Liga che nella coppa nazionale, riuscendo a scrivere il proprio nome sul tabellino dei marcatori nella sfortunata sconfitta con il Karvina in coppa.
Se la prima rete fra i professionisti ha avuto un peso relativo, ben diverso è l'impatto della prima marcatura in campionato, realizzata il 26 settembre 2011 nel derby con lo Slavia Praga. E' proprio Krejčí ha chiudere la partita, realizzando la rete del raddoppio nel trionfale tre a zero finale sui rivali cittadini.
In due stagioni agli ordini di mister Chovanec gioca 22 partite, molte delle quali subentrando dalla panchina, condite da 6 marcature. E' il biglietto da visita che convince lo Sparta ed il nuovo allenatore a puntare su di lui. Martin Hašek lo considera una pedina inamovile nel suo scacchiere tattico, tanto da regalargli anche il debutto in Europa League il 9 agosto 2012, contro l'Admira Wachen.
Ladislav Krejčí è considerato in patria uno dei prospetti più interessanti in assoluto e le presenze nelle selezioni nazionali giovanili lo testimoniano chiaramente. A partire dal 2007 è stato aggregato all'Under16, e scalando tutte le classi anagrafiche ha debuttato con l'Under21 nelle qualificazioni a Euro2013, mancando però la qualificazione alla fase finale.

Capelli biondi, fisico longilineo e personalità da vendere, Krejčí è un esterno offensivo molto talentuoso. Velocissimo ed in possesso di una tecnica di base notevole, è il giocatore ideale per scardinare qualsivoglia difesa. Il suo tiro, forte e preciso, lo rende un giocatore che può segnare in diversi modi: da fuori, inserendosi o su calcio piazzato. Il suo pezzo forte sono proprio gli inserimenti senza palla, tagliando alle spalle del terzino è abilissimo a smarcarsi e concludere rientrando con il sinistro.
Senso del goal e personalità non gli mancano, ma i suoi pregi sono anche i suoi limiti. Se infatti offensivamente è devastante, altrettanto non si può dire per la sua fase difensiva. Qui deve lavorare e migliorare molto, perchè ad oggi potrebbe ricoprire ruoli tattici limitati. Per farvi capire, tatticamente può ricordare Erik Lamela, fortissimo in fase di offesa ma difficilmente collocabile in un centrocampo a cui viene richiesto di coprire.
Palla al piede è un giocatore davvero imprevedibile, accarezzando il pallone con un sinistro di primissimo livello. Il destro non è certo a livello del "piede buono" ma il suo allenatore lo sta facendo lavorare in tal senso. Quando mi trovo di fronte a giocatori così bravi con un solo piede mi fermo sempre a riflettere su quanto possa essere un limite. Di certo lo è, ma la storia del calcio ci insegna che grandi campioni come Maradona e Raul sono diventati tali avendo un solo piede nobile, quindi non mi preoccuperei troppo.
179 cm per 64 kg di peso, il giovane Ladislav è un esterno rapidissimo. Fisicamente, come si può evincere dai dati sopracitati, deve irrobustirsi per "tener botta" con i difensori europei. Con la sua visione di gioco, il suo dribbling ed il senso del goal ha tutte le carte in regola per affermarsi a livello internazionale, deve solo rinforzarsi e continuare ad avere questa spiaccata personalità.
Per collocazione tattica e propensione alla rete ha ricordato in patria l'ex Pallone d'oro Pavel Nedved. A tutti coloro i quali si esalteranno vedendo gli highlights del ragazzo, voglio suggerire grande calma. Un paragone del genere è troppo pesante per un ragazzo come Krejčí, il cui talento non è in discussione ma che deve ancora dimostrare tutto.


Il vero problema dell'Inter parla argentino: Diego Alberto Milito


Quando si ricordano i top player (andati o rimasti) della leggendaria Inter del 2010, è raro che il primo a essere nominato sia Diego Milito. Il che è incredibile, se si pensa che sul tabellino della finale vinta a Madrid contro il Bayern Monaco quello del Principe è l'unico nome che compare tra i marcatori, grazie alla doppietta che gli ha permesso di scolpire per sempre il suo nome nella storia interista (e che seguì i gol-vittoria nella finale di Coppa Italia contro la Roma e nella partita di campionato contro il Siena). Ma, oltre che incredibile, la sottovalutazione di un giocatore come Milito è anche sommamente ingiusta.
Non c'è bisogno di scomodare le cifre degli anni passati. Bastano quelle della stagione in corso. In campionato Milito ha giocato 18 partite su 23 (i 3' finali di Inter-Pescara non fanno testo: anche perché dopo allora è rimasto ancora fuori, per la botta al ginocchio presa il 22 dicembre contro il Genoa). Con lui in campo, l'Inter ha portato a casa 35 punti segnando 18 gol. Tradotto in media-punti, con Milito l'Inter ne ha ottenuti 1,94 a partita, con 1,61 gol segnati. Senza, la media punti dell'Inter si è praticamente dimezzata (1), ed è scesa pure quella delle realizzazioni (1,25).
La cosa interessante è però che dei 29 gol segnati dall'Inter con Milito in campo, il Principe (che dovrebbe tornare domenica contro il Chievo) ne ha realizzati solo 8, cioè meno di un terzo. Il che la dice lunga su quanto Milito sia importante complessivamente per il gioco dell'Inter. Palacio e Cassano (ma anche un certo Samuel Eto'o) ne sanno qualcosa. Nella magica stagione 2009-2010, Milito segnò 30 gol in 52 partite, ma non si contano quelli che fece segnare: direttamente con i suoi assist o indirettamente con i suoi movimenti in attacco. Quelli che mancano ferocemente all'Inter delle ultime settimane, una squadra che guarda caso oltre a fare meno punti sembra avere perso ogni idea di gioco.
Ecco perché l'Inter, oltre a tanti problemi piccoli o medi (esattamente come il livello complessivo della rosa), ne ha uno enorme quanto la grandezza del Principe: a giugno l'argentino compirà 34 anni. Che torni in Argentina, come qualche voce sussurra qua e là, o che resti all'Inter, è chiaro che Moratti e Stramaccioni devono cominciare a pensare a un'Inter senza di lui. Cioè un'Inter - come si vede - ben più debole, a meno che arrivi un altro fuoriclasse.
Si è parlato di Dzeko, ma l'addio di Balotelli al City non lo avvicina di certo ai nerazzurri. E comunque si tratta di un giocatore che con Milito c'entra poco. Il punto però non è nemmeno questo, ma che comunque là davanti ci vorrà un giocatore in qualche modo paragonabile al Principe. Domanda 1: quanto costa? Domanda 2: quanto è disposta a spendere l'Inter?
 (Corriere della sera)

5 febbraio 2013

Cavani-Real, un matrimonio da 50 milioni


Secondo Sport, il Real Madrid ha deciso: Edinson Cavani vestirà la maglia dei Blancos, costi quel che costi. Secondo il quotidiano spagnolo, la trattativa sarebbe già nelle fasi finali. Le merengues avrebbero scelto il colpo per la prossima estate: scartati Falcao, Neymar, Rooney e Aguero, Florentino Perez avrebbe lanciato l'assalto definitivo all'attaccante del Napoli. Le negoziazioni sarebbero a buon punto: l'agente del giocatore avrebbe già parlato più volte con la dirigenza del Real. Nessun club europeo è disposto a pagare la clausola di rescissione per intero, ma l'offerta proveniente da Madrid è da far girare la testa: 50 milioni di euro. Negli ultimi giorni si sarebbe inserito anche il Psg, ma la strada che porta a Madrid sarebbe ormai spianata.

(calciomercato.com)

Il Chelsea ha scelto: Mourinho o Conte per tornare in vetta


Abramovich è sempre stato un presidente esigente. Ha vinto, tanto, e ha sempre affidato la sua creatura a tecnici di primissimo ordine. Quanti possono fregiarsi di aver avuto sulla propria panchina Mourinho e Ancelotti? E quanti possono dire di aver "ripiegato" su gente come Hiddink e Benitez, allenatori che hanno comunque vinto molto? L'ultima idea del magnate russo del Chelsea è affidarsi ad un tecnico vincente, che riporti i blues a lottare per Premier e Champions League. Dopo la clamorosa affermazione con Di Matteo e Drogba, quest'anno i londinesi son destinati ad una stagione di transizione. Arriveranno in zona Champions probabilmente, ma non potranno assolutamente lottare per il titolo. In Champions sono usciti con un secco 3-0 in casa della Juventus, e l'Europa League rappresenta solamente un ripiego. Abramovich ha due nomi in mente, Mou (di nuovo) o Antonio Conte. L'indiscrezione è riportata dalla Gazzetta, che scrive: "Le ultime notizie sul fronte Chelsea fanno sapere che se Rafa Benitez dovesse andare male nelle prossime due partite — il Wigan in campionato e il replay di Coppa d'Inghilterra con il Brentford —, Roman Abramovich potrebbe licenziare l'allenatore spagnolo, chiamando al capezzale dei Blues l'israeliano Avran Grant. L'oligarca russo non è ancora arrivato al punto di cambiare tre tecnici in una stagione, ma il rendimento di Benitez, che con il 47% di successi vanta la peggiore media dell'era-Abramovich, potrebbe giustificare l'ennesimo ribaltone. Il vero quesito è però capire chi sarà al governo dei Blues a partire dalla prossima estate. Tra i nomi in corsa, dal favorito Josè Mourinho — rilanciato ieri dal Sun — alla suggestione Gianfranco Zola, fino all'eleganza rappresentata da Michael Laudrup, è in crescita di consensi Antonio Conte. Conte e la Premier L'allenatore leccese da due anni sta studiando inglese. E' un estimatore convinto della Premier e delle sue atmosfere. Abramovich è invece rimasto affascinato dallo stile mostrato dalla Juventus nelle due sfide di Champions: una squadra dura, combattiva e cinica. Abramovich ha un rapporto di odio e amore con calcio e allenatori italiani: non è un caso se tre manager su nove della sua epoca siano stati Ranieri, Ancelotti e Di Matteo. Il boss russo si è innamorato e disamorato dei suoi manager italiani. Ha goduto per i trionfi e si è arrabbiato per le sconfitte. Ha riempito il loro conto in banca, ma li ha anche licenziati su due piedi. Conte potrebbe essere la prossima conquista. Assumere un tecnico italiano potrebbe rilevarsi persino una scelta «politica». Sarebbe un buon modo per riconquistare il favore del popolo del Chelsea. Il ritorno di Mourinho resta la mossa più popolare, ma arruolare un italiano, Zola o Conte che sia, è quella successiva. Un domatore I dati in mano ai vertici del Chelsea parlano del resto chiaro: la seconda nazionalità per tifo, dopo quella inglese, è quella italiana. Un connazionale su due di quelli in stanza a Londra sostiene il Chelsea. Conte è legato alla Juventus fino al 2014, ma nel calcio i contratti contano fino ad un certo punto: possono essere sconfessati da soldi e da accordi superiori. L'offerta del Chelsea, scottato dalla decisione di Guardiola di andare al Bayern e magari costretto a rinunciare anche a Mourinho, potrebbe spingere Conte a congedarsi da Torino con una stagione d'anticipo. L'attuale tecnico della Juve viene considerato l'uomo giusto per controllare uno spogliatoio come quello dei Blues, dove personaggi con la personalità di Terry, Cech, Cole ed Ivanovic possono schiacciarti. Serve uno con gli attributi per tenere testa a questi giocatori. Conte, se non avverrà il gran ritorno di Mourinho, potrebbe rivelarsi il domatore giusto. "

Attacco al potere. Ecco come Marchetti insidia Buffon


Federico Marchetti insidia Gigi Buffon per il posto da titolare della Nazionale. Fino a qualche anno fa sarebbe stato un sacrilegio solo pensare di sostituire Gigi, oggi secondo la Gazzetta dello Sport, non è poi così utopico.

"C'è un purgatorio che non presuppone un paradiso sicuro in cui approdare. Ecco, i due anni e mezzo trascorsi lontano dalla Nazionale per Federico Marchetti hanno rappresentato proprio questo: un rosario di speranze senza certezze. Adesso però che il ritorno è stato consumato, guai a fermarsi. «È passato un bel po' di tempo - dice Marchetti - e adesso mi godo l'azzurro sapendo che ci sono tanti portieri con cui vedermela. Certo, il Mondiale del 2010 era finito male e in casi del genere tutti potevano fare di più, ma io ho perso la Nazionale in modo assurdo, visto che ero finito a fare il quarto portiere del Cagliari (per dissapori con Cellino, ndr). Comunque il passato è passato, le cose negative mi hanno fortificato e ora vedo la vita con occhi diversi. Anzi, ringrazio il Signore che mi ha fatto passare attraverso quelle esperienze insegnandomi a reagire». Obiettivo Confederations Tutto vero, anche se in azzurro c'è il totem Buffon. «Il valore di Gigi lo conoscono tutti, ma a giugno in Confederations spero di esserci, grazie anche alla Lazio. Vogliamo centrare un traguardo importante. Peccato per queste due ultime sconfitte che ci hanno allontanato dal vertice, ma sono convinto che questo sia un momento passeggero. Il k.o. di Genova ci servirà di lezione per il futuro. Era già successo col Palermo e la Juve: dobbiamo migliorare la gestione dei finali di partita. Comunque non ci sono cali fisici, a Marassi alla fine volevamo vincere, mentre a volte occorre valutare bene se è meglio accontentarsi di un punto». Lazio Champions A Lotito che dice come la squadra soffra la poca abitudine al vertice e Petkovic che afferma come domenica qualcuno pensasse alle Nazionali, Marchetti replica così: «Se non fossimo abituati ai primi posti non avremmo rimontato due gol; le convocazioni, poi, sono uno stimolo, anche se il tecnico magari avrà percepito cose che magari ci sono sfuggite. Il terzo posto? Occhio al Milan, che con Balotelli è tornato in corsa, ma accontentarsi non è nei nostri programmi, anche perché se guardiamo solo indietro c'è il rischio di brutte sorprese. Klose? Non dipendiamo da lui, siamo al vertice da anni e ci sono anche altri giocatori importanti». Titoli di coda sulla dura vita dei portieri, ultimamente protagonisti di tanti errori. «Colpa anche della palla e del tempo. Anche io ho sbagliato nel derby: quello (Pjanic, ndr) ha tirato per sbaglio e ha fatto gol, perché non avevo valutato la pioggia e il campo pesante. Il pallone poi ora è più veloce e ha traiettorie imprevedibili, per non parlare dell'espulsione per fallo da ultimo uomo quando basterebbe un "giallo". Tutto è fatto per lo spettacolo. Insomma, è diventato un casino». Per lui però meno che per altri. A garantirlo, in fondo, adesso c'è anche Prandelli".

Zeman: "La squadra era con me"


Torna sull'esonero l'ex allenatore giallorosso, che prova a mitigare le polemiche. La Gazzetta dello Sport riporta le sue parole, rilasciate ieri a Roma portando via le sue cose dal centro sportivo giallorosso.

All'uscita dal centro sportivo poi Zeman ha commentato il suo esonero, ma non se la sente di addossare le colpe ai giocatori: "Non mi sono sentito abbandonato dai giocatori, non credo proprio che la squadra mi abbia giocato contro". L'ex tecnico della Roma si è detto dispiaciuto per l'addio alla panchina romanista ("Sicuramente non posso essere contento...") e ha ammesso di aver parlato "anche con Totti" e con i dirigenti. "Sì, ho parlato anche con loro, sono venuto anche per questo. Se mi aspettavo tutto questo affetto da parte dei tifosi? Io sì". E proprio un sostenitore della Roma, vedendo uscire Zeman da Trigoria al volante del Suv del suo vice Cangelosi, ha consegnato al boemo il suo abbonamento sostenendo di non voler più mettere piede allo stadio Olimpico dopo l'esonero del tecnico. "Lascia stare, la Roma cammina sempre avanti - è stata però la risposta di Zeman - che gli ha ridato la tessera". Niente da fare, il tifoso gliel'ha "lanciata nella macchina: Tienila tu mister, l'avevo fatta solo per te". "Va bene - ha concluso Zeman - sai dove abito, quando cambierai idea, se ti serve te lo ridarò. C'è dispiacere per avere chiuso questo capitolo così, pensavo di dare qualche soddisfazione alla gente e non ci sono riuscito. Purtroppo non ci sono stati i risultati e quando non ci sono i risultati diventa tutto difficile. Io credevo in questa squadra, ma non ha funzionato perchè c'erano dei problemi. Se non ci fossero stati problemi la Roma sarebbe in testa alla classifica. Ma non lo è, quindi i problemi c'erano".

4 febbraio 2013

La follia di Matuzalem, ci vorrebbe una pena esemplare


Guardavo le partite ieri, come ogni domenica. Non appena ho visto il fallo di Matuzalem son scattato sul divano dicendo: "E' rosso". Il fallo di Matuzalem è stato sconsiderato e pericoloso, da dietro. Tutto questo è ancor più grave se pensiamo che il brasiliano è entrato così su Brocchi, ragazzo con cui condivideva lo spogliatoio fino a qualche settimana fa. Ma perchè? E' in questi casi che il giudice sportivo deve intervenire. L'arbitro sbaglia? Bene, ma si può rimediare. Un fallo del genere non può passare inosservato, non è concepibile in uno sport che vuole essere tale.
Roberto Baronio, ex compagno di entrambi, ci è andato giù pesantissimo su Twitter: "Entri da dietro da rosso, vedi un tuo ex compagno piangere dal dolore, uscire in barella soffrendo, nn chiedi nemmeno scusa? sei una merda!!". E ancora: "Le questioni personali, risolvile da uomo!!! Matuzalem sei una merda!!!" L'infortunio sembra poter chiudere anzitempo la carriera del centrocampista ex Milan, come scrive la Gazzetta: "L'infortunio potrebbe chiudere anzitempo la carriera di Brocchi, classe 1976. Che a fine stagione aveva lasciato intendere la volontà di lasciare il calcio, anche se non c'è mai stato un annuncio ufficiale. E sognava di farlo alzando un ultimo trofeo, la Coppa Italia. Ora rischia di non averne la possibilità. Ma la durezza del fallo di Matuzalem a qualcuno ha fatto venire un dubbio inquietante. Intervento volontario, nel senso di regolamento di conti tra ex compagni di squadra che nello spogliatoio non si sono mai amati (secondo alcune voci Brocchi si sarebbe opposto al suo reintegro in squadra)? Matuzalem è comunque andato a chiedere scusa al centrocampista infortunato, ma dopo, fuori dal campo".
Io non mi stupisco di nulla. Francamente da uno che si tatua sul collo da un lato uno squalo e dall'altra labbra rosse femminili, mi aspetto che un ragionamento intelligente non sarà fatto. Quell'entrata è degna di una persona che il cervello non lo usa, stop.

Inter, la crisi è reversibile?


Se questa è una squadra. Inter in piena involuzione, strapazzata dal Siena ultimo in classifica. Numeri orribili, impermeabili a qualunque alibi. Nelle ultime 7 partite, la formazione di Stramaccioni ha incassato sei punti sui 21 a disposizione. Media da retrocessione. Così non si va da nessuna parte, altro che Champions. Un'unica vittoria, a San Siro contro il derelitto Pescara, poi tre pari e tre sconfitte. Non vale aggrapparsi al fuorigioco che ha inquinato l'1-0 senese e al presunto mancato rigore verso la fine del primo tempo (Belmonte su Cassano). Gli episodi sono poca cosa rispetto alla prestazione, che è stata scadente e che si può riassumere in tre mancanze: fiato corto, deficit motivazionale e solito girandola di sistemi di gioco a confondere le idee e a togliere certezze. Per giunta il temporaneo 1-1 di Cassano è stato casuale, un cross rotolato in porta per inerzia. Impressiona che in questo campionato l'Inter, tra andata e ritorno, abbia lasciato sei punti al Siena. Non è tutto, per la prima volta i nerazzurri escono battuti dalla Monte Paschi Arena, campo in cui hanno festeggiato degli scudetti. I nuovi L'innesto di Schelotto in fascia destra non è riuscito e non tutte le colpe sono addebitare all'argentino. Schelotto non stava in piedi, non aveva nelle gambe la mitica corsa per cui è stato acquistato: Stramaccioni, nei giorni scorsi ad Appiano, non se ne è accorto? I primi due gol del Siena sono arrivati da lì, dal settore di Schelotto. Sull'1-0 - bruciante ripartenza senese - l'ex atalantino ha perso Rubin, che è volato via a velocità tripla. Sul 2-1 si è disinteressato dell'azione, è rimasto a guardare e a boccheggiare, e nessun compagno si è preoccupato di contrastare Sestu. In quella zona e in quella fase anche Zanetti ha avuto pesanti responsabilità. A quarant'anni non ci si inventa mediani. Il capitano interista può funzionare in corsia, nel suo territorio, perché alla faccia dell'età conserva una bella falcata, ma in mezzo ci vuole altro, serve gente che riconquisti il pallone e faccia ripartire l'azione. All'intervallo fuori Schelotto e dentro l'atteso Kovacic. Cambio di sistema, dal 3-4-1-2 di partenza al 4-3-1-2 o 4-3-3, a seconda che Guarin si muovesse in fascia o dietro le punte. Kovacic si è sistemato sul centrosinistra, con Kuzmanovic davanti alla difesa. L'atteso «Kova» ha cercato di fare il suo, giocate semplici in un contesto complicato. «Kuz» ha proseguito sulla falsariga del primo tempo, si è mosso con lentezza, ma ha ragionato su ogni pallone. La «K2» ha diritto ad altre possibilità, merita che gli si costruisca attorno uno scenario più sensato. Le colpe Troppi cambiamenti confondono i ragionamenti. Come col Torino una settimana fa, a Siena l'Inter si è specchiata nell'avversario. In avvio sistema 3-4-1-2, speculare al 3-4-2-1 di Iachini. Insistiamo: possibile che l'Inter debba «parametrarsi» su formazioni di livello inferiore, senza offesa per alcuno? Il calcio «parametrico» è tipico delle provinciali, di chi deve lottare per sopravvivere. L'Inter ha il dovere di imporre un suo gioco. La correzione dell'intervallo - il 4-3-1-2 di cui si parlava prima - è stata vanificata in avvio di ripresa. È bastato un lancio ben calibrato di Sestu ad aprire la difesa dell'Inter come una scatoletta. Chivu ha abbattuto Emeghara ed è stato espulso, Rosina ha trasformato il rigore del 3-1. A quel punto, in 10 contro 11, la «messa» dell'Inter è finita. Stramaccioni ha arrabattato un 4-3-2 e quando ha tolto Cassano per inserire Rocchi si è avuta l'impressione che alzasse bandiera bianca. Un 35enne come primo cambio d'attacco, data l'indisponibilità di Milito e la cessione di Livaja. Anche Marco Branca, responsabile del mercato, ha la sua fetta di colpe. Ora Siena ci crede Agganciato il Palermo a quota 17 punti, il Siena non è più ultimo in solitaria. Contro l'Inter, prova esemplare per intensità e astuzia tattica. Aspettare e ripartire, lanciarsi nei vuoti d'aria creati dai giocatori di Stramaccioni. Sulla sinistra dell'attacco senese, il fianco destro dei nerazzurri, ha preso forma una sorta di triangolo delle Bermuda. Lì l'Inter è stata inghiottita, risucchiata e non è più tornata indietro. Rubin, Sestu ed Emeghara hanno squassato l'asse formato da Zanetti, Schelotto e Ranocchia. Qui a Siena hanno altri più gravi problemi da fronteggiare, lo scandalo Mps ha tramortito tutti. «Città ferita, ma non doma», ha scandito lo speaker prima del via. Ieri il Siena ha dimostrato di non essere una squadra alla deriva. I «derivati» sono altri.

(Gazzetta dello Sport)

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